Israele teme un nuovo 7 ottobre


L’intelligence israeliana teme un attacco contro Eilat simile a quello del 7 ottobre. Hamas resta indebolita, ma continua a ricevere fondi e armi che ne favoriscono la riorganizzazione.

Nuove preoccupazioni per la sicurezza israeliana emergono dal fronte meridionale. Secondo quanto riferito, il direttore dello Shin Bet David Zini avrebbe lanciato, nel corso di una serie di riunioni riservate, un allarme riguardante la possibilità di un attacco coordinato contro Eilat, la principale città israeliana sul Mar Rosso. Lo scenario evocato sarebbe quello di un’operazione su vasta scala paragonabile a quella condotta da Hamas il 7 ottobre 2023. Stando alle informazioni riportate dal giornale e attribuite a fonti della sicurezza rimaste anonime, David Zini avrebbe chiesto ai vertici dell’agenzia di concentrare una parte significativa delle attività di pianificazione sulla difesa della città, ritenuta particolarmente esposta a causa della sua posizione geografica periferica e della distanza dai principali centri operativi del Paese.

Le valutazioni del capo dello Shin Bet ipotizzerebbero un’offensiva simultanea proveniente da più direzioni, comprendente infiltrazioni terrestri attraverso il confine giordano e possibili incursioni via mare. Nel quadro delineato da David Zini figurerebbe anche il coinvolgimento degli Houthi yemeniti sostenuti dall’Iran, che pur trovandosi a oltre duemila chilometri di distanza hanno già dimostrato in passato la capacità di colpire Eilat mediante missili e droni a lungo raggio. Non tutti gli apparati di sicurezza condividerebbero però queste preoccupazioni. Alcuni funzionari avrebbero infatti espresso perplessità sulla concreta possibilità di un attacco di tale portata, sostenendo che non sarebbe chiaro su quali specifiche informazioni d’intelligence si fondino le valutazioni avanzate dal direttore dello Shin Bet.

Allarme sul Mar Rosso e spaccature nell’intelligence

Nominato alla guida dell’agenzia nell’ottobre 2025, David Zini ha recentemente effettuato una visita nella città del Mar Rosso per incontrare i responsabili locali della sicurezza e valutare direttamente le vulnerabilità dell’area. Già nelle scorse settimane aveva attirato l’attenzione dei media israeliani per aver segnalato al governo quello che avrebbe definito un tentativo di crescente influenza da parte della popolazione araba israeliana nella città turistica. Secondo altre indiscrezioni, alcuni funzionari dello Shin Bet avrebbero giudicato “preoccupante” l’aumento dei trasferimenti di cittadini arabi israeliani verso Eilat. L’agenzia, replicando alle notizie pubblicate dalla stampa, ha confermato la visita del proprio direttore precisando tuttavia che non era collegata ad alcuna minaccia immediata o a specifici allarmi operativi. In una nota ufficiale, lo Shin Bet ha spiegato che il sopralluogo rientrava in un più ampio processo di valutazione strategica delle minacce che interessano tutti i settori di competenza dell’organizzazione.

Come sottolinea Times of Israel la guida di David Zini resta comunque al centro di numerose polemiche. La sua nomina è arrivata dopo il licenziamento del precedente direttore, Ronen Bar, deciso dal primo ministro Benjamin Netanyahu. La scelta ha provocato una lunga battaglia legale culminata con diversi ricorsi presentati all’Alta Corte di Giustizia, sostenuti anche da tre ex responsabili dello Shin Bet che avevano espresso dubbi sulla sua idoneità all’incarico. Alla fine, però, i giudici hanno respinto le contestazioni consentendogli di assumere formalmente la guida dell’agenzia.

Il cambio di priorità e la riorganizzazione di Hamas

Da quando è entrato in carica, David Zini avrebbe inoltre introdotto cambiamenti significativi nelle priorità operative dello Shin Bet. Secondo alcune ricostruzioni, il contrasto al terrorismo ebraico contro i palestinesi avrebbe perso centralità e determinati episodi di violenza sarebbero stati classificati come semplici fenomeni di “attrito”. La figura del direttore è stata ulteriormente coinvolta in polemiche dopo che, nei mesi scorsi, suo fratello Bezalel Zini è stato accusato di far parte di una rete criminale impegnata nel contrabbando di merci dirette verso la Striscia di Gaza durante il conflitto con Hamas.

Proprio il dossier Gaza continua a rappresentare una delle principali preoccupazioni dell’intelligence israeliana. Nonostante le pesanti perdite subite durante oltre due anni di guerra, Hamas non viene considerata una minaccia superata. Le strutture militari del movimento sono state gravemente indebolite, numerosi comandanti sono stati eliminati e gran parte delle infrastrutture operative è stata distrutta, ma il gruppo continua a beneficiare di flussi finanziari, reti clandestine di approvvigionamento e canali di sostegno regionale che gli consentono di mantenere una capacità di reclutamento e di ricostituire gradualmente parte delle proprie forze. Per gli apparati di sicurezza israeliani il rischio di nuove operazioni complesse non può quindi essere escluso.

Intrigo internazionale negli Emirati ed evacuazione d’urgenza

Nel frattempo, un’altra vicenda legata allo Shin Bet è emersa nelle ultime ore. Secondo quanto riferito da Channel 12, l’ex direttore Ronen Bar sarebbe stato evacuato in gran segreto dagli Emirati Arabi Uniti dopo aver ricevuto un allarme riguardante una possibile minaccia iraniana nei suoi confronti. Ronen Bar e sua moglie si trovavano nel Paese del Golfo per partecipare a una conferenza internazionale dedicata ai temi della sicurezza.

Sebbene alcune fonti abbiano smentito il coinvolgimento diretto del ministro degli Esteri emiratino Abdullah bin Zayed Al Nahyan nell’organizzazione dell’evento, altre ricostruzioni riferiscono della presenza di alti responsabili della sicurezza emiratina, rappresentanti dei servizi d’intelligence e decisori politici provenienti da numerosi Paesi. Durante il soggiorno, l’ex capo dello Shin Bet avrebbe ricevuto informazioni su una possibile minaccia alla propria sicurezza riconducibile all’Iran. In seguito all’avvertimento, sarebbe stata organizzata un’evacuazione immediata verso Israele, condotta con la massima discrezione. Ronen Bar non ha rilasciato dichiarazioni sulla vicenda. L’episodio si inserisce nel contesto delle strette relazioni sviluppatesi tra Israele ed Emirati Arabi Uniti dopo la firma degli Accordi di Abramo del 2020, una cooperazione costruita anche sulla comune percezione della minaccia rappresentata da Teheran.


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 Stefano Piazza

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