Ribadita la funzione sociale della cooperazione


TERMOLI. La cooperazione non come semplice modello d’impresa, ma come strumento capace di coniugare sviluppo economico, inclusione sociale e tutela dei territori più fragili. È questo il messaggio emerso dal primo Meeting territoriale delle cooperative organizzato da AGCI Abruzzo e Molise, svoltosi al Circolo della Vela “Mario Cariello” di Termoli, alla presenza del presidente della Regione Molise Francesco Roberti, del sindaco Nicola Balice, dei rappresentanti delle principali organizzazioni cooperative e di numerosi operatori del settore. L’iniziativa ha rappresentato anche il primo appuntamento pubblico del nuovo percorso intrapreso da AGCI Abruzzo e Molise dopo l’unificazione delle strutture regionali, con l’obiettivo di rafforzare la presenza dell’associazione sui territori e costruire una rete sempre più forte tra le cooperative delle due regioni.

Ad aprire i lavori è stato il vicepresidente di AGCI Abruzzo Molise, Agostino De Fenza, che ha illustrato il ruolo dell’Associazione Generale delle Cooperative Italiane nella rappresentanza, nella tutela e nell’assistenza delle imprese cooperative operanti nei diversi comparti produttivi, dall’agricoltura alla pesca, dal sociale ai servizi, dalla produzione alle abitazioni. Dopo il saluto del sindaco di Termoli Nico Balice, che ha evidenziato come il modello cooperativo rappresenti un esempio concreto di economia fondata sulla collaborazione piuttosto che sull’individualismo, è intervenuto il presidente della Regione Francesco Roberti, che ha riconosciuto il ruolo strategico della cooperazione nello sviluppo del Molise, in particolare nei servizi sociali, nell’assistenza alle persone fragili e nella capacità di creare occupazione e mantenere vivi i territori. Roberti ha inoltre annunciato la disponibilità della Regione ad aprire un tavolo permanente di confronto con tutte le rappresentanze cooperative molisane per condividere progettualità e individuare strumenti di sostegno, anche attraverso la programmazione delle risorse europee.

La relazione introduttiva del presidente di AGCI Abruzzo Molise Fabio Travaglini ha posto l’accento sulla necessità di rilanciare una cultura cooperativa oggi spesso poco conosciuta dalle nuove generazioni e dagli stessi professionisti che assistono le imprese. Travaglini ha ricordato come la cooperazione sia nata storicamente per rispondere ai fallimenti del mercato e continui ancora oggi a svolgere quella funzione sociale prevista dall’articolo 45 della Costituzione, intervenendo laddove il mercato tradizionale non riesce a garantire servizi, occupazione e sviluppo. Tra le principali criticità individuate figurano lo spopolamento delle aree interne, l’invecchiamento della popolazione, la difficoltà di accesso ai servizi essenziali, il ricambio generazionale nelle imprese, la crisi di alcuni comparti produttivi e la necessità di affrontare le sfide della transizione digitale ed ecologica. Per il presidente di AGCI proprio il modello cooperativo può rappresentare uno degli strumenti più efficaci per mantenere vive le comunità locali e creare nuove opportunità economiche.

Alla tavola rotonda, dedicata al tema “La cooperazione come motore di sviluppo territoriale”, hanno preso parte il presidente del Consorzio nazionale Meuccio Ruini, Giovanni Loi, il vicepresidente di AGCI Abruzzo Antonio Del Corvo e il presidente di Confcooperative Molise Riccardo Terriaca, che hanno sviluppato un confronto sul ruolo della cooperazione nel nuovo contesto economico. Del Corvo ha posto l’accento sulla crescente difficoltà delle imprese nel reperire manodopera e sulla necessità di elaborare nuovi progetti di accoglienza e inserimento lavorativo, valorizzando anche le opportunità offerte dalla normativa vigente e dal recupero del patrimonio abitativo inutilizzato nei piccoli comuni. Terriaca ha invece richiamato il valore dell’economia sociale, sottolineando come le cooperative rappresentino un presidio indispensabile soprattutto nelle aree interne, dove spesso garantiscono servizi che il mercato non è più in grado di assicurare. È emersa inoltre la necessità di rafforzare la collaborazione tra le diverse centrali cooperative per presentarsi con maggiore forza ai tavoli istituzionali e contribuire alla definizione delle future politiche di sviluppo.

Tra gli interventi più seguiti quello del sociologo Orazio Di Stefano, che ha presentato un progetto di rilancio dei piccoli borghi fondato sulla valorizzazione di quattro grandi risorse: le abitazioni abbandonate, le comunità degli emigrati all’estero, il turismo delle radici e il patrimonio umano rappresentato dagli anziani che continuano a vivere nei centri dell’entroterra. Secondo Di Stefano esistono strumenti normativi già disponibili che consentirebbero di favorire percorsi di formazione e inserimento lavorativo, contribuendo contemporaneamente al ripopolamento delle aree interne e al recupero del patrimonio edilizio inutilizzato.

Le conclusioni sono state affidate al vicepresidente nazionale di AGCI Giampaolo Buonfiglio, che ha lanciato un allarme sul progressivo ridimensionamento della cooperazione italiana negli ultimi vent’anni. Pur continuando a rappresentare un pilastro dell’economia nazionale nei comparti agricolo, agroalimentare, della pesca, dei servizi e del sociale, il numero delle cooperative continua infatti a diminuire. Una tendenza che, secondo Buonfiglio, impone una riflessione profonda sulle politiche di sostegno al settore e sulla necessità di tornare a promuovere la cooperazione come forma moderna di impresa. Il vicepresidente nazionale ha ricordato che le cooperative non delocalizzano, reinvestono gli utili sul territorio, mantengono occupazione stabile e perseguono finalità mutualistiche piuttosto che speculative, caratteristiche che ne fanno uno strumento prezioso soprattutto nei contesti più fragili.

Dal dibattito è emersa con forza l’importanza della cooperazione come risposta possibile alle disuguaglianze generate da una visione esclusivamente orientata al profitto. Tra le proposte avanzate figurano una maggiore diffusione dell’etica cooperativa nei percorsi di formazione, un più ampio utilizzo degli strumenti e dei servizi messi a disposizione dalle centrali nazionali, un rafforzamento degli interventi nelle aree interne e nei territori più vulnerabili e una collaborazione sempre più stretta con le istituzioni. Proprio su quest’ultimo punto il presidente Roberti ha raccolto l’appello del mondo cooperativo, confermando la disponibilità della Regione Molise ad avviare un confronto stabile con tutte le rappresentanze del settore. Un segnale importante che, nelle intenzioni dei promotori, potrà tradursi in una programmazione condivisa capace di valorizzare pienamente quella funzione sociale della cooperazione che la Costituzione riconosce e tutela all’articolo 45 come modello imprenditoriale fondato sulla mutualità e privo di finalità speculative.

Emanuele Bracone




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