#Finsubito news dalla rete – Antibiotici, il paradosso del mercato: bisogna inventarne di nuovi, ma usarli il meno possibile


Immaginiamo un’azienda farmaceutica che investa centinaia di milioni per sviluppare un antibiotico capace di combattere batteri resistenti ai farmaci esistenti. Dopo anni di ricerca, il medicinale arriva sul mercato. Ma i medici ricevono una raccomandazione precisa: utilizzarlo il meno possibile, riservandolo ai pazienti che ne hanno realmente bisogno.

È il grande paradosso economico dell’antibiotico-resistenza: più un nuovo antibiotico è prezioso per la collettività, meno dovrebbe essere consumato.

Il 6 ottobre 2026 il Comitato farmaceutico della Commissione europea ha discusso i lavori sulle linee guida per un modello volontario di acquisto degli antimicrobici mediante abbonamento.

L’iniziativa fa parte della riforma farmaceutica europea, ma non rappresenta ancora l’introduzione di un sistema obbligatorio né la dimostrazione della sua efficacia economica. L’obiettivo è creare condizioni più favorevoli allo sviluppo di nuovi antibiotici, garantendone contemporaneamente disponibilità e utilizzo appropriato.

Il mercato che scoraggia l’innovazione

Per la maggior parte dei farmaci il successo commerciale dipende anche dal numero di confezioni vendute.

Nel caso degli antibiotici innovativi questo meccanismo entra in contraddizione con la salute pubblica.

Un farmaco contro un batterio multiresistente dovrebbe essere disponibile immediatamente quando serve, ma non prescritto indiscriminatamente, perché un uso eccessivo favorirebbe la selezione di ulteriori resistenze.

L’azienda sostiene i costi della ricerca, ma può aspettarsi volumi di vendita relativamente modesti. Il rischio è che gli investitori preferiscano settori terapeutici economicamente più prevedibili.

Non è soltanto una questione industriale. Se vengono sviluppati pochi antibiotici innovativi, aumentano le difficoltà nel trattare infezioni gravi, complicanze chirurgiche e pazienti oncologici o immunodepressi.

La disponibilità di antibiotici efficaci è una componente essenziale della sicurezza degli ospedali moderni.

Come funziona l’abbonamento

Il principio è semplice: invece di remunerare un antibiotico prevalentemente in proporzione alle confezioni vendute, il servizio sanitario riconosce al produttore un pagamento periodico prestabilito.

In cambio ottiene accesso al medicinale e garanzie di disponibilità, secondo condizioni contrattuali.

Il valore dell’abbonamento dipende dalla valutazione del farmaco, dal bisogno clinico che soddisfa e dai benefici attesi per il sistema sanitario.

La quantità effettivamente utilizzata non determina direttamente il compenso.

L’esempio più concreto arriva dal Regno Unito.

Nel 2022 NHS England e NICE hanno introdotto i primi contratti di questo tipo per due antibiotici, ceftazidime-avibactam e cefiderocol.

Nel 2024 il modello è stato ampliato attraverso una procedura strutturata, con criteri di valutazione e obblighi contrattuali di fornitura.

I contratti possono avere una durata iniziale di tre anni ed essere prorogati, entro determinati limiti, fino a quindici.

L’11 giugno 2026 il governo britannico ha indicato novembre come periodo previsto per l’assegnazione dei nuovi contratti e il primo trimestre del 2027 per il loro avvio.

L’esperienza dimostra che lo strumento contrattuale è concretamente realizzabile. Non prova ancora, però, che da solo generi un numero maggiore di nuovi antibiotici o riduca la mortalità.

L’Europa vuole cambiare le regole

La riforma farmaceutica europea affronta il problema attraverso due strumenti distinti.

Il primo è il modello volontario di abbonamento, che potrebbe consentire acquisti coordinati fra Stati interessati e ricavi maggiormente prevedibili per le imprese.

Il secondo riguarda incentivi regolatori per lo sviluppo di antimicrobici prioritari, compresi certificati trasferibili che possono prolungare, a determinate condizioni, la protezione commerciale di un medicinale.

Questi strumenti non sono equivalenti.

L’abbonamento comporta un impegno economico degli acquirenti pubblici. L’estensione dell’esclusività può invece produrre costi indiretti per altri sistemi sanitari, ritardando la concorrenza di medicinali equivalenti.

La scelta richiede quindi una valutazione attenta dei benefici e dei costi, evitando compensazioni eccessive.

Che cosa potrebbe cambiare per l’Italia

Il problema riguarda direttamente il Servizio sanitario nazionale.

Gli ospedali italiani affrontano infezioni causate da batteri resistenti, fra cui enterobatteri produttori di carbapenemasi e altri microrganismi difficili da trattare.

Per i pazienti più gravi, poter disporre rapidamente dell’antibiotico appropriato può essere decisivo.

Ma l’attuale logica di acquisto, prevalentemente collegata ai prodotti utilizzati, non remunera esplicitamente il valore di mantenere disponibile una terapia di riserva.

Un modello di abbonamento nazionale o europeo potrebbe contribuire a risolvere questa contraddizione.

AIFA, Regioni e strutture ospedaliere dovrebbero però definire criteri comuni: quali antibiotici hanno un valore realmente innovativo, quali infezioni devono essere coperte, quali garanzie di fornitura sono necessarie e quanto è ragionevole pagare.

La disponibilità del farmaco dovrebbe essere accompagnata da diagnostica microbiologica rapida, consulenza infettivologica e programmi di antimicrobial stewardship.

Altrimenti si rischierebbe di pagare per avere un antibiotico innovativo senza possedere l’organizzazione necessaria a utilizzarlo correttamente.

Pagare per avere un farmaco che speriamo di non usare

Il principio potrebbe sembrare contrario all’efficienza economica.

Perché un servizio sanitario dovrebbe pagare per un medicinale che utilizza raramente?

Per la stessa ragione per cui mantiene capacità di terapia intensiva, scorte strategiche o servizi di emergenza: il valore non coincide sempre con il volume delle prestazioni effettuate.

Ma proprio perché si tratta di denaro pubblico, gli abbonamenti dovrebbero prevedere valutazioni indipendenti, trasparenza dei criteri, verifiche periodiche e possibilità di rinegoziare i contratti.

Non tutti gli antibiotici meritano necessariamente questo trattamento.

L’obiettivo non è garantire profitti alle aziende indipendentemente dai risultati, ma assicurare che i pazienti possano ricevere farmaci realmente utili quando le alternative falliscono.

La sfida europea è trovare un equilibrio fra innovazione industriale, sostenibilità della spesa e tutela dell’efficacia degli antibiotici.

Il vero cambiamento culturale consiste nel riconoscere che un farmaco può avere un enorme valore anche quando viene utilizzato pochissimo.

Nel mercato tradizionale guadagna chi vende di più. Nel nuovo modello dovrebbe essere premiato chi rende disponibile una cura importante, anche quando la medicina riesce a conservarla per i momenti in cui serve davvero.

References:

  1. Commissione europea, Pharmaceutical Committee, 104ª riunione, 6 ottobre 2026. Punto 6 dell’ordine del giorno: linee guida sul modello volontario di abbonamento agli antimicrobici.
  2. Commissione europea, Modernising the EU pharmaceutical legislation. Riforma farmaceutica, incentivi agli antimicrobici prioritari e politiche contro l’antibiotico-resistenza.
  3. NICE, A new model for evaluating and purchasing antimicrobials in the UK. Esperienza britannica e contratti di abbonamento.
  4. NHS England, Antimicrobial products subscription model: guidance on commercial arrangements, 8 maggio 2024.
  5. UK Parliament, risposta del Department of Health and Social Care, 11 giugno 2026. Calendario previsto per i nuovi contratti.


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