Esercito Italiano, il Capo di Stato Maggiore Masiello visita i Reggimenti Addestramento Volontari: “Servono soldati con la S maiuscola”


Al centro la formazione dei Volontari in Ferma Iniziale

Il Generale di Corpo d’Armata Carmine Masiello, Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, ha fatto visita nella giornata odierna ai tre Reggimenti Addestramento Volontari dell’Esercito Italiano, in un passaggio che si inserisce nel più ampio processo di modernizzazione e innovazione della Forza Armata.

Una visita dal forte valore simbolico e operativo, che mette al centro un punto decisivo per il futuro dell’Esercito: la qualità del capitale umano. È infatti dalla formazione di base dei giovani Volontari in Ferma Iniziale che prende forma il primo, fondamentale contatto con la vita militare, con le sue regole, i suoi valori e le sue responsabilità.

Prima tappa a Montorio Veronese, all’85° RAV “Verona”

La giornata del Capo di Stato Maggiore dell’Esercito è iniziata al mattino a Montorio Veronese, sede dell’85° Reggimento Addestramento Volontari “Verona”.

Ad accogliere il Generale Masiello è stato il Comandante del Reggimento, Colonnello Emanuele Patalano. Dopo aver passato in rassegna il picchetto d’onore, il Capo di SME ha salutato la Bandiera di Guerra del Reparto e ha incontrato i Volontari in Ferma Iniziale del 1° blocco 2026.

Nel suo intervento, Masiello ha rivolto ai giovani militari parole nette, senza retorica di circostanza:

“Benvenuti nella famiglia dell’Esercito! Desidero innanzitutto esprimervi il mio sincero compiacimento per la scelta che avete compiuto. Non è una scelta semplice e proprio per questo merita rispetto. Allo stesso tempo, sento il dovere di parlarvi con sincerità e trasparenza di ciò che significa essere soldati. La vita militare è fatta di impegno, sacrifici, rinunce e fatica. È una scelta che può essere sostenuta soltanto se dentro di voi maturano valori solidi, capaci di dare la forza necessaria per affrontare ogni difficoltà. Sono questi valori a costituire l’ossatura della nostra Istituzione”.

Un messaggio chiaro: l’uniforme non è un simbolo vuoto, ma una scelta che pretende sostanza, tenuta morale e consapevolezza.

Ad Ascoli il richiamo a disciplina, onore e Patria

La visita è proseguita in tarda mattinata ad Ascoli, presso la Caserma “Emidio Clementi”, sede del 235° RAV “Piceno”.

Dopo la resa degli onori, il Generale Masiello è stato accolto dal Comandante di Reggimento, Colonnello David Bastiani. Anche qui ha salutato la Bandiera di Guerra e ha incontrato i giovani volontari del 1° blocco 2026.

Nel suo discorso, il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito ha indicato le parole attorno alle quali si costruisce l’identità militare:

“Disciplina, onore, Patria, lealtà, coraggio, spirito di corpo, dovere. Sono parole con cui imparerete presto a confrontarvi ogni giorno. Su di esse dovrete riflettere, perché tra poche settimane presterete giuramento di fedeltà alla Repubblica, assumendovi l’impegno di servire e difendere la Patria, fino all’estremo sacrificio se necessario”.

Parole pesanti, perché pronunciate davanti a chi si prepara a entrare pienamente nella dimensione del servizio armato. Masiello ha poi insistito sul ruolo della disciplina, definendola il fondamento della vita militare:

“La disciplina è il fondamento della vita militare. La nostra missione è servire l’Italia in armi, e l’impiego delle armi può esistere soltanto all’interno di regole precise; diversamente si trasformerebbe in un semplice esercizio di violenza, che non appartiene ai soldati”.

Un passaggio particolarmente incisivo, che distingue con nettezza la forza legittima dello Stato dalla violenza priva di regole. Il soldato, nel messaggio del Capo di SME, non è chi impugna un’arma, ma chi sa farlo dentro un sistema di valori, limiti e responsabilità.

“Servono soldati con la S maiuscola”

Nel corso dell’incontro ad Ascoli, il Generale Masiello ha richiamato anche il significato dell’onore e della Patria, due concetti che nella formazione militare non restano formule astratte, ma diventano criteri quotidiani di comportamento.

“L’onore è l’orgoglio di indossare l’uniforme, di portare il Tricolore sul braccio, di appartenere a un’Istituzione al servizio del Paese e dei suoi cittadini. Nel concetto di Patria sono racchiuse le nostre radici, la nostra storia e i valori che ci uniscono. La Patria è il rispetto per chi ha sacrificato la propria vita per l’Italia. È la consapevolezza di appartenere a una Nazione che merita di essere servita, difesa e onorata. Per questo servono soldati con la ‘S’ maiuscola”.

È qui che il discorso assume il tono più pungente: l’Esercito, mentre guarda alla modernizzazione e all’innovazione, ribadisce che la tecnologia non basta. Senza uomini e donne preparati, disciplinati e moralmente solidi, ogni trasformazione resta incompleta.

Tappa a L’Aquila: il giuramento come eredità e responsabilità

Al termine della visita ad Ascoli, il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito si è spostato a L’Aquila, sede del II Battaglione del 235° RAV “Piceno”, dove è giunto nel primo pomeriggio.

Anche in questa sede ha incontrato il personale del battaglione, condividendo un momento di confronto con chi è impegnato nel percorso formativo dei giovani volontari.

Nel suo intervento, Masiello ha collegato il cammino dei nuovi militari alla storia repubblicana:

“Ottant’anni fa nasceva la Repubblica Italiana. Ottant’anni fa l’Esercito giurava fedeltà a un nuovo ordine democratico. Da allora generazioni di soldati hanno servito il Paese con dedizione, offrendo la propria vita per il bene dell’Italia. Questa è l’eredità che assumerete sulle vostre spalle nel momento in cui pronuncerete il vostro giuramento”.

Il giuramento, dunque, non come formalità, ma come passaggio identitario. Un atto che lega il singolo militare alla Repubblica, alla storia dell’Esercito e alla responsabilità di rappresentare l’Istituzione in ogni comportamento.

Standard elevati e nessun compromesso

A L’Aquila, il Capo di SME ha insistito su un punto centrale: l’essere soldati richiede standard alti. Non soltanto dal punto di vista fisico, ma anche morale e professionale.

“È un’eredità che richiede standard fisici, morali e professionali elevati, sui quali non possono esserci compromessi. Il comportamento di ciascun soldato non riguarda soltanto sé stesso: può avere conseguenze sui propri commilitoni e sull’intera Istituzione”.

È uno dei passaggi più diretti della giornata. Ogni gesto, ogni scelta, ogni condotta individuale ricade su una comunità più ampia. Nell’Esercito, l’errore del singolo non resta mai davvero solo del singolo.

Masiello ha poi ricordato la durezza concreta della vita militare:

“Per essere soldati serve forza di volontà. Serve la capacità di mettere il dovere al primo posto, anche nelle giornate più difficili. In quei periodi in cui non esistono sabati o domeniche, quando le notti sono brevi, le sveglie suonano prima dell’alba, la pioggia è battente o il caldo è insopportabile. Perché la Patria si difende sempre!”.

Una frase che non lascia spazio ad ambiguità: il mestiere delle armi non si misura nei momenti comodi, ma quando la fatica diventa parte della missione.

Ultima tappa a Capua, al 17° RAV “Acqui”

Le visite del Capo di Stato Maggiore dell’Esercito si sono concluse nel pomeriggio a Capua, presso la Caserma “Oreste Salomone”, sede del 17° Reggimento Addestramento Volontari “Acqui”.

Dopo la resa degli onori, il Generale Masiello è stato accolto dal Comandante di Reggimento, Colonnello Vincenzo Catalano. Anche in questa occasione ha salutato la Bandiera di Guerra e ha incontrato i Volontari in Ferma Iniziale, insieme al personale militare e civile.

Nel suo intervento conclusivo, il Capo di SME ha richiamato il valore della determinazione e dello spirito di corpo:

“I momenti difficili si superano con la determinazione, con una preparazione fisica adeguata, con valori profondamente radicati e con quella fiducia reciproca che costituisce lo spirito di corpo. Lo spirito di corpo è il legame che unisce i soldati. È la consapevolezza di appartenere a una famiglia nella quale si cresce insieme, si migliora insieme e nessuno viene lasciato indietro”.

Lo spirito di corpo come antidoto alla fragilità

Il passaggio sullo spirito di corpo rappresenta uno dei nuclei più forti dell’intera visita. In un percorso addestrativo che chiede fatica, adattamento e disciplina, il gruppo diventa elemento decisivo.

Non si tratta soltanto di cameratismo, ma di responsabilità reciproca. Nell’Esercito si cresce insieme, si affrontano le difficoltà insieme e, soprattutto, nessuno viene lasciato indietro. È una formula semplice, ma contiene l’essenza della professione militare: il valore del singolo si misura anche nella capacità di sostenere gli altri.

“Lo giuro”: il momento che cambia tutto

A Capua, Masiello ha poi rivolto lo sguardo al giorno del giuramento, momento atteso dai Volontari in Ferma Iniziale e dalle loro famiglie.

“Diventare soldati significa scegliere una professione unica, capace di offrire soddisfazioni profonde che vanno ben oltre l’aspetto materiale. Significa dedicare la propria vita a qualcosa di più grande di sé. Vi do appuntamento al giorno del vostro giuramento, quando, davanti ai vostri genitori, ai vostri familiari e alle persone che vi sono care, pronuncerete con orgoglio le parole ‘Lo giuro’. In quel momento, quel grido rappresenterà la conferma della consapevolezza, della maturità e dell’orgoglio della scelta di vita che avete compiuto”.

Il giuramento diventa così il punto di arrivo della prima fase formativa e, allo stesso tempo, l’inizio di una responsabilità più grande. Non una cerimonia da archiviare, ma il momento in cui la scelta personale si trasforma in impegno pubblico.

Modernizzazione dell’Esercito, ma la sfida resta umana

La visita ai Reggimenti Addestramento Volontari conferma una linea precisa: l’Esercito Italiano guarda alla modernizzazione e all’innovazione, ma non rinuncia a ribadire che il cuore della Forza Armata resta il personale.

La formazione dei Volontari in Ferma Iniziale è il primo banco di prova. Qui si costruiscono disciplina, senso del dovere, spirito di corpo, resistenza alla fatica e consapevolezza del ruolo. Qui si capisce se una scelta è davvero tale o se resta soltanto un entusiasmo passeggero.

Il messaggio del Generale Carmine Masiello ai giovani volontari è stato diretto: servire l’Italia significa accettare sacrifici, pretendere molto da sé stessi e comprendere che l’uniforme impone responsabilità quotidiane. Perché l’Esercito può cambiare mezzi, dottrine e strumenti, ma resta fondato su un principio essenziale: senza soldati preparati, leali e consapevoli, non esiste vera difesa della Patria.

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 Andrea Valenti

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