La provincia di Cuneo è una delle terre più ricche di storia imprenditoriale e cultura industriale del nord Italia. Ha uno dei tassi di disoccupazione più bassi in assoluto, 3,3%, sotto la media regionale e nazionale. Quando si parla di stipendi, i numeri, però, non sono così nobili e qualcuno ha messo in dubbio il concetto di “Modello Cuneo”. Nei giorni scorsi è stata resa nota la relazione dell’Osservatorio JobPricing, il Salary Outlook 2026, e la dichiarazione del presidente di Confindustria Emanuele Orsini, espressa nel corso della relazione dell’assemblea annuale a Roma il 26 maggio scorso, prende ora la giusta fisionomia. «Troppi settori offrono solo contratti a tempo e salari insufficienti – ha detto il presidente –. In Italia resta aperta la questione salariale. Lo dico con chiarezza: noi da soli, con i nostri migliori contratti, non riusciamo a risolverla. Le basse retribuzioni allontanano i giovani dall’Italia». E ancora: «Se vogliamo affrontare seriamente il problema, dobbiamo condividere tutti il principio per cui la retribuzione è una questione di attrattività per l’Italia e le sue imprese. I salari bassi incidono negativamente sulla qualità della vita delle persone, sulla natalità e frenano la domanda interna, che resta il principale mercato per la maggior parte delle imprese, e l’unico per molte piccole realtà». Qualcuno ha parlato di tabù rotto. Più che altro pare una forte presa di visione della realtà. Il Salary Outlook 2026 dell’Osservatorio JobPricing, pubblicato nelle scorse settimane, fotografa il mercato retributivo italiano con dati aggiornati al 2025. La Retribuzione Annua Lorda (Ral) media nazionale è di 32.991 euro (in aumento), ma dal 2015 la retribuzione è aumentata del 15%, a fronte di un’inflazione del 22,6%, con una conseguente perdita di potere d’acquisto del −4% rispetto a 11 anni fa.
IN PROVINCIA DI CUNEO
Come stiamo in casa nostra? La provincia di Cuneo è economicamente florida: ha un Pil in crescita che rappresenta il 14,3% dell’intero Prodotto interno lordo regionale, nel 2024 ha superato per la prima volta il «muro» degli 11 miliardi di export. La retribuzione media mensile lorda cuneese (Fonte: Cgia di Mestre su dati Inps) ha un divario di −5,1% rispetto al contesto piemontese, un dato che posiziona Cuneo come sesta provincia per retribuzione in regione, dopo Torino, Novara, Alessandria, Vercelli, Biella. Il divario salariale tra Cuneo e il resto del Piemonte si manifesta con intensità diversa a seconda delle categorie professionali. A livello nazionale Cuneo si posiziona al 27° posto (su 103) tra le province dove si guadagna di più in Italia, un piazzamento che testimonia come il territorio sia tra i più ricchi della Penisola, ma se si fa riferimento al contesto del Piemonte, Cuneo è nelle posizioni più basse.
Un’indagine di Confindustria sulle risorse umane ha evidenziato che la retribuzione annua lorda degli impiegati è quasi 10mila euro superiore a quella degli operai (39.200 contro 29.550 euro). Specificando per territorio, Cuneo ha retribuzioni più alte nel settore manifatturiero, mentre nei profili legati al terziario innovativo sono di molto inferiori. Per il JobPricing, a livello territoriale il Piemonte è scivolato dal sesto all’ottavo posto con una Rga (retribuzione globale annua) di 29.954 euro, in linea con la media nazionale. Questo conferma che il Piemonte, incluso Cuneo, è sotto la media delle regioni del nord più ricche. Un lavoratore cuneese guadagna circa 3.658 euro l’anno meno di un dipendente piemontese medio. Le possibili ragioni? La provincia di Cuneo ha una forte prevalenza di micro e piccole imprese che rappresentano la maggior parte della struttura imprenditoriale locale. Queste aziende presentano limiti produttivi, quindi con meno capacità di offrire buone retribuzioni. La Granda si poggia su settori a basso valore aggiunto: agricoltura, artigianato, commercio tradizionale. Produce circa il 40% dei beni e servizi agricoli regionali e impiega quasi la metà dei braccianti agricoli a livello piemontese: è settore fondamentale per l’economia locale, ma ha retribuzioni basse e spesso precarie. Un’ulteriore problematica sociale: circa l’80% dei nuovi rapporti di lavoro sono contratti a tempo determinato, somministrato, intermittente o stagionale, infatti Cuneo figura nelle prime posizioni della classifica piemontese del lavoro precario. Lo studio di Confindustria Cuneo (sulla base volontaria degli imprenditori intervistati) dice che in Piemonte le retribuzioni più basse in aree lontane dai centri urbani maggiori sono spiegate anche dalla bassa propensione alla mobilità dei lavoratori a causa dei costi sia economici sia in termini di tempo che dovrebbero sostenere per spostarsi.
SALARIO: UOMO E DONNA
Il gender pay gap lo certifica il Quaderno 49 della Fondazione Crc: “Si conferma strutturale, si intreccia con le differenze già emerse nell’inquadramento professionale e nell’organizzazione dell’orario di lavoro. Le lavoratrici sono più concentrate nelle posizioni impiegatizie, meno presenti nei livelli professionali più elevati, come quadri e dirigenti, e più spesso inserite in rapporti part-time. Nel complesso, il quadro evidenzia una segregazione di genere che si manifesta su più piani”.
NOVITÀ: TRASPARENZA SALARIALE
La trasparenza salariale è il principio secondo cui i criteri utilizzati per determinare i livelli retributivi e le progressioni di carriera devono essere chiari, accessibili e privi di pregiudizi di genere. La Direttiva UE 2023/970 fissa il principio cardine secondo cui un lavoro di pari valore deve ricevere la stessa retribuzione. In vigore dallo scorso 7 giugno, la normativa prevede che nei colloqui è vietato ai selezionatori chiedere ai candidati la loro attuale o passata retribuzione. Trasparenza: tutti i nuovi annunci di lavoro devono indicare chiaramente la RAL o una fascia salariale realistica. Non sono più ammesse formule vaghe come “retribuzione commisurata all’esperienza”. Diritto dei dipendenti: chi lavora già in un’azienda ha il diritto di richiedere per iscritto la retribuzione media dei colleghi di pari livello, suddivisa per genere. Le aziende con almeno 250 dipendenti sono tenute alla rendicontazione annuale dei dati sul divario retributivo a partire da giugno 2027. Le altre hanno scadenze diverse.
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Gianni Scarpace
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