Un invito in ristorante elegante o una cena di lavoro possono mettere in agitazione anche i più sicuri. Le 6 regole di galateo suggerite dall’Accademia Italiana di Galateo per evitare le “figuracce” più comuni.
Per l’Accademia Italiana di Galateo bastano poche regole chiare per non sentirsi fuori posto in un ristorante elegante. Il punto non è sfoggiare perfezione, ma non rendere più faticoso il lavoro di chi vi accoglie e cucinare per voi.
Shubha Rabolli, vicepresidente dell’Accademia, riassume spesso il galateo contemporaneo come «una forma di sensibilità e cura verso gli altri e verso sé stessi». Tradotto: niente ansia da figuraccia, ma qualche accortezza sì, soprattutto se l’invito è in un ristorante stellato o per una cena di lavoro.
Le 6 regole base del galateo al ristorante
Pensatele come il vostro kit di sopravvivenza. Se conoscete queste sei regole base del galateo al ristorante, siete al sicuro nel 90% delle situazioni.
1. Posate: dall’esterno verso l’interno e il segnale al cameriere
Le posate sono sempre disposte in ordine di utilizzo: si parte da quelle più esterne e si procede verso il piatto. Non serve studiare schemi complicati, basta ricordare questa direzione.
Capitolo risotto: se è molto morbido, quasi “da zuppa”, potete scegliere tra forchetta e cucchiaio senza sentirvi in colpa. Niente tragedie se optate per il cucchiaio.
Il vero codice, però, è come appoggiate le posate. In pausa: forchetta e coltello vanno lasciati dentro il piatto, rebbi della forchetta verso il basso e lama del coltello rivolta all’interno. Quando avete finito: forchetta con i rebbi rivolti verso l’alto, parallela al coltello, entrambi dentro il piatto. È il segnale universale per dire al cameriere che può ritirare.
2. Tovagliolo: ginocchia, sedia o tavolo
Appena vi sedete, il tovagliolo va aperto e appoggiato sulle gambe. Non dopo il brindisi, non al primo piatto: subito, ma senza sceneggiate.
Se vi alzate per andare in bagno, il galateo suggerisce di lasciarlo sulla sedia, o sul bracciolo se c’è. Un dettaglio interessante che Rabolli sottolinea: durante la pausa il personale non dovrebbe toccare il vostro tovagliolo.
A fine pasto, invece, il tovagliolo si appoggia piegato in modo ordinato sul tavolo, a destra del piatto. Non va arrotolato, non va “nascosto” dentro il bicchiere, non si lascia in un mucchietto informe.
3. Calice di vino: si tiene dallo stelo
Il calice di vino si tiene sempre dallo stelo, con pollice, indice e medio. Evitate di afferrare la coppa, per due motivi molto concreti: si vedono subito le impronte e il vino si scalda con il calore della mano.
Il gesto, oltre a essere più elegante, permette anche di muovere il calice senza rischiare di farlo “ondeggiare” troppo. Il bicchiere dell’acqua, invece, si può prendere tranquillamente dal corpo.

4. Come chiamare il cameriere senza imbarazzo
Il cameriere non si chiama mai a voce alta e, soprattutto, non si schioccano le dita. Il modo corretto è incrociare lo sguardo e accompagnarlo con un piccolo cenno del capo. Se non funziona, va bene anche un gesto discreto della mano.
La forma di cortesia resta il “lei”, a meno che il personale stesso vi inviti esplicitamente a dare del tu. Anche questo è galateo: riconoscere il ruolo professionale di chi vi sta servendo.
5. Conto: chi paga e come farlo con stile
Regola d’oro, che molti dimenticano: paga chi invita. Non esiste più la sceneggiatura “deve pagare l’uomo”, soprattutto se si parla di cene di lavoro o tra amiche.
Il pagamento deve essere discreto. Potete lasciare la carta di credito al responsabile di sala all’inizio della serata, oppure alzarvi un attimo verso la cassa mentre accompagnate l’ospite all’uscita. Ciò che va evitato è la gara a chi afferra per primo il conto davanti a tutti.
Sul totale non si fanno battute a voce alta. La mancia, in Italia, non è obbligatoria, ma se decidete di lasciarla meglio evitare i calcoli infiniti del tipo «allora facciamo il 10%». Si lascia quanto si ritiene giusto, in silenzio.
6. Codice di abbigliamento: adeguare il look al locale
La regola di base è semplice: vestirsi in modo coerente con il tipo di ristorante. In una trattoria informale basta un look curato, ma rilassato. In un ristorante elegante o stellato l’asticella si alza.
Per gli uomini: sì alla giacca, che idealmente si tiene chiusa quando si entra e si può sbottonare solo una volta seduti. Niente camicie aperte fino allo sterno, niente polo da spiaggia o sandali di gomma.
Per le donne: meglio le braccia almeno parzialmente coperte e scarpe curate, evitando infradito e sandali troppo da mare. Se avete dubbi, un piccolo eccesso di formalità è sempre preferibile all’effetto “fuori luogo”.
Perché queste 6 regole vi salvano in ogni situazione
Queste sei regole toccano i punti che tutti notano: mani, tovagliolo, rapporto con il personale, conto e abbigliamento. Il resto – smartphone sul tavolo, voce troppo alta, bambini che corrono tra i tavoli – è buon senso e rispetto, lo stesso spirito su cui insiste l’Accademia Italiana di Galateo.
Domande lampo sul galateo al ristorante
Si può dire “buon appetito”?
Il galateo tradizionale lo sconsiglia, perché si dà per scontato che il cibo sia buono. Nella pratica quotidiana, però, una frase gentile e detta a bassa voce non scandalizza nessuno. Se volete stare sul sicuro, basta un sorriso e un «buona cena».
La giacca si può togliere?
Nei ristoranti formali sarebbe meglio di no. Se fa molto caldo, potete chiedere con discrezione: «Le dispiace se tolgo la giacca?». In un contesto più casual è accettabile, purché l’insieme resti ordinato.
Telefono in tavola: sì o no?
Gli esperti di bon ton sono unanimi: il telefono non va poggiato sul tavolo. Lo si tiene in borsa o in tasca, con la suoneria silenziata. Chiamate urgenti? Ci si alza un momento e si parla fuori dalla sala. Anche questo è rispetto per chi cena con voi.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
Grazia.it
Source link




