L’Intelligenza Artificiale perde 1.300 …



Dopo mesi di euforia il mercato torna a fare i conti con valutazioni, tassi e realtà

La rivoluzione dell’AI non è finita, ma gli investitori iniziano a chiedersi quanto siano sostenibili i prezzi raggiunti dai leader del settore.

Per mesi il settore dell’Intelligenza Artificiale ha dato l’impressione di vivere in una realtà tutta sua.

Ogni trimestrale veniva interpretata come una conferma che il boom fosse appena iniziato, ogni aumento degli investimenti come una garanzia di crescita futura e ogni correzione come una semplice opportunità di acquisto.

Venerdì il mercato ha però ricordato agli investitori una delle regole più antiche della finanza: nessun trend sale in linea retta.

In appena due sedute l’indice dei semiconduttori PHLX Semiconductor Index (SOX) ha perso circa il 12%, cancellando oltre 1.300 miliardi di dollari di capitalizzazione. Per dare un’idea delle dimensioni del movimento, si tratta di una cifra superiore a metà del PIL italiano.

La correzione ha colpito i nomi simbolo della rivoluzione AI. Nvidia ha perso oltre il 6%, cancellando da sola più di 300 miliardi di dollari di valore. Micron ha lasciato sul terreno il 13%, Marvell il 17% e AMD quasi l’11%.

La domanda che molti investitori si stanno ponendo è inevitabile: cosa è cambiato realmente nelle prospettive dell’Intelligenza Artificiale?

La risposta è probabilmente: molto meno di quanto suggerisca la violenza del sell-off.


Il punto di partenza della correzione è stato il bilancio di Broadcom.

A guardare i numeri, è difficile parlare di risultati negativi. I ricavi trimestrali hanno raggiunto 22,19 miliardi di dollari e il business legato all’intelligenza artificiale continua a crescere a ritmi impressionanti.

I ricavi AI sono aumentati del 143% rispetto all’anno precedente, mentre per il trimestre in corso il management prevede ricavi vicini a 16 miliardi di dollari.

Numeri che, in qualsiasi altro settore, sarebbero stati accolti con entusiasmo.

Il problema è che il mercato aveva iniziato a prezzare uno scenario quasi perfetto.

Dopo mesi di rialzi vertiginosi, gli investitori si aspettavano che ogni trimestre portasse sorprese positive sempre più grandi.

Quando questo non accade, anche risultati eccellenti possono trasformarsi in una delusione.

È il paradosso tipico delle grandi fasi speculative: non è sufficiente crescere molto, bisogna crescere più di quanto il mercato si aspetti.


Il vero detonatore è stato il dato sul lavoro americano

Se la trimestrale di Broadcom ha acceso la miccia, il rapporto sull’occupazione americana ha provocato l’esplosione.

L’economia statunitense ha creato a maggio 172.000 nuovi posti di lavoro, più del doppio delle attese degli analisti. In condizioni normali sarebbe una notizia da festeggiare. Ma Wall Street l’ha interpretata in modo completamente diverso.

Negli ultimi mesi una parte consistente del rally era stata alimentata dalla convinzione che la Federal Reserve fosse vicina a una fase più accomodante. Il mercato sperava in tagli dei tassi e in un ritorno di condizioni finanziarie più favorevoli.

Un mercato del lavoro così forte rimette invece tutto in discussione. Se l’economia continua a correre, i salari restano sostenuti e i consumi non rallentano, la Fed potrebbe essere costretta a mantenere i tassi elevati più a lungo del previsto o addirittura a prendere in considerazione nuove strette.

Non a caso i rendimenti obbligazionari sono balzati verso l’alto e il mercato ha iniziato a prezzare una probabilità crescente di un rialzo dei tassi entro fine anno.


Perché il Nasdaq è stato colpito più duramente

La reazione particolarmente negativa del Nasdaq nasce proprio da qui.

Le grandi società tecnologiche vengono valutate sulla base degli utili che genereranno negli anni futuri.

Quando i rendimenti obbligazionari salgono, aumenta il tasso utilizzato per attualizzare quei flussi di cassa futuri e le valutazioni diventano più difficili da giustificare.

Il mercato non sta mettendo in dubbio che Nvidia, Broadcom o AMD continueranno a crescere. Sta semplicemente ricalcolando quanto sia corretto pagare oggi per quella crescita.

Dopo due anni di rialzi quasi ininterrotti e multipli sempre più elevati, basta un cambiamento nelle aspettative sui tassi per provocare prese di beneficio molto aggressive.


L’AI continua a crescere, ma emergono i primi limiti fisici del boom

La cosa più interessante è che, mentre le azioni crollano, le notizie provenienti dall’industria continuano a essere straordinariamente positive.

Le grandi società tecnologiche prevedono di investire oltre 700 miliardi di dollari in infrastrutture AI nel prossimo anno. Alphabet ha annunciato una raccolta di capitale da 80 miliardi di dollari per accelerare la costruzione di nuovi data center, mentre Microsoft, Amazon e Meta continuano ad aumentare i propri programmi di investimento.

Sta però emergendo un problema che il mercato aveva probabilmente sottovalutato: non è più il capitale il fattore limitante, ma l’infrastruttura.

Secondo JPMorgan, oltre il 60% della capacità di data center prevista per il 2027 non è ancora stata avviata. Mancano energia, trasformatori, connessioni alla rete elettrica e autorizzazioni.

In altre parole, il problema non è la mancanza di domanda ma la capacità di trasformare rapidamente gli investimenti in infrastrutture operative.

Questo non mette in discussione la rivoluzione dell’AI, ma suggerisce che la sua crescita potrebbe essere meno lineare e più complessa di quanto il mercato abbia immaginato negli ultimi mesi.


La guerra in Iran aggiunge un ulteriore elemento di incertezza

A complicare ulteriormente il quadro c’è il contesto geopolitico.

Le tensioni tra Stati Uniti e Iran continuano a sostenere i prezzi dell’energia e ad alimentare il rischio di nuove pressioni inflazionistiche. È uno scenario che rende il lavoro delle banche centrali ancora più difficile e riduce le probabilità di una rapida normalizzazione della politica monetaria.

Per i mercati significa convivere contemporaneamente con tassi elevati, rendimenti obbligazionari in crescita e valutazioni molto tirate.


È la fine del bull market dei semiconduttori?

Probabilmente no.

Anche dopo il crollo delle ultime sedute il SOX resta ancora in rialzo di circa il 73% da inizio anno, una performance che testimonia la straordinaria forza del tema AI.

La domanda di capacità di calcolo continua ad aumentare, gli hyperscaler continuano a investire e le applicazioni dell’intelligenza artificiale continuano a moltiplicarsi.

Quello che sta cambiando non sono tanto i fondamentali quanto il comportamento degli investitori.

Il mercato sembra passare da una fase di entusiasmo indiscriminato a una fase di maggiore selettività.

Per mesi è bastato appartenere all’ecosistema AI per essere premiati.

Oggi gli investitori iniziano a chiedersi quali aziende riusciranno davvero a trasformare il boom dell’intelligenza artificiale in crescita sostenibile degli utili.

Ed è spesso proprio durante queste correzioni che si separano i futuri leader dai semplici protagonisti della moda del momento.


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