Bruxelles, Mosca e Pechino: la battaglia invisibile per la più importante nuova rotta commerciale dei Balcani


Il collo di bottiglia dei Balcani: il corridoio di trasporto più ambizioso e rischioso d’Europa riuscirà finalmente a raggiungere una svolta decisiva?

Ciò che sulla mappa appare come un collegamento logico, in realtà si rivela essere uno dei progetti infrastrutturali più ambiziosi, costosi e politicamente delicati del nostro tempo: il Corridoio VIII. Lungo circa 1.500 chilometri, questo modernissimo asse di trasporto è concepito per collegare direttamente il Mar Adriatico al Mar Nero attraverso i Balcani occidentali, creando così una nuova arteria est-ovest attraverso l’Europa. Ma dietro gli imponenti piani di costruzione di ferrovie, autostrade e porti marittimi si cela molto più di una semplice pietra miliare logistica. Il progetto multimiliardario è diventato una scacchiera geopolitica dove UE, NATO, Cina e Russia si contendono influenza strategica, sicurezza e controllo delle nuove rotte commerciali. Sebbene il potenziale economico sia enorme e il percorso prometta un’alternativa a prova di crisi per le catene di approvvigionamento globali, il progetto rischia ripetutamente di impantanarsi in un campo minato diplomatico. Conflitti storici, instabilità politica e ostacoli burocratici ne rallentano lo sviluppo. Questa analisi approfondita fa luce sulla lotta tra le grandi potenze, sull’enorme potenziale di attrazione economica e valuta se questa visione storica diventerà finalmente realtà dopo tre decenni di attesa.

Correlato a questo:

Corridoio VIII: il corridoio commerciale sottovalutato d’Europa tra due mari

Corridoio VIII: il corridoio commerciale sottovalutato d’Europa tra due mari – Immagine: Xpert.Digital

L’idea è affascinante nella sua logica geografica: un unico asse di trasporto multimodale che colleghi il porto adriatico di Durazzo in Albania, passando per Tirana, Skopje e Sofia, con i porti del Mar Nero di Burgas e Varna in Bulgaria, unendo così via terra due delle più importanti regioni marittime d’Europa. Ciò che appare semplice e quasi ovvio su una mappa è, in realtà, uno dei progetti infrastrutturali più complessi, politicamente intrecciati ed economicamente affascinanti dell’intero continente europeo.

Il Corridoio VIII è stato concepito per la prima volta alla Seconda Conferenza Paneuropea sui Trasporti a Creta nel 1994 e adottato come uno dei dieci corridoi di trasporto paneuropei. L’obiettivo iniziale era di completare il collegamento entro 15 anni, intorno al 2009. Trent’anni dopo, nel 2026, il corridoio rimane frammentato, con lacune significative, in particolare lungo il tratto di confine critico tra Bulgaria e Macedonia del Nord. Eppure, proprio ora, sotto la pressione delle mutevoli dinamiche geopolitiche, dei crescenti rischi per la catena di approvvigionamento e dello slancio dell’allargamento dell’UE, il progetto sta acquisendo un’urgenza che non ha mai avuto prima.

L’intero percorso comprende circa 1.500 chilometri di infrastrutture stradali e ferroviarie, che partono dai porti meridionali italiani di Bari e Brindisi, attraversano l’Albania tramite un collegamento in traghetto e proseguono attraverso i Balcani occidentali fino alla Bulgaria, da dove il commercio internazionale può fluire attraverso il Mar Nero e proseguire verso l’Asia centrale, la Turchia e il Medio Oriente. Il corridoio tocca tre paesi: Albania, Macedonia del Nord e Bulgaria, di cui solo la Bulgaria è membro dell’UE, mentre gli altri due sono paesi candidati.

Potenziale di attrazione economica lungo il percorso

Un’analisi economica obiettiva rivela il motivo per cui questo corridoio sta attirando tanta attenzione. La sola Macedonia del Nord ha pianificato investimenti per 1,3 miliardi di euro nel Corridoio VIII e nel parallelo Corridoio Xd, pari a circa il 10% del suo PIL nazionale. L’impatto economico diretto di questi progetti di costruzione è stimato in un contributo aggiuntivo annuo di oltre il 2% del PIL per l’intera durata del progetto, dal 2023 al 2027. Nel solo settore delle costruzioni, circa il 50% degli appalti sarà assegnato ad aziende nazionali, con un effetto a valore aggiunto di circa 700 milioni di euro per l’economia locale.

Sul versante bulgaro, oltre 1,5 miliardi di euro sono stati stanziati per la modernizzazione della rete ferroviaria entro il 2027, con particolare attenzione ai poli industriali di Burgas, Stara Zagora e Varna. Con il terzo orientale del corridoio, la Bulgaria controlla l’accesso diretto ai porti del Mar Nero e, di conseguenza, la porta d’accesso a un vasto entroterra che si estende dall’Asia centrale, attraverso il Corridoio Medio, fino alla Cina. Per le aziende manifatturiere bulgare, la linea completamente ammodernata garantirà l’accesso ai porti del Sud Italia e quindi al mercato dell’Europa occidentale entro 36-72 ore, sia su strada che su rotaia.

Il porto di Durazzo, porta d’accesso occidentale al corridoio, ha registrato un aumento del 6,3% del volume di merci movimentate, superando i 2 milioni di tonnellate tra gennaio e luglio 2025. Nel settore container, il porto ha movimentato 128.213 TEU, con un incremento del 9% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Nell’intero 2024, il porto di Durazzo ha movimentato 7,352 milioni di tonnellate di merci e 196.507 TEU di container. Questi dati dimostrano che l’ingresso occidentale al corridoio riveste già un ruolo operativo significativo nel commercio adriatico e potrebbe crescere considerevolmente una volta che il corridoio sarà pienamente operativo.

All’estremità orientale si trova Varna, il più grande complesso portuale della Bulgaria, con una capacità di movimentazione merci annua di circa 7,1 milioni di tonnellate e una capacità di gestione container di 160.000 TEU. I porti di Varna e Burgas sono destinati a essere modernizzati ed ampliati attraverso partenariati pubblico-privati, con l’obiettivo di aumentare il traffico merci fino al 30%. Il collegamento dei due sistemi portuali tramite un corridoio funzionale creerebbe un asse commerciale multimodale di immensa importanza regionale.

Progressi infrastrutturali e lacune ancora esistenti

Lo stato attuale di sviluppo del corridoio è caratterizzato da notevoli progressi nei singoli segmenti, ma tale progresso è ostacolato da un collo di bottiglia critico: la mancanza di un collegamento di confine tra Bulgaria e Macedonia del Nord. Il Quadro di investimento per i Balcani occidentali (WBIF) dell’UE stima il volume totale degli investimenti per la sezione ferroviaria in Macedonia del Nord e Albania a 2,1 miliardi di euro, con una lunghezza totale di 594,7 chilometri e sovvenzioni UE approvate per 367,6 milioni di euro.

Nella Macedonia del Nord, la tratta ferroviaria Kumanovo-Beljakovce, lunga 31 chilometri, è stata riaperta nel gennaio 2025 dopo un ammodernamento. I treni possono ora raggiungere velocità fino a 100 chilometri orari e sono state costruite tre nuove stazioni. Il progetto è stato finanziato con un prestito di 76,6 milioni di euro dalla BERS e una sovvenzione di 1,5 milioni di euro dall’UE. Contemporaneamente, sono in corso i lavori di costruzione della tratta Beljakovce-Kriva Palanka, lunga 34 chilometri, a cura dell’impresa di costruzioni turca Gülermak. Il pacchetto di finanziamento complessivo per la terza fase della tratta orientale – i 24 chilometri tra Kriva Palanka e il confine bulgaro, nonché l’elettrificazione dell’intera linea Kumanovo-confine, lunga 88 chilometri – ammonta a 560 milioni di euro, di cui 150 milioni di euro provenienti da sovvenzioni dell’UE e prestiti della BEI e della BERS. Una volta completata questa sezione, la tratta sarà in grado di trasportare circa 500.000 tonnellate di merci e mezzo milione di passeggeri all’anno.

In Albania, la Banca europea per gli investimenti (BEI) ha firmato nell’aprile 2025 un pacchetto di finanziamento da 90,5 milioni di euro per la modernizzazione della linea ferroviaria Durazzo-Rrogozhina, lunga 34 chilometri, composto da una sovvenzione UE di 60,5 milioni di euro nell’ambito del Quadro di investimento per i Balcani occidentali e da un prestito BEI di 30 milioni di euro, per un costo totale del progetto di 121 milioni di euro. Nel settore stradale, il completamento di diverse sezioni di costruzione nel tratto Elbasan-Qafë Thanë, per un totale di 26 chilometri, è previsto per il 2026.

Sul versante bulgaro, Sofia ha annunciato l’intenzione di avviare entro la fine di luglio 2025 una gara d’appalto per il tratto rimanente di 2,4 chilometri tra Gyueshevo e il confine con la Macedonia del Nord, finanziato con 69 milioni di euro provenienti dal Programma di connettività dei trasporti dell’UE 2021-2027. Inoltre, oltre 1,5 miliardi di euro sono stati stanziati per la modernizzazione della linea ferroviaria Sofia-Macedonia del Nord. Nel luglio 2025, in un incontro a Bruxelles, Bulgaria e Macedonia del Nord hanno ribadito il loro impegno a completare i tratti mancanti e hanno concordato di istituire gruppi di lavoro per il tunnel ferroviario transfrontaliero di Deve Bair.

Significato geopolitico: tra Bruxelles, Mosca e Pechino

Il Corridoio VIII non è più semplicemente un progetto infrastrutturale di trasporto. È diventato un’arena di interessi geopolitici, su cui l’UE, la NATO, la Russia e la Cina proiettano i propri obiettivi strategici. La Dichiarazione del Vertice di Tirana del 18 febbraio 2026, firmata dai capi di Stato e di governo di Albania, Macedonia del Nord, Bulgaria e Italia, designa il Corridoio VIII come un asse strategico est-ovest che collega il Mar Adriatico e il Mar Nero e contribuisce alla stabilità, alla prosperità e alla sicurezza dell’Europa sud-orientale come componente fondamentale della rete TEN-T.

La Bulgaria ha già espresso questa valutazione con inequivocabile chiarezza: il corridoio si sta trasformando nella più importante via logistica lungo il fianco meridionale della NATO, dall’Adriatico al Mar Nero. Il rifiuto di realizzare le infrastrutture di base indebolisce la sicurezza collettiva dell’alleanza. Questa affermazione non è retorica. Alla luce della guerra di aggressione russa contro l’Ucraina, la mobilità militare in Europa ha acquisito un’importanza cruciale. Il Corridoio VIII offre alla NATO un rapido accesso terrestre dall’Adriatico meridionale, attraverso i Balcani, fino alla Romania e alla regione del Mar Nero: un aspetto di sicurezza che riveste un ruolo sempre più significativo nella pianificazione degli scenari per il fianco meridionale della NATO.

Al contempo, il corridoio apre una prospettiva per la riprogettazione delle rotte commerciali eurasiatiche. Il cosiddetto Corridoio di Mezzo, la Rotta Internazionale di Trasporto Transcaspica, collega la Cina all’Europa attraverso il Kazakistan, il Mar Caspio, l’Azerbaigian, la Georgia e il Mar Nero. Il volume dei trasporti su questa rotta è aumentato del 68% raggiungendo i 3,8 milioni di tonnellate nei primi dieci mesi del 2024, mentre il traffico container è aumentato di 2,7 volte. La Banca Mondiale prevede che il volume delle merci trasportate lungo il Corridoio di Mezzo triplicherà, passando da 2,3 milioni di tonnellate a circa 11 milioni di tonnellate entro il 2030.

In questo contesto, emerge chiaramente la funzione dei porti di Varna e Burgas sul Mar Nero come snodi di una futura rete logistica eurasiatica integrata. La Bulgaria si sta posizionando strategicamente come ponte tra il Corridoio Centrale e il mercato dell’Europa occidentale. Chi controlla il Corridoio VIII controlla di fatto l’estremità occidentale di questo nuovo asse commerciale eurasiatico, un asse che la Russia ha progressivamente aggirato dallo scoppio della guerra nel 2022 e la cui importanza cresce con ogni pacchetto di sanzioni contro Mosca.

L’UE ha riconosciuto questa opportunità strategica. Nel maggio 2025, la Commissione europea ha presentato una nuova strategia per la regione del Mar Nero, che mira esplicitamente a collegare più strettamente l’Europa con il Caucaso meridionale, l’Asia centrale e oltre, e a posizionare l’UE come attore geostrategico affidabile nella regione del Mar Nero. In questo quadro, il Corridoio VIII non è più un progetto periferico, ma un elemento centrale della strategia europea di connettività.

Il campo minato politico: una situazione di stallo nel triangolo Skopje, Sofia e Bruxelles

Nonostante la sua chiara logica strategica, il Corridoio VIII è da anni vittima di dispute politiche che vanno ben oltre la pianificazione dei trasporti. L’ostacolo principale risiede nella complessa relazione bilaterale tra Bulgaria e Macedonia del Nord: un conflitto dalle dimensioni storiche, linguistiche e identitarie, amplificato da un singolo progetto infrastrutturale.

Nel 2020, la Bulgaria ha posto il veto all’avvio dei negoziati di adesione all’UE con la Macedonia del Nord, sostenendo che Skopje violava il trattato bilaterale di amicizia del 2017 attraverso disposizioni divergenti in materia di storia e lingua. Il veto è stato revocato solo nel 2022, dopo che il parlamento bulgaro ha accettato la cosiddetta “proposta francese”, che obbliga Skopje a sancire i diritti delle minoranze nazionali, compresi i bulgari, nella propria costituzione. La Macedonia del Nord inizialmente ha respinto questa condizione, il che ha comportato che i negoziati formali di adesione all’UE non siano iniziati prima della fine del 2024.

Questo conflitto politico ha un impatto diretto sul Corridoio VIII. Il governo VMRO-DPMNE eletto a Skopje nel 2024 ha mostrato scarsa volontà di portare avanti la linea ferroviaria verso la Bulgaria. Il Ministro dei Trasporti Aleksandar Nikoloski ha messo in discussione i costi del progetto – almeno 20 milioni di euro al chilometro – e ha accusato la Bulgaria di non avere la necessaria preparazione per il tratto transfrontaliero. Di fatto, il governo ha annullato la gara d’appalto per la Fase III della linea ferroviaria sul lato nordmacedone – una decisione esplicitamente criticata dalla Commissione europea nella sua relazione del 2024 sulla Macedonia del Nord, che chiedeva un’accelerazione dei lavori.

Nell’estate del 2024, un’intervista all’ex ministro serbo Goran Vesić alimentò ulteriori speculazioni geopolitiche. Egli affermò che il progetto ferroviario ad alta velocità serbo sul Corridoio X aveva scongiurato uno “scenario oscuro” per la Serbia e l’aveva posizionata come paese di transito chiave – una dichiarazione interpretata dai politici albanesi come un’ammissione indiretta dell’interesse della Serbia a indebolire il Corridoio VIII. Questa interpretazione non è priva di fondamento geopolitico: il Corridoio VIII aggirerebbe di fatto la Serbia sull’asse est-ovest e ridurrebbe l’importanza del Corridoio X, che collega nord e sud, per le entrate di transito serbe.

Sul versante bulgaro, i frequenti cambi di governo – sette elezioni parlamentari in tre anni – rappresentano un ostacolo strutturale alla continuità politica necessaria per un progetto di tale portata. Le infrastrutture sul territorio bulgaro risentono dell’accumulo di investimenti arretrati degli anni precedenti e di una discrepanza occasionale tra gli annunci politici e la loro effettiva realizzazione, come si può notare nel caso del valico di frontiera di Klepalo, rimasto incompiuto dal 1998 ad oggi.


#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
 Konrad Wolfenstein

Source link

Di