A Milano sabato 13 giugno la galassia dei movimenti per il diritto alla casa si sono dati appuntamento per un corteo che partendo da piazza Tricolore ha sfilato passando davanti la Prefettura fino a raggiungere Palazzo Marino, sede del Comune; un movimento, quello per il diritto alla casa, composto dagli esponenti dei sindacati di base, degli inquilini e delle realtà sociali che da tempo si stanno muovendo in maniera organizzata e coesa per raccogliere e rilanciare le istanze di migliaia di cittadini che, tra gli altri, abitano nel capoluogo lombardo e vivono in prima persona condizioni estremamente disagevoli.
Un migliaio almeno le persone che hanno sfilato accompagnate anche dalla partecipazione all’iniziativa di una cinquantina di bande musicali provenienti da tutta Europa, molti dei quali abitanti delle case popolari, edifici che appartengono a un patrimonio pubblico che negli anni è stato man mano smantellato, scegliendo di trasformare caseggiati costruiti per le fasce popolari e che oggi vengono reimmessi sul mercato a canoni concordati – ma data la situazione economico sociale odierna non sono nemmeno più lontanamente accessibili ai meno abbienti – o comunque sottratte di fatto alla disponibilità anche per il cosiddetto ceto medio; interi quartieri e caseggiati ristrutturati e messi in vendita o in affitto a prezzi insostenibili per lavoratori, studenti, pensionati e in generale per coloro che con il salario quale unica fonte di reddito si ritrovano di fatto esclusi dal mercato immobiliare milanese.
Si tratta di migliaia di persone che quotidianamente lavorano, studiano e si muovono sul territorio cittadino ma che sono costretti a emigrare ben oltre quella che una volta era la periferia e che rappresentano quella miriade di cittadini e lavoratori esclusi dalla possibilità di fruire degli spazi e delle opportunità che una capitale europea quale Milano intende essere potrebbe offrirebbe e che offre ormai solo ad alcuni. Si tratta proprio di quei lavoratori che iniziano a mancare – sul modello di quanto già da anni va in scena in altre metropoli in tutta Europa e anche oltreoceano – frutto di politiche che non considerano le esigenze di tutti e che, oltre a coloro che vengono esclusi, alla fine danneggia anche coloro che invece a Milano risiedono.
Mancano autisti dei mezzi pubblici, che con lo stipendio a Milano non resistono dovendo pagare anche un affitto e che piuttosto lasciano il lavoro (da cui l’emergenza denunciata da ATM per mancanza di personale), degli infermieri, degli insegnanti, di tutte quelle figure professionali che da trent’anni non vedono minimamente ritoccato all’insù il proprio onorario e che scelgono di abbandonare questa città. Una città che si dice inclusiva, europea (e che un tempo si fregiava di definirsi la “capitale morale” del Paese) ma che oggi di fatto ha chiuso le porte agli stessi cittadini di cui avrebbe bisogno, in una parola si assiste al prodotto della cosiddetta gentrificazione specchio dei tempi moderni, dove gli ultimi vengono lasciati indietro salvo poi lamentarsi quando i servizi necessari vengono a mancare.
Come non bastasse siamo in una città, e non si tratta di un unicum ma della norma in Italia, dove ancora il trasporto pubblico locale non è all’altezza di altre capitali europee, dove le linee metropolitane sono poche e a stento raggiungono le periferie, chiuse rispetto a quello che dovrebbe essere un piano della mobilità pubblica locale che colleghi le tante realtà produttive e residenziali della provincia e del territorio regionale con il capoluogo. Una mancanza di visione che parte da lontano e sembra mirata anziché a unire a disperdere, allontanare e frammentare.
Servizio del Tg4 della sera di sabato 13 Giugno. Il racconto della grande manifestazione DALLE PERIFERIE AL CENTRO dei quartieri popolari e delle famiglie in emergenza abitativa per chiedere case dignitose e l’assegnazione delle oltre diecimila case vuote di Aler e Comune di Milano.
👉🏻 Milano, case vuote e liste d’attesa: in piazza va in scena la protesta per l’abitare, 14 giugno 2026, link al servizio sul canale youtube di Milano-Pavia TV
Case popolari vuote da una parte, migliaia di famiglie in attesa dall’altra. È da questo cortocircuito che è partita la manifestazione per il diritto alla casa che ha attraversato il centro di Milano fino a piazza della Scala. Diverse decine di persone sono scese in strada per contestare le politiche abitative nazionali e chiedere risposte più rapide su uno dei temi più urgenti: quello dell’accesso a un tetto sostenibile. Il corteo, accompagnato anche dalla presenza di bande musicali militanti arrivate da diverse città europee, ha unito collettivi, associazioni e sindacati degli inquilini. Le richieste sono precise: più assegnazioni, manutenzioni nelle periferie e uno stop agli sfratti, in un momento in cui il costo degli affitti continua a salire. Nel mirino dei partecipanti c’è anche il piano nazionale sull’abitare, giudicato insufficiente per affrontare una situazione al limote che ormai coinvolge una fascia sempre più ampia di persone, ben oltre le situazioni di marginalità più estrema. E il capoluogo lombardo è uno dei simboli più evidenti di questo squilibrio: circa diciassettemila nuclei aspettano un appartamento pubblico, mentre migliaia di immobili risultano ancora inutilizzati.
A Metroregione Radio Popolare di mercoledì 10 giugno, si è parlato di diritto alla casa. Mattia Gatti, Segretario Generale del SICET Milano, è stato intervistato da Radio Popolare in occasione della conferenza stampa che ha lanciato la grande manifestazione cittadina per il diritto alla casa.
Una mobilitazione per chiedere politiche abitative più giuste, accessibili e inclusive, contro l’emergenza abitativa che colpisce sempre più famiglie, giovani, lavoratori e pensionati.
Ascolta l’intervista e scopri le ragioni della mobilitazione.
👉🏻 Milano, 17mila famiglie in attesa di casa popolare e10mila alloggi sfitti, ilfattoquotidiano.it, 10 giugno 2026
Milano in lotta per il diritto all’abitare: “Piano casa del Governo Meloni stimola la speculazione”
Sottoutilizzo del patrimonio pubblico, gestione contestata e critiche al piano casa: Sindacati e Associazioni chiedono soluzioni concrete per migliaia di famiglie in attesa
A Milano, l’emergenza abitativa coinvolge 17mila famiglie in attesa di casa popolare, mentre 400 alloggi temporanei restano non assegnati nonostante la disponibilità. Secondo Mattia Gatti (Sicet) e Bruno Cattoli (Unione Inquilini), ci sono circa 15mila appartamenti pubblici vuoti tra Aler e Comune, ma Palazzo Marino non rispetta gli impegni sugli alloggi temporanei per sfrattati e senza casa. Il Coordinamento 3 luglio ha denunciato che il Piano casa del governo Meloni stimola la speculazione, favorendo la vendita degli immobili pubblici senza reinvestire i proventi per nuove costruzioni o manutenzioni. Critiche anche sull’affidamento della gestione a soggetti finanziari come Invimit, che rende le case accessibili solo a chi garantisce un ritorno economico.
Durante l’incontro il Coordinamento 3 luglio ha lanciato la grande mobilitazione di sabato 13 giugno Cronaca (Milano). “A Milano ci sono 17mila famiglie che ogni anno fanno domanda di casa popolare, e 400 famiglie che, pur vedendo accettata la loro domanda di alloggio temporaneo non lo ottengono, perché si dice che non ci sono case, ma in realtà non è così”, denuncia Mattia Gatti, segretario di Sicet Milano. “Abbiamo circa 15mila appartamenti pubblici vuoti fra Aler e Comune”, rilancia Bruno Cattoli, segretario milanese dell’Unione Inquilini, “e Palazzo Marino non ha mai rispettato il numero di Sat previsti, cioè di alloggi temporanei dati a sfrattati e a persone senza casa”. Cifre, queste, che ben rappresentano l’emergenza abitativa che attanaglia la città, e che sono state rilanciate questa mattina, in conferenza stampa, dal Coordinamento 3 luglio, una rete di circa cinquanta realtà fra associazioni, sindacati inquilini e movimenti politici, che si batte per il diritto alla casa e alla città pubblica. Un incontro, quello con i cronisti, organizzato in zona Prealpi-Cagnola, “di fronte a un grosso stabile di proprietà del Comune”, come evidenzia Gatti, “che è stato inserito in un piano vendita e che nel frattempo è abbandonato al degrado”. Insomma, una conferenza organizzata in un luogo simbolo dell’abbandono del patrimonio pubblico anche con l’obiettivo di lanciare la grande mobilitazione di sabato 13 giugno, che partirà la mattina con concerti e pranzi condivisi nei cortili delle case popolari di via Padova, Gratosoglio, Giambellino e Baggio, e che proseguirà poi con un corteo pomeridiano da piazza Tricolore. “Le risposte finora non ci hanno convinto”, denuncia infatti Gatti, “il Piano casa presentato dal governo stimola le vendite delle case invece di limitarle, velocizza gli sfratti e stimola la speculazione”. A suo dire, il problema risiede nella “possibilità di vendere le case di proprietà del Comune e di Aler” senza un meccanismo che obblighi a utilizzare i proventi “per costruire nuove case o per sistemare quelle esistenti”. Ma ancor più critico è l’affidamento della gestione delle case popolari “a soggetti finanziari come Invimit: le case popolari ristrutturate rischiano di passare nel cosiddetto housing sociale, cioè case che devono riportare agli investitori un guadagno e che quindi non saranno date alle famiglie sotto sfratto e in lista d’attesa, ma a persone che hanno un reddito sufficiente per poter garantire l’investimento”. (Thomas Fox/alanews)
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