(di Col. (ris.) della Guardia di Finanza Dott. Sergio De Santis)
Mentre continua il viaggio di Papa Leone XIV in Spagna, rimbalza ancora forte la polemica tra il Santo Padre e l’Amministrazione Trump. L’ultimo di una serie di scontri ha visto il Papa ribattere al Vicepresidente JD Vance, che aveva definito il conflitto con l’Iran una “guerra giusta”, secondo i canoni dottrinali; tesi subito smentita da Papa Prevost. A questo punto la domanda sorge spontanea: ma il Vaticano, entità politicamente di grande peso sugli equilibri mondiali, da che parte sta?
Che la Repubblica Islamica dell’Iran sia una nazione imperialista alla ricerca del dominio dell’area, in contrapposizione ad Israele, è un dato certo. Che per far questo voglia combattere il Grande Satana – cioè gli Stati Uniti, agli occhi degli Ayatollah patria della depravazione – e distruggere il Piccolo Satana, cioè Israele, con ogni mezzo, compreso il ricorso all’arma nucleare, è un fatto assodato, essendo obiettivi che figurano nella dottrina ufficiale dell’Iran. Oltre a questi scopi politici, ce n’è un altro di natura religiosa, e cioè l’egemonia degli sciiti sui sunniti, e quindi la conquista dei due luoghi sacri dell’Islam, la Mecca e Medina.
A fronte di questi intendimenti oramai conosciuti da tutto il mondo, Stati Uniti ed Israele si sono mosse preventivamente, scatenando il conflitto in corso.
A questo punto, al di là del giusto richiamo del Papa alla pace per tutti i conflitti in atto, per quello mediorientale non è sfuggita non solo la mancata condanna delle intenzioni genocidarie degli Ayatollah, così palesi da restare sgomenti, ma addirittura c’è stata la dura reprimenda proprio nei confronti degli americani, e un atteggiamento, se non affettuoso, comunque cordiale con la Repubblica Islamica, confermato dal continuo scambio intellettuale e religioso mai cessato tra quest’ultima ed il Vaticano.
I PAPI E L’ISLAM, PRIMA E DOPO IL CONCILIO VATICANO II
Ovviamente questo rapporto privilegiato dei Papi con l’Islam, sunnita o sciita, non è sempre stato così ricco di dialogo. Nei secoli scorsi, senza arrivare alle Crociate, nel 1885 Leone XIII ricordava come l’Europa cristiana avesse vittoriosamente respinto le invasioni dei Maomettani, mentre nel 1944 Pio XII ricordava le Crociate, che storicamente servirono a difendere la fede e la civiltà dell’Occidente cristiano contro l’Islam.
Poi, con il Concilio Vaticano II, le cose sono cambiate, ed in tal senso il primo Papa pioneristico nel voler capire e credere, al (presunto) messaggio di pace proveniente dall’Islam, è stato Giovanni Paolo II, il primo Papa a pregare in una moschea (Damasco 2001) e che nel 1999 compì un gesto simbolico di rottura, come il baciare il Corano.
Diverso il caso di Benedetto XVI, che continuò il dialogo ma che riteneva l’Islam una religione totalmente diversa dal cristianesimo e dalla società occidentale, e questo non rendeva facile la convivenza, avendo capito in anticipo l’ambiguità in cui si dibatteva l’islam contemporaneo e la sua fatica nel trovare un posto nella società moderna.
Infine c’è stato l’avvento di Papa Francesco, che ha sposato in pieno il dialogo di fratellanza con i musulmani, fino ad arrivare, ad Abu Dhabi il 4 febbraio 2019, a firmare il documento sulla fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune, assieme al Grande Imam di Al-Azhar, Ahmad Al-Tayyeb.
LA FRATELLANZA TRA CRISTIANI E MUSULMANI
Nel documento vengono condannate tutte le pratiche che minacciano la vita come i genocidi e gli atti terroristici, chiedendo di: “cessare di strumentalizzare le religioni per incitare all’odio, alla violenza, all’estremismo e al fanatismo cieco e di smettere di usare il nome di Dio per giustificare atti di omicidio, di esilio, di terrorismo e di oppressione. Il terrorismo esecrabile che minaccia la sicurezza delle persone, sia in Oriente che in Occidente, sia a Nord che a Sud, spargendo panico, terrore e pessimismo non è dovuto alla religione – anche se i terroristi la strumentalizzano – ma è dovuto alle accumulate interpretazioni errate dei testi religiosi, alle politiche di fame, di povertà, di ingiustizia, di oppressione, di arroganza; per questo è necessario interrompere il sostegno ai movimenti terroristici attraverso il rifornimento di denaro, di armi, di piani o giustificazioni e anche la copertura mediatica, e considerare tutto ciò come crimini internazionali che minacciano la sicurezza e la pace mondiale”.
C’è poi un forte richiamo alle donne: ”È un’indispensabile necessità riconoscere il diritto della donna all’istruzione, al lavoro, all’esercizio dei propri diritti politici. È necessario anche proteggerla dallo sfruttamento sessuale e dal trattarla come merce o mezzo di piacere o di guadagno economico. Per questo si devono interrompere tutte le pratiche disumane e i costumi volgari che umiliano la dignità della donna e lavorare per modificare le leggi che impediscono alle donne di godere pienamente dei propri diritti”.
CRISTIANESIMO E ISLAM, E’ DAVVERO UN PERCORSO DI PACE?
Questo è quindi il solco su cui si muove anche Leone XIV, apparentemente non preoccupato dall’aggressività del regime teocratico iraniano, dall’intolleranza islamista che aizza lupi solitari in tutto l’occidente, dalla mancanza di condanna del terrorismo da parte del cosiddetto Islam moderato, dalla mancanza dei diritti delle donne in tantissime realtà islamiche, a partire proprio da quella iraniana.
Il dialogo prima di tutto e nonostante tutto, questa sembra essere la politica vaticana. Certo, il dialogo è importante ed indispensabile, specie se il tuo interlocutore, l’Islam sciita, esercita un grande fascino sulle gerarchie vaticane, e questo può essere spiegato da una certa similitudine organizzativa, visto che rispetto all’Islam sunnita, dove non c’è un’autorità comune, quello sciita iraniano può contare su una struttura verticistica, con una gerarchia di studiosi di legge islamica guidata dalla Guida Suprema.
Il Papa è quindi davvero certo che nel mondo islamico, sunnita o sciita, ci sia questa grande voglia di convivenza con l’occidente cristiano? Un occidente che agli occhi dei sostenitori della “vera fede” – ossia la sottomissione all’unico e incommensurabile Dio, chiamato Allah – appare sicuramente traviato nei costumi e non solo? E sulla sicurezza di Israele, il Papa ed il suo Segretario di Stato, Cardinale Pietro Parolin, si sono posti il dubbio se gli ebrei potranno vivere in pace, magari assieme ad una Autorità Palestinese più presentabile, dopo 80 anni di guerre di aggressione subite, o dovranno aspettarsi l’olocausto nucleare?
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Col. SERGIO DE SANTIS
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