Mentre il Movimento per l’Autonomia completa il proprio percorso organizzativo in provincia di Trapani e si prepara alla futura fusione con Grande Sicilia, Salvatore Montemario traccia la rotta politica del movimento. Dalla sconfitta del centrodestra a Marsala alle prospettive per Erice, passando per la costruzione della nuova classe dirigente autonomista, il commissario provinciale dell’MPA rivendica il lavoro sul territorio e rilancia la candidatura di Enzo Scontrino come progetto capace di superare gli steccati tradizionali della politica.
Montemario, oggi lei è il referente provinciale dell’MPA?
In realtà, il mio ruolo è quello di commissario. Per l’esattezza, sono uno dei due commissari provinciali di Grande Sicilia, la componente Mpa, che fa capo a Raffaele Lombardo. Non siamo ancora giunti alla fusione definitiva poiché non sono stati celebrati i congressi. Per quanto concerne l’Mpa, siamo attivi sul campo per strutturare la nostra presenza in ogni singolo comune della provincia. Su questo punto, però, desidero essere categorico: non stiamo puntando a campagne acquisti. Il nostro obiettivo immediato non è la caccia a consiglieri o ex consiglieri comunali – le cui porte rimangono comunque aperte qualora decidessero di sposare la nostra causa – bensì il dialogo profondo con i territori e con i cittadini che desiderano impegnarsi in un progetto di sviluppo economico sotto l’egida autonomista
Quindi vi state preparando alle prossime Regionali?
Certamente. Stiamo consolidando e rafforzando l’azione del partito, anche con la nomina di referenti nei diversi territori. È un processo in pieno fermento che culminerà, come dicevo, nei congressi di Grande Sicilia. In questa fase, la nostra priorità resta l’interlocuzione con la società civile, con i professionisti e con le energie più dinamiche della provincia.
Parliamo di Marsala. Che lettura dà della sconfitta del centrodestra?
È accaduta una cosa molto semplice: il centrodestra, scegliendo di presentarsi diviso, ha perso. E ha perso perché non si è voluto puntare su Nicola Fici, che per noi rappresentava il candidato ideale.
Chi si è opposto alla candidatura di Fici?
Innanzitutto, più che di opposizione dobbiamo parlare di un gioco di blocchi reciproci derivante dalle divisioni interne ad alcuni partiti del centrodestra che hanno finito per decidere di non decidere. Quando il centrodestra si divide, inevitabilmente perde.
E la candidatura di Giulia Adamo?
Quella di Giulia Adamo è stata una candidatura generosa. Le siamo profondamente riconoscenti per l’impegno profuso e per la splendida campagna elettorale di cui è stata protagonista. Questo esito non intacca minimamente il valore della sua autorevole storia politica. Questa vicenda deve però insegnare qualcosa: occorre individuare candidati che abbiano un rapporto autentico con il territorio e una visione chiara del suo sviluppo. Resta il fatto che, sommando i voti riconducibili al centrodestra e delle figure di riferimento dell’area, il centrodestra a Marsala avrebbe vinto agevolmente.
Eppure il sindaco oggi è Andreana Patti.
La sconfitta a Marsala è reale e inequivocabile, ma essa non scaturisce da uno spostamento ideologico dell’elettorato verso altre sponde. È figlia della scelta, da parte di alcune forze del centrodestra, di non sostenere il candidato che avevamo originariamente individuato. Le esitazioni e i personalismi hanno fatto perdere tempo prezioso, spingendo molte figure storiche della nostra area a guardare altrove. Penso a personalità saldamente ancorate al centrodestra come Gandolfo – in quel momento commissario comunale del nostro partito -, Paolo Ruggeri, Oreste Alagna, Leo Orlando o Flavio Coppola: tutte defezioni determinate dall’inerzia della coalizione.
Perché avete escluso Massimo Grillo, che era il sindaco uscente?
Perché il centrodestra aveva già maturato una valutazione politica. Grillo era stato escluso sin dall’inizio a causa del rapporto problematico instaurato con i partiti della coalizione e perché non condividevamo il suo modo di amministrare. Si cercava una figura di discontinuità e, in quest’ottica, Nicola Fici rappresentava anche un significativo ricambio generazionale. Alla fine abbiamo sostenuto unitariamente Giulia Adamo perché siamo rimasti coerenti con l’appartenenza al centrodestra.
Passiamo a Erice. Il presidente dello IACP, Enzo Scontrino, ha annunciato la propria disponibilità a candidarsi a sindaco. Una scelta estemporanea?
Assolutamente no. È un’ipotesi che coltiviamo da tempo all’interno di un’area di confronto molto vasta. Il partito e il gruppo di amici che lo sostiene gli chiedono da tempo di impegnarsi direttamente per il territorio ericino. Non si tratta quindi di una boutade, ma di un progetto politico serio.
Perché Erice e non Trapani?
Perché a Erice è la prossima scadenza elettorale. Ma soprattutto perché parliamo di un territorio altamente evocativo sotto il profilo turistico, che necessita di una guida capace di restituirgli centralità regionale e internazionale. Riteniamo che Enzo Scontrino possieda le competenze e il profilo professionale adatti per interpretare questa sfida.
Questa candidatura rappresenta una bocciatura dei dieci anni di amministrazione Toscano?
Nessuna bocciatura, anche perché non interessa fare i conti con il passato, e non è un espediente di realpolitik. La nostra prospettiva non è muovere una campagna elettorale “contro” qualcuno, ma costruire un progetto “per” il territorio. Per farlo, riteniamo vada messa in campo la nostra risorsa migliore.
Quindi Scontrino è il candidato dell’MPA verso Grande Sicilia?
Formulata in questo modo mi pare una diminutio e significherebbe sminuirne la portata. Preferisco dire che un nutrito stuolo di amici, che fanno riferimento a diverse anime politiche e sociali mettono a disposizione le competenze di un professionista che riveste anche un ruolo di primo piano nel partito, ma non esaurendosi in esso. Per mutuare una metafora calcistica: se in squadra hai Mbappé, non puoi costringerlo dentro schemi tattici rigidi, devi lasciargli la libertà di esprimere la propria fantasia.
È un politico prestato al civismo?
Direi piuttosto un professionista prestato alla politica. Non parlerei di civismo, perché non abbiamo alcuna intenzione di nasconderci dietro formule di comodo. Scontrino è un uomo delle istituzioni e un protagonista della vita politica locale.
Un candidato di centrodestra?
L’MPA è saldamente collocato nel centrodestra. Tuttavia sono confini stretti per Enzo, che sta già dentro una coalizione più ampia, capace di offrire una nuova prospettiva a Erice. Le radici sono chiaramente nel centrodestra, ma il progetto non vuole esaurirsi all’interno dei confini tradizionali della coalizione, anche perché la rigidità di queste formule non viene condivisa in alcuna maniera dal nostro amico, che da diverso tempo ormai insiste sul superamento di concezioni che ritiene sconfitte dalle evidenze sociali attuali.
Quindi siete disponibili a dialogare anche con il Partito Democratico?
Siamo disponibili a confrontarci con tutti coloro che non pongono pregiudiziali e che condividano l’obiettivo di costruire un progetto di sviluppo per il territorio. La candidatura di Enzo Scontrino nasce da questa visione: mettere insieme competenze, professionalità e una prospettiva innovativa per Erice.
Insomma, un vero e proprio carico da novanta.
Direi anche da cento.
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