Calabria prima in Italia per crescita del Pil nel 2025 mentre il Nord/Est si ferma, l’Italia “capovolta” dai DATI Bankitalia



Nel 2025 l’economia italiana continua a muoversi su ritmi moderati, con una crescita media nazionale pari a circa lo 0,5%, il valore più basso nell’area europea. È questo il quadro che emerge dal rapporto della Banca d’Italia sulle economie regionali, che restituisce un’immagine sorprendente e per molti versi inedita: un Paese in cui le tradizionali gerarchie economiche sembrano essersi almeno in parte ribaltate. La vera novità è il primato della Calabria, che con un incremento del +1,1% si colloca al primo posto tra tutte le regioni italiane per crescita del PIL. All’opposto si trova il Veneto, storica locomotiva del Nordest, fermo a un quasi stagnante +0,1%. Una dinamica che alimenta la narrazione di un’“Italia capovolta”, dove il Mezzogiorno mostra segnali di maggiore vivacità rispetto alle aree più industrializzate del Paese.

Calabria regione leader: crescita economica trainata da export, turismo e occupazione

La performance della Calabria viene definita “moderata” dagli analisti, ma rappresenta comunque il miglior risultato nazionale. Secondo i dati della Banca d’Italia, tutti i principali indicatori regionali mostrano segnali positivi e diffusi. Gli scambi con l’estero hanno superato per il quinto anno consecutivo la soglia del miliardo di euro, confermando una crescente apertura internazionale dell’economia regionale. Anche il settore delle costruzioni ha registrato un miglioramento significativo, sostenuto dalla prosecuzione degli interventi legati al PNRR, che hanno contribuito a stimolare investimenti pubblici e privati.

Un altro segnale importante arriva dal mercato immobiliare, con le compravendite di abitazioni tornate a crescere e un contestuale aumento dei prezzi. In parallelo, il settore del turismo ha registrato un’espansione significativa, soprattutto nella componente straniera, rafforzando la posizione della regione come destinazione sempre più competitiva nel Mediterraneo. Infine, anche il dato sull’occupazione conferma il trend positivo, con una crescita stimata del +3,8%, uno dei valori più alti registrati a livello nazionale nel 2025.

Il ruolo strategico del porto di Gioia Tauro e delle ZES nello sviluppo calabrese

Tra i principali motori della crescita della Calabria spiccano due fattori determinanti. Il primo è rappresentato dal sistema delle Zone Economiche Speciali (ZES), che hanno introdotto un regime fiscale agevolato in grado di attrarre investimenti e imprese. Secondo le stime, circa 240 milioni di euro in crediti d’imposta sono stati destinati all’acquisto di macchinari e allo sviluppo produttivo. Il secondo elemento chiave è il porto di Gioia Tauro, che nel 2025 ha continuato la sua espansione con un incremento del +14% dei volumi di traffico. Si tratta di una delle infrastrutture logistiche più importanti del Mediterraneo e del principale hub del Mezzogiorno per il transhipment, sempre più centrale nelle rotte commerciali internazionali.

Nonostante questi progressi, il rapporto sottolinea anche i limiti strutturali dell’economia regionale: la dimensione media delle imprese resta ridotta e la capacità innovativa continua a essere tra le più basse d’Italia, insieme a una debole intensità brevettuale. Un divario che evidenzia come la crescita, pur positiva, resti ancora fragile e incompleta.

Il Veneto si ferma: manifattura in calo e incertezza economica

Sul fronte opposto della classifica si colloca il Veneto, che nel 2025 registra una crescita praticamente nulla, pari a un esiguo +0,1%. Una frenata significativa per una delle regioni simbolo dell’industria italiana. Il rallentamento è legato soprattutto alla contrazione del settore manifatturiero, che ha visto un calo del fatturato del 2%, e alla diminuzione dell’export, sceso dell’1%. A pesare è anche il contesto internazionale, caratterizzato da forte instabilità geopolitica e incertezza sugli investimenti. Secondo Banca d’Italia, anche il mercato del lavoro risente della frenata, con un calo degli occupati dell’1,3% e una riduzione dei prestiti alle imprese del 2,9%, segnale di una minore propensione all’investimento da parte del sistema produttivo.

Vicenza e la crisi della “tigre del Nordest”: il rischio desertificazione industriale

All’interno del quadro veneto emerge in particolare la situazione critica della provincia di Vicenza, spesso definita la “tigre del Nordest” per la sua forte vocazione industriale ed export-oriented. Un territorio che da solo genera volumi di esportazioni comparabili a quelli di interi Stati europei, come la Grecia, ma che oggi mostra segnali di forte difficoltà. Per il terzo anno consecutivo la produzione industriale è in calo e il primo trimestre del 2026 segna un ulteriore arretramento del -1,7%. Un dato che ha spinto la presidente di Confindustria Vicenza a parlare apertamente di rischio di “desertificazione industriale”, evidenziando la necessità di interventi urgenti per sostenere competitività e investimenti.

Il problema principale, secondo gli imprenditori, riguarda le condizioni strutturali per fare impresa: costi, accesso al credito, infrastrutture e competitività internazionale. Senza un intervento deciso, avvertono, il rischio è una progressiva perdita di centralità della manifattura non solo vicentina ma dell’intero sistema produttivo europeo.

L’Italia della “terra di mezzo”: crescita debole e differenze territoriali

Tra i due estremi rappresentati da Calabria e Veneto, si colloca una larga fascia di regioni che cresce a ritmi molto contenuti. Anche la Lombardia, tradizionalmente locomotiva economica del Paese, registra un aumento modesto del +0,6%, poco sopra la media nazionale. Il Piemonte si ferma allo 0,4%, mentre la Puglia mostra un andamento simile. La Campania, invece, evidenzia un segnale leggermente più positivo con un incremento dello 0,9%, uno dei dati migliori tra le regioni meridionali insieme alla Calabria. Questa “terra di mezzo” conferma un’Italia a crescita lenta e disomogenea, dove le differenze territoriali restano marcate ma non sempre seguono più la tradizionale divisione tra Nord e Sud.

Un’Italia che cambia volto tra Nord e Sud

Il rapporto della Banca d’Italia del 2025 fotografa un Paese in trasformazione, dove le dinamiche economiche tradizionali non sono più così scontate. La crescita della Calabria, trainata da investimenti, turismo e logistica portuale, si contrappone alla frenata del Veneto, simbolo storico dell’industria italiana. Un’Italia “capovolta” solo in parte, ma che evidenzia una realtà sempre più complessa: la crescita non dipende più esclusivamente dalla posizione geografica, ma dalla capacità dei territori di attrarre investimenti, innovare e sfruttare le opportunità offerte dai grandi piani di sviluppo come il PNRR e le politiche di incentivazione economica.


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 Ilaria Calabrò

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