scontro sull’emendamento di Azione per l’esonero dalla raccolta firme



La legge elettorale compie un nuovo passaggio parlamentare. La Commissione della Camera ha votato il via libera al mandato ai relatori, aprendo così la strada all’approdo del testo nell’Aula di Montecitorio, previsto per venerdì. Si tratta di un passaggio politico rilevante, perché consente alla riforma di uscire dalla fase di esame in Commissione e di arrivare al confronto in Aula. La seduta, tuttavia, non si è limitata all’approvazione del mandato ai relatori, ma è stata caratterizzata da un duro scontro politico su uno degli emendamenti discussi. Al centro delle tensioni c’è una proposta di Azione, approvata in Commissione, che interviene sul tema della raccolta delle firme per la presentazione delle liste. Una modifica che ha provocato la reazione di Futuro Nazionale, contraria sia al contenuto della norma sia al metodo seguito nella discussione della riforma.

L’emendamento di Azione sulla raccolta firme

Il punto più controverso della seduta riguarda l’emendamento di Azione che prevede l’esonero dalla raccolta delle firme per i partiti che avevano già un gruppo parlamentare al 31 dicembre 2025. La norma, approvata durante l’esame in Commissione, introduce quindi una deroga per le forze politiche che risultavano già strutturate in Parlamento entro quella data. Proprio questo passaggio ha acceso il confronto, con accuse politiche molto dure da parte di Futuro Nazionale. Il tema della raccolta firme è particolarmente sensibile nelle riforme elettorali, perché riguarda le condizioni di accesso alla competizione politica. Ogni intervento su questo punto può avere effetti diretti sulla possibilità per i partiti di presentarsi alle elezioni senza dover affrontare gli stessi adempimenti richiesti ad altre formazioni.

Futuro Nazionale contro la norma: esplode lo scontro in Commissione

L’approvazione dell’emendamento ha suscitato l’ira di Futuro Nazionale. Il partito ha contestato la scelta della Commissione e ha criticato la maggioranza per il mancato confronto su un altro tema ritenuto centrale: l’inserimento delle preferenze nella riforma della legge elettorale. Secondo Futuro Nazionale, la discussione avrebbe dovuto affrontare anche la questione della partecipazione degli elettori alla scelta diretta dei rappresentanti. La mancata apertura su questo punto viene letta come un segnale politico negativo, soprattutto in una fase in cui il dibattito sulla rappresentanza e sul rapporto tra cittadini e Parlamento resta particolarmente delicato. Lo scontro, dunque, non riguarda soltanto l’esonero dalla raccolta firme, ma più in generale l’impianto della riforma e le scelte politiche compiute nel percorso parlamentare.

Ziello: “un emendamento marchetta”

A esprimere la posizione più dura è stato il deputato Edoardo Ziello, esponente dell’area vannacciana, intervenuto nel corso delle dichiarazioni di voto sul mandato al relatore. Ziello ha attaccato frontalmente l’emendamento di Azione e la gestione della riforma da parte della maggioranza. Il deputato ha dichiarato testualmente: “un emendamento marchetta”.

Ziello ha poi proseguito criticando il mancato inserimento delle preferenze nella riforma della legge elettorale: “le preferenze sono l’unico modo per aumentare la partecipazione popolare: la maggioranza lancia un brutto segnale al paese, insieme alla sinistra. Una tecnica studiata per imbavagliare Futuro Nazionale, senza contare che con l’emendamento marchetta”. Nel suo intervento, riferendosi alla norma sulla raccolta delle firme, ha aggiunto: “si dimostra una funzionalità del centrodestra a certi partiti del centrosinistra. Per questi motivi non voteremo nemmeno il mandato al relatore”.

Il nodo delle preferenze nella riforma elettorale

Uno dei punti politici sollevati da Futuro Nazionale riguarda l’assenza delle preferenze nel confronto sulla riforma. Per Ziello, le preferenze rappresentano “l’unico modo” per aumentare la partecipazione popolare, perché permetterebbero agli elettori di incidere direttamente sulla scelta dei candidati. La critica si inserisce in un dibattito più ampio sulla qualità della rappresentanza e sulla capacità della legge elettorale di avvicinare i cittadini alle istituzioni. Secondo la posizione espressa da Futuro Nazionale, escludere o non discutere le preferenze significherebbe rinunciare a uno strumento considerato decisivo per rafforzare il legame tra eletti ed elettori. In questo contesto, la maggioranza viene accusata di aver lanciato “un brutto segnale al paese” insieme alla sinistra. La polemica assume quindi un valore non solo tecnico, ma fortemente politico.

Il voto contrario al mandato ai relatori

La tensione sull’emendamento di Azione ha avuto una conseguenza diretta sul voto finale. Futuro Nazionale ha annunciato che non voterà nemmeno il mandato al relatore, contestando sia la norma approvata sulla raccolta firme sia la mancata discussione sulle preferenze. Il mandato ai relatori resta comunque approvato dalla Commissione della Camera e consente alla riforma di arrivare all’esame dell’Aula di Montecitorio. Venerdì il testo approderà quindi in Assemblea, dove il confronto politico potrebbe riaccendersi proprio sui temi emersi in Commissione. Il passaggio in Aula rappresenterà il prossimo banco di prova per la riforma, con le opposizioni e le diverse componenti parlamentari pronte a misurarsi su accesso alle elezioni, raccolta firme, preferenze e assetto complessivo della legge.

Una riforma già segnata dalle polemiche

La notizia principale è il via libera della Commissione al mandato ai relatori sulla riforma della legge elettorale, ma il dato politico più acceso è lo scontro nato attorno all’emendamento di Azione. L’esonero dalla raccolta firme per i partiti con un gruppo parlamentare al 31 dicembre 2025 ha aperto una frattura con Futuro Nazionale, che parla di una norma pensata per penalizzare il proprio spazio politico. Il confronto, nelle parole di Ziello, mette in discussione anche i rapporti tra maggioranza, centrodestra e forze del centrosinistra. Il deputato denuncia una presunta “funzionalità” del centrodestra verso alcuni partiti del campo opposto e lega questa valutazione alla scelta di non sostenere il mandato al relatore. La riforma arriva dunque in Aula con un clima già teso. Il dibattito parlamentare dovrà ora chiarire se il testo resterà quello uscito dalla Commissione o se il confronto a Montecitorio riaprirà il dossier sulle preferenze e sulle regole per la presentazione delle liste.


#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
 Danilo Loria

Source link

Di