Associazione Archeofuturo presenta 7^ edizione di In-ruins tra Venosa e Melfi: open call per residenze artistiche entro il 2 luglio 2026


L’associazione Archeofuturo organizza dal 7 settembre all’11 ottobre 2026 tra Venosa e Melfi la 7^ edizione di di In-ruins. L’evento arriva in Basilicata per la seconda volta, dopo l’esperienza del 2024 a Metaponto e Matera. Il progetto approda questa volta nel Vulture-Melfese, tra Venosa e Melfi, in provincia di Potenza, proseguendo il proprio percorso di ricerca attraverso i paesaggi archeologici del Sud Italia.
Crocevia millenario strutturato attorno all’asse fluviale dell’Ofanto-Sele, connettore tra il mondo adriatico e quello appenninico, questo territorio ha messo in relazione sin dall’antichità la Daunia costiera a est con la costa ionica a sud, seguendo la valle del Bradano, e quella tirrenica a ovest. Dopo Sibari, Metaponto e Canosa di Puglia, In-ruins torna in Lucania ripercorrendo questa millenaria triangolazione.
La residenza 2026 si sviluppa a cavallo tra due realtà archeologiche profondamente interconnesse, in convenzione con i Musei e Parchi Archeologici di Melfi e Venosa, con il partenariato del Comune di Venosa – che ospiterà i residenti presso il Convento della Madonna delle Grazie -, il patrocinio del Comune di Melfi e la collaborazione con Fondazione Elpis, partner del progetto dal 2023. Si rinnova inoltre la sinergia accademica internazionale con AHA Network (Archaeology-Heritage-Art Network) di UCL.
In-ruins residency 2026 è diretta da Nicola Guastamacchia con la curatela di Nicola Nitido.

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OPEN CALL
Immaginate di attraversare un paesaggio vulcanico puntellato di castagni e querce, oliveti e vigneti, ascoltando allo stesso momento il barrito di elefanti preistorici, il movimento di genti italiche e romane, clangori d’armi in castelli medievali, note di madrigali cinquecenteschi, sparatorie postunitarie e l’incessante attività di una grande fabbrica di automobili. È il cosmo del Vulture-Melfese, crocevia millenario strutturato attorno all’asse fluviale dell’Ofanto-Sele, connettore tra il mondo adriatico e quello appenninico. Sin dall’antichità, percorsi interni hanno messo in relazione quest’area con i territori della Daunia costiera a est, con la costa ionica a sud, attraverso la valle del Bradano, e con la costa tirrenica a ovest. Dopo Sibari, Metaponto e Canosa di Puglia, per la sua VII edizione In-ruins torna in Basilicata, questa volta in provincia di Potenza, ripercorrendo questa antica triangolazione.
Venosa fu fondata come colonia latina nel 291 a.C., in un territorio la cui frequentazione risale indietro nel tempo sino al paleolitico. Sviluppata lungo il tracciato della Via Appia, diede i natali a Quinto Orazio Flacco (65-8 a.C.), poeta del carpe diem, dell’aurea mediocritas e del labor limae. Secoli più tardi, nel castello, nacque il principe Carlo Gesualdo (1566-1613), assassino e musicista, che vi fondò le Accademie dei Piacevoli e dei Rinascenti, trasformando la residenza feudale in un laboratorio sonoro radicale. Il tessuto urbano segue ancora l’antico tracciato romano, e l’Incompiuta normanna della SS. Trinità ne segna il limite: una chiesa medievale mai completata – l’opposto di una rovina. Interrotta prima di esistere davvero, eppure da sempre tangibile.
Melfi è la prima capitale Normanna nel Sud Italia. Il castello domina la vallata su una piattaforma lavica fatta della stessa pietra con cui fu costruito tra XI e XIII secolo. Qui, nel 1231, Federico II di Svevia promulga le Constitutiones Melphitanae, monumento legislativo del Medioevo europeo e, per alcuni storici, atto di nascita dello Stato amministrativo moderno. Nel museo archeologico nazionale “Massimo Pallottino”, ospitato nel castello, è custodito il Sarcofago di Rapolla (II sec. d.C.), di produzione microasiatica e testimonianza dei legami profondi di quest’area con il Mediterraneo.
Tornando indietro – prima dei Romani – il Vulture-Melfese diventa zona di frontiera tra mondi distinti ma contigui: Dauni, Lucani, Enotri. Culture in continua contaminazione, come mostrano le collezioni dei musei del territorio. Tra queste si collocano anche le popolazioni osche dell’area bantina, Bantia, oggi Banzi. Nel I sec. a.C., nel contesto delle guerre sociali (91-87 a.C.), queste comunità intraprendono percorsi di progressiva e volontaria adozione di pratiche rituali e istituzionali romane. Ne è testimonianza l’Askos Catarinella (III a.C.): vaso funerario policromo proveniente dalla Necropoli di Lavello che raffigura un rito indigeno celebrato con forme romane: la contaminazione già assorbita nel gesto del lutto, come pratica quotidiana e non come sopraffazione.
Con un balzo in avanti di circa duemila anni, lo stesso paesaggio è teatro di tutt’altro rapporto con il potere. E’ il tempo del brigantaggio postunitario. Con la caduta del Regno delle Due Sicilie e l’unificazione della penisola sotto la monarchia sabauda, una parte della popolazione rurale si organizza in resistenza armata: la repressione fu tanto violenta da venir raccontata da alcuni storici come la prima guerra civile italiana – definizione controversa, ma indicativa della portata del conflitto. In questo contesto emerge la figura di Carmine Crocco (1830-1905), che si impose come il principale capobanda del brigantaggio lucano: il 10 aprile 1861 occupa Venosa e pochi giorni dopo Melfi, portando la guerra contadina nel cuore del territorio che stiamo attraversando.
Questa oscillazione tra integrazione e resistenza si articola diversamente nel Novecento con l’industrializzazione e il radicarsi della questione meridionale. Lo stabilimento petrolchimico ANIC-ENI di Pisticci, avviato nel 1965 nella Val Basento, inaugura una stagione di grandi infrastrutture produttive calate su un paesaggio che le precede e le sopravviverà. La stessa logica ritorna, su scala diversa, con lo stabilimento FIAT di San Nicola di Melfi, inaugurato nel 1993 (oggi Stellantis): impianto frutto di uno sviluppo maturato altrove, tuttora sospeso tra promesse future e cassa integrazione.
Sotto questi strati, il tempo sprofonda fino a presenti difficili da immaginare. Il sito di Notarchirico, a circa 9 chilometri da Venosa, restituisce tracce umane e animali datate oltre 600.000 anni fa: strumenti litici, resti faunistici e un frammento di femore attribuito all’homo heidelbergensis, la più antica attestazione fossile umana nota in Italia. Il Vulture era allora in piena attività vulcanica, il territorio percorso da laghi e paludi, un ecosistema abitato da specie oggi scomparse da questo paesaggio – che proveremo a far anche nostro.

ASSI DI RICERCA
– Integrazione e resistenza
L’Askos Catarinella raffigura un rito indigeno già celebrato con forme romane. I Bantini adottano volontariamente il sistema istituzionale di Roma prima di appartenerle. Duemila anni dopo, i briganti di Crocco percorrono quelle stesse strade in direzione opposta. Questo asse esplora le soglie tra assimilazione e resistenza, le forme ibride che emergono nei momenti di contatto tra culture asimmetriche, e ciò che si guadagna e si perde in questi scontri e incontri.

– Incompiutezza e possibilità
L’Incompiuta della SS. Trinità non è una rovina: è un progetto cristallizzato nel momento del suo abbandono. Le pareti si alzano per tre o quattro metri. Poi si fermano. Questa condizione si riflette nel paesaggio contemporaneo che la circonda, facendo eco negli scheletri di cemento armato che costellano il Sud, ma anche nello stabilimento Stellantis di Melfi, monumento a un futuro industriale anch’esso mai completato. Questo asse esplora l’incompiuto non come fossile ma come condizione produttiva – ciò che abita, e ciò che può ancora abitare, il suo paesaggio.

– Tempo profondo e appartenenza
Il sito di Notarchirico e il Sarcofago di Rapolla segnano i due estremi di una domanda che questo territorio pone con forza: cosa significa riconoscere come proprio un paesaggio che ci precede di centinaia di migliaia di anni, o che porta i segni di mondi lontanissimi? Questo asse esplora il rapporto tra appartenenza e straniamento, tra la profondità del tempo geologico e la precaria mobilità delle popolazioni mediterranee.

– Macrocosmi e microcosmi
La Brocchetta di Ripacandida (V sec. a.C.) e l’Auguraculum Bantino (I sec. a.C.) sono dispositivi operativi: dal territorio si protendono verso il cielo, per interrogarlo e riceverne una risposta sulla terra. Non rappresentazioni, ma sistemi di traduzione tra ciò che sovrasta e ciò che abita un luogo. Carlo Gesualdo compie il movimento opposto: rinchiuso nel castello di Venosa dopo l’assassinio della moglie e del suo amante, precipita verso l’interno, lavorando al limite del dicibile – dissonanze irrisolte, modulazioni instabili, cromatismi radicali che Stravinsky rielabora nel Monumentum pro Gesualdo (1960) e Werner Herzog racconta in Death for Five Voices (1995). Tra macrocosmi e microcosmi, proponiamo di esplorare queste due posture come pratiche complementari – interrogare il cosmo, abitare la dissonanza – e le forme che possono assumere nel presente.

SITI ARCHEOLOGICI
Parco Archeologico di Venosa: Cuore della stratificazione storica del territorio, il parco conserva testimonianze della città romana di Venusia, fondata nel 291 a.C. come colonia latina lungo il tracciato della Via Appia, e ospita uno dei complessi architettonici più enigmatici del Sud Italia: la chiesa della Santissima Trinità e l’Incompiuta, grande struttura mai terminata che sfugge tanto alla categoria del monumento compiuto quanto a quella della rovina tradizionale. L’area restituisce le tracce di una città che ha rappresentato per secoli un punto di snodo tra culture, commerci e poteri differenti – e la condizione sospesa dell’Incompiuta la rende uno dei riferimenti centrali della riflessione curatoriale di questa edizione.
Museo Archeologico Nazionale “Mario Torelli” di Venosa: Ospitato nelle gallerie seminterrate del Castello di Pirro del Balzo, il museo conserva reperti che raccontano le molteplici stratificazioni culturali del territorio, dall’età preromana alla romanizzazione, offrendo un contesto fondamentale per comprendere i processi di contatto, assimilazione e trasformazione che attraversano il Vulture-Melfese.
Museo Archeologico Nazionale “Massimo Pallottino”, Melfi: Ospitato nel Castello di Melfi, il museo raccoglie testimonianze archeologiche provenienti dall’area del Vulture-Melfese e dai territori limitrofi, restituendo la complessità delle culture che hanno abitato questa regione. Tra i reperti di riferimento figurano oggetti che testimoniano la ricchezza simbolica e materiale delle civiltà preromane dell’Italia meridionale.
Castello di Melfi: Tra i principali complessi monumentali del Mezzogiorno medievale, il castello introduce una diversa scala temporale e politica all’interno della residenza, legata ai rapporti tra potere, controllo territoriale e costruzione storica dell’identità del Sud Italia. La sua presenza connette archeologia, architettura e memoria politica in un unico dispositivo di lettura.
Parco Paleolitico di Notarchirico: A pochi chilometri da Venosa, il sito di Notarchirico estende radicalmente la profondità temporale della residenza. Con testimonianze di presenza umana risalenti a oltre 600.000 anni fa, rappresenta uno dei siti paleolitici più significativi d’Europa e introduce una riflessione sul tempo profondo, sulla presenza umana e sul rapporto tra paesaggio, trasformazione e permanenza.

NETWORK
● In convenzione con: Musei e Parchi Archeologici di Melfi e Venosa
● In collaborazione con: Fondazione Elpis
● Con il partenariato di: Comune di Venosa
● Con il patrocinio di: Comune di Melfi, Fondazione Italia Patria della Bellezza
● Sinergia accademica: AHA Network (Archaeology-Heritage-Art Network)
● Design: Donato Loforese

CALENDARIO
– Open call: 2 giugno – 2 luglio 2026 (h 24:00 – CET)
– Selezioni: entro il 15 luglio
– Date residenza: 7 settembre – 11 ottobre
(Obbligo di partecipazione ad almeno il 4 delle 5 settimane)

COME CANDIDARSI
Le candidature devono essere inviate attraverso il form presente a questo link. Dopo aver inserito le informazioni richieste, inviare un PDF unico (max 10 mb) contenente:
– CV (max 3 pagine)
– PORTFOLIO (max 15 pagine con immagini di opere o (per curatori e ricercatori) progetti curatoriali o di ricerca precedenti)
– PROGETTO DI RESIDENZA (500 parole max + eventuali immagini di accompagnamento). Si noti che il PROGETTO non è considerato definitivo e può essere trasformato nel corso della residenza.
– Ove possibile, è richiesto di segnalare i materiali necessari allo sviluppo della propria pratica o del progetto proposto, includendo tali informazioni direttamente nel PDF di candidatura.
– Il PDF di candidatura deve essere nominato secondo il seguente formato: COGNOME_NOME_INRUINS2026.
In caso di difficoltà nella compilazione o nell’invio della candidatura, è possibile contattare il team all’indirizzo info@inruins.org.

GIURIA
Gianpaolo Cacciottolo (PhD, Curatore e Direttore del Civico Museo Archivio di Etno Antropologia e Arte Contemporanea, Campagna); Sara Fumagalli (Curatrice, GAMeC – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea, Bergamo); Stefano Mudu (Post-doc in Storia dell’Arte e Cultura Visiva, Università di Bergamo); Sofia Schubert (Curatrice, Responsabile Mostre e Residenze, Fondazione Elpis, Milano); Maria Paola Zedda (Curatrice e ricercatrice, PhD candidate IUAV Università di Venezia / PERLa – Performance Epistemologies Research Lab, Direttrice Artistica “Le Alleanze dei Corpi”).

CONDIZIONI
– ACCESSO GRATUITO ai siti del patrimonio archeologico e museale coinvolti nel progetto. Partecipazione gratuita a visite, gite di gruppo e accesso a luoghi, archivi e contesti di ricerca rilevanti per lo sviluppo dei progetti.
– ALLOGGIO per 35 giorni a Venosa, in stanze private con bagni condivisi, presso il Convento della Madonna delle Grazie. Wi-fi incluso.
– STUDIO SPACES condivisi in loco.
– VITTO: colazione + cene incluse
È importante considerare che le strutture e le abitudini del contesto locale potrebbero non garantire sempre alternative immediate per ogni esigenza alimentare. Faremo il possibile per trovare soluzioni adatte a tutt*, ma ai/alle residenti è richiesto un approccio comprensivo e flessibile rispetto alla cucina e alle consuetudini del territorio. Allergie e altre condizioni mediche devono essere comunicate prontamente in caso di selezione.
– BUDGET DI PRODUZIONE: fino a 1000 euro lordi per artista.
N.B. Il budget non è una fee e non sarà conferito anticipatamente. Configura il limite massimo di spesa destinato a comprovate esigenze di produzione o ricerca di ciascun/a partecipante.
N.B. I beni durevoli che non costituiscono opere ma strumenti di produzione (es. macchine fotografiche, hardware, strumenti di lavoro) possono essere acquisiti tramite il budget di produzione a uso esclusivo del/della partecipante durante la residenza, con obbligo di cura, ma restano di proprietà della residenza.
N.B. Il budget di produzione è disponibile anche per curatori/trici e ricercatori/trici, nel rispetto della regola sui beni durevoli, che si applica anche a libri e riviste (acquistabili fino a un massimo del 25% del budget). Può essere utilizzato per sostenere sperimentazioni e processi di ricerca attivati durante la residenza.
– FEE DI PARTECIPAZIONE: 500 euro a titolo di rimborso spese per viaggi ed eventuali spese di spedizione dell’opera prodotta allo studio. A fronte della fee di partecipazione, l’artista si impegna a donare ad Archeofuturo APS una prova d’artista, bozza o opera di piccolo formato prodotta in residenza. Queste donazioni confluiranno nella collezione di In-ruins, come parte di un percorso di valorizzazione delle attività e dei/delle partecipanti. La fee sarà corrisposta in loco (50% all’inizio della residenza / 50% alla fine, nel rispetto delle condizioni del programma) con modalità da concordare caso per caso in base alla situazione fiscale e alla provenienza del/della partecipante.
– AUTO DEDICATA per gite, visite e necessità di ricerca e produzione. L’auto è pensata per esigenze collettive e attività legate al programma, non per uso personale e discrezionale. I/le partecipanti con patente valida e disponibilità alla guida sono invitati/e a segnalarlo in fase di application.
– SUPPORTO CURATORIALE continuativo durante tutta la residenza.
– INCONTRI E COLLABORAZIONI con archeologi/e, studiosi/e ed esperti/e del territorio in base alle esigenze di ricerca e produzione.
– RESTITUZIONI: i risultati della residenza saranno oggetto di una restituzione pubblica dedicata a condividere il percorso con gli abitanti di Venosa e di Melfi, e di un successivo momento di presentazione del progetto a Milano, presso Fondazione Elpis, nella primavera 2027.


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