Guerra in Iran e in Libano, le ultime news in diretta sul conflitto


Guerra in IranLIVE sul QdS: tutte le ultime news e gli aggiornamenti in diretta sulle azioni di Usa e Israele, Iran e Paesi del Golfo di domenica 14 giugno 2026.

Guerra in Iran, le ultime news in diretta del 14 giugno 2026

Guerra in Iran, LIVE sul QdS: tutte le ultime news e gli aggiornamenti in diretta sulle azioni di Usa e Israele, Iran e Paesi del Golfo di domenica 14 giugno 2026.

Inizio diretta: 14/06/26 07:00

Fine diretta: 15/06/26 00:00

Media Teheran confermano: “Negoziatori Qatar qui per ultimare accordo”

Una delegazione del Qatar, mediatore tra Usa e Iran, è arrivata a Teheran per “esaminare gli ultimi sviluppi” dell’accordo per porre fine al conflitto. Lo riporta Tasnim, confermando precedenti indiscrezioni dei media internazionali.

Attacco informatico a 4 banche, disservizi ma nessuna fuoriuscita dati

Un attacco informatico ha causato disservizi alle infrastrutture di comunicazione condivise di quattro banche iraniane. Lo ha reso noto il Consiglio di coordinamento delle banche del Paese, precisando che l’incidente ha interessato diversi sistemi di rete.

Le banche coinvolte sono Bank Melli Iran, Bank Tejarat, Bank Saderat Iran e la Export Development Bank of Iran. Secondo le autorità bancarie, i team tecnici sono intervenuti tempestivamente adottando misure di sicurezza dopo aver rilevato attività anomale. Le stesse fonti hanno sottolineato che non si sono verificati accessi non autorizzati ai dati dei clienti né fuoriuscite di informazioni.

media, mediatori Qatar a Teheran per finalizzare accordo con Usa

I mediatori del Qatar sono arrivati in mattinata a Teheran nell’ambito degli sforzi diplomatici per finalizzare un accordo volto a mettere fine al conflitto tra Stati Uniti e Iran. Lo riporta Haaretz, citando quanto riferito a Reuters da fonti informate, secondo cui la visita rientra in una nuova fase di contatti indiretti tra le parti. La firma dell’accordo – secondo la parte statunitense – potrebbe arrivare già nella giornata di oggi.

Pezeshkian ricorda guerra 12 giorni: “Vinse resilienza nostro popolo”

Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha celebrato “unità e resilienza” del popolo iraniano in un messaggio diffuso in occasione del primo anniversario della guerra dei 12 giorni con Israele. Citato dall’agenzia ufficiale Irna, Pezeshkian ha definito il conflitto un “simbolo di solidarietà nazionale” e ha reso omaggio alle vittime, sostenendo che Israele avesse erroneamente ritenuto che gli attacchi contro alti comandanti militari e infrastrutture strategiche potessero indebolire il Paese e destabilizzarne il sistema politico.

Secondo il presidente iraniano, la resistenza della popolazione, il ruolo della defunta Guida Suprema Ali Khamenei e la prontezza delle forze armate hanno impedito a Israele di raggiungere i propri obiettivi, costringendolo infine ad accettare un cessate il fuoco. Il conflitto era iniziato il 13 giugno dello scorso anno con un attacco israeliano a sorpresa contro l’Iran, seguito successivamente da raid statunitensi sui siti nucleari di Fordow, Natanz e Isfahan, per concludersi il 24 giugno.

Libano, Idf: due sospetti droni Hezbollah colpiscono area militare nord Israele

Due presunti droni lanciati da Hezbollah hanno colpito un’area militare nel nord di Israele, vicino al confine con il Libano. Lo ha reso noto l’esercito israeliano (Idf), citato dal Times of Israel, precisando che l’episodio è attualmente oggetto di accertamenti. Secondo le Forze di difesa israeliane, non si registrano feriti. I “bersagli aerei sospetti” avevano fatto scattare le sirene d’allarme in diverse comunità della Galilea occidentale, prima dell’impatto nell’area militare.

Iran-Usa, Trump: “Accordo sarà firmato oggi, subito dopo Hormuz sarà riaperto”

La firma dell’accordo con l’Iran è prevista domenica 14 giugno e “subito dopo lo Stretto di Hormuz sarà aperto a tutti”.

Cosa succede tra Iran, Stati Uniti e Israele e in Libano: le ultime notizie

Ormai è conto alla rovescia per la firma dell’accordo tra Stati Uniti e Iran, prevista domenica 14 giugno e “subito dopo lo Stretto di Hormuz sarà aperto a tutti”. Dopo il susseguirsi di notizie delle ultime ore su una imminente firma tra le parti per lo stop alla guerra, con news discordanti sui tempi e Teheran in frenata, arrivano le parole di Donald Trump a fare chiarezza (almeno per ora) sul timing dell’intesa tra Iran e Usa.

Il rincorrersi delle notizie nelle ultime ore, sui tempi del nero su bianco digitale e sui contenuti del memorandum, con Teheran refrattaria a una firma immediata, sembra aver raggiunto un punto di caduta, almeno nelle parole di Donald Trump. Il condizionale è sempre d’obbligo visto l’andamento dei negoziati di questi mesi: oggi l’intesa verrà siglata.

Il presidente degli Stati Uniti interviene in un post su Truth, criticando il Jcpoa, l’accordo sul nucleare firmato nel 2015 dall’allora presidente Barack Obama con Teheran e che, a suo dire, spianava la strada agli ayatollah verso la bomba. “Il mio accordo con l’Iran è l’esatto opposto: un muro contro l’arma nucleare”, ha affermato Trump, secondo cui gli iraniani “non vogliono più un’arma nucleare, né ne avranno una”.

Sempre riferendosi al Jcpoa, il presidente ha evidenziato che “a differenza delle centinaia di miliardi di dollari che Obama ha versato loro, compresi 1,7 miliardi di dollari in contanti, non ci sarà alcuno scambio di denaro”, aggiungendo che “al momento opportuno, quando tutto sarà calmo, entreremo e recupereremo la polvere nucleare (l’uranio arricchito al 60% vicino alla soglia per uso militare, ndr) sepolta in profondità sotto le imponenti montagne di granito, grazie ai nostri splendidi bombardieri B-2 e ai loro brillanti piloti”.

Questo materiale, ha concluso Trump, sarà “diluito e distrutto, sia in Iran che negli Stati Uniti”, auspicando che “questo processo si svolga in modo rapido, facile e senza intoppi. Se così non fosse, abbiamo l’alternativa definitiva, che speriamo di non dover mai più utilizzare“.

Starmer sente Trump

Il primo ministro britannico Keir Starmer ha parlato con il presidente Usa. A darne notizia è stato il governo di Londra. Il premier – ha reso noto – ha espresso il proprio sostegno agli sforzi del presidente Trump volti a porre fine al conflitto con l’Iran, accogliendo con favore i progressi compiuti e sottolineando l’importanza di garantire che qualsiasi accordo porti a una pace duratura e stabile.

Il premier ha ribadito che il Regno Unito è pronto a sostenere l’attuazione di qualsiasi accordo di pace e a collaborare con i partner internazionali per garantirne il successo.

Entrambi i leader hanno convenuto sulla necessità di ripristinare la libertà di navigazione per attenuare gli impatti economici avvertiti a livello globale. Hanno concordato di rimanere in stretto contatto e attendono di potersi confrontare in occasione del vertice del G7 della prossima settimana.

La versione del Pakistan

In giornata in un post su X il primo ministro pakistano, Shehbaz Sharif aveva già annunciato che Iran e Usa sono “più vicini che mai a un accordo di pace. Con la probabile finalizzazione attesa entro le prossime 24 ore, il Pakistan si sta preparando per la firma elettronica dell’intesa di pace immediatamente dopo, seguita da colloqui a livello tecnico la prossima settimana”.

“Vorremmo ringraziare gli Stati Uniti d’America e la Repubblica Islamica dell’Iran per il loro impegno costante durante i negoziati, ed estendiamo il nostro sincero apprezzamento ai nostri fratelli nella regione per il loro sostegno. Siamo fiduciosi che questo storico accordo di pace costituirà una solida base per una pace duratura”, ha aggiunto Sharif. Il Pakistan ha un ruolo chiave nella mediazione tra Teheran e Washington. Il post di Sharif è stato rilanciato su Truth dal presidente degli Stati Uniti.

La posizione di Teheran

Secondo Teheran, tuttavia, il memorandum d’intesa, mediato dal Pakistan, non sarà firmato oggi. Lo ha sottolineato il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Ismail Baghaei, spiegando che l’obiettivo immediato dell’intesa è consolidare la fine del conflitto.

Parlando a Hamedan, Baghaei – citato dall’agenzia di stampa Irna – ha affermato che il documento “non è un accordo definitivo tra Iran e Stati Uniti”, ma un’intesa che definisce i principi generali per risolvere le controversie esistenti e sancire la cessazione delle ostilità. “Considerate le esperienze precedenti, in questa fase l’attenzione è rivolta alla fine della guerra su tutti i fronti, compreso il Libano, e si è deciso di non discutere la questione nucleare”, ha dichiarato il portavoce, confermando che il dossier atomico sarà affrontato entro i successivi 60 giorni. Baghaei ha ricordato che il processo negoziale, avviato circa due mesi fa con la mediazione del Pakistan e proseguito dopo il cessate il fuoco del 10 aprile, ha incontrato numerose difficoltà a causa delle “posizioni contraddittorie” assunte, a suo dire, dall’amministrazione americana.

Tra i temi già affrontati nei colloqui figurano la sicurezza della navigazione commerciale iraniana e le questioni legate allo Stretto di Hormuz. Quanto ai tempi della firma, Baghaei ha spiegato che non è ancora stata fissata una data. “Anche se non avverrà domani (oggi, ndr), non si può escludere che accada nei prossimi giorni”, ha concluso.

In serata l’Iran ha nuovamente lasciato intendere che non firmerà oggi l’accordo con gli Stati Uniti. Il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche ha scritto su Telegram che l’”insolita insistenza” di Trump sulla firma dell’accordo rappresenta un “test per il team negoziale iraniano” e sottolineato che l’annuncio del presidente Usa arriva “nonostante i negoziatori iraniani abbiano esplicitamente dichiarato che il memorandum non è ancora stato finalizzato e che la firma di domenica è assolutamente da escludere”. I Guardiani della Rivoluzione insinuano poi che Trump intendesse far coincidere la firma con il suo compleanno, il 14 giugno, per trasformarla in un “evento di propaganda personale”, secondo quanto riporta SkyNews.

Una delegazione iraniana, che include il ministro degli Esteri, Abbas Araghchi, è attesa oggi in Pakistan, hanno riferito fonti arabe citate dall’emittente Al-Arabiya. Secondo le fonti, la delegazione iraniana supervisionerà i colloqui tecnici relativi all’accordo con gli Stati Uniti. Mentre la squadra negoziale iraniana non ha in programma viaggi a Ginevra né in altre sedi nei prossimi giorni, ha sottolineato il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Baghaei, in dichiarazioni riportate dai media della Repubblica islamica. L’emittente francese Bfmtv ha riferito che un incontro diretto tra due personalità di alto livello statunitense e iraniana dovrebbe tenersi la prossima settimana in Svizzera.

La reazione di Israele

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu stasera terrà una riunione del gabinetto di sicurezza, a seguito dell’annuncio di Trump. “Il regime sopravvive, il programma missilistico rimane attivo e l’Iran può ricostruire il suo programma nucleare”, ha scritto su X Yair Lapid, leader dell’opposizione israeliana. “Questo è un fallimento totale da parte di Netanyahu, che ci trasforma in uno stato cliente che riceve istruzioni in materia di sicurezza nazionale”, ha aggiunto. Alti funzionari israeliani, citati in un servizio dell’emittente israeliana Canale 12 andato in onda ieri sera, hanno affermato che i termini del memorandum d’intesa “mettono a repentaglio gli interessi di sicurezza di Israele” e che Washington ha accettato le “principali condizioni” poste da Teheran.

Perché la firma virtuale

I piani per la firma virtuale del memorandum d’intesa tra Iran e Stati Uniti sono stati messi a punto negli ultimi giorni per consolidare rapidamente l’accordo ed evitare intoppi dell’ultimo minuto. La scelta della firma virtuale è da attribuire a questioni logistiche e di calendario. A sottolinearlo sono funzionari americani citati dalla Cnn.

Sebbene Trump avesse dichiarato la scorsa settimana di aspettarsi che la firma avvenisse in presenza in Europa, con il vicepresidente JD Vance in rappresentanza degli Stati Uniti, tali piani non si sono concretizzati, in parte a causa di problemi pratici: il presidente e il vicepresidente non viaggiano all’estero contemporaneamente per motivi di sicurezza e continuità, e Trump ha in programma di partire per il vertice del G7 in Francia lunedì mattina. Far arrivare Vance a una cerimonia di firma in Europa e riportarlo indietro in tempo per la partenza di Trump sarebbe stato difficile.

Di conseguenza, è stata proposta una firma elettronica per finalizzare l’accordo. Il timore tra alcuni mediatori è che più tempo passa senza una firma, maggiore è la probabilità che qualcosa comprometta i progressi o che una o entrambe le parti si tirino indietro, spiegano le fonti citate dall’emittente, che sottolinea come allo stato attuale Washington e Teheran abbiano fornito versioni alquanto contrastanti del contenuto dell’accordo, anche al riguardo degli aiuti finanziari che l’Iran riceverà. Non è ancora chiaro se tali divergenze siano solo differenze nella comunicazione ufficiale o riguardino la sostanza dell’intesa.

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 Edoardo Ullo

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