Un’auto non consuma sempre allo stesso modo. La stessa vettura può percorrere 18 chilometri con un litro su una statale scorrevole, scendere a 11 chilometri con un litro nel traffico urbano e peggiorare ancora se viaggia a pieno carico, con pneumatici sgonfi, aria condizionata accesa, portapacchi montato e stile di guida nervoso. Il dato utile è quindi quello che descrive l’uso reale del veicolo.
Perché calcolare il consumo reale dell’auto
Il primo motivo per calcolare il consumo reale dell’auto è di carattere economico. Per chi usa l’auto ogni giorno per andare al lavoro, la conoscenza di quanto spende al mese o quanto costa ogni tragitto aiuta a gestire le proprie finanze e a calibrare le scelte.
Il secondo motivo riguarda l’efficienza del veicolo. Un aumento improvviso dei consumi può segnalare pneumatici sgonfi, filtro aria sporco, problemi agli iniettori, freni leggermente bloccati, candele usurate nei motori benzina, sensori non efficienti o una manutenzione trascurata. Il consumo è una spia indiretta dello stato di salute dell’auto.
Il terzo motivo è la scelta dell’auto successiva. Chi conosce i propri consumi reali può valutare meglio se conviene restare su benzina, passare a diesel, scegliere un full hybrid, guardare a un plug-in hybrid oppure prendere in considerazione un’elettrica. Senza dati il confronto si basa su impressioni. Con i numeri si capisce se il problema è l’auto, lo stile di guida o il costo del carburante.
Il quarto motivo riguarda i viaggi. Prima di partire per una vacanza, calcolare consumo e spesa permette di stimare il budget in modo più realistico. Un viaggio di 800 chilometri costa anche in termine di carburante e non solo di pedaggio.
Le unità di misura: litri per 100 km e chilometri con un litro
In genere gli automobilisti ragionano in termini di chilometri con un litro. Più alto è il numero, meno l’auto consuma. Se una vettura percorre 20 km/l significa che con un litro di benzina può fare venti chilometri. Se ne percorre 12, consuma molto di più.
Le case auto e i computer di bordo usano invece spesso l’unità litri per 100 chilometri. In questo caso il ragionamento si ribalta: più basso è il numero, meglio è. Un consumo di 5 l/100 km è migliore di 7 l/100 km perché l’auto brucia meno carburante per coprire la stessa distanza.
Dal punto di vista aritmetico per passare da litri per 100 km a chilometri con un litro bisogna dividere 100 per il valore indicato. Se il display segna 5 l/100 km, il calcolo è 100 diviso 5, quindi 20 km/l. Se segna 6,7 l/100 km, il risultato è circa 14,9 km/l. Il passaggio inverso è altrettanto immediato. Se si conoscono i chilometri con un litro e si vuole ottenere il consumo in l/100 km, bisogna dividere 100 per i km/l. Un’auto che percorre 16 km/l consuma 6,25 l/100 km. Una che percorre 10 km/l consuma 10 l/100 km.
La formula per calcolare il consumo reale
Il metodo per calcolare il consumo reale di carburante dell’auto è quello del pieno-pieno. In pratica si parte facendo il pieno fino allo scatto della pompa, preferibilmente sempre nello stesso modo e senza insistere troppo dopo il primo blocco automatico. A quel punto si azzera il contachilometri parziale oppure si annotano i chilometri totali indicati dal cruscotto. Poi si guida normalmente, senza modificare artificialmente lo stile di guida per ottenere un dato migliore. Dopo qualche giorno o dopo qualche centinaio di chilometri, si torna al distributore e si rifà il pieno. I litri necessari per riempire di nuovo il serbatoio sono quelli consumati nel periodo misurato.
La formula è questa: chilometri percorsi divisi per litri immessi. Se tra un pieno e l’altro sono stati percorsi 620 chilometri e al secondo rifornimento sono entrati 38 litri, il consumo reale è 620 diviso 38, cioè 16,3 km/l. Per ottenere il dato in litri per 100 km, si fa 38 diviso 620, moltiplicato per 100: il risultato è 6,1 l/100 km.
Questo sistema funziona meglio se il test viene ripetuto più volte. Un solo pieno può essere influenzato da traffico, temperatura o pieno non identico. Tre o quattro rifornimenti consecutivi restituiscono una media molto più attendibile.
Come calcolare quanto costa ogni chilometro
Il consumo dice quanto carburante usa l’auto. La spesa al chilometro dice quanto costa muoversi. Per ottenerla bisogna incrociare il consumo reale con il prezzo del carburante. La formula più diretta è questa: prezzo al litro diviso chilometri percorsi con un litro. Se la benzina costa 1,90 euro/litro e l’auto percorre 15 km/l, ogni chilometro costa circa 0,127 euro, quindi 12,7 centesimi. Se la stessa auto percorre 18 km/l, il costo scende a 10,5 centesimi al chilometro. Se ne percorre 10, sale a 19 centesimi.
La differenza diventa pesante quando si moltiplica per l’uso reale. Su 15.000 chilometri all’anno, un’auto da 15 km/l con benzina a 1,90 euro/litro richiede circa 1.900 euro di carburante. Un’auto da 18 km/l, a pari prezzo, scende a circa 1.583 euro. Una da 10 km/l arriva a circa 2.850 euro. La forbice supera facilmente mille euro all’anno.
Per calcolare la spesa di un viaggio il metodo è altrettanto semplice. Si divide la distanza per i km/l e si moltiplica il risultato per il prezzo al litro. Un tragitto di 500 chilometri con un’auto da 16 km/l richiede 31,25 litri. Con benzina a 1,90 euro/litro, la spesa è di circa 59,40 euro. Con la stessa distanza e un consumo di 12 km/l, i litri salgono a 41,7 e il costo arriva a 79,20 euro.
Perché il computer di bordo può ingannare
Il computer di bordo indica consumi medi, istantanei e autonomia residua. Può però presentare margini di errore perché lavora su stime basate sui parametri del veicolo e non sempre coincide con i litri realmente immessi alla pompa.
Il consumo istantaneo è il dato più spettacolare e meno utile se preso da solo. In accelerazione può schizzare verso valori molto alti, in rilascio può scendere a zero, in discesa può dare l’illusione di consumi bassissimi. Serve a capire come cambia il consumo in base al piede destro, ma non descrive la spesa reale.
Il consumo medio è più utile, ma va letto su percorrenze adeguate. Se viene azzerato prima di un tratto in discesa, sembrerà ottimo. Se viene misurato dopo dieci minuti di coda, sembrerà pessimo. Per avere un dato sensato deve essere osservato su almeno qualche centinaio di chilometri, possibilmente alternando città, extraurbano e autostrada in proporzioni simili all’uso abituale.
L’autonomia residua è una previsione basata sul consumo recente. Se dopo un tratto urbano lento il display indica pochi chilometri, la stima può migliorare su strada scorrevole. Se dopo un percorso extraurbano tranquillo si entra in autostrada a velocità sostenuta può peggiorare.
Perché non coincidono consumi dichiarati e consumi reali
I dati dichiarati dalle case derivano da procedure di omologazione standardizzate. Oggi il riferimento è il ciclo WLTP, introdotto per offrire valori più realistici rispetto al vecchio NEDC. Non è una fotografia perfetta della vita quotidiana in quanto nessun test di laboratorio può riprodurre traffico, stile di guida, carico, temperatura, vento, pendenze, pneumatici, uso del climatizzatore e qualità del carburante.
Per questo il consumo reale è spesso più alto di quello dichiarato. La differenza può essere modesta su auto efficienti guidate con attenzione in percorsi scorrevoli, ma può diventare consistente in città, in autostrada o con vetture pesanti e potenti. Le plug-in hybrid meritano un discorso a parte: se vengono ricaricate regolarmente possono consumare pochissima benzina nei percorsi quotidiani. Se viaggiano sempre con batteria scarica, il consumo reale può essere molto più alto di quello omologato.
Il dato WLTP va quindi usato come parametro di confronto tra modelli per capire se un’auto è più efficiente di un’altra sulla carta. La prova vera resta però quella personale. Stesso tragitto, stesso guidatore, stesso metodo di calcolo.
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