L’Ucraina porta la guerra nel cuore della Russia con uno dei più grandi attacchi a lungo raggio dall’inizio del conflitto, colpendo la raffineria di Kapotnya e infrastrutture energetiche cruciali. Mentre emergono dubbi sull’efficacia delle difese aeree del Cremlino e sulle scorte di missili intercettori.
Le forze armate ucraine hanno lanciato nella notte tra il 17 e il 18 giugno uno dei più vasti attacchi a lungo raggio contro il territorio russo dall’inizio della guerra, prendendo di mira in particolare l’area metropolitana di Mosca e alcune infrastrutture energetiche considerate strategiche per l’economia e lo sforzo bellico del Cremlino. L’operazione ha avuto come bersaglio principale la raffineria di petrolio di Mosca, conosciuta anche come impianto di Kapotnya, già colpita nei giorni precedenti. Secondo lo Stato Maggiore di Kyiv, diversi droni ucraini sono riusciti a raggiungere la struttura provocando incendi in almeno cinque punti distinti dell’impianto. Tra le aree interessate figurerebbero l’unità principale di raffinazione, alcuni settori di lavorazione secondaria e una zona destinata allo stoccaggio del greggio. Si tratta del secondo attacco contro la stessa raffineria nell’arco di appena quarantotto ore, un elemento che evidenzia la crescente capacità dell’Ucraina di colpire obiettivi situati nel cuore della Federazione Russa. Il ministero della Difesa russo ha dichiarato che le proprie difese aeree hanno intercettato 555 droni ucraini durante la notte e che, nelle ventiquattro ore precedenti, le forze armate russe avrebbero distrutto complessivamente 992 velivoli senza pilota e quattro missili. Numeri che, se confermati, rappresenterebbero uno dei più grandi attacchi con droni registrati dall’inizio del conflitto. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha collegato direttamente l’operazione ai bombardamenti russi contro il complesso monastico della Kyiv-Pechersk Lavra avvenuti il 14 e il 15 giugno, definendo gli attacchi contro Mosca una risposta alle azioni compiute dalle forze russe contro uno dei luoghi religiosi più simbolici dell’Ucraina. Video geolocalizzati diffusi sui social media mostrano droni ad ala fissa sorvolare la capitale russa e colonne di fumo alzarsi dalla raffineria colpita. Le autorità hanno sospeso temporaneamente le attività in tutti e quattro gli aeroporti che servono l’area di Mosca – Vnukovo, Domodedovo, Sheremetyevo e Zhukovsky – provocando pesanti disagi al traffico aereo.
L’offensiva ucraina non si è limitata alla capitale
Lo Stato Maggiore di Kyiv ha infatti annunciato di aver colpito anche il deposito petrolifero di Gukovo, nell’oblast di Rostov, provocando un vasto incendio. Secondo le autorità ucraine, il sito viene utilizzato per immagazzinare e distribuire carburanti e lubrificanti destinati alle attività militari e industriali russe. Il governatore della regione, Yuriy Slyusar, ha confermato l’attacco e il successivo rogo. Filmati geolocalizzati diffusi online mostrano fiamme e dense colonne di fumo nei pressi dell’impianto. Anche l’oblast di Yaroslavl è stata interessata dalle conseguenze dell’offensiva. Particolarmente significative sono state le reazioni provenienti dall’ambiente dei blogger militari russi, spesso considerati una voce influente tra i sostenitori della guerra. Diversi commentatori hanno espresso preoccupazione per l’efficacia delle difese aeree e per la capacità dell’Ucraina di colpire obiettivi situati a centinaia di chilometri dal fronte. Uno dei blogger più seguiti ha osservato, in un messaggio successivamente cancellato, che gli attacchi hanno causato danni rilevanti nonostante la presenza di sistemi antiaerei considerati tra i più avanzati della Federazione Russa. Altri hanno sottolineato come il conflitto non riguardi più soltanto le regioni di confine ma stia ormai raggiungendo il cuore del Paese, mettendo in discussione la narrativa ufficiale secondo cui la guerra sarebbe lontana dalla vita quotidiana dei cittadini russi.
Il Cremlino prova a minimizzare
Molte delle critiche si sono concentrate sul sistema mediatico controllato dal Cremlino. Alcuni commentatori hanno accusato televisioni e giornali statali di minimizzare l’impatto degli attacchi e di presentare una versione distorta della realtà. Secondo uno di loro, i responsabili dell’informazione ufficiale avrebbero costruito una rappresentazione artificiale del conflitto nella quale «tutto procede secondo i piani», ignorando i problemi che stanno emergendo all’interno della Russia. La testata indipendente Meduza ha rilevato che il 18 giugno i principali canali televisivi statali, tra cui Perviy Kanal e NTV, non hanno dedicato servizi specifici agli attacchi contro Mosca. Rossiya-1 si è limitata a riportare comunicati ufficiali senza approfondire le conseguenze delle incursioni. Secondo il giornale d’opposizione, gran parte dell’attenzione mediatica è stata invece concentrata sulla richiesta di punire i cittadini che diffondono immagini degli attacchi e dei danni provocati. Gli analisti ritengono che la crescente frequenza delle incursioni ucraine stia mettendo in luce le vulnerabilità del sistema difensivo russo. Negli ultimi mesi Kyiv ha aumentato la portata delle proprie operazioni a lungo raggio, colpendo non soltanto obiettivi nelle regioni di confine ma anche infrastrutture strategiche nelle vicinanze di Mosca e San Pietroburgo. Questa evoluzione costringe il Cremlino a distribuire le proprie risorse difensive su un territorio immenso, riducendo l’efficacia della protezione di singoli obiettivi. A complicare ulteriormente il quadro vi sarebbero le difficoltà della Russia nel mantenere adeguate scorte di missili intercettori. Secondo un’inchiesta pubblicata da CBS News e basata su informazioni fornite da funzionari ucraini, Mosca starebbe affrontando una carenza di missili S-300 e di componenti essenziali per la loro produzione. Le sanzioni occidentali avrebbero reso più difficile reperire sistemi di guida e moduli elettronici necessari alla costruzione degli intercettori.
La Russia obbligata a usare sistemi avanzati e costosi per contrastare minacce
La situazione sarebbe aggravata dal fatto che l’esercito russo ha utilizzato in più occasioni missili S-300 come armi d’attacco contro obiettivi terrestri in Ucraina, riducendo ulteriormente le scorte disponibili per la difesa aerea. L’impiego di droni ucraini sempre più sofisticati costringe inoltre Mosca a utilizzare sistemi avanzati e costosi per contrastare minacce relativamente economiche, aumentando la pressione sulle riserve strategiche. Secondo The Institute for the Study of War (ISW), In questo contesto, il Cremlino starebbe cercando di costruire una narrativa utile a giustificare future ondate di bombardamenti contro l’Ucraina. Il Servizio di sicurezza ucraino sostiene di aver ottenuto documenti interni russi che smentirebbero le accuse secondo cui Kyiv avrebbe attaccato un autobus civile nell’oblast di Bryansk. Nonostante ciò, esponenti russi e bielorussi continuano a indicare l’Ucraina come responsabile dell’episodio. Il presidente bielorusso Alexander Lukashenko ha persino sostenuto che l’obiettivo sarebbe stato trascinare Minsk direttamente nel conflitto. Sul fronte economico emergono inoltre segnali di difficoltà nel settore energetico russo. Reuters ha riferito che Mosca starebbe preparando l’importazione di benzina da Paesi asiatici per far fronte a una crescente carenza interna. Le forniture dovrebbero arrivare attraverso porti occidentali della Federazione Russa. Secondo diverse fonti del settore, la situazione potrebbe risultare più grave rispetto alla crisi registrata nell’estate del 2025, poiché si manifesta già all’inizio della stagione di maggiore consumo.
Nuovi aiuti all’Ucraina e droni in arrivo dall’Inghilterra
Mentre la Russia cercava di contenere le conseguenze degli attacchi ucraini contro Mosca e altre infrastrutture strategiche, gli alleati occidentali di Kyiv hanno annunciato nuovi e consistenti pacchetti di assistenza militare destinati a rafforzare le capacità difensive e offensive dell’Ucraina. Paesi Bassi, Germania, Regno Unito, Svezia e Belgio hanno confermato ulteriori stanziamenti per l’acquisto di armamenti, sistemi di difesa aerea, droni e velivoli da combattimento.Particolarmente significativo è il contributo annunciato da Londra. Il ministro della Difesa britannico Dan Jarvis ha infatti confermato che il Regno Unito fornirà all’Ucraina 150.000 droni entro la fine del 2026, oltre a 350 missili per la difesa aerea e sistemi radar. Il pacchetto ha un valore superiore a 750 milioni di sterline ed è finanziato attraverso un prestito garantito dai rendimenti dei beni russi congelati in Occidente. Secondo Jarvis, le nuove forniture contribuiranno a proteggere la popolazione ucraina dagli attacchi missilistici e dai bombardamenti con droni russi, rafforzando al tempo stesso la capacità delle forze armate di Kyiv di colpire obiettivi militari e logistici nemici. L’annuncio britannico conferma il ruolo sempre più centrale dei sistemi senza pilota nel conflitto. Droni da ricognizione, droni kamikaze e velivoli a lungo raggio sono ormai diventati strumenti essenziali sia per le operazioni offensive sia per quelle difensive, consentendo di colpire obiettivi strategici con costi relativamente contenuti rispetto ai sistemi d’arma tradizionali. Negli ultimi mesi proprio il massiccio impiego di droni ha permesso all’Ucraina di aumentare la pressione sulle retrovie russe, prendendo di mira aeroporti, raffinerie, depositi di carburante e infrastrutture militari situate a centinaia di chilometri dalla linea del fronte. Anche gli altri partner occidentali hanno annunciato nuovi impegni. I Paesi Bassi hanno stanziato 250 milioni di euro per sviluppare le capacità ucraine nel settore dei droni e ulteriori 250 milioni per l’acquisto di armamenti statunitensi attraverso il programma Prioritized Ukraine Requirements List. La Germania contribuirà con 200 milioni di dollari allo stesso programma e altri 200 milioni destinati all’acquisizione di missili intercettori PAC-3 per i sistemi Patriot. La Svezia ha annunciato uno stanziamento di 108 milioni di dollari, mentre il Belgio consegnerà sette caccia F-16 nel corso del 2026, di cui tre operativi e quattro destinati a fornire pezzi di ricambio. Secondo il ministro ucraino Mykhailo Fedorov, i partner internazionali hanno già promesso circa 40 miliardi di dollari di aiuti per il prossimo anno, compresi oltre 20 miliardi provenienti da un prestito dell’Unione europea. Kyiv prevede di ricevere complessivamente almeno 60 miliardi di dollari di assistenza internazionale nel 2026, una cifra che dovrebbe consentire all’Ucraina di sostenere lo sforzo bellico e di continuare a sviluppare le proprie capacità tecnologiche e industriali nel settore della difesa. L’obiettivo dichiarato delle capitali occidentali è mantenere alta la pressione sul Cremlino e impedire alla Russia di sfruttare la propria superiorità numerica e industriale. Allo stesso tempo, il crescente sostegno militare mira a rafforzare la posizione negoziale di Kyiv in vista di eventuali futuri colloqui per una soluzione del conflitto, che continua a rappresentare la più grave crisi di sicurezza in Europa dalla fine della Guerra fredda.
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Stefano Piazza
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