“Leggiamo l’ennesimo comunicato della minoranza, un testo caratterizzato da toni vittimistici, ricostruzioni parziali e accuse formulate in termini generici, nel quale, ancora una volta, si antepone la polemica politica alla rigorosa ricostruzione dei fatti e la narrazione alla verifica documentale”. Così in una nota i consiglieri di maggioranza del Comune di Gimigliano.
“A parlare di delegittimazione istituzionale dovrebbero essere altri e non certamente coloro che, da anni, hanno trasformato il fisiologico confronto democratico in una sistematica campagna di contrapposizione, sospetto e conflittualità permanente nei confronti dell’amministrazione comunale e dei suoi organi. Le affermazioni contenute nel comunicato, nelle quali si evocano «tentativi di intimidazione», «atti di denigrazione», «aria pesante negli uffici» e «continui attacchi», attengono a circostanze di estrema gravità che, in uno Stato di diritto, non possono essere affidate a dichiarazioni apodittiche, percezioni soggettive o suggestioni narrative. Simili accuse, per assumere rilevanza pubblica e istituzionale, richiedono fatti puntualmente individuati, circostanze verificabili e riscontri oggettivi. In assenza di tali elementi, esse rimangono mere affermazioni prive di adeguato fondamento probatorio.
Ancora una volta il gruppo di minoranza appare impegnato nella costruzione di una rappresentazione vittimistica che non trova adeguato riscontro nella realtà dei fatti. Appare singolare che a sostenere la posizione di una dipendente comunale, la quale avrebbe avuto piena facoltà di esercitare ogni forma di tutela nelle sedi competenti e di impugnare eventuali provvedimenti ritenuti illegittimi, sia invece l’intero gruppo consiliare di minoranza. È quindi legittimo interrogarsi sulle ragioni di un interessamento politico tanto costante, puntuale e particolarmente incisivo rispetto a una vicenda che, per sua stessa natura, avrebbe potuto e dovuto trovare definizione nelle ordinarie sedi amministrative e giurisdizionali.
Allo stesso modo, risultano documentalmente riscontrati alcuni episodi verificatisi nel corso dell’esercizio del diritto di accesso agli atti, nel cui ambito è stato rilevato anche l’utilizzo di un telefono cellulare in presenza della documentazione consultata. Circostanza successivamente ricondotta alla necessità di fotografare «il quaderno sul quale venivano annotati appunti tratti dal protocollo». Si tratta di elementi che, al di là di ogni ulteriore valutazione, impongono una riflessione sulle modalità di esercizio del diritto di accesso, che questa amministrazione ha sempre garantito in maniera piena, trasparente e senza alcuna limitazione, ben oltre quanto strettamente imposto dalla normativa vigente.
Proprio al fine di evitare equivoci, assicurare la massima trasparenza amministrativa e consentire a ciascun consigliere comunale l’esercizio delle proprie prerogative senza alcun ostacolo, questa amministrazione ha disposto persino l’invio periodico della copia integrale dei protocolli dell’ente a tutti i consiglieri comunali. Eppure, neppure tale livello di collaborazione istituzionale è stato ritenuto sufficiente.
Non sono bastati i fatti già oggetto di accertamenti e riscontri documentali. Non sono bastate le migliaia di accessi al sistema informatico dell’ente effettuati in orari serali, nei giorni festivi e in circostanze del tutto anomale. Non sono bastate le continue pressioni sul personale, le tensioni generate all’interno degli uffici e comportamenti che hanno contribuito a determinare un clima di persistente conflittualità istituzionale. Non sono bastate, infine, le vicende che hanno prodotto profonde fratture nei rapporti istituzionali, fino a determinare le dimissioni di un consigliere di maggioranza.
Tutto ciò non appartiene al terreno delle illazioni, delle supposizioni o delle ricostruzioni di comodo. Si tratta di circostanze oggetto di atti, segnalazioni, verbali e documentazione già esistente, che costituiscono il patrimonio conoscitivo dell’ente e che, già sottoposte alle valutazioni delle sedi competenti.
La memoria istituzionale di un Comune è affidata agli atti amministrativi e non alle ricostruzioni di convenienza. Giova ricordare che nella deliberazione n. 28 del 15 maggio 2011 si legge testualmente: «alcuni impiegati mi hanno riferito che più volte il Consigliere arriva in Comune e con atteggiamento minaccioso chiede con immediatezza il rilascio di atti». Si tratta di un passaggio contenuto in un atto pubblico, pubblicato e liberamente consultabile, che documenta come determinate criticità nei rapporti istituzionali non costituiscano un fenomeno recente. Non può sfuggire, inoltre, che il consigliere richiamato nella deliberazione del 2011 è il medesimo consigliere che ancora oggi si trova al centro di analoghe contestazioni e dinamiche di conflittualità istituzionale. «Il dato oggettivo è che, a distanza di anni, alcune modalità relazionali sembrano riproporsi con caratteristiche non solo sostanzialmente immutate, ma per taluni aspetti ulteriormente inasprite e degenerative sul piano dei rapporti istituzionali.»
Quanto agli ulteriori elementi istruttori, vi sono ancora circostanze e documentazione che devono essere formalmente acquisite e rappresentate nelle sedi competenti.
Alla consigliera che oggi parla di controlli e di presunte intimidazioni diciamo di mantenere la necessaria serenità. Avrà modo di prendere visione, documenti alla mano, di ogni circostanza, compresi la data e l’orario del suo accesso agli uffici comunali. Nessuno ha necessità di costruire narrazioni artificiose o di ricorrere a ricostruzioni di fantasia. I documenti esistono, parlano e, al momento opportuno, saranno prodotti nelle sedi competenti.
Quanto alle ennesime richieste di dimissioni, è opportuno prendere atto che, da oltre due anni, il principale obiettivo politico della minoranza sembra essere esclusivamente quello di ottenere le dimissioni del Sindaco. «Due anni di attacchi continui, polemiche incessanti, esposti, accuse e tentativi sistematici di delegittimazione istituzionale, nel dichiarato intento di ottenere attraverso la pressione politica e mediatica ciò che non è stato possibile conseguire attraverso il consenso elettorale. Anche sotto questo profilo, i fatti dimostrano una linea di condotta che, nel tempo, non ha conosciuto alcuna discontinuità.»
Appare inoltre singolare che, al termine dell’ultimo Consiglio comunale, il capogruppo di minoranza abbia rappresentato al Sindaco l’esigenza di recuperare un clima di distensione e collaborazione istituzionale e che, pochi giorni dopo, siano ripresi gli attacchi pubblici e le accuse diffuse attraverso i social network. È una contraddizione che si limita a essere registrata e che, di per sé, non richiede ulteriori considerazioni.
Il Sindaco non intende arretrare di un solo passo di fronte a campagne di delegittimazione, insinuazioni o pressioni di natura politica. L’amministrazione continuerà a svolgere il mandato ricevuto dai cittadini con serietà, trasparenza e senso delle istituzioni, lasciando che siano i fatti, gli atti amministrativi e le sedi competenti a parlare.
Nessuno potrà riscrivere la realtà attraverso comunicati dai toni vittimistici o ricostruzioni di comodo. Gli atti restano, i documenti parlano e la verità dei fatti non può essere occultata attraverso la reiterazione di narrazioni prive di adeguati riscontri.
Basta con le mistificazioni”.
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Clara Varano
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