La città brucia: tra promesse verdi e arcipelaghi di calore, una mappa dell’inferno urbano


Temperature da record, quartieri invivibili e verde che continua a scomparire: l’estate 2026 a Firenze
racconta un disastro climatico annunciato

 

Siamo nel pieno della prima ondata di caldo dell’estate 2026. Nulla di sorprendente, verrebbe da dire, visto che la conformazione della nostra città non favorisce per sua stessa natura la ventilazione naturale. Ma la realtà è ancora più grave. Gli amanti del terrorismo climatico ci ripetono che il mondo è sempre più caldo. Ma la sorpresa non sta tanto nei gradi sul termometro – d’estate fa caldo e lo sappiamo – quanto nell’incredibile inerzia delle amministrazioni pubbliche, che da anni promettono azioni per mitigare le “isole di calore” senza mai concretizzarle.

Fanno sorridere i “rifugi climatici” inventati dal comune di Firenze con tanto di mappatura e geolocalizzazione che consiglia ai fiorentini di “rifugiarsi” nelle biblioteche e nelle sedi dei quartieri dove il fresco e garantito dall’aria condizionata a parchi e giardini con fontanelli. Sono saliti, ci dicono i giornaloni, a ben 53 i luoghi proposti, di cui 9 nuovi, fra cui si segnala la rotatoria spartitraffico di piazza Oberdan che per il comune è un giardino, e la pericolosa piazza delle Medaglie d’Oro, già teatro di molteplici aggressioni.

“Le ondate di calore rappresentano una delle principali conseguenze dei cambiamenti climatici nelle nostre città – narra la vicesindaca Galganie le amministrazioni hanno il dovere di mettere in campo strumenti concreti per proteggere la popolazione, in particolare le persone più fragili.
In linea con le grandi città europee, con il potenziamento dei rifugi climatici offriamo una rete ancora più diffusa di luoghi sicuri, gratuiti e facilmente raggiungibili nei quartieri, dove trovare refrigerio durante le giornate più calde. È un intervento che si inserisce in una strategia più ampia di adattamento della nostra città agli effetti della crisi climatica in corso, che comprende l’aumento del verde urbano, la realizzazione di nuove aree ombreggiate, la depavimentazione dall’asfalto e il miglioramento della qualità degli spazi pubblici”.

Tutto bello e tutto vero, se non fossimo a Firenze, una città che con il verde non ha certo un buon rapporto, a giudicare dalle migliaia di alberi già sacrificati e dai molti altri che cadranno sotto le motoseghe di Palazzo Vecchio per far posto all’acciaio e al cemento del progetto tramviario di stampo novecentesco.

Alla cinquantina di “rifugi climatici” strombazzati dall’amministrazione, fa da contrappasso l’incredibile aumento delle isole di calore causate — e che continueranno a essere causate — dalle stesse scelte di Palazzo Vecchio nei prossimi anni. Basti pensare che circa il 50 per cento delle grandi alberature di viale dei Mille sparirà, così come quelle di viale Duse e di viale Verga. Interventi che, alla faccia della salute pubblica, devasteranno il corridoio verde che collega il centro alle colline e che, senza soluzione di continuità, si estende da piazza delle Cure fino ai piedi di Fiesole e Settignano.

Ricordiamo che un’isola di calore è un’area urbana che, a causa della cementificazione e dell’asfalto, trattiene il calore solare e fa registrare temperature fino a 5°c superiori rispetto alle zone periferiche o verdi. La causa? L’urbanizzazione selvaggia, l’asfalto, la mancanza di alberi o di aree a verde e  Firenze, che ha promesso 1,5 milioni di mq di verde in più nel Piano Operativo Comunale, continua intanto a… tagliare gli alberi.

Nel frattempo si susseguono studi, convegni, tavole rotonde, eventi, task force: parole su parole. Ma la verità è che non si è fatto quasi nulla per invertire la rotta. La prima volta che si parlò di mappare le isole di calore a Firenze fu nel febbraio 2021: si trattava di un progetto accademico fra Università e CNR che doveva preludere al primo “piano del verde”. Oggi, cinque anni dopo, Firenze ha una temperatura superficiale media estiva di 33,6°C, con punte che superano abbondantemente i 50°C in molte aree urbane. I dati parlano chiaro. L’asfalto ribolle. I cittadini boccheggiano. Firenze continua a precipitare agli ultimi posti nelle classifiche nazionali per vivibilità climatica.

L’ultima trovata? Il progetto europeo Life-Escapos (2023-2027), con un budget da 2,5 milioni di euro per “studiare la resilienza termica” con Firenze Nova a fare da area pilota, e che promette di mettere in campo “centraline fisse, sistemi di misurazione indossabili e droni per il rilievo in continuo dei parametri ambientali, coperture ad alto coefficiente di riflessione e sistemi verdi integrati.”

Gli studi più recenti hanno identificato i punti più caldi della città. Le cosiddette “isole” di calore sono ormai diventati veri e propri “arcipelaghi”:

  • Novoli – Mercafir: asfalto industriale, zero ombra, temperature che possono raggiungere anche i 60°C.
  • Via Pratese: priva di alberi, soffocata dal traffico, supera i 45°C.
  • Viale Guidoni: distese d’asfalto bollente, punte di 50°C.
  • Osmannoro: distretto industriale totalmente spoglio di vegetazione.
  • San Lorenzo – Stazione SMN – Mercato Centrale: temperature che arrivano intorno ai 48°C.
  • Centro storico: da Piazza Santa Croce a Borgo Albizi, con picchi di 46-48°C.
  • Ponte a Greve, Isolotto, Dalmazia: crocevia della mobilità e del calore.
  • Quartieri più caldi: Statuto, San Jacopino, Soffiano, Gavinana, Coverciano (area confinante con Campo Marte).

E non mancano i punti critici di terzo livello (il più alto), come la zona dello stadio di rugby, la Fortezza da Basso, l’area intorno all’aeroporto, via Paisiello. Per trovare refrigerio alla faccia dei “rifugi climatici”, bisogna salire in collina o rifugiarsi nei parchi (almeno quelli che non sono in mano al degrado):

  • Le Cascine e il Parco del Mensola, entrambi però insicuri;
  • lungarni, aiutati dal fiume e in alcuni casi dalle alberature, ma recentemente sotto attacco deforestazione;
  • Settignano, Galluzzo, Arcetri, Montughi, Salviatino: le ultime oasi rimaste in città.

Stefano Corsi, dell’Ordine degli Ingegneri di Firenze, non ha dubbi: servono più alberi, spazi verdi distribuiti in tutta la città, materiali riflettenti, asfalti freddi, pavimentazioni drenanti. Tutte soluzioni concrete, già testate in altre città europee. A Firenze, si continua a ospitare convegni e riunire task-force. Ricordiamo bene i convegni organizzati dalle ex assessore all’ambiente Alessia Bettini e Cecilia Del Re. Bei progetti e tanta programmazione. Ma quali sono i risultati visibili oggi?

Alberi abbattuti per far spazio alle tramvie e un esposto per l’abbattimento di oltre 1.500 alberi depositato in Procura a gennaio 2025 dalla lista civica RiBella Firenze per denunciare un disastro ambientale e sanitario in corso. Marco Morabito del CNR parla ormai di “arcipelaghi di calore”, e sostiene con dati alla mano che basterebbe un +10% di copertura arborea per abbassare la temperatura di 4-5°c. Ma si continua a ignorare la scienza.

Il vero tabù è il consumo di suolo. E qui arriviamo al cuore del problema. La regione Toscana perde 200-300 ettari di terreno fertile l’anno, l’equivalente di 500 campi da calcio. In provincia di Firenze la superficie consumata è stata tra i 40 e 50 ettari all’anno (70 campi di calcio per intenderci) e solo a Firenze si sono persi 3-4 ettari ogni anno. Perché? Perché l’asse industriale Firenze-Prato-Empoli reclama energia e suolo. Mentre da una parte si pensa di devastare la Maremma con progetti eolici in mezzo a vigneti e oliveti, dall’altra si mettono le colline e i crinali a rischio (puntualmente verificatosi) di alluvioni e dissesti idrogeologici. L’urbanizzazione selvaggia, cementificata e nemica del verde ha una regia ben chiara. E’ solo un caso che tutto questo accada nel cuore del fortino dem della Toscana?

E dopo avere per anni abbattuto alberi e ignorato il surriscaldamento urbano, il comune se ne viene fuori con una mappa dei “rifugi climatici”:..
Peccato però che, secondo le normative europee, per essere davvero “rifugio climatico”, uno spazio pubblico dovrebbe avere almeno il 70% di copertura arborea ed essere caratterizzato dalla presenza di fontanelle d’acqua. Due caratteristiche rarissime a Firenze, come sa chiunque viva in quegli interi quartieri dove ombra, alberature e fontanelli sono solo un miraggio.

Insomma, Firenze soffoca, e la politica gira la faccia dall’altra parte. La città è rovente, la salute pubblica è a rischio, il suolo e gli alberi continuano a sparire, ma ancora si cerca il refrigerio fra convegni e promesse. Nessuno potrà salvarci se mancano le azioni basilari: più verde, meno ferro e meno cemento e vera pianificazione urbana. È tempo che la politica ambientale fiorentina si assuma le sue responsabilità, o sarà troppo tardi. Per davvero.

Foto: Copyright Fotocronache Germogli


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 Nadia Fondelli

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