10.46 – domenica 14 giugno 2026
Intervista di Nadia Clementi
Il Prof. Fabrizio Pregliasco (link Curriculum), tra i più autorevoli esperti italiani nel campo della prevenzione e della sanità pubblica.
L’aumento dell’aspettativa di vita rappresenta una delle più importanti conquiste della medicina moderna. Oggi si vive più a lungo rispetto al passato, ma la vera sfida non è soltanto aggiungere anni alla vita, bensì aggiungere vita agli anni, preservando salute, autonomia e qualità della vita.
Con l’avanzare dell’età aumentano infatti le condizioni di fragilità, il rischio di malattie croniche e la vulnerabilità alle infezioni. Per questo motivo la prevenzione assume un ruolo sempre più centrale, attraverso corretti stili di vita, controlli periodici e strategie vaccinali in grado di proteggere la salute anche nell’età adulta e avanzata.
In questo scenario la medicina è chiamata ad affrontare nuove sfide legate all’invecchiamento della popolazione, promuovendo una cultura della prevenzione che accompagni le persone lungo tutto il percorso della vita.
Ne parliamo con il Prof. Fabrizio Pregliasco, Professore di Igiene Generale e Applicata presso l’Università degli Studi di Milano, Direttore Sanitario dell’IRCCS Ospedale Galeazzi-Sant’Ambrogio di Milano e tra i più autorevoli esperti italiani nel campo della prevenzione, dell’epidemiologia e della sanità pubblica.
Da anni impegnato nella ricerca, nella divulgazione scientifica e nella promozione della cultura della prevenzione, è una delle voci più conosciute e ascoltate del panorama medico nazionale sui temi della salute pubblica, delle vaccinazioni e delle strategie per un invecchiamento sano e attivo
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Professore, l’Italia è uno dei Paesi più longevi al mondo. Quali sono oggi i principali fattori che permettono di invecchiare in salute e mantenere una buona qualità della vita dopo i 60 anni?
L’Italia è da molti anni tra i Paesi con la maggiore aspettativa di vita al mondo. Questo dato rappresenta una straordinaria conquista della medicina, della ricerca scientifica, delle campagne di prevenzione, del miglioramento delle condizioni igienico-sanitarie e dell’accesso alle cure garantito dal Servizio Sanitario Nazionale.
Oggi viviamo mediamente molto più a lungo rispetto alle generazioni che ci hanno preceduto e questo è senza dubbio un successo di cui dobbiamo essere orgogliosi.
Tuttavia, quando parliamo di longevità, è importante andare oltre il semplice dato anagrafico. La vera sfida del nostro tempo non consiste soltanto nell’aumentare il numero degli anni vissuti, ma nel garantire che questi anni siano caratterizzati da benessere, autonomia e partecipazione attiva alla vita sociale.
In altre parole, dobbiamo concentrarci sulla cosiddetta healthy ageing, l’invecchiamento in salute, che oggi rappresenta uno degli obiettivi prioritari della sanità pubblica a livello mondiale.
Invecchiare bene significa preservare il più possibile le proprie capacità fisiche, cognitive e relazionali. Questo obiettivo può essere raggiunto attraverso una serie di comportamenti che accompagnano la persona lungo tutto il corso della vita.
«Non esiste infatti una formula magica o un singolo intervento risolutivo, ma piuttosto un insieme di fattori che interagiscono tra loro e che contribuiscono a costruire quella che gli esperti definiscono riserva di salute.
Tra questi fattori, un ruolo fondamentale è svolto dall’alimentazione. La dieta mediterranea continua a rappresentare un modello di riferimento straordinario, riconosciuto a livello internazionale per i suoi effetti benefici sulla prevenzione delle malattie cardiovascolari, metaboliche e neurodegenerative.
Consumare regolarmente frutta, verdura, legumi, cereali integrali, pesce e olio extravergine d’oliva significa fornire all’organismo nutrienti essenziali e ridurre il rischio di numerose patologie croniche.
Altro elemento imprescindibile è l’attività fisica. Oggi sappiamo che il movimento costituisce uno dei più potenti strumenti di prevenzione disponibili. Non è necessario praticare sport agonistico: è sufficiente mantenersi attivi quotidianamente attraverso passeggiate, esercizi di rinforzo muscolare, attività aerobica moderata o ginnastica adattata alle proprie condizioni.
«L’attività fisica contribuisce a mantenere efficiente il sistema cardiovascolare, migliora il metabolismo, preserva la massa muscolare e riduce significativamente il rischio di cadute e fratture.
Un aspetto spesso sottovalutato riguarda poi la salute mentale e cognitiva. Il cervello, come ogni altro organo, necessita di essere allenato. Leggere, studiare, mantenere curiosità intellettuale, imparare nuove competenze e coltivare relazioni sociali rappresentano strumenti preziosi per contrastare il declino cognitivo e mantenere una buona qualità della vita.
«Numerosi studi dimostrano come l’isolamento sociale possa avere effetti negativi paragonabili a quelli di alcuni importanti fattori di rischio cardiovascolare.
Particolare attenzione merita inoltre il tema della prevenzione sanitaria. Controlli periodici, screening oncologici, monitoraggio dei parametri cardiovascolari e gestione delle malattie croniche consentono di individuare precocemente eventuali problemi di salute e di intervenire tempestivamente.
La diagnosi precoce rappresenta spesso la differenza tra una patologia gestibile e una malattia che rischia di compromettere l’autonomia della persona.
Infine, non possiamo dimenticare il ruolo delle vaccinazioni e della prevenzione delle malattie infettive. Con l’avanzare dell’età il sistema immunitario subisce un fisiologico processo di indebolimento che rende l’organismo più vulnerabile alle infezioni e alle loro complicanze.
Proteggersi attraverso i vaccini significa preservare non soltanto la salute, ma anche l’indipendenza e la qualità della vita. In sintesi, l’invecchiamento in salute è il risultato di una strategia complessiva che integra corretti stili di vita, prevenzione, controlli medici e partecipazione sociale. È un percorso che si costruisce nel tempo e che richiede consapevolezza, ma che può consentire a milioni di persone di vivere più a lungo e meglio.
Le vaccinazioni vengono spesso associate all’infanzia, ma oggi rappresentano uno strumento fondamentale anche per gli adulti e gli anziani. Quali vaccinazioni dovrebbero essere prese in considerazione dagli over 60 e perché sono così importanti?
Per molto tempo l’opinione pubblica ha associato le vaccinazioni quasi esclusivamente all’età pediatrica. Oggi, grazie alle evidenze scientifiche accumulate negli ultimi decenni, sappiamo invece che la vaccinazione rappresenta una delle più efficaci strategie di prevenzione lungo tutto l’arco della vita. Questo concetto assume un’importanza ancora maggiore nelle persone anziane e nei soggetti fragili.
Con il passare degli anni il sistema immunitario va incontro a un fenomeno fisiologico chiamato immunosenescenza. Si tratta di una progressiva riduzione dell’efficacia delle difese immunitarie che rende l’organismo più esposto alle infezioni e meno capace di reagire rapidamente agli agenti patogeni.
A questo si aggiunge il fatto che molte persone over 60 convivono con una o più patologie croniche, come diabete, malattie cardiovascolari, insufficienza renale, broncopneumopatia cronica ostruttiva o altre condizioni che aumentano ulteriormente la vulnerabilità.
In questo contesto le vaccinazioni assumono un ruolo centrale. Il vaccino antinfluenzale continua a rappresentare uno degli strumenti più importanti. L’influenza non deve essere considerata una semplice malattia stagionale. Nelle persone anziane può provocare complicanze respiratorie, cardiovascolari e metaboliche che spesso richiedono ospedalizzazione e possono determinare una significativa perdita di autonomia.
Anche la vaccinazione contro il COVID-19 mantiene un ruolo importante. Sebbene la fase emergenziale della pandemia sia terminata, il virus continua a circolare e può ancora rappresentare un rischio significativo per le persone più fragili. I richiami aggiornati consentono di mantenere una protezione efficace contro le forme più gravi della malattia.
Particolarmente rilevante è inoltre la vaccinazione contro lo pneumococco, batterio responsabile di polmoniti invasive, meningiti e sepsi. Le polmoniti pneumococciche rappresentano ancora oggi una delle principali cause di ricovero e mortalità negli anziani. Proteggersi da queste infezioni significa ridurre in modo significativo il rischio di complicanze severe.
«Negli ultimi anni è cresciuta anche l’attenzione nei confronti dell’Herpes Zoster, comunemente noto come Fuoco di Sant’Antonio. Si tratta di una patologia causata dalla riattivazione del virus della varicella, che può provocare dolore intenso e persistente per mesi o addirittura anni. La nevralgia post-erpetica rappresenta una complicanza particolarmente invalidante che può compromettere profondamente la qualità della vita. La vaccinazione consente oggi di ridurre in modo molto significativo il rischio di sviluppare la malattia e le sue complicanze.
Non va poi dimenticato il richiamo decennale contro difterite, tetano e pertosse, fondamentale per mantenere nel tempo una protezione adeguata.
Da un punto di vista di sanità pubblica, il valore delle vaccinazioni negli anziani va oltre la semplice prevenzione dell’infezione. Oggi sappiamo che molte malattie infettive possono accelerare processi di fragilizzazione, favorire il peggioramento delle patologie croniche e aumentare il rischio di perdita dell’autosufficienza. In altre parole, vaccinarsi significa investire sulla propria qualità della vita futura.
È importante inoltre sviluppare una cultura della vaccinazione dell’adulto. Così come consideriamo normale controllare periodicamente la pressione arteriosa o il colesterolo, dovremmo imparare a verificare regolarmente il nostro stato vaccinale. La prevenzione vaccinale rappresenta infatti uno degli interventi con il miglior rapporto tra efficacia clinica, sicurezza e sostenibilità economica.
Oltre ai vaccini, quali sono le principali strategie di prevenzione che una persona dovrebbe adottare dopo i 60 anni per ridurre il rischio di malattie croniche e mantenersi attiva e autonoma il più a lungo possibile?
La prevenzione nell’età adulta e avanzata deve essere considerata un percorso globale che coinvolge molteplici aspetti della vita quotidiana. Oggi le principali cause di malattia e mortalità non sono più rappresentate dalle infezioni acute, ma dalle patologie croniche, spesso correlate a fattori di rischio modificabili.
La prima strategia consiste nel monitorare regolarmente il proprio stato di salute. Molte malattie cardiovascolari e metaboliche si sviluppano in modo silenzioso. Ipertensione arteriosa, diabete, dislipidemie e insufficienza renale possono progredire per anni senza manifestare sintomi evidenti. Controlli periodici consentono di identificare precocemente queste condizioni e di intervenire tempestivamente.
Particolare attenzione deve essere dedicata alla prevenzione cardiovascolare. Le malattie del cuore e dei vasi sanguigni rappresentano ancora oggi una delle principali cause di mortalità. Ridurre il consumo di sale, mantenere un peso adeguato, evitare il fumo e praticare attività fisica regolare sono interventi semplici ma estremamente efficaci.
Un altro tema fondamentale riguarda la prevenzione delle cadute. Con l’avanzare dell’età diminuiscono progressivamente forza muscolare, equilibrio e capacità di reazione. Una caduta può rappresentare un evento traumatico non soltanto dal punto di vista fisico, ma anche psicologico, favorendo paura, isolamento e perdita di autonomia.
Ecco perché è importante mantenere una buona tonicità muscolare, correggere eventuali problemi visivi e rendere sicuri gli ambienti domestici.
Anche il benessere psicologico merita grande attenzione. La salute mentale non è separata dalla salute fisica. Ansia, depressione e isolamento sociale possono influenzare negativamente il decorso delle malattie croniche e ridurre la qualità della vita. Coltivare relazioni, partecipare ad attività sociali e mantenere interessi personali costituisce una vera e propria forma di prevenzione.
Un ruolo importante è svolto anche dagli screening oncologici. La diagnosi precoce consente spesso di individuare tumori in fase iniziale, aumentando significativamente le possibilità di guarigione e riducendo l’impatto dei trattamenti.
«Infine, è essenziale promuovere una maggiore consapevolezza sanitaria. Le persone devono essere messe nelle condizioni di comprendere le informazioni relative alla propria salute e di partecipare attivamente alle decisioni terapeutiche. Un cittadino informato è un cittadino più protetto.
Negli ultimi anni abbiamo assistito a importanti cambiamenti demografici e sanitari. Quali sono, a Suo avviso, le nuove sfide che il sistema sanitario dovrà affrontare per rispondere ai bisogni di una popolazione sempre più anziana?
L’invecchiamento della popolazione rappresenta probabilmente la più importante trasformazione demografica che il nostro Paese sta vivendo. Nei prossimi decenni assisteremo a un ulteriore incremento del numero di cittadini anziani e ultraottantenni, con inevitabili ripercussioni sull’organizzazione dell’assistenza sanitaria e sociosanitaria.
La principale sfida sarà la gestione della cronicità. Sempre più persone convivranno contemporaneamente con più patologie croniche, richiedendo percorsi assistenziali complessi e continuativi. Il modello tradizionale centrato sull’ospedale dovrà necessariamente evolversi verso una maggiore integrazione tra ospedale, territorio e assistenza domiciliare.
Sarà fondamentale rafforzare la medicina di prossimità prevista anche dal PNRR, sviluppando Case della Comunità, Centrali Operative Territoriali e servizi domiciliari in grado di intercettare precocemente i bisogni delle persone fragili.
«Un’altra sfida riguarda la sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale. L’aumento della domanda di prestazioni sanitarie richiederà investimenti, innovazione organizzativa e una forte valorizzazione della prevenzione. Ogni euro investito in prevenzione può generare risparmi molto superiori in termini di ricoveri evitati, complicanze prevenute e miglioramento della qualità della vita.
Occorrerà inoltre affrontare il problema della carenza di personale sanitario, favorendo la formazione di nuove professionalità e valorizzando il lavoro multidisciplinare.
«Infine, sarà necessario integrare sempre più la dimensione sanitaria con quella sociale. Molti bisogni degli anziani non riguardano soltanto la cura delle malattie, ma anche il supporto domiciliare, l’assistenza familiare e l’inclusione sociale.
Guardando al futuro, quali innovazioni scientifiche, tecnologiche e organizzative potrebbero contribuire a migliorare ulteriormente la salute e la qualità della vita delle persone over 60 nei prossimi anni?
Il futuro dell’invecchiamento in salute sarà caratterizzato dall’integrazione tra innovazione scientifica, trasformazione digitale e nuovi modelli organizzativi.
L’intelligenza artificiale rappresenta una delle frontiere più promettenti. Potrà supportare i professionisti nell’analisi dei dati clinici, nell’identificazione precoce dei fattori di rischio e nella personalizzazione dei percorsi assistenziali. Non sostituirà il medico, ma ne potenzierà le capacità decisionali.
La telemedicina consentirà di seguire molti pazienti direttamente al domicilio, migliorando accessibilità e continuità assistenziale. Monitoraggi a distanza, televisite e piattaforme digitali potranno ridurre spostamenti inutili e intercettare precocemente eventuali peggioramenti clinici.
Grande importanza avranno anche i dispositivi indossabili, capaci di monitorare parametri come frequenza cardiaca, pressione arteriosa, qualità del sonno e livello di attività fisica. Questi strumenti potranno contribuire a una medicina sempre più preventiva e predittiva.
Sul fronte scientifico, la medicina di precisione e le nuove tecnologie biomediche stanno aprendo prospettive molto interessanti. La possibilità di personalizzare diagnosi e trattamenti sulla base delle caratteristiche biologiche individuali potrebbe consentire interventi più efficaci e meno invasivi.
Ma la vera innovazione sarà probabilmente culturale. Dovremo passare da una medicina che interviene prevalentemente quando compare la malattia a una medicina che investe sulla prevenzione, sull’educazione sanitaria e sulla promozione della salute.
In una società che invecchia, il successo non sarà misurato soltanto dal numero di anni guadagnati, ma dalla capacità di garantire alle persone autonomia, partecipazione sociale, dignità e qualità della vita. Questa è la grande sfida della sanità del futuro e, allo stesso tempo, una delle più importanti opportunità per costruire una società più inclusiva e più attenta ai bisogni delle persone in ogni fase della vita.
In un Paese che invecchia sempre di più, la longevità rappresenta una straordinaria conquista, ma anche una sfida che coinvolge l’intera società. Le parole del Prof. Fabrizio Pregliasco ci ricordano come il futuro della salute non dipenda soltanto dai progressi della medicina, ma anche dalla capacità di ciascuno di noi di adottare comportamenti consapevoli e orientati alla prevenzione.
Vaccinazioni, corretti stili di vita, controlli periodici, attività fisica e partecipazione sociale non sono semplici raccomandazioni, ma strumenti concreti per preservare autonomia, benessere e qualità della vita nel corso degli anni.
La vera sfida non è soltanto vivere più a lungo, ma vivere meglio. Ed è proprio attraverso una cultura della prevenzione, della responsabilità individuale e dell’innovazione sanitaria che sarà possibile trasformare l’allungamento della vita in una reale opportunità di salute per le generazioni presenti e future.
PROFILO AUTRICE
LINK NADIA CLEMENTI
Mi chiamo Nadia Clementi e vivo a Trento. Dal 1991 lavoro presso il Centro Servizi Culturali S. Chiara, e parallelamente coltivo la mia passione per la scrittura come giornalista pubblicista freelance.
Scrivere non è solo il mio mestiere, ma il mezzo attraverso cui do voce alla mia insaziabile curiosità, condividendo storie, idee e conoscenze che arricchiscono sia me che gli altri. Dal 2012 collaboro con il quotidiano online del Trentino Alto Adige, www.ladigetto.it, dove ogni domenica curo la rubrica “Parliamone”.
Attraverso articoli e interviste esploro temi che spaziano tra medicina, istituzioni, viaggi, sport e cultura, con l’obiettivo di offrire approfondimenti che ispirino e informino i lettori.
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