Dazi, tensioni geopolitiche, conflitti internazionali e una profonda ridefinizione delle rotte commerciali stanno ridisegnando gli scenari del commercio mondiale. In questo contesto, il settore italiano dei vini, degli spiriti e degli aceti si trova ad affrontare una fase particolarmente complessa, caratterizzata da cambiamenti rapidi e da una crescente incertezza sui mercati internazionali.
È quanto emerso oggi a Roma durante l’Assemblea Generale di Federvini, aperta dal presidente Giacomo Ponti e alla quale hanno preso parte il ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale Antonio Tajani, il ministro dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste Francesco Lollobrigida e il viceministro delle Imprese e del Made in Italy Valentino Valentini.
L’analisi presentata dall’Osservatorio Federvini, realizzata in collaborazione con Nomisma e TradeLab, evidenzia un rallentamento generalizzato dell’export di vini e spiriti da parte dei principali Paesi produttori verso quasi tutti i mercati di riferimento. Sul fronte interno, invece, arrivano segnali incoraggianti dalla grande distribuzione organizzata, dove vini, spiriti e aceti hanno mantenuto o migliorato le proprie performance nel primo trimestre dell’anno.
«Il 2025 ci ha messo alla prova con un’intensità senza precedenti», ha dichiarato il presidente di Federvini Giacomo Ponti. «Prima i dazi reciproci, poi la loro sospensione e infine l’attuale regime al 10%, in vigore fino al 24 luglio. Le nostre imprese hanno dimostrato una straordinaria capacità di adattamento. Ora è fondamentale che la ratifica dell’accordo tra Unione Europea e Stati Uniti si concluda rapidamente».
Secondo Ponti, il mercato statunitense resta strategico e non può essere sostituito, ma al tempo stesso è necessario proseguire nel percorso di diversificazione e innovazione, rafforzando la presenza italiana nei tavoli decisionali europei.
Mercato interno: spumanti protagonisti, bene spiriti e aceti
I dati della grande distribuzione mostrano andamenti differenziati tra i vari comparti. Il vino registra una lieve flessione nei volumi (-1%), compensata però da una crescita del valore delle vendite (+2,2%). Continua inoltre la corsa degli spumanti, che segnano un incremento dell’8,7%, confermando una tendenza positiva consolidata negli ultimi cinque anni.
Positivo anche il comparto degli spiriti, che mette a segno una crescita del 2,9% nei volumi grazie soprattutto agli aperitivi alcolici e alle bevande sodate. In aumento anche il consumo di gin, mentre la grappa continua a registrare risultati negativi. Segno più anche per gli aceti, che crescono sia a valore (+2,4%) sia a volume (+1%). A trainare il comparto sono soprattutto l’aceto di mele e la stabilità dell’Aceto Balsamico di Modena Igp.
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Export in difficoltà sui mercati internazionali
Lo scenario internazionale resta tuttavia particolarmente complesso. Nei primi tre mesi del 2026 il valore delle importazioni di vino nei dodici principali mercati mondiali è diminuito del 17,1% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Il calo più marcato è stato registrato negli Stati Uniti, dove il valore delle importazioni è sceso del 38,9%. Seguono Cina (-10,6%) e Canada (-10,5%). In questo contesto, l’export italiano di vino ha limitato le perdite a un -13,3% a valore, mostrando una tenuta migliore rispetto alla contrazione complessiva della domanda internazionale. Più favorevole la situazione per gli spiriti, che nel primo bimestre dell’anno hanno registrato una crescita delle esportazioni pari al 5,8%, sostenuta soprattutto dalla domanda proveniente da Spagna e Regno Unito.
Negli Stati Uniti fedeltà al made in Italy nonostante i rincari
Uno dei dati più significativi emersi dall’indagine condotta da Nomisma su 1.200 consumatori statunitensi riguarda la forte fidelizzazione verso i prodotti italiani. Nonostante gli aumenti di prezzo causati dai dazi siano stati percepiti dalla maggior parte degli acquirenti, meno del 10% degli intervistati ha dichiarato di aver sostituito vini, spiriti o Aceto Balsamico di Modena Igp con prodotti alternativi.
Anche di fronte all’ipotesi di ulteriori rincari del 20%, una quota rilevante di consumatori afferma che non cambierebbe le proprie abitudini di acquisto. A guidare la scelta resta soprattutto la qualità percepita: il 47% associa ai vini italiani standard qualitativi superiori, percentuale che sale al 48% per gli spirits e al 42% per l’Aceto Balsamico di Modena Igp.
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Consumi fuori casa: il peso dell’inflazione
Sul fronte della ristorazione e dei consumi fuori casa, il settore ha chiuso il 2025 con un valore complessivo di 102 miliardi di euro e circa 9,6 miliardi di visite. A trainare il mercato è stata la ristorazione indipendente, che ha raggiunto un valore di circa 55 miliardi di euro, in lieve crescita rispetto all’anno precedente.
L’indagine TradeLab evidenzia però come il consumo di vino e liquori nei locali sia fortemente influenzato dalla capacità di spesa dei consumatori. Nei ristoranti di fascia alta, il 55% dei clienti dichiara di consumare sempre vino o bollicine durante il pasto. La percentuale scende al 25% nei ristoranti di fascia media e all’11% in quelli di fascia bassa. Una dinamica simile riguarda anche amari e distillati da fine pasto. Il vino continua comunque a rappresentare un elemento centrale dell’esperienza gastronomica: il 67% degli intervistati ritiene che la scelta di una buona etichetta influenzi in modo significativo la qualità complessiva del pasto al ristorante.
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Giovani e nuove tendenze di consumo
Dall’indagine emergono inoltre segnali di evoluzione nelle preferenze dei consumatori più giovani. Tra gli under 25 cresce infatti l’interesse verso vini biologici e naturali, considerati interessanti dal 53% degli intervistati tra i 18 e i 24 anni. Si affacciano inoltre, seppur in maniera più contenuta, nuove categorie come i vini a basso contenuto alcolico o completamente analcolici. Tendenze che, secondo gli analisti, non mettono in discussione il ruolo centrale delle produzioni tradizionali, ma che rappresentano un segnale importante per le imprese chiamate a intercettare nuove modalità di consumo e nuove sensibilità generazionali.
In un contesto globale sempre più incerto, il settore italiano di vini, spiriti e aceti si trova dunque davanti alla sfida di coniugare tradizione e innovazione, facendo leva sulla qualità e sulla forza del made in Italy per continuare a competere sui mercati internazionali.
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