Le 5 scuse che tutti usano con la Polizia ma che possono costarti caro


Esiste un copione collaudato che si ripete ogni giorno sulle strade italiane. Un automobilista viene fermato da una pattuglia, si avvicina al finestrino, e nel giro di qualche secondo comincia a costruire una narrativa. Qualcosa che spieghi perché stesse guidando con il telefono in mano, o troppo veloce, o senza i documenti a portata di mano. La tentazione di trovare una giustificazione è comprensibile ma raramente porta ai risultati sperati. Anzi, spesso li peggiora.

Gli agenti delle forze dell’ordine trascorrono le proprie giornate a fermare automobilisti. Hanno ascoltato ogni variante possibile di ogni scusa immaginabile e hanno sviluppato nel tempo un radar abbastanza preciso per capire quando qualcuno sta cercando di cavarsela con una buona storia. Il problema non è tanto essere scoperti in fallo: è che certe giustificazioni segnalano all’agente un profilo specifico, ovvero quello di chi nega l’evidenza o prova a manipolare la situazione, e questo non depone mai a proprio favore al momento di decidere come procedere.

La regola d’oro è una sola: in caso di controllo, la strada della chiarezza e della correttezza è quasi sempre la meno costosa. Ma è utile sapere, prima di aprire bocca, quali sono le giustificazioni che suonano più false, e che quindi andrebbero evitate con cura.

Le giustificazioni più gettonate

Le scuse che circolano con più frequenza durante i controlli stradali hanno alcune caratteristiche in comune. Tendono a spostare la responsabilità su fattori esterni, che sia un’urgenza, una distrazione involontaria, una dimenticanza materiale. Fanno leva sulla comprensione umana dell’agente, come se potesse o dovesse ignorare un’infrazione per simpatia verso una situazione difficile. E soprattutto, sono talmente note agli operatori che spesso ottengono l’effetto opposto a quello desiderato: invece di ammorbidire la situazione, la irrigidiscono. Vediamole nel dettaglio.

Il telefono per chiamate urgenti

È forse la più classica tra le scuse da evitare. L’automobilista viene fermato con il telefono in mano o all’orecchio, e la prima cosa che dice è: “C’era una chiamata urgente, non potevo non rispondere“. La variante più audace aggiunge: “È la prima volta che mi capita“. Entrambe le formulazioni hanno lo stesso problema: non reggono. Questo perché nel codice della strada non esiste una deroga per le chiamate urgenti. L’urgenza non è un’attenuante valida quando si tratta di usare il telefono alla guida: esiste la modalità vivavoce, esiste la possibilità di accostare e fermarsi. Sostenere che non si poteva fare altrimenti è una dichiarazione che un agente esperto leggerà come una scusa, mai come una giustificazione.


Con il nuovo Codice della Strada introdotto negli ultimi anni, l’uso del telefono alla guida è una delle infrazioni più sanzionate e con le conseguenze più pesanti in termini di decurtazione di punti. Non è il momento di aggravare la situazione con una storia poco credibile.

Il familiare in ospedale

Questa è la giustificazione più diffusa tra chi viene fermato per eccesso di velocità. L’automobilista ammette implicitamente di aver spinto sul pedale dell’acceleratore, ma si giustifica con un’emergenza familiare: la mamma ricoverata, il figlio all’ospedale, il marito che ha avuto un malore. Il concetto di fondo è che la fretta era giustificata da una circostanza eccezionale.

Il problema è che gli agenti non possono valutare la gravità soggettiva dell’emergenza per decidere se applicare o meno una sanzione. Le norme sui limiti di velocità non prevedono eccezioni per le urgenze familiari, e dichiarare un’emergenza di questo tipo non sospende l’obbligo di rispettare le regole. Anzi, espone a una verifica: le forze dell’ordine hanno accesso a strumenti e procedure che consentono di verificare, in tempi relativamente brevi, la presenza di un familiare in una struttura ospedaliera. Non sempre lo fanno sul posto, ma possono farlo, e sapere che potrebbero basta per rendere la scusa particolarmente rischiosa.

Intolleranza agli alcolici

È una delle scuse più controproducenti in assoluto. Chi viene fermato a un posto di controllo con indizi di alterazione, che siano occhi lucidi, parola impastata, o andatura non perfettamente lineare, e dichiara spontaneamente di avere una bassa tolleranza all’alcol o di essere particolarmente sensibile anche a piccole quantità, ottiene un risultato paradossale: convince l’agente che sia necessario fare l’etilometro.

Non solo: una dichiarazione del genere implica di aver bevuto qualcosa. Che la tolleranza sia alta o bassa, i limiti di legge non cambiano in base alla sensibilità individuale. La soglia legale è la stessa per tutti: zero grammi per litro per i neopatentati, i professionisti del trasporto e chi ha meno di tre anni di guida; 0,5 grammi per litro per tutti gli altri. Se si è sobri, non serve spiegare niente: i test diranno zero. Se si ha qualcosa nel sangue, nessuna spiegazione eviterà la sanzione. L’unica strategia sensata, in quel momento, è collaborare con compostezza e lasciare che i test facciano il loro lavoro.

I documenti nell’altra borsa

Ho appena cambiato borsa e me li sono dimenticati“. Oppure: “Li ho lasciati sul tavolo di casa stamattina“. Sono tutte versioni della stessa giustificazione per la mancanza di patente, carta di circolazione o documento d’identità al momento del controllo. La mancanza di documenti al momento del controllo è di per sé una violazione sanzionabile. La scusa della borsa sbagliata o del portafogli dimenticato non modifica questo fatto, e ha l’effetto collaterale di far pensare all’agente che il guidatore potrebbe non avere i documenti validi o, nel caso della patente, che potrebbe non averla del tutto.

Chi dimentica davvero i propri documenti sa che può regolarizzare la situazione in un secondo momento, presentandoli presso un ufficio competente entro i termini previsti. Tentare di svicolare con una storia sulla borsa non accelera questo processo e spesso lo complica.

In ritardo a lavoro

L’ultima scusa della lista è quella che più di tutte tende a far indispettire gli agenti, che sono lavoratori anche loro, e che hanno scelto un lavoro che inizia molto spesso ben prima delle otto di mattina. Dichiarare di essere in ritardo al lavoro per giustificare una guida troppo veloce o un sorpasso azzardato suggerisce implicitamente che le regole della strada siano un inconveniente negoziabile quando si ha fretta. Il codice della strada si applica indipendentemente dall’agenda del conducente, e nessun orario di timbratura giustifica comportamenti che mettono in pericolo gli altri utenti.

La cosa migliore da fare quando si viene fermati, in qualunque circostanza, è restare calmi, essere cortesi e rispondere in modo onesto alle domande degli agenti. Non perché la gentilezza cancelli le infrazioni, ma perché è l’unico approccio che non rischia di trasformare una multa ordinaria in un controllo approfondito più complicato.




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