Andra Gentili ci racconta “Il vinile degli orrori”


MARINA DI PISA – Il vinile è un supporto musicale che sta vivendo una nuova giovinezza, si torna ad apprezzarne il suono, non sempre purissimo, ma che ha il suo fascino. Gli appassionati di musica tornano ad ascoltarla sui 33 giri che sono nuovamente in produzione. Ma cosa c’entra il vinile con l’orrore? Se lo chiedono quanti hanno trovato in libreria, il volume appena pubblicato dello scrittore pisano, anzi, marinese, dott. Andrea Gentili. Il titolo, infatti, è Il vinile degli orrori (Midgard editrice, pagg. 153, 2026) ed è l’opera prima di Gentili che è anche un appassionato di musica e questo lo ha portato a scrivere quattordici racconti dell’orrore disposti su due lati, come in un disco. Un lato A e un lato B. Un orrore “gentile”, ricco di sensibilità, di profonde riflessioni, di aperture al mondo dello spirito. Racconti per lo più brevi dove la trama si svolge in un crescendo dal ritmo musicale e dove il finale non è mai scontato. Ne parliamo direttamente con l’autore dopo l’affollata presentazione che si è svolta a Marina di Pisa.

di Andrea Bartelloni

Partiamo dal rapporto con la musica, che è una grande sua passione. Vero?

Sì, la musica è una mia grande passione da quando frequentavo il Liceo. Negli anni è diventata una delle mie attività preferite (che mi ha portato ad accumulare centinaia di CD), a tal punto che ad un certo momento non volevo essere più soltanto un ascoltatore, ma volevo essere un vero protagonista, pertanto ho iniziato a suonare la chitarra elettrica, cosa che faccio ancora adesso. Per me è stato naturale mettere al centro del libro l’elemento musicale. Volevo dare un filo conduttore a dei racconti che di fatto sono completamente slegati tra di loro e che sono stati scritti in periodi totalmente differenti (il più “vecchio” è datato 2018!). Allo stesso modo, però, volevo trovare anche un’idea che potesse incuriosire i lettori e che li spingesse a sfogliare le pagine del mio libro. Ho pensato che trasformare il libro in un vinile fosse una buona intuizione e che avrebbe allo stesso modo dato quel trait d’union che cercavo per raggruppare i vari racconti. Inoltre, come si diceva in apertura, il vinile sta tornando di moda e io stesso mi sono appassionato molto a questo supporto che sprigiona un’aura magica e quasi esoterica, perfetta per i miei racconti contaminati da elementi orrorifici e soprannaturali”.

E la passione per la scrittura come nasce? Sicuramente anche grazie all’influsso materno di Cristina Barsantini, la mamma, che ha al suo attivo una vasta e ricca produzione libraria.

Avere come madre Cristina è stato indubbiamente fonte di ispirazione (nonché di orgoglio), anche se differiamo completamente nella proposta letteraria che presentiamo. Diciamo che la passione per la scrittura rappresenta la naturale evoluzione della mia passione per la lettura, anche se per molti anni l’idea di scrivere era molto lontana dai miei pensieri. Essendo un grande appassionato di horror è stato automatico scoprire questo genere anche nella lettura e cominciare ad amarlo visceralmente in tutti i suoi sottogeneri. Tuttavia, la scrittura è nata quasi come un gioco e per scoprirne le radici bisogna tornare alla notte di Halloween del 2018, quando decisi insieme al mio migliore amico Federico di instaurare una gara di racconti horror che abbiamo poi replicato nelle notti del 31 ottobre a venire. Alcuni dei racconti contenuti all’interno della raccolta sono nati proprio in queste occasioni. Con il passare del tempo, vedendo che la scrittura si rivelava una forma d’arte che mi soddisfaceva molto e al contempo, avendo sempre più materiale da parte, è nata l’idea di raggruppare tutto in una raccolta”.

Un autore che sicuramente l’ha influenzato è Edgar Allan Poe?

Certamente, Edgar Allan Poe è uno scrittore che mi ha ispirato molto e che fa parte di quella che io definisco una sorta di “unholy trinity” (trinità empia), ossia quelli che ritengo essere i miei principali scrittori di riferimento: accanto al sopracitato vi sono H. P. Lovecraft e Stephen King. Questi tre autori hanno contribuito a farmi amare il genere e sono da sempre grandi fonti di ispirazione. Nel libro però le influenze sono molteplici, sia in ambito letterario, ma anche cinematografico e musicale. Non posso non citare autori come Haruki Murakami, Shirley Jackson, William Hope Hodgson, Clive Barker o Sheridan LeFanu. In ambito musicale, invece, è forte l’ispirazione di band come King Diamond, Mercyful Fate, Ghost o Death SS, le cui canzoni a volte hanno acceso la miccia della creatività. Infine, in ambito cinematografico (in cui ho dei trascorsi come regista di cortometraggi horror amatoriali) i riferimenti a David Lynch, Roman Polanski o Dario Argento sono palesi”.

Che cosa troviamo nei suoi racconti che possa invitare il lettore ad acquistare e leggere il suo libro?

Penso che questa raccolta, per quanto breve, possa riservare sicuramente delle sorprese a chi decida di leggerla. Innanzitutto, i racconti proposti presentano vari sottogeneri (vi è ad esempio un racconto distopico, un racconto weird, un racconto horror romantico, storie di fantasmi o ambientate ad Halloween e così via) e le tematiche trattate sono di vario tipo, come ad esempio quella del destino ineluttabile (da sempre una delle mie tematiche preferite), il sogno che incide nella realtà, fino a giungere a temi più “terreni” come tradimenti ed inganni. Si tratta di storie principalmente pessimiste, dove i personaggi spesso si ritrovano a convivere con qualcosa di atroce o misterioso. Credo che questo libro sia adatto anche a chi mastica poco il genere, o anche a chi cerca una lettura non troppo pesante. I racconti (ad eccezione di due) sono tutti piuttosto brevi e spesso il mio intento è stato quello di creare delle trame con colpi di scena o comunque dal forte significato metaforico, in modo da lasciare al lettore qualcosa su cui riflettere. Diciamo che non amo scrivere trame fini a sé stesse, ma l’utilizzo del genere horror è sempre ben contestualizzato, poi sta al lettore cogliere tutti gli elementi che può scorgere sullo sfondo di questi racconti”.

Un racconto che si differenzia dagli altri ha un’ouverture e otto atti, un racconto distopico in un futuro inquietante, dove amore e odio si contrappongono e, quest’ultimo, drammaticamente e in maniera molto avvincente, ha un finale degno di tutto la storia. Il tema musicale rimane con l’ouverture che rimanda alle composizioni liriche o drammatiche…

Esatto, in questo racconto ho fatto confluire da un lato la mia passione per il progressive rock anni 70 e dall’altro il mondo dell’opera lirica che ho cominciato a conoscere grazie alla mia fidanzata Elisabetta. In particolare, ho pensato a quelle tracce lunghe che in passato occupavano intere facciate degli LP (si pensi a “Close to the Edge” degli Yes o a “Supper’s Ready” dei Genesis, tanto per citarne due) e dunque ho deciso di tradurre questo aspetto nei racconti. Come dicevo in precedenza ci sono infatti due racconti particolarmente lunghi per ciascuna “facciata” (l’altro è “Cose che capitano” un racconto folle in cui il protagonista riceve l’invito per il proprio funerale!) ed entrambi riprendono proprio il concetto di “suite” tipica del prog anni 70. In più, in questo racconto distopico, dal titolo “L’alba di una nuova vita”, ho voluto fare una divisione in atti per richiamare l’opera lirica, aggiungendo anche per ogni episodio un sottotitolo evocativo”.

Gli studi di legge hanno influito sulle trame?

Vorrei dire di no, tuttavia proprio nel racconto di cui parlavo prima vi è stata un’influenza evidente. Questo racconto infatti si basa su una mia vecchia idea che avevo concepito nel 2017 e che, al tempo, volevo trasformare in un cortometraggio. In particolare, l’ispirazione nacque dallo studio di “Diritto Privato” per quanto concerne tutta la disciplina relativa alla famiglia. Fu proprio in quell’occasione che delineai la trama da cima a fondo, ma rendendomi conto che era troppo complicata per essere adattata in un cortometraggio amatoriale la lasciai perdere. Poi a dicembre 2024 decisi di renderle giustizia e trasformarla in un racconto, perché comunque mi dispiaceva non aver potuto sfruttare questa idea e così nacque questa storia distopica. Nello specifico seguiamo le vicende di una coppia di sposi (Adam e Jane) che vivono nella società del 2117 in cui le nascite sono crollate a picco e i Governi, dopo numerosi interventi per arginare il problema, hanno deciso di introdurre una legge che vieta alle coppie sposate di divorziare prima di aver dato alla luce almeno un neonato. I due sono arrivati al punto di odiarsi profondamente, tuttavia non possono divorziare prima di aver assolto questo obbligo. Detto così non sembrerebbe un racconto dell’orrore, ma in realtà nel finale si palesa questa componente e sicuramente pone l’attenzione su una tematica molto delicata come quella della procreazione.
Ad ogni modo, ad eccezione di questo caso, gli studi giuridici non hanno influito particolarmente per la realizzazione dei vari racconti ma, come si può intuire da questa intervista, ci sono state tante altre fonti di ispirazione
”.

Last modified: Giugno 19, 2026


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