Barriera antintrusione a Marola, l’assemblea boccia le tre fasce orarie. L’alternativa potrebbe essere il varco lato Mirabello


Oltre un centinaio di persone si sono riunite ieri sera nell’area verde di Marola per l’assemblea pubblica convocata contro l’ipotesi di regolamentare il passaggio attraverso la barriera antintrusione all’ingresso della Darsena Duca degli Abruzzi con tre finestre giornaliere di apertura. Una partecipazione ampia e compatta, culminata nell’approvazione all’unanimità di un documento che ribadisce la contrarietà della comunità marolina alle fasce orarie proposte dalla Marina militare, chiede il mantenimento di un accesso al mare il più possibile vicino alle condizioni attuali e avanza una proposta alternativa: tornare, dopo una ventina d’anni, a utilizzare il varco lato Mirabello, che i marolini attraversavano per andare a fare rifornimento a Molo Italia.

Al centro della discussione la proposta illustrata nelle recenti comunicazioni della Marina, che prevede l’apertura della barriera dalle 10 alle 11, dalle 18 alle 19 e dalle 22.30 alle 23.30. Una soluzione che al momento non è ancora operativa, poiché il sistema non è stato collaudato e la barriera resta aperta, ma che ha suscitato la mobilitazione di residenti, diportisti e associazioni della borgata.

Presente all’assemblea l’assessore comunale ai Rapporti con le forze armate Pietro Antonio Cimino, che ha illustrato il lavoro di mediazione svolto dall’amministrazione. “Da quando la Marina ci ha annunciato il progetto abbiamo cercato di fare da tramite. Anche perché la concessione è in capo a noi. Stiamo cercando di trovare una soluzione che possa essere condivisa”, ha spiegato.
L’assessore ha ricordato che le fasce orarie contenute nell’ultima comunicazione sono le stesse di cui si era parlato fin dal primo incontro e ha assicurato che, in caso di emergenze, come potrebbe essere un improvviso peggioramento delle condizioni meteorologiche, sarà possibile aprire il varco per consentire alle imbarcazioni di riparare in darsena e raggiungere il porticciolo di San Vito. Per la borgata marinara, inoltre, sarebbero previste deroghe per consentire uscite e rientri in occasione delle prepalio e degli allenamenti.

Parole che non hanno però convinto i presenti. I vertici delle associazioni legate al porticciolo hanno definito “inaccettabili” le fasce orarie prospettate, contestando alla radice le motivazioni legate alla sicurezza. “Parlano di sicurezza, ma in altri presidi militari del golfo e in altre realtà militari del Mediterraneo non esistono barriere di questo tipo”, è stato osservato durante il dibattito. Numerosi gli interventi dal pubblico, spesso accompagnati da applausi. “Questa è una presa in giro clamorosa. Solo qua viene proposto di installare una cosa del genere, spendendo soldi dei contribuenti”, ha affermato un residente mettendo in dubbio l’efficacia del sistema. Un altro ha ironizzato: “Non mi risulta che siamo in guerra. O ci siamo persi qualcosa? Forse la Marina è in guerra… con Marola”.
Un altro intervento ha posto l’accento sul fatto che misure analoghe non risultano adottate in altre realtà militari italiane. “Perché solo a Marola? A Taranto ci sono boe con sensori di superficie e subacquei. Come al Varignano, che è a poche miglia da qua”.

Tra i più preoccupati c’è la Borgata marinara. Il presidente Andrea Buticchi ha sottolineato il rischio che la nuova regolamentazione finisca per colpire l’identità stessa della comunità. “Se ci chiudono il mare, la borgata che senso ha? Abbiamo trovato la solidarietà di altre borgate e il Comitato delle borgate ci sta sostenendo, ma non può incidere sul caso specifico con la Marina”. Alla richiesta di un intervento politico di livello superiore, Cimino ha spiegato che il Comune si è rivolto anche al ministero della Difesa: “Abbiamo chiesto anche al ministro Guido Crosetto. Ma non c’è stato niente da fare”.

Il momento centrale della serata è stato la lettura del documento predisposto dagli organizzatori, successivamente trasformato nel verbale dell’assemblea. Dopo una modifica relativa alla proposta alternativa avanzata dai cittadini, con la sostituzione del riferimento a un’apertura di “3-4 metri” con la più generica formula di “apertura in sicurezza”, il testo è stato approvato all’unanimità.

Nel documento la comunità marolina contesta apertamente la necessità della barriera, sostenendo che sistemi analoghi non siano presenti né in importanti basi navali italiane come Taranto, Augusta e Messina, né in grandi infrastrutture militari internazionali come Tolone, Portsmouth o San Diego.
L’assemblea ribadisce inoltre che il mare della borgata “non deve essere soggetto a mediazioni o contrattazioni più di quanto lo sia già ora” e individua come unica limitazione accettabile la chiusura notturna della barriera, mantenendo invece l’apertura in concomitanza con gli orari di accesso pedonale di Porta Marola.
Particolarmente forte il richiamo al valore sociale e identitario del porticciolo, che serve 145 imbarcazioni cui si aggiungono quelle della Lega Navale. Nel documento si sottolinea come centinaia di persone utilizzino l’approdo per lavoro, pesca, attività sportive o semplice svago e si afferma che limitare l’accesso al mare significherebbe colpire uno degli ultimi spazi vitali della comunità. Viene inoltre ribadita la posizione della borgata sportiva: qualora l’accesso fosse consentito solo a fasce orarie, l’attività remiera verrebbe sospesa e sarebbe chiesta la solidarietà delle altre dodici borgate del Palio del Golfo.
Nel testo approvato viene anche avanzata una proposta alternativa, che prevede l’utilizzo di un diverso varco verso il Lagora, ritenuto più facilmente controllabile e gestibile dal punto di vista della sicurezza. Una soluzione che, secondo i promotori, comporterebbe comunque un disagio significativo, allungando di circa un miglio il tragitto delle imbarcazioni, ma che viene considerata l’unica ipotesi praticabile in caso di modifiche all’assetto attuale.

La proposta alternativa dell'assemblea di Marola

Non sono mancati interventi molto critici nei confronti della Marina militare. “È chiaro che la Marina ci vuole fuori”, ha sostenuto un partecipante, mentre un altro ha evocato la lunga storia di sacrifici subiti dalla borgata. “Siamo noi i padroni. Non ci hanno mandato via i tedeschi, ci manda via la Marina?”, ha affermato raccogliendo il consenso di molti presenti.

A margine dell’assemblea sono intervenuti anche due consiglieri comunali del Partito democratico. Andrea Montefiori ha accusato l’amministrazione di limitarsi a trasmettere decisioni già prese. “Sembra confermata la teoria del passacarte. Il Comune si limita a rappresentare quello che è già deciso alla cittadinanza di Marola e non prende una posizione di reale supporto della popolazione”, ha dichiarato Montefiori. “Infatti in dieci anni non hanno recuperato un solo metro di aree militari e anzi questo è un grande passo indietro, una limitazione per la popolazione e per la qualità di vita di chi vive qua. Non hanno dato seguito alla convenzione per l’area vicino a San Vito che era stata messa a disposizione per usi civili e ora assistiamo a un altro passo indietro”.
Sulla stessa linea Martina Giannetti, che ha chiesto maggiore chiarezza sul ruolo del Comune. “Non è stata chiarita la posizione dell’amministrazione, né quale sarà l’esito possibile di questa trattativa. Bisogna vigilare sui termini di rinnovo delle concessioni e capire qual è la posizione dell’amministrazione”. La capogrupo Pd ha annunciato di voler portare la questione in consiglio comunale. “Se l’amministrazione è davvero dalla parte dei cittadini la maggioranza non dovrebbe avere problemi a votare il nostro documento”.

Presente all’assemblea anche Jacopo Ricciardi, segretario regionale ligure di Rifondazione comunista, che ha espresso solidarietà alla borgata e ai residenti. “Marola non può e non deve essere imprigionata da una crescente militarizzazione dell’area. L’accesso al mare deve essere garantito pienamente, senza soluzioni farsa come il sistema delle fasce orarie”. Ricciardi ha poi attaccato duramente l’amministrazione comunale, accusandola di non aver contrastato l’espansione delle attività militari sul territorio e sostenendo che la città continui a subire un progressivo ridimensionamento degli spazi a disposizione della comunità civile.

L’assemblea si è conclusa con un mandato chiaro: proseguire la mobilitazione e sostenere il documento approvato all’unanimità. Un testo che definisce le fasce orarie “non accettabili” e che avverte che, qualora la proposta della Marina dovesse essere confermata, “Marola non starà a guardare”.

Assemblea pubblica a Marola


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 Thomas De Luca

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