Non un convegno, ma un incontro. Non una lezione frontale, ma un dialogo aperto tra professionisti, istituzioni e cittadini. È questo lo spirito che ha caratterizzato il partecipato appuntamento che si è svolto il 18 giugno al Parco Rina Calò di Lariano, dove è stato presentato il libro “Adolescenti sottovuoto – Il prezzo psichico della contemporaneità”, scritto dagli psicoterapeuti Emanuele Caroppo e Mariarita Valentini.
L’iniziativa, promossa dal Comune di Lariano e fortemente voluta dall’assessora alle Politiche Sociali Francesca Proietti, in collaborazione con Andos Comitato Velletri-Lariano ODV, ha trasformato la presentazione di un libro in un momento di riflessione collettiva su una delle questioni più delicate e attuali del nostro tempo: il disagio adolescenziale nell’era digitale.
Presenti, oltre agli autori del volume, la dottoressa Loredana Petrone, psicoterapeuta e ricercatrice, e la dirigente scolastica dell’Istituto Comprensivo di Lariano, professoressa Fermina Tardiola. Tra il pubblico anche il vicesindaco Fabrizio Ferrante Carrante, amministratori comunali, il comandante della Polizia Locale, rappresentanti della Protezione Civile, del Centro Anziani, delle associazioni del territorio, delle volontarie dell’Andos e dell’associazione Il Filo di Penelope, oltre a numerosi genitori e insegnanti.
Francesca Proietti: “I ragazzi di oggi non crescono troppo in fretta, crescono troppo soli”
Ad aprire l’incontro è stata l’assessora Francesca Proietti, che ha condiviso una significativa esperienza personale maturata durante un’attività educativa domiciliare.
Nel raccontare di un ragazzo al quale stava spiegando l’importanza di non inseguire esclusivamente i marchi e le apparenze, ha ricordato la risposta ricevuta dal giovane: “Però tu le scarpe della Nike te le metti”.
Un episodio che, come ha spiegato la stessa amministratrice, le ha insegnato una lezione fondamentale: gli adolescenti osservano gli adulti molto più di quanto ascoltino le loro parole.
“Da quel giorno ho capito che l’esempio vale sempre più delle parole. Gli adolescenti ci guardano, ci smascherano, ci sfidano. E hanno ragione a farlo”.
Il cuore del suo intervento è stato però un altro concetto destinato a far riflettere: “Non è vero che i ragazzi di oggi crescono troppo in fretta. Crescono troppo soli. E noi adulti dobbiamo avere il coraggio di fermarci, di guardarli negli occhi senza giudicarli, di essere per loro una base sicura”.
Due mondi da abitare: il reale e il digitale
Particolarmente apprezzato l’intervento dello psichiatra Emanuele Caroppo, che ha offerto una lettura scientifica ma accessibile delle dinamiche adolescenziali.
Per spiegare il funzionamento del cervello di un adolescente ha utilizzato una metafora efficace: “Ha la frizione che funziona, l’acceleratore che funziona, ma il freno – l’area prefrontale – non è ancora maturo”.
Secondo Caroppo il problema non è che i ragazzi siano meno capaci delle generazioni precedenti. Al contrario, spesso possiedono competenze cognitive straordinariamente adatte alla società contemporanea. La vera sfida è che oggi vivono contemporaneamente in due dimensioni: quella reale e quella virtuale.
Lo psichiatra ha invitato a non considerare il telefono come un semplice strumento tecnologico, ma come un elemento che modifica profondamente il modo in cui si costruiscono relazioni, identità ed emozioni.
“Nel mondo reale esiste un’etica dello sguardo. Nel mondo dei social spesso questa misura viene sostituita da like, follower e visualizzazioni. Ma mille like non si trasformano mai in mille amici”.
Pur evidenziando le criticità del mondo digitale, Caroppo ha rifiutato ogni lettura allarmistica, ricordando che i giovani di oggi non sono peggiori delle generazioni precedenti, ma semplicemente chiamati ad affrontare sfide nuove e complesse.
Maria Rita Valentini: ascoltare il disagio prima di giudicarlo
La coautrice del volume, la psicologa Mariarita Valentini, ha illustrato la filosofia che ha guidato la stesura del libro.
“Adolescenti sottovuoto” nasce dall’osservazione diretta delle fragilità contemporanee e propone un approccio che invita a considerare il disagio psichico non soltanto come una patologia da classificare, ma come un messaggio da ascoltare e comprendere.
Non una raccolta di casi clinici, ma di storie, percorsi e biografie che raccontano il complesso cammino di crescita delle nuove generazioni.
La scuola come comunità educante
Di grande interesse anche l’intervento della dirigente scolastica Fermina Tardiola, che ha portato la prospettiva della scuola come luogo privilegiato di osservazione e accompagnamento degli adolescenti.
La dirigente ha sottolineato come la presenza dello psicologo nelle scuole sia importante, ma non sufficiente se non inserita all’interno di una responsabilità educativa condivisa.
“Il disagio degli studenti non può essere delegato esclusivamente a uno specialista. È una responsabilità collettiva”.
Tardiola ha quindi illustrato il concetto di ecosistema educativo, nel quale scuola, famiglie, associazioni e territorio collaborano per costruire percorsi di crescita significativi.
Tra gli esempi virtuosi citati, il progetto di scrittura creativa sviluppato insieme al Centro Anziani di Lariano, che ha visto giovani e anziani lavorare insieme attraverso la poesia e la narrazione, creando un prezioso ponte tra generazioni.
Una comunità che sceglie di ascoltare
Uno degli aspetti più apprezzati dell’incontro è stato proprio il format scelto dagli organizzatori. Nessuna distanza tra relatori e pubblico, ma un confronto diretto e partecipato che ha consentito a genitori, insegnanti e cittadini di intervenire con domande, riflessioni ed esperienze personali.
Un pomeriggio che ha confermato quanto il tema della salute mentale dei giovani sia sentito dalla comunità larianese e quanto sia importante creare occasioni di ascolto e confronto.
Come emerso dagli interventi dei relatori, non esistono risposte semplici o soluzioni immediate, ma esiste la possibilità di costruire relazioni più autentiche e comunità più attente ai bisogni delle nuove generazioni.
Lariano, attraverso questa iniziativa, ha dimostrato di voler percorrere proprio questa strada: quella dell’ascolto, della condivisione e della responsabilità educativa collettiva.
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Sergio Quadrelli
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