Addio a Nicola Filardo, il poliziotto morto a 46 anni: la chiesa gremita per l’ultimo saluto


Uzzano e Pescia si fermano per Nicola Filardo

Una chiesa stracolma di gente ha accompagnato l’ultimo saluto a Nicola Filardo, assistente capo della Polizia di Stato, morto a 46 anni a causa di una malattia. Un addio composto, doloroso, partecipato. Di quelli che non hanno bisogno di troppe parole, perché basta guardare i volti di chi c’era per capire quanto una vita possa lasciare il segno.

La cerimonia funebre si è svolta nella parrocchiale dei Santi Lucia e Allucio, davanti a una comunità raccolta attorno alla famiglia, ai colleghi e agli amici. Presenti il personale della Polizia dei commissariati di Montecatini Terme e Pescia, i carabinieri, i sindaci di Uzzano e Pescia, Dino Cordio e Riccardo Franchi.

Un saluto pubblico, ma prima di tutto umano. Perché Nicola Filardo non era soltanto un poliziotto. Era un marito, un padre, un uomo che aveva costruito legami veri.

Il dolore della famiglia: il pensiero per Antonella, Cristian e Giorgia

Nell’omelia, il parroco don Bernie del Rio ha rivolto il primo pensiero alla moglie Antonella e ai figli Cristian e Giorgia, dando voce a un dolore che ha attraversato l’intera comunità.

Nicola è stato un marito ed un padre che ha amato profondamente la sua famiglia”, ha detto il sacerdote. Parole semplici, ma pesanti. Perché davanti alla morte di un uomo di 46 anni, il rischio è sempre quello della retorica. Qui, invece, resta una domanda nuda, brutale, inevitabile: perché così presto?

Il dolore è grande e la domanda che ci poniamo è perché a solo 46 anni deve lasciare questa terra, i progetti, i sogni che aveva nel cassetto restano lì”, ha aggiunto don Bernie del Rio.

Gli ultimi tempi erano stati segnati dalla sofferenza. Ma Nicola, come è stato ricordato durante la cerimonia, ha affrontato la malattia con coraggio, sostenuto dall’amore dei suoi cari. Una battaglia silenziosa, privata, lontana dai clamori. Di quelle che non fanno rumore, ma consumano tutto.

Il poliziotto della Stradale che aveva scelto la strada

Nicola Filardo era originario di Roma, ma il suo percorso professionale lo aveva portato in Valdinievole, fino a Uzzano, dove viveva con la famiglia. Assistente capo della Polizia, prestava servizio nella Stradale, quella polizia che ogni giorno lavora sull’asfalto, tra incidenti, emergenze, controlli, tragedie sfiorate o già avvenute.

Il sindaco di Uzzano, Dino Cordio, lo ha ricordato con parole che restituiscono l’immagine di un uomo abituato a guardare in faccia la realtà, senza frasi di circostanza.

Incontravo spesso Nicola”, ha detto Cordio. “E alla mia stupida domanda ‘come stai’, rispondeva che il suo lavoro era la strada, che si era trovato spesso in situazioni difficili e che il suo pensiero era aiutare chi aveva poche speranze”.

C’è una durezza speciale in questa frase. Perché racconta un mestiere che spesso viene visto solo attraverso una divisa, un lampeggiante, un verbale. Ma dietro c’è chi arriva quando gli altri si fermano. Chi vede ciò che molti preferirebbero non vedere. Chi, sulla strada, incontra vite spezzate e cerca ancora di fare qualcosa.

“Sta abbracciando Antonella, Cristian e Giorgia”

Nel suo intervento, il sindaco Cordio ha poi affidato alla commozione un’immagine di vicinanza alla famiglia.

In questo momento sono certo che sta stringendo e abbracciando con tutta la sua forza Cristian, Giorgia e Antonella”, ha detto.

Una frase che ha attraversato la chiesa come una carezza e come una ferita. Perché la perdita di Nicola Filardo non riguarda solo una comunità, un corpo di polizia, un gruppo di amici. Riguarda soprattutto una moglie e due figli che ora dovranno misurarsi con un’assenza enorme.

E attorno a loro, nel giorno dell’ultimo saluto, si è stretta una folla silenziosa. Una presenza massiccia, concreta, senza bisogno di spettacolarizzare il dolore.

La fotografia, l’altra grande passione di Nicola

Oltre al lavoro, Nicola Filardo coltivava una passione profonda: la fotografia. Faceva parte del Fotoclub F8 di Ponte Buggianese, e anche i soci del club hanno voluto essergli accanto per l’ultima volta, guidati dal responsabile Alberto Pluto.

La fotografia era per Nicola un altro modo di stare al mondo. Di osservare, di trattenere, di raccontare. Non è un dettaglio marginale: chi fotografa sa fermarsi, guardare meglio, cercare un senso dentro ciò che passa veloce.

E per un poliziotto della Stradale, abituato a vivere la strada come luogo di lavoro, pericolo e responsabilità, quell’obiettivo diventava forse anche una forma di restituzione. Uno sguardo personale su ciò che aveva attraversato ogni giorno.

La mostra dedicata alla strada

Proprio la sua passione per la fotografia gli aveva regalato anche una mostra fotografica dedicata alla strada. Non una strada qualunque, ma quella che era stata anche il centro della sua vita professionale. La strada dove Nicola Filardo aveva dato tutto se stesso.

Un dettaglio che oggi suona quasi come un destino crudele: l’uomo della Stradale che raccontava la strada anche con la macchina fotografica. L’agente che la percorreva per lavoro e la osservava per passione. Fino a fermarsi troppo presto.

Una comunità intera nell’ultimo saluto

Alla cerimonia hanno partecipato colleghi, amici, rappresentanti delle istituzioni e semplici cittadini. La chiesa piena ha restituito la misura dell’affetto che circondava Nicola Filardo e la sua famiglia.

In un tempo in cui spesso tutto scorre e tutto si consuma in fretta, questo addio ha mostrato qualcosa di diverso: una comunità capace di fermarsi. Di riconoscere il valore di una persona. Di dire grazie a un uomo che ha servito lo Stato, ha amato la propria famiglia e ha vissuto le proprie passioni con discrezione.

Nicola Filardo lascia la moglie Antonella, i figli Cristian e Giorgia, i colleghi della Polizia, gli amici del Fotoclub F8 e una comunità che non ha voluto mancare all’ultimo saluto. La strada, quella che aveva raccontato e vissuto, oggi resta più vuota.

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 Laura Bianchi

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