La MareNostrum Dike lascia la Sicilia e si prepara ad approdare in Calabria. Venerdì 29 maggio, a partire dalle ore 9, la motovela della legalità attraccherà al Porto di Reggio Calabria, presso i Pontili Galleggianti Radice Vecchia di Levante, trasformandosi per un’intera giornata in un luogo di incontro, memoria, educazione civica e impegno ambientale. A bordo e sulla banchina si incontreranno studenti, docenti, dirigenti scolastici, rappresentanti delle istituzioni, magistrati, associazioni e cittadini, in una tappa dal forte valore simbolico all’interno della manifestazione nazionale “MAREGALITÀ 2026 – Storie di Viaggi, Eroi e Legalità”.
L’arrivo della MareNostrum Dike a Reggio Calabria rappresenta uno dei momenti più significativi della terza edizione del progetto, perché mette idealmente e concretamente in comunicazione le due sponde dello Stretto. Le scuole della Calabria e della Sicilia si ritroveranno infatti nello stesso spazio, davanti al mare che divide e unisce, per riflettere sui temi della legalità, della tutela del patrimonio marino, dell’ambiente, dell’inclusione sociale e del riscatto personale. Non sarà soltanto una visita a un’imbarcazione, ma un’esperienza educativa costruita attorno a una storia reale di trasformazione: quella di una barca un tempo usata dagli scafisti per il traffico di esseri umani e oggi restituita alla collettività come simbolo di speranza.
Studenti calabresi e siciliani insieme sullo Stretto
La mattinata sarà dedicata in particolare alle scuole. Dalle ore 9 alle ore 13, studenti provenienti da Reggio Calabria, Palmi, Villa San Giovanni, Bagnara e Messina saliranno a bordo della MareNostrum Dike e prenderanno parte alle attività organizzate da Archeoclub d’Italia, sede Area Integrata dello Stretto, con il coordinamento della struttura specialistica MareNostrum. La presenza di alunni di ogni ordine e grado, insieme a docenti e dirigenti scolastici, darà alla giornata il carattere di un grande laboratorio educativo a cielo aperto, in cui la barca diventerà una vera aula galleggiante.
Rosanna Trovato, presidente di Archeoclub d’Italia sede Area Integrata dello Stretto, ha sottolineato il valore profondo dell’iniziativa, spiegando che gli studenti si avvicenderanno nella visita della barca e potranno conoscere da vicino una vicenda che parla di dolore, ma anche di rinascita. La MareNostrum Dike, ha ricordato Trovato, era un luogo legato alla disperazione e alla morte, ma oggi è diventata un simbolo di legalità, speranza, vita, cultura e riscatto sociale. Il messaggio rivolto ai giovani sarà chiaro: la bellezza del mare deve essere tutelata, così come devono essere difesi l’ambiente, la dignità della persona e il valore della convivenza civile.
Il progetto assume un significato ancora più forte perché si svolge nello scenario dello Stretto di Messina, area di confine e di passaggio, ma anche crocevia di culture, economie, comunità e memorie. L’incontro tra le scuole siciliane e le scuole calabresi diventa così un gesto concreto di dialogo tra territori, accomunati dalla stessa responsabilità verso il mare e verso le nuove generazioni. La motovela della legalità sarà il punto attorno al quale costruire un racconto collettivo che unisce educazione, cittadinanza attiva e consapevolezza ambientale.
Laboratori, carte nautiche e droni mangia rifiuti al Porto di Reggio Calabria
Accanto alla visita della barca, il programma prevede spazi espositivi e laboratoriali sulla banchina antistante, curati dai soci di Archeoclub Area Integrata dello Stretto. Un ruolo importante sarà affidato anche agli studenti dell’Istituto Nautico di Villa San Giovanni, che metteranno a disposizione le proprie competenze per attività rivolte ai ragazzi delle scuole partecipanti. Carte nautiche, strumenti di navigazione, nodi marinari e conoscenze tecniche diventeranno elementi pratici di un percorso formativo pensato per avvicinare gli studenti al mare non solo come paesaggio, ma come ambiente da conoscere, rispettare e proteggere.
Gli studenti del Liceo di Palmi porteranno invece storie di legalità e testimonianze legate ai ritrovamenti archeologici nel proprio mare, collegando il tema della tutela ambientale a quello della valorizzazione del patrimonio culturale sommerso. In questo modo, l’iniziativa allargherà lo sguardo dalla navigazione alla storia, dalla memoria alla ricerca, dalla cura del territorio alla responsabilità civile. Il mare, nel racconto della giornata, non sarà soltanto uno spazio naturale, ma anche un archivio di civiltà, un bene comune e un luogo in cui si misurano comportamenti leciti e illeciti.
Particolarmente attesa sarà la dimostrazione del servizio di pulizia dello specchio acqueo con droni acquatici mangia rifiuti, a cura dell’Autorità di Sistema Portuale dello Stretto. Davanti alla stampa e agli studenti sarà mostrata un’azione concreta di contrasto all’inquinamento marino, con tecnologie pensate per intercettare e rimuovere i rifiuti presenti nelle acque portuali. L’iniziativa renderà visibile uno dei messaggi centrali della giornata: parlare di legalità del mare significa anche combattere l’abbandono dei rifiuti, difendere gli ecosistemi e promuovere una cultura quotidiana del rispetto.
Dal traffico di esseri umani alla rinascita: la storia della MareNostrum Dike
La storia della MareNostrum Dike è una storia di resilienza, recupero e trasformazione. Prima di diventare la motovela della legalità, infatti, non esisteva con questo nome: era un’Oceanis 473, un’imbarcazione utilizzata dagli scafisti per il traffico di persone. Nel 2022 la barca venne sequestrata e nel 2023 fu affidata in gestione ad Archeoclub d’Italia. Da quel momento è iniziato un percorso nuovo, segnato dal varo a Catania e dalla volontà di trasformare uno strumento legato a una tragedia in un presidio educativo e sociale.
Rosario Santanastasio, presidente nazionale di Archeoclub d’Italia, ha ricordato che al momento dell’intercettazione l’Oceanis 473 trasportava 101 migranti, in una situazione drammatica che resta alla base del significato attuale dell’imbarcazione. Oggi quella stessa barca è diventata simbolo di rinascenza, rigenerazione e conoscenza. La sua nuova vita vuole trasmettere un messaggio di riscatto non soltanto collettivo, ma anche personale, soprattutto per i ragazzi coinvolti nei percorsi dell’Area Penale di Napoli e dei Centri di Giustizia.
La forza del progetto sta proprio in questa capacità di dare un nuovo destino a un bene confiscato o comunque sottratto a un uso criminale. La MareNostrum Dike non cancella la memoria del dolore, ma la trasforma in azione positiva. Diventa una barca che educa, accoglie, forma, collega comunità e restituisce al mare un significato opposto rispetto a quello della violenza e dello sfruttamento. È per questo che il suo arrivo al Porto di Reggio Calabria non è soltanto una tappa nautica, ma un evento civile.
Archeoclub d’Italia, inclusione sociale e tutela del patrimonio marino
Il progetto MareNostrum promosso da Archeoclub d’Italia ha una dimensione nazionale e mette insieme più piani di intervento: legalità, tutela del patrimonio marino, inclusione, ricerca, formazione e reinserimento sociale. In collaborazione con il Centro di Giustizia Minorile della Campania, la Marina Militare e il Corpo Militare dell’Ordine di Malta, l’associazione è impegnata nel percorso di recupero di ragazzi dell’Area Penale di Napoli, offrendo loro competenze concrete e occasioni di crescita personale.
Uno dei risultati più significativi riguarda la formazione subacquea. Secondo quanto riferito dai promotori, oltre 50 ragazzi hanno già ottenuto il brevetto di sub attraverso corsi teorici e pratici. Oggi sono impegnati in attività di pulizia dei fondali e nel reperimento di materiale archeologico ancora sommerso. Si tratta di un percorso che unisce lavoro su sé stessi, disciplina, rispetto delle regole, conoscenza dell’ambiente e valorizzazione del patrimonio culturale. La legalità, in questo caso, non resta un principio astratto, ma diventa esperienza, responsabilità e possibilità di futuro.
La MareNostrum Dike è dunque anche il simbolo di un metodo educativo che parte dal mare per parlare ai giovani di cittadinanza. Imparare a immergersi, recuperare rifiuti, conoscere i fondali, riconoscere il valore dei reperti archeologici, collaborare con istituzioni e associazioni significa costruire un rapporto nuovo con la società. La barca, da strumento del traffico di persone, diventa così un mezzo per promuovere integrazione, recupero sociale e tutela del bene comune.
Nel solco di Giulia Civita Franceschi e della nave-asilo Caracciolo
Il progetto richiama anche una memoria storica importante: quella di Giulia Civita Franceschi, che dal 1913 al 1928 diresse la nave-asilo Caracciolo con l’obiettivo di recuperare alla società gli scugnizzi, i ragazzi di strada di Napoli. Il riferimento non è casuale, perché la MareNostrum Dike si pone idealmente su quella scia: usare il mare e la vita a bordo come strumenti di educazione, disciplina, responsabilità e riscatto.
La nave, nella storia italiana, è stata più volte uno spazio pedagogico, un luogo in cui giovani fragili o marginalizzati hanno potuto sperimentare regole, collaborazione, fatica e dignità. La motovela della legalità aggiorna quella tradizione al presente, collocandola dentro le sfide contemporanee: i traffici illeciti, le migrazioni drammatiche, l’inquinamento marino, la dispersione sociale, la necessità di offrire percorsi credibili di reinserimento. In questo senso, il viaggio della MareNostrum Dike non è solo geografico, ma anche culturale e civile.
A bordo della motovela si intrecciano infatti esperienze diverse: giovani, magistrati, scrittori, ragazzi dell’Area Penale di Napoli, studenti siciliani e calabresi. È questa pluralità a dare forza all’iniziativa. La barca diventa un punto di incontro tra mondi che spesso restano separati, ma che davanti ai temi della legalità del mare, della vita e dell’ambiente possono trovare un linguaggio comune.
La conferenza al Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria
Nel pomeriggio di venerdì 29 maggio, alle ore 16, il programma proseguirà al Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria con l’incontro dal titolo “La legalità nella tutela del mare e della vita”. Sarà un momento di confronto aperto alle autorità civili, agli enti, alle associazioni e alla cittadinanza, dedicato ai crimini verso o attraverso il mare: dall’inquinamento ambientale ai flussi clandestini, fino ai traffici illeciti.
All’incontro prenderà parte l’Arcivescovo di Reggio-Bova, monsignor Fortunato Morrone, indicato dagli organizzatori come “sentinella della legalità” e guida morale e civile. Interverranno inoltre il Contrammiraglio Giuseppe Sciarrone, Direttore Marittimo della Calabria e Basilicata Tirrenica e Comandante della Capitaneria di Porto di Reggio Calabria, il Procuratore della Repubblica di Reggio Calabria Giuseppe Borrelli e il Procuratore della Repubblica di Palmi Emanuele Crescenti. La presenza di figure istituzionali e giudiziarie conferma il taglio dell’incontro, orientato a collegare la dimensione educativa della mattina con l’approfondimento pubblico sui fenomeni criminali che attraversano il mare.
La presentazione sarà affidata a Rosanna Trovato e alla vicepresidente di Archeoclub d’Italia sede Area Integrata dello Stretto, Francesca Crea. Sono previsti i saluti del Prefetto Clara Vaccaro, del Direttore del Museo Archeologico Fabrizio Sudano, del Presidente dell’Autorità di Sistema Portuale dello Stretto Francesco Rizzo, del Presidente della Camera Penale di Reggio Calabria Francesco Siclari, della referente del progetto MareNostrum Francesca Esposito, del Presidente della Lega Navale LNI-RC Antonio Nicolò e del Presidente di Legambiente Circolo Reggio Calabria Daniele Cartisano. Le conclusioni saranno affidate al presidente nazionale di Archeoclub d’Italia, Rosario Santanastasio.
Il ruolo delle istituzioni e la sinergia sul territorio
L’arrivo della MareNostrum Dike a Reggio Calabria è reso possibile da un lavoro organizzativo che ha coinvolto più soggetti. Fondamentale è stato il supporto della sede Archeoclub Area Integrata dello Stretto e la collaborazione con l’Autorità di Sistema Portuale dello Stretto, che ha curato i rapporti con la Direzione Marittima di Reggio Calabria e con la Compagnia Portuale S.r.l., garantendo l’assegnazione del posto barca e l’ospitalità dell’imbarcazione nei giorni 28, 29 e 30 maggio.
Questa sinergia tra associazionismo, istituzioni portuali, scuole, autorità civili e realtà culturali dimostra come la legalità possa diventare un progetto condiviso. L’evento non si limita a celebrare l’arrivo di una barca, ma costruisce attorno ad essa una rete educativa e istituzionale. Il mare, troppo spesso raccontato solo come luogo di emergenze, viene restituito alla sua dimensione di bene comune, spazio di conoscenza, lavoro, memoria e responsabilità.
Il coinvolgimento del Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria aggiunge un ulteriore valore culturale alla giornata. Dopo le conclusioni della conferenza, grazie alla disponibilità del direttore del Museo, gli ospiti potranno visitare la celebre Sala dei Bronzi, collegando simbolicamente la tutela del mare alla valorizzazione di uno dei patrimoni archeologici più noti e ammirati del Mediterraneo. Anche questo passaggio contribuisce a rafforzare il messaggio dell’iniziativa: difendere il mare significa difendere la storia, l’identità e il futuro dei territori.
Il Viaggio della Legalità e le prossime rotte della MareNostrum Dike
Il Viaggio della Legalità della MareNostrum Dike è partito da Napoli e ha già toccato diverse tappe, tra cui Naxos e Catania, prima di proseguire verso la Calabria. Per i promotori si tratta di un percorso ampio, che negli anni ha coinvolto aree diverse del Paese e che punta ad allargarsi ulteriormente. Rosario Santanastasio ha espresso l’auspicio che dal 2027 il viaggio possa estendersi anche alle coste della Puglia, rafforzando la dimensione nazionale di un progetto nato per favorire la conoscenza e la cultura della legalità.
La tappa di Reggio Calabria assume un rilievo particolare perché segna la presenza della motovela nello Stretto e il suo incontro con le comunità scolastiche delle due regioni. In un territorio da sempre attraversato da rotte, commerci, migrazioni, leggende e memorie, la MareNostrum Dike porta un messaggio che parla direttamente ai giovani: ogni luogo può essere rigenerato, ogni storia può essere rielaborata, ogni ferita può diventare occasione di responsabilità.
La barca che un tempo rappresentava il volto più oscuro del mare oggi naviga per raccontare il contrario: la possibilità della rinascita, la forza della legalità, la necessità della tutela ambientale e il valore dell’inclusione sociale. Il suo approdo a Reggio Calabria non sarà dunque soltanto un evento istituzionale o scolastico, ma una tappa di un racconto più grande, in cui il Mediterraneo viene guardato non come frontiera di paura, ma come spazio di educazione, giustizia e vita.
MareNostrum Dike, una barca diventata simbolo di speranza
La vicenda della MareNostrum Dike dimostra come un’imbarcazione possa cambiare significato. Da mezzo usato per il traffico di esseri umani, l’ex Oceanis 473 è diventata una motovela dedicata alla legalità, alla formazione dei giovani e alla protezione del mare. La sua presenza a Reggio Calabria, davanti agli studenti di Sicilia e Calabria, rende visibile una trasformazione che riguarda non solo una barca, ma l’intera comunità.
Il messaggio consegnato alle nuove generazioni sarà quello di un mare da rispettare, conoscere e liberare dalle forme di illegalità che lo attraversano. Un mare che non può essere ridotto a luogo di sfruttamento, traffici e rifiuti, ma che deve tornare a essere spazio di cultura, incontro, lavoro pulito e bellezza. In questa prospettiva, la MareNostrum Dike diventa un presidio mobile di educazione civica, capace di unire memoria e futuro.
A Reggio Calabria, la motovela della legalità porterà con sé una storia difficile, ma anche una promessa. La promessa che la legalità non è soltanto repressione del crimine, ma costruzione quotidiana di alternative; che la tutela del mare non è solo compito delle istituzioni, ma responsabilità di tutti; che i giovani, se accompagnati e coinvolti, possono diventare protagonisti di un cambiamento reale. Sullo Stretto, venerdì 29 maggio, la MareNostrum Dike racconterà proprio questo: la possibilità di trasformare una ferita in una rotta nuova.
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Ilaria Calabrò
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