Reggina a Lotito, ma quali tempi ristretti! A Salerno arrivò a fine luglio, eppure…



La notizia è quella destinata a cambiare l’estate amaranto: Claudio Lotito è pronto ad acquisire la Reggina. Manca soltanto il passaggio formale, la firma e poi l’ufficialità, ma la direzione è tracciata. Il club si prepara a vivere una nuova fase societaria, con l’obiettivo di rilanciare immediatamente le ambizioni sportive e restituire stabilità a una piazza che chiede programmazione, forza economica e risultati. Da un po’ di tempo ormai, e cioè da quando il nome del patron della Lazio si è fatto spazio all’interno delle cronache reggine e non solo, una parte della tifoseria guarda al calendario con apprensione. E lo fa alla luce della scadenza e per il timore che i tempi possano essere troppo ristretti per costruire una società competitiva, definire l’organigramma, scegliere le figure tecniche e allestire una rosa all’altezza delle ambizioni della Reggina.

La preoccupazione è comprensibile, soprattutto per una piazza che negli ultimi anni ha vissuto delusioni, ripartenze forzate e continui cambi di scenario. Ma, guardando con attenzione alla situazione attuale, non c’è motivo di immaginare una partenza al buio. La nuova proprietà, pur in attesa dell’insediamento ufficiale, si sta già muovendo da tempo sui dossier più importanti: dirigenti, area tecnica, allenatore, staff e primi profili di mercato. In altre parole, dopo la firma non si partirà da un foglio bianco. Ci sarà già una base di lavoro, probabilmente soltanto da annunciare e rendere operativa. È questo il punto centrale: la Reggina non dovrà aspettare l’ufficialità per cominciare a pensare alla stagione, perché il lavoro preparatorio è già stato avviato sottotraccia.

La scadenza del 10 luglio non deve spaventare i tifosi della Reggina

Il 10 luglio è una data importante, perché riguarda l’iscrizione e dunque la regolarità della partecipazione al campionato. Ma non va confusa con il termine ultimo per costruire una squadra completa. L’iscrizione è il primo passaggio amministrativo, fondamentale, ma la costruzione tecnica può partire prima (anzi, ribadiamo, è già partita) e proseguire anche nelle settimane successive, come accade normalmente in ogni sessione estiva.

Il nodo, semmai, è arrivare a quella data con una proprietà definita, un indirizzo chiaro e un progetto già delineato. Ed è proprio quello che sta accadendo. La Reggina, con l’arrivo di Lotito, si appresta ad avere alle spalle una proprietà abituata a gestire calcio, scadenze, procedure federali e costruzione di organici in tempi rapidi.

La differenza rispetto ad altre ripartenze sta proprio nell’esperienza. Lotito non è un imprenditore che entra per la prima volta nel pallone e deve imparare tempi, regole e dinamiche. È un dirigente che conosce il sistema dall’interno e che, in passato, ha già affrontato una situazione persino più complicata, con margini temporali molto più stretti e una pressione ambientale enorme.

Il riferimento è inevitabile: Salerno e la Salernitana. Un precedente che oggi può servire anche a tranquillizzare i tifosi della Reggina.

Il precedente di Salerno: Lotito arrivò il 21 luglio e costruì tutto in corsa

Quando Lotito entrò nel calcio salernitano, insieme a Marco Mezzaroma, il calendario era molto più avanzato rispetto a quello attuale della Reggina. L’insediamento avvenne il 21 luglio 2011, in netto ritardo rispetto ai tempi ideali per programmare una stagione. La vecchia Salernitana non era stata iscritta e il nuovo progetto, denominato inizialmente Salerno Calcio, ripartì dalla Serie D.

Quella non fu una normale estate di mercato. Fu una ricostruzione d’emergenza. C’era da dare una forma societaria al club, presentarsi alla città, scegliere l’allenatore, impostare l’organigramma, tesserare i calciatori e affrontare un campionato in cui l’unico risultato accettabile, per storia e peso della piazza, era la vittoria.

Eppure Lotito riuscì a mettere in piedi la macchina in pochissimo tempo. Pochi giorni dopo l’ingresso, il 26 luglio 2011, ci fu la presentazione pubblica a Palazzo di Città. In quella fase venne subito indicata la direzione sportiva del progetto: vincere il campionato e riportare Salerno tra i professionisti.

La prima scelta tecnica fu Carlo Perrone, annunciato come allenatore quasi subito. Non tutto l’organigramma era già completo, ma il metodo fu chiaro: prima costruire l’ossatura essenziale, poi completare progressivamente le caselle. La priorità era partire, dare una guida tecnica al gruppo e creare immediatamente una base competitiva.

Allenatore, giovani della Lazio e rinforzi esperti: così nacque il Salerno Calcio

La rapidità con cui Lotito riuscì a costruire il Salerno Calcio fu possibile anche grazie alla rete già esistente intorno alla Lazio. Nelle prime settimane, infatti, la rosa venne composta in parte con giovani provenienti dal vivaio biancoceleste, una soluzione immediata per avere calciatori disponibili, tesserabili e già inseriti in un contesto controllato dalla proprietà.

Quella prima struttura, però, era soltanto il punto di partenza. La squadra era ancora un cantiere aperto e venne rafforzata strada facendo con profili più esperti, giocatori capaci di reggere l’urto della Serie D e soprattutto il peso di una piazza come Salerno. Arrivarono elementi importanti come Francesco Montervino, Raffaele Biancolino, Ciro De Cesare, David Giubilato, David Mounard e Massimiliano Caputo.

Fu una costruzione progressiva, ma non improvvisata. Lotito non aspettò di avere tutto perfetto prima di cominciare. Fece il contrario: mise subito in piedi una base, affidò la panchina a un tecnico scelto rapidamente, utilizzò risorse disponibili nell’immediato e poi alzò il livello della squadra con innesti mirati.

È esattamente il punto che oggi interessa alla Reggina. Anche se l’ufficialità dovesse arrivare a ridosso delle scadenze amministrative (ma comunque non sarà così, perché l’ufficialità è attesa a brevissimo), il lavoro non comincerebbe davvero quel giorno. La differenza rispetto a Salerno è sostanziale: allora Lotito partì il 21 luglio, oggi i tempi sono più larghi e la nuova proprietà amaranto ha già avuto modo di muoversi prima dell’insediamento formale.

Salerno, una promozione sofferta ma centrata al primo tentativo

La stagione 2011/2012 del Salerno Calcio dimostra che, anche partendo tardi, con forza economica, idee chiare e una piazza calda alle spalle si può vincere subito. La squadra di Perrone vinse il girone G di Serie D chiudendo al primo posto con 68 punti in 34 partite, frutto di 19 vittorie, 11 pareggi e 4 sconfitte. I gol segnati furono 62, quelli subiti 32. Numeri solidi, ma non da dominio incontrastato, perché il Città di Marino rimase in corsa fino alla fine e concluse appena quattro punti dietro, a quota 64.

Anche gli scontri diretti raccontano un campionato combattuto. All’andata finì 1-1, mentre al ritorno il Città di Marino riuscì a battere il Salerno 1-0. La promozione, infatti, non arrivò con enorme anticipo, ma all’ultima giornata, il 6 maggio 2012, all’Arechi, con la vittoria per 3-1 contro il Monterotondo. Quel giorno segnò il ritorno tra i professionisti. Davanti a quasi undicimila spettatori, con una risposta di pubblico straordinaria per la categoria, il Salerno completò l’opera grazie alla doppietta di Biancolino e al gol di De Cesare.

Lotito e la forza della piazza: il fattore ambiente può pesare anche a Reggio Calabria

A Salerno, uno degli elementi decisivi fu anche la risposta della piazza. Lotito trovò un ambiente ferito, ma ancora affamato di calcio, identità e riscatto. Le prime parole da patron, sintetizzate nell’idea del “torneremo subito in alto”, vennero accolte con entusiasmo perché intercettavano il sentimento collettivo di una tifoseria che non voleva rassegnarsi alla Serie D. La spinta dell’Arechi fece il resto. La Salernitana, pur ripartendo con un altro nome e da una categoria dilettantistica, conservò la forza emotiva di una piazza importante. Quel calore diede peso al progetto, pressione agli avversari e senso di responsabilità alla squadra. La Reggina, da questo punto di vista, ha caratteristiche molto simili. È una piazza calda, esigente, passionale, abituata a palcoscenici diversi rispetto alla Serie D e desiderosa di tornare rapidamente in alto. Il Granillo può diventare un fattore, è qui che l’arrivo di Lotito può avere un impatto immediato.

Il tema più delicato riguarda la costruzione dell’organigramma societario e della rosa. Ma anche qui bisogna distinguere tra ciò che è già ufficiale e ciò che è già stato preparato. La firma servirà a rendere pubblico e operativo il nuovo corso, ma non è realistico pensare che Lotito e il suo gruppo arrivino senza avere già valutato dirigenti, area tecnica, allenatore e primi obiettivi di mercato.

Dalla Salernitana alla Reggina: perché il paragone può tranquillizzare gli amaranto

Il paragone con Salerno non va letto come una garanzia matematica. Ogni stagione ha la sua storia, ogni girone ha le sue difficoltà e ogni piazza vive dinamiche proprie. Ma è un precedente concreto, utile per capire che i tempi ristretti non rappresentano necessariamente un ostacolo insormontabile, ancor di più quando i tempi – come nel caso della Reggina – non sono affatto ristretti, per i motivi di cui sopra.

Nel 2011 Lotito entrò molto più tardi, trovò una situazione completamente da ricostruire e dovette assemblare tutto in poche settimane. Nonostante questo, riuscì a vincere il campionato al primo tentativo. La promozione non fu scontata e arrivò solo dopo una lunga corsa punto a punto, ma alla fine la missione venne compiuta.

Oggi la Reggina parte da una condizione diversa. Innanzitutto non arriva dal fallimento, ma ha una struttura già pronta. Ha, seppur siano pochi, anche dei calciatori sotto contratto. E poi siamo in anticipo di un mese rispetto a quel 21 luglio, data in cui Lotito si insediò a Salerno. C’è ancora tempo per preparare i passaggi decisivi e, soprattutto, la nuova proprietà si sta già muovendo prima ancora dell’annuncio ufficiale. Anzi, siamo sicuri che quel 10 luglio possa rappresentare una data di inizio del ritiro, con allenatore e squadra al completo già da diverse settimane.


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 Consolato Cicciù

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