Un modello per tutta Europa: perché l’uscita di scena di Microsoft sta rivoluzionando la pubblica amministrazione
Caos via email nel sistema giudiziario: il prezzo salato della libertà digitale nello Schleswig-Holstein
Un’apparente battuta d’arresto che in realtà rappresenta una svolta storica: nell’attuale indice Bitkom per gli stati federali tedeschi, relativo al 2026, lo Schleswig-Holstein è scivolato dal settimo al decimo posto. Ma chi si limita a guardare i numeri grezzi trascura il progetto informatico più radicale e coraggioso attualmente in corso nella pubblica amministrazione tedesca. Lo Schleswig-Holstein, primo stato federale a farlo, sta bandendo Microsoft dai propri uffici governativi e convertendo completamente oltre 30.000 postazioni di lavoro a soluzioni open source. Che questo sforzo senza precedenti per una vera sovranità digitale porti ad attriti, proteste e a un calo del punteggio dell’indice nel breve termine è prevedibile: sostituire le fondamenta mentre le operazioni continuano comporta inevitabilmente una perdita di stabilità. Nel lungo termine, tuttavia, il cambiamento di sistema consentirà di risparmiare milioni di euro di denaro pubblico ogni anno e porrà fine alla rischiosa dipendenza dai giganti tecnologici statunitensi. Uno sguardo dietro le quinte di questa trasformazione senza precedenti rivela perché l’attuale calo nelle statistiche è il prezzo da pagare per un’amministrazione indipendente e a prova di futuro.
Il declino digitale dello Schleswig-Holstein come ascesa strategica
Cambiare le fondamenta significa prima perdere il terreno sotto i piedi, e poi guadagnarne altro
Lo Schleswig-Holstein è scivolato al decimo posto nell’indice regionale Bitkom per il 2026, tre posizioni in meno rispetto al 2024, quando il Land più settentrionale occupava un solido settimo posto a metà classifica. A prima vista, questo potrebbe sembrare una cattiva notizia. A ben pensarci, potrebbe essere il contrario: il riflesso statistico di una delle decisioni di riforma più audaci nella storia dell’IT della pubblica amministrazione tedesca.
Il crollo in classifica: cosa rivelano realmente i numeri
Il Bitkom Country Index 2026 valuta tutti i 16 Länder tedeschi sulla base di 30 indicatori suddivisi in quattro categorie: economia digitale, infrastrutture digitali, governance e amministrazione, e società digitale. Con 57,9 punti su un massimo di 100, lo Schleswig-Holstein si classifica al decimo posto, proprio nell’anno in cui il Land sta intraprendendo la più ambiziosa trasformazione digitale a livello nazionale.
I dati dettagliati delineano un quadro più preciso, seppur contraddittorio. Nella categoria delle infrastrutture digitali, lo Schleswig-Holstein si posiziona al quarto posto con un punteggio di 74,8 punti, un risultato notevole che riflette i massicci investimenti in fibra ottica, copertura 5G e reti gigabit. Per quanto riguarda la banda larga gigabit nelle scuole, lo stato raggiunge addirittura un punteggio di 93,5, il più alto in Germania in questa categoria. Tuttavia, le categorie che misurano la disponibilità a breve termine e l’utilizzo effettivo dei servizi digitali mostrano risultati deludenti: 13° posto nella pubblica amministrazione digitale con 51,6 punti e 13° posto nell’economia digitale con 38,1 punti.
In particolare, la sottodimensione dell’economia digitale rivela le debolezze strutturali di questo grande stato rurale al di fuori delle sue principali aree metropolitane. Lo Schleswig-Holstein ottiene solo 17,9 punti per la creazione di startup e appena 50,1 punti per la ricerca nelle tecnologie chiave. Questo lo pone nella stessa situazione di tutti gli altri grandi stati rurali della Germania settentrionale privi di grandi centri urbani: la Bassa Sassonia raggiunge 39,4 punti nell’economia digitale e il Meclemburgo-Pomerania Anteriore appena 29,8. La debolezza fondamentale dello Schleswig-Holstein non è quindi una novità: viene semplicemente resa più evidente dai continui cambiamenti sistemici nella sua amministrazione.
Dal settimo al decimo posto: il contesto strutturale della classifica
Per comprendere il declino, è necessario capire come viene costruita la classifica. Il Bitkom Country Index 2024, la cui prima edizione è stata pubblicata nell’aprile 2024, classificava lo Schleswig-Holstein al settimo posto con 61,2 punti. All’epoca, lo stato ottenne un punteggio particolarmente elevato nelle infrastrutture digitali e si classificò al secondo posto a livello nazionale: un risultato eccezionale per uno stato così vasto e geograficamente esteso. Il punteggio complessivo per il 2026 è ora di 57,9 punti, il che rappresenta una diminuzione di 3,3 punti.
Allo stesso tempo, altri Länder hanno fatto passi da gigante. La Saarland, ad esempio, che nel 2024 si trovava ancora al dodicesimo posto, è salita al sesto – con 61,7 punti nel 2026. Anche la Renania Settentrionale-Vestfalia e la Bassa Sassonia hanno superato lo Schleswig-Holstein. Il relativo declino non è quindi dovuto solo alle proprie carenze, ma anche all’ascesa degli altri. Un confronto diretto mostra che lo Schleswig-Holstein ha perso un numero minimo di punti in termini assoluti, mentre gli altri ne hanno guadagnati.
Un altro fattore riguarda la ponderazione dell’indice. La categoria Governance e Amministrazione misura, tra le altre cose, il grado di digitalizzazione nei comuni e l’utilizzo dei servizi digitali di pubblica amministrazione. Questi parametri sono naturalmente influenzati da una migrazione in corso, ancora incompleta. Mentre l’infrastruttura hardware è rimasta stabile, i parametri di utilizzo e disponibilità riflettono le sfide di una complessa trasformazione informatica. L’indice misura uno stato attuale, non una direzione.
La decisione: perché lo Schleswig-Holstein ha voltato le spalle a Microsoft
Nell’aprile del 2024, il governo regionale ha approvato formalmente l’introduzione del “luogo di lavoro digitalmente sovrano”. Il progetto è unico in Germania per la sua portata radicale: circa 30.000 posti di lavoro nella pubblica amministrazione statale saranno completamente migrati dai prodotti Microsoft ad alternative open source – da Microsoft Office a LibreOffice, da Microsoft Outlook ed Exchange a Open-Xchange e Mozilla Thunderbird e, a lungo termine, anche da Windows a Linux.
Il progetto è suddiviso in sei pilastri strategici. Oltre al software per ufficio, prevede la sostituzione della soluzione di telefonia, la sostituzione di Microsoft Active Directory con un sistema di directory open source e l’introduzione di una nuova piattaforma di collaborazione basata su Nextcloud, un’alternativa europea e conforme alle normative sulla protezione dei dati rispetto a Microsoft SharePoint e Teams. Dataport, il fornitore di servizi IT statale, è responsabile dell’implementazione tecnica e sta realizzando la migrazione in fasi in tutta l’amministrazione.
La forza trainante del progetto è Dirk Schrödter (CDU), capo della Cancelleria di Stato e Ministro per la Digitalizzazione. Egli vede l’abbandono di Microsoft non come una misura tecnica di riduzione dei costi, bensì come una decisione politica fondamentale: allontanarsi dal “vendor lock-in”, ovvero dalla dipendenza forzata da un unico fornitore, e abbracciare un’autentica sovranità digitale, ovvero il diritto e la capacità dello Stato di conoscere, controllare e sviluppare ulteriormente la propria infrastruttura IT. Le autorità e i governi internazionali stanno osservando questo passo con grande interesse: lo Schleswig-Holstein è esplicitamente considerato un pioniere nella Rete di monitoraggio dell’Open Source della Commissione europea.
Il dolore della migrazione: caos, violazioni dei dati e proteste da parte della magistratura
Le grandi trasformazioni creano attrito. Nell’estate del 2025, la situazione è degenerata in alcune aree dell’amministrazione statale. Dopo che Dataport ha iniziato la migrazione delle caselle di posta elettronica da Microsoft Exchange e Outlook a Open-Xchange e Thunderbird nell’aprile del 2025, i problemi si sono moltiplicati. Nell’agosto del 2025, il sindacato di polizia ha parlato di “caos da implementazione” presso il Ministero dell’Interno: si diceva che le email fossero apparse nei dipartimenti sbagliati, una violazione dei dati che Dataport ha attribuito a un errore umano nell’assegnazione degli account.
Le reazioni della magistratura furono ancora più severe. L’ufficio del Procuratore Generale e diversi presidenti di tribunale scrissero una lettera formale al ministro nel settembre 2025, avvertendo di una “grave interruzione dell’attività giudiziaria”. I giudici segnalarono di non aver avuto temporaneamente accesso alle proprie caselle di posta elettronica, una situazione intollerabile data l’urgente necessità di mandati di arresto e di perquisizione. I tribunali locali riattivarono temporaneamente i propri fax per garantire la continuità operativa. In una lettera indirizzata a tutti i dipendenti statali, Schrödter riconobbe pubblicamente gli errori e si scusò per i problemi riscontrati, mentre Dataport collaborava con un team più ampio per risolvere le interruzioni.
In parlamento regionale, l’FDP ha presentato una mozione d’urgenza. Il deputato Bernd Buchholz ha criticato non solo i problemi tecnici, ma anche la scarsa partecipazione dei dipendenti e lo stile di gestione del ministro nei confronti dei lavoratori interessati. La critica alla comunicazione era giustificata: chiunque implementi un cambiamento così profondo per 30.000 dipendenti deve considerare la gestione del cambiamento come un processo fondamentale, non come una semplice operazione di pubbliche relazioni.
Ciononostante, la migrazione sta procedendo. Entro ottobre 2025, 35.000 caselle di posta elettronica su un totale di 44.000 erano già state migrate con successo alla nuova piattaforma. Al di fuori dell’amministrazione fiscale, quasi l’80% delle postazioni di lavoro nell’amministrazione statale è stato migrato a LibreOffice. Lo Stato ha quindi raggiunto in breve tempo un livello di migrazione che raramente si è visto in progetti analoghi in Germania.
Lo spettro di Monaco: quando la politica prevale sulla strategia IT
Chiunque voglia valutare l’approccio dello Schleswig-Holstein non può ignorare Monaco di Baviera. A partire dal 2003, la capitale bavarese ha intrapreso un esperimento simile con il progetto “LiMux”: l’obiettivo era migrare circa 15.000 posti di lavoro comunali a Linux e al software open source. Per molti anni, Monaco è stata considerata un esempio lampante di sovranità informatica europea.
Nel 2017, il nuovo consiglio comunale guidato dal sindaco Dieter Reiter decise di tornare a Windows e Microsoft Office, una scelta che è stata poi collegata al trasferimento della sede tedesca di Microsoft a Monaco. Questo esempio dimostra che i progetti di migrazione tecnologica non falliscono necessariamente per problemi tecnici, ma piuttosto per mancanza di continuità politica e di supporto istituzionale. Lo Schleswig-Holstein ha imparato la lezione e ha sancito la decisione fin dalle prime fasi del mandato, con una risoluzione formalmente vincolante e non come progetto pilota.
La differenza rispetto all’esperienza di Monaco è quindi meno tecnica e più politica. A Kiel, esiste un consenso politico all’interno della coalizione CDU-Verdi, mentre a Monaco un cambio di governo ha fatto deragliare il progetto. Ciononostante, la vicenda di Monaco dimostra che i rischi strutturali permangono: un futuro cambio di governo, una pressione costante da parte dei rappresentanti dei lavoratori o battute d’arresto comunicate in modo inadeguato a livello politico possono compromettere anche progetti ben fondati.
L’entità del risparmio: la logica economica alla base del cambiamento di sistema
A prescindere dal dibattito sulla sovranità, la logica fiscale fornisce un argomento convincente. Secondo il Ministero della Digitalizzazione, lo Schleswig-Holstein risparmierà oltre 15 milioni di euro in costi di licenza solo nel 2026, fondi che lo Stato versava in precedenza annualmente a Microsoft per Windows, Office 365 e servizi correlati. Questo risparmio è compensato da un investimento una tantum di 9 milioni di euro necessario per completare la migrazione e sviluppare ulteriormente le soluzioni open source. Il ritorno sull’investimento è quindi inferiore a un anno.
Nel lungo periodo, il calcolo risulta ancora più convincente. I contratti per software proprietario con le aziende statunitensi sono soggetti ad aumenti unilaterali di prezzo, modifiche al prodotto e aggiornamenti forzati. In questi modelli, il settore pubblico non ha un reale potere contrattuale: paga quanto richiesto dal fornitore o perde l’accesso alla propria infrastruttura. Il software open source spezza questo ciclo: il codice sorgente appartiene alla comunità, gli sviluppi futuri possono essere condivisi e i costi derivano principalmente dall’implementazione e dalla gestione, non dal pagamento di licenze a monopolisti esterni.
Il Centro per la sovranità digitale della pubblica amministrazione (ZenDis), fondato nel 2022 dal Ministero federale dell’Interno, formula questo principio come “Denaro pubblico, codice pubblico”: chiunque utilizzi fondi pubblici per lo sviluppo di software deve garantire che il risultato sia a beneficio della collettività e possa essere riutilizzato. Lo Schleswig-Holstein mette in pratica questo principio creando un proprio ufficio per i programmi open source e partecipando attivamente alla comunità open source europea.
Il nucleo strategico: perché il Cloud Act statunitense rappresenta una minaccia per tutti gli Stati europei
Dietro la questione dei costi si cela una profonda dimensione geopolitica. Nel giugno 2025, Anton Carniaux, responsabile legale di Microsoft Francia, ha ammesso sotto giuramento davanti a una commissione del Senato francese che Microsoft non poteva garantire che i dati delle autorità europee non sarebbero stati trasferiti al governo statunitense. Questa affermazione non è una mera questione teorica, ma colpisce al cuore il dibattito sulla sovranità dei dati in Europa.
Il Cloud Act statunitense, approvato dal Congresso degli Stati Uniti nel 2018, obbliga le aziende statunitensi a concedere alle agenzie governative l’accesso ai dati su richiesta, indipendentemente da dove tali dati siano fisicamente archiviati. Un server a Francoforte non protegge i dati dei governi europei dall’accesso statunitense se il fornitore è un’azienda statunitense. La stessa Microsoft ha confermato per iscritto alle autorità di polizia scozzesi: “Microsoft ha comunicato di non poter garantire la sovranità dei dati per M365”. Inoltre, il Patriot Act e il Foreign Intelligence Surveillance Act (FISA), che stabiliscono ampi diritti di accesso per gli investigatori e le agenzie di intelligence statunitensi, si applicano anche ai dati provenienti da fuori dagli Stati Uniti.
Nell’estate del 2025, il Center for Digital Sovereignty of Public Administration ha esplicitamente sottolineato, con il titolo “La legge statunitense non conosce confini”: “Leggi come il CLOUD Act e la FISA 702 impongono a tutti i fornitori di servizi cloud statunitensi di divulgare i dati anche quando questi sono archiviati al di fuori degli Stati Uniti”. Per un’amministrazione pubblica che elabora dati del personale, dati fiscali, dati sociali, dati giudiziari e informazioni rilevanti per la sicurezza, questa situazione è inaccettabile sia dal punto di vista legale che politico, a prescindere dalla praticità dei relativi servizi cloud nell’uso quotidiano.
Il 92% dell’infrastruttura cloud europea è controllata da fornitori statunitensi: AWS, Azure e Google Cloud dominano quasi completamente il mercato. Questa dipendenza non è quindi una questione marginale, ma un problema strutturale fondamentale dell’economia e dell’amministrazione digitale europea. Lo Schleswig-Holstein rompe con questa logica, non con un esperimento teorico, ma con un modello amministrativo concreto e implementato.
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Konrad Wolfenstein
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