A cinque anni dalla scadenza dell’Agenda 2030, lo stato di avanzamento dell’Obiettivo di Sviluppo Sostenibile 7 — garantire a tutti accesso a un’energia economica, affidabile, sostenibile e moderna — mostra progressi reali ma profondamente disomogenei. È la sintesi che emerge dall’edizione 2026 di Tracking SDG 7: The Energy Progress Report, pubblicata nei giorni scorsi e realizzata da Agenzia internazionale dell’energia (IEA), Agenzia internazionale per le energie rinnovabili (IRENA), Divisione statistica delle Nazioni Unite (UN DESA), Banca Mondiale e Organizzazione mondiale della sanità (OMS). Il rapporto, coordinato quest’anno da UN DESA, sarà presentato ai decisori l’8 luglio a New York, a margine della revisione dell’SDG 7 all’High-Level Political Forum.
Il dato positivo è che dal 2015 il numero di persone senza elettricità è sceso da 958 a 655 milioni e la percentuale di rinnovabili nei consumi finali è salita dal 15,6% al 18,0%, eppure il ritmo dei progressi non è sufficiente a centrare il traguardo del 2030. A preoccupare, in particolare, il divario geografico, concentrato nell’Africa subsahariana, e quello economico, con la finanza per l’energia pulita che cresce a rilento mentre i fabbisogni si moltiplicano.
Il quadro in sintesi: dove eravamo, dove siamo
Il rapporto aggiorna i sei indicatori primari dell’SDG 7. I dati su accesso all’elettricità, cottura pulita, capacità installata e flussi finanziari sono riferiti al 2024; quelli su quota di rinnovabili ed efficienza energetica si fermano al 2023.
| Indicatore | 2015 | Ultimo dato disponibile |
|---|---|---|
| Persone senza accesso all’elettricità | 958 milioni | 655 milioni (2024) |
| Persone senza accesso a sistemi di cottura puliti | 2,7 miliardi | 2,0 miliardi (2024) |
| Quota di rinnovabili sui consumi finali di energia (TFEC) | 15,6% | 18,0% (2023) |
| Intensità energetica primaria | 4,22 MJ/USD | 3,76 MJ/USD (2023) |
| Flussi finanziari pubblici internazionali per l’energia pulita | 14,3 miliardi USD | 24,6 miliardi USD (2024) |
| Capacità rinnovabile installata pro capite | 248 watt | 544 watt (2024) |
I dati mostrano progressi su tutti gli indicatori, ma a un ritmo troppo lento. Nessuno è oggi sulla traiettoria necessaria a raggiungere gli obiettivi entro il 2030.
Accesso a elettricità e cottura: progressi reali, divari profondi
Nel 2024 il tasso globale di accesso all’elettricità si è fermato al 92%, con una crescita annua dimezzata rispetto al decennio precedente. Restano 655 milioni di persone senza connessione e, per raggiungere l’accesso universale entro il 2030, il passo dovrebbe più che triplicare, salendo a circa 1,35% l’anno. Sul fronte dei sistemi di cottura pulita il ritardo è ancora più ampio: circa 2 miliardi di persone, un quarto della popolazione mondiale, continua a dipendere da combustibili e tecnologie inquinanti. Le proiezioni indicano che, senza un cambio di passo, nel 2030 1,8 miliardi di persone useranno ancora carbone, legna, cherosene o carbone vegetale per cucinare.
Le conseguenze non sono soltanto energetiche. L’inquinamento dell’aria domestica generato dalla combustione di questi combustibili è responsabile di circa 3 milioni di morti l’anno, con un peso sproporzionato su donne e bambini. Anche per questo le agenzie inquadrano i sistemi di clean cooking come una questione sanitaria oltre che energetica, da affrontare con elettrificazione, biogas, bioetanolo e GPL nei contesti dove la domanda è più prevedibile, a partire da scuole e strutture pubbliche.
Il divario tra città e campagna resta marcato. L’accesso alla cottura pulita raggiunge l’89% nelle aree urbane ma si ferma al 56% in quelle rurali, dove vive 1,5 dei 2,0 miliardi di persone ancora escluse.
Africa subsahariana: il nodo che frena il mondo
Dei 655 milioni di persone senza elettricità, 563 milioni vivono nell’Africa subsahariana, che è anche l’unica area dove il deficit rurale è cresciuto invece di ridursi, passando da 376 milioni nel 2010 a 447 milioni nel 2024. Tre soli Paesi — Nigeria (87 milioni), Repubblica Democratica del Congo (85 milioni) ed Etiopia (57 milioni) — concentrano circa un terzo del deficit mondiale, mentre i tassi di elettrificazione più bassi si registrano in Sud Sudan (5%), Ciad (13%) e Malawi (16%). Diciotto dei venti Paesi con il maggiore divario di accesso si trovano in questa regione.
Sui sistemi di cottura pulita lo scenario è simile: l’Africa subsahariana conta da sola 970 milioni di persone senza accesso, una cifra che potrebbe toccare il miliardo entro il 2027 perché la crescita demografica supera l’avanzamento dell’accesso. È il contraltare del progresso asiatico, dove India, Cina e Indonesia spiegano da sole la maggior parte della riduzione del deficit dal 2010. Per il continente africano il rapporto indica nelle rinnovabili distribuite — solare off-grid e mini-grid — la via più rapida ed economica per colmare il ritardo, già oggi al servizio di centinaia di milioni di persone.
Rinnovabili ed efficienza energetica: crescita solida ma ritmo insufficiente
Sul versante delle fonti pulite arrivano i segnali più incoraggianti. Nel 2023 le rinnovabili coprivano il 18,0% dei consumi finali di energia e oltre il 30% dei consumi elettrici, la quota più alta tra tutti gli usi finali. Secondo il rapporto, nel 2025 le rinnovabili nel loro insieme hanno superato il carbone come principale fonte di elettricità a livello mondiale, anche se il carbone resta la prima singola fonte con il 34% della generazione. Fotovoltaico ed eolico sono i motori dell’espansione: i consumi combinati sono infatti quintuplicati tra il 2013 e il 2023, mentre l’idroelettrico continua a soddisfare quasi il 15% della domanda elettrica globale.
La capacità rinnovabile installata pro capite ha toccato il record di 544 watt nel 2024, ma il dato medio nasconde uno squilibrio profondo: si va dai 1.224 watt pro capite dei Paesi ad alto reddito ai soli 33,6 watt di quelli a basso reddito. Il rapporto ricorda inoltre che, per allinearsi all’impegno di triplicare la capacità rinnovabile assunto alla COP28, gli usi moderni delle rinnovabili dovrebbero raggiungere il 32-35% dei consumi finali e il 68% della generazione elettrica entro il 2030, mentre gli obiettivi collettivi fissati nei piani climatici nazionali si fermano a circa 5,8 TW, poco più della metà del traguardo.
Il quadro è più incerto per quanto riguarda gli usi termici e nei trasporti. Nel 2023 le rinnovabili coprivano oltre il 21% dell’energia per il calore, ma quasi la metà proveniva ancora dall’uso tradizionale della biomassa, concentrato per oltre il 90% in Africa subsahariana e Asia. Nei trasporti la quota era ferma al 4,3%, trainata dai biocarburanti e, in misura crescente, dall’elettricità rinnovabile legata alla diffusione dei veicoli elettrici.
Efficienza energetica: l’Europa traina, ma il passo rallenta
L’efficienza energetica è l’indicatore che più preoccupa per la dinamica recente. L’intensità energetica primaria, cioè il rapporto tra energia consumata e PIL, è scesa a 3,76 MJ/USD nel 2023, ma il ritmo di miglioramento è crollato all’1,5%, contro il 2,4% del 2022. Per centrare l’obiettivo SDG 7.3 — raddoppiare il tasso di miglioramento dell’efficienza tra il 2010 e il 2030 — servirebbe ora un progresso medio del 4,2% l’anno fino alla fine del decennio, quasi il triplo del passo attuale.
Il dato medio nasconde però performance molto diverse. Unione europea, Stati Uniti, Corea del Sud, Türkiye e Regno Unito hanno migliorato l’intensità energetica ben oltre la media globale, sostenute da politiche più incisive, maggiori investimenti e cambiamenti nei comportamenti di consumo. Tra le venti maggiori economie per consumo energetico, il Regno Unito ha registrato il miglior risultato, con una riduzione media del 4% l’anno. Per il comparto edilizio, l’intensità energetica degli edifici è migliorata in media dell’1,4% l’anno tra il 2010 e il 2023, mentre l’efficienza media della generazione elettrica è salita verso il 47%, sostenuta dalla maggiore quota di rinnovabili nel mix e da minori perdite di rete.
Finanza e investimenti: la distanza dagli obiettivi 2030
Il capitolo più critico riguarda le risorse. I flussi finanziari pubblici internazionali a sostegno dell’energia pulita nei Paesi in via di sviluppo sono saliti solo marginalmente, da 24,4 miliardi di dollari nel 2023 a 24,6 miliardi nel 2024. Il segnale negativo arriva dai Paesi meno sviluppati, verso cui i flussi sono calati dell’11%, fermandosi a 3,7 miliardi, in un contesto in cui l’aiuto pubblico allo sviluppo complessivo dei donatori OCSE-DAC è diminuito del 6%, primo calo in cinque anni. Lo strumento prevalente resta il debito, che copre circa l’80% del totale; i prestiti standard pesano per 14,4 miliardi (59%), seguiti dai prestiti agevolati per 4,8 miliardi (19%) e dai contributi a fondo perduto, in crescita del 39% a 3,3 miliardi (13%). Equity e garanzie restano marginali, rispettivamente al 2% e al 5%.
IEA e IRENA stimano che gli investimenti annui legati alla transizione energetica debbano collocarsi tra 3.000 e 5.000 miliardi di dollari entro il 2030, contro i circa 2.200 miliardi attuali. L’efficienza energetica, in particolare, richiederebbe un aumento di sette volte, fino a circa 2.600 miliardi l’anno, mentre gli investimenti nella sola capacità rinnovabile dovrebbero salire a 1.500 miliardi annui. Risorse che oggi restano fortemente concentrate in Cina, Unione europea e Stati Uniti, lasciando sottofinanziati proprio i mercati emergenti e le economie in via di sviluppo dove il divario di accesso è più ampio.
In questo scenario, le agenzie collegano in modo esplicito tre obiettivi che fino a poco tempo fa erano separati: accesso all’energia, sicurezza energetica e sostenibilità economica delle bollette. Accelerare lo sviluppo delle rinnovabili nazionali, sostiene il rapporto, rafforza al tempo stesso la resilienza dei sistemi energetici e la capacità delle economie di assorbire gli shock, riducendo la dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili.
“Accelerare la diffusione di fonti rinnovabili nazionali economicamente competitive deve ora essere un elemento centrale per rafforzare sia la sicurezza energetica che la resilienza economica, perseguendo al contempo l’obiettivo 7 degli obiettivi di sviluppo sostenibile. A tal fine, la comunità internazionale deve dare priorità a un sostegno finanziario accessibile e mirato, in particolare per i paesi meno sviluppati che incontrano le maggiori difficoltà di accesso” –
Francesco La Camera, direttore generale IRENA.
FAQ SDG 7 accesso universale all’energia
Quante persone nel mondo non hanno accesso all’elettricità nel 2024?
Secondo il rapporto Tracking SDG 7 2026, nel 2024 erano 655 milioni le persone senza accesso all’elettricità, in calo dai 958 milioni del 2015. Di queste, 563 milioni vivono nell’Africa subsahariana. Il tasso globale di accesso è fermo al 92% e, per raggiungere l’accesso universale entro il 2030, il ritmo dei progressi dovrebbe più che triplicare.
Che cos’è l’Obiettivo di Sviluppo Sostenibile 7 (SDG 7)?
L’SDG 7 è il settimo dei 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite e punta a garantire a tutti l’accesso a un’energia economica, affidabile, sostenibile e moderna. Si articola in quattro pilastri: accesso all’elettricità, accesso alla cottura pulita, aumento della quota di rinnovabili ed efficienza energetica. I progressi sono monitorati ogni anno da IEA, IRENA, UN DESA, Banca Mondiale e OMS.
Qual è la quota di energia rinnovabile nei consumi globali?
Nel 2023 le rinnovabili rappresentavano il 18,0% dei consumi finali di energia a livello mondiale e oltre il 30% dei consumi elettrici. Nel 2025 le fonti rinnovabili nel loro insieme hanno superato il carbone come principale fonte di generazione elettrica. La crescita resta però sbilanciata sul settore elettrico, mentre calore e trasporti, fermi rispettivamente a oltre il 21% e al 4,3%, procedono più lentamente.
Perché l’Africa subsahariana è in ritardo sull’accesso all’energia?
L’Africa subsahariana concentra la maggior parte del divario energetico mondiale: 563 milioni di persone senza elettricità e 970 milioni senza cottura pulita. È l’unica regione dove il deficit rurale di accesso all’elettricità è cresciuto dal 2010, perché l’aumento della popolazione supera il ritmo di elettrificazione. A pesare sono anche i vincoli di accessibilità economica, l’alto costo del debito e la riduzione degli aiuti internazionali.
Quanti investimenti servono per raggiungere gli obiettivi SDG 7 al 2030?
IEA e IRENA stimano un fabbisogno di investimenti annui legati alla transizione energetica compreso tra 3.000 e 5.000 miliardi di dollari entro il 2030, contro i circa 2.200 miliardi attuali. La sola efficienza energetica richiederebbe un aumento di sette volte, fino a circa 2.600 miliardi l’anno, mentre gli investimenti nella capacità rinnovabile dovrebbero salire a 1.500 miliardi annui.
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Raffaella Capritti
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