Stretta sui forfettari da giugno 2026, al via i controlli: chi rischia


Sebbene per il 2026 la flat tax al 15% e la soglia limite di 85.000 euro di ricavi o compensi rimangano confermate per i forfettari, da giugno si profilano all’orizzonte importanti novità sul fronte dei controlli, poiché debuttano nuove e più stringenti regole relative alle verifiche telematiche sui pagamenti e i ricavi dei professionisti.

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Nuovi controlli da giugno: stretta oltre i 5.000 euro per i forfettari

Dal 15 giugno 2026 sono scattate nuove regole sui controlli fiscali per i professionisti in regime forfettario, introdotte dalla legge di bilancio 2026, che ha previsto un meccanismo di verifica preventiva sui pagamenti effettuati dalle pubbliche amministrazioni. Nel dettaglio, la normativa prevede che prima di liquidare un compenso, la PA abbia l’obbligo di controllare telematicamente se il professionista ha debiti con il Fisco.

Nel caso dei forfettari, i controlli interesseranno in particolare le somme che superano i 5.000 euro, soglia oltre la quale scatta il blocco del pagamento per saldare il debito fiscale pendente. Qualora il professionista risulti inadempiente per cartelle di pagamento scadute di ammontare complessivo pari o superiore, la PA è tenuta a sospendere il pagamento e a versare direttamente le somme all’Agenzia delle Entrate, corrispondendo al professionista solo l’eventuale eccedenza.

Sebbene la formulazione letterale della norma si riferisca ai redditi di lavoro autonomo (art. 54 TUIR) e lasci aperti margini interpretativi sull’applicazione immediata ai forfettari, il monitoraggio telematico generalizzato rappresenta un chiaro segnale di stringenza sui flussi finanziari dei professionisti.

Il monitoraggio delle associazioni

A partire da metà giugno, anche le associazioni entrano in modo permanente nei radar dei controlli telematici per garantire una maggiore trasparenza delle movimentazioni finanziarie.

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Chi rischia di uscire dal regime

I criteri di permanenza nel regime forfettario restano ancorati a precise soglie quantitative. Il superamento di tali limiti, anche questi monitorati costantemente dall’Agenzia delle Entrate tramite l’analisi dei dati di fatturazione elettronica trasmessi al sistema di interscambio (SdI), determina effetti differenti a seconda dell’entità dello scostamento:

Soglia di ricavo/compenso Effetto fiscale
Fino a 85.000 euro Mantenimento del regime forfettario con imposta sostitutiva al 15% (o 5% per le start-up)
Tra 85.001 e 100.000 euro Uscita dal regime forfettario a partire dall’anno d’imposta successivo
Oltre 100.000 euro Esclusione immediata dal regime nel corso dell’anno stesso, con applicazione retroattiva dell’IVA e determinazione del reddito secondo le regole ordinarie

Accanto ai ricavi, l’Agenzia delle Entrate verifica la soglia relativa ai redditi da lavoro dipendente o assimilati percepiti nell’anno precedente, confermata a 30.000 euro dalla manovra 2026 come causa ostativa all’applicazione del regime.

Gli strumenti del Fisco: incrocio dei dati e Quadro RS

I piani di controllo per l’anno in corso si affidano per oltre il 90% a procedure di selezione algoritmica e data analysis. Gli elementi principali sottoposti a verifica includono:

  • incrocio tra fatturato e flussi finanziari, grazie ai sistemi informatici che confrontano i dati delle fatture elettroniche e dei corrispettivi telematici con i flussi dei conti correnti bancari, dei bonifici ricevuti e delle carte prepagate. Eventuali discordanze tra il dichiarato e l’incassato generano alert automatici;
  • monitoraggio del Quadro RS, nonostante il regime forfettario determini il reddito imponibile tramite l’applicazione di coefficienti di redditività standard, permane l’obbligo di compilazione del Quadro RS nel modello redditi PF per l’indicazione dei costi sostenuti. L’omissione o l’incoerenza di tali dati viene utilizzata dal Fisco come indicatore di potenziale occultamento di ricavi.

In presenza di anomalie, l’amministrazione finanziaria privilegia l’invio di lettere di compliance e questionari documentali, offrendo al contribuente la possibilità di regolarizzare spontaneamente la propria posizione prima dell’emissione di veri e propri avvisi di accertamento.

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Perché il regime forfettario è nel mirino della Commissione europea?

Oltre alle misure di controllo nazionali, il regime forfettario è stato oggetto di un esplicito richiamo internazionale. Nel Country report 2026, la Commissione europea è tornata a sollecitare con decisione l’Italia affinché proceda a una revisione delle agevolazioni fiscali riconosciute ai lavoratori autonomi.

L’istituzione europea non chiede la cancellazione della flat tax, bensì una riduzione dei suoi effetti definiti “distorsivi”. Bruxelles ha evidenziato la differenza di trattamento fiscale tra i lavoratori dipendenti e gli autonomi che percepiscono redditi comparabili, sottolineando anche come la conformazione intrinseca del regime forfettario contribuirebbe a una minore tracciabilità delle operazioni, poiché risente dell’assenza di una contabilità analitica.

Infine, secondo l’UE il limite degli 85.000 euro può generare un forte incentivo economico a frenare i ricavi per non uscire dal regime agevolato, con possibili ricadute negative sulla crescita dimensionale delle attività professionali e imprenditoriali individuali, oltre a impattare sulla progressività del sistema tributario.

A pesare sui futuri destini del regime c’è anche il contesto macroeconomico: l’Italia si trova formalmente sottoposta alla procedura per disavanzo eccessivo. In un momento in cui la manovra di bilancio è sotto pressione, il minor gettito per lo Stato stimato in circa 2,5 miliardi di euro annui (rispetto all’applicazione dell’IRPEF ordinaria) rende il forfait un tema caldo di discussione tra il ministero dell’Economia e la Ragioneria generale dello Stato.

Il pericolo maggiore per i redditi medio-alti

Chi si colloca nella forbice superiore ai 60.000 euro di compensi non solo deve gestire la tracciabilità legata alla nuova stretta sui pagamenti sopra i 5.000 euro, ma si trova nella posizione più vulnerabile laddove il governo decidesse di accogliere le richieste UE introducendo un’aliquota sostitutiva più alta (tra il 18% e il 23%) o un meccanismo di tassazione progressiva sui ricavi eccedenti una determinata quota.


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