Azioni Ferrari ed ENI ai bivi tecnici: la …



Ferrari ha chiuso la seduta di ieri con il segno positivo dopo essere scesa martedì fin sotto 300,00 euro. Dal primo di luglio Massimiliano Di Silvestre, presidente e a.d. di BMW Italia dal 2019 a fine maggio, sostituirà il direttore Marketing & Commerciale uscente, Enrico Galliera, che lascerà Ferrari dopo 16 anni. La decisione da parte di Galliera di intraprendere una nuova fase del proprio percorso professionale era stata condivisa con l’Azienda da lungo tempo. Di Silvestre entrerà a far parte del Leadership Team Ferrari, riportando direttamente al Chief Executive Officer Benedetto Vigna.

Morgan Stanley ha migliorato la raccomandazione sul titolo a “Overweight” da “Equalweight” con target price a 380 euro (rivisto da 330 euro), dopo che Lewis Hamilton ha conquistato la scorsa settimana il primo successo con la Ferrari nel Gran Premio di Catalogna 2026.
La Scuderia di Maranello non vinceva una gara da quasi due anni (Gran Premio di Città del Messico 2024 con Carlos Sainz).

Ferrari, titolo ancora in fase neutrale, ostacoli chiave a 320 euro

Graficamente il titolo resta ancora all’interno di una fase neutrale. Tuttavia, la sensazione è che la lunga fase di ribasso stia lasciando spazio a una progressiva ricostruzione della fiducia. Per capire se siamo davvero all’inizio di un nuovo ciclo positivo sarà fondamentale osservare il comportamento dei prezzi in prossimità della parte alta del range.

La fascia compresa tra 315 e 320 euro rappresenta infatti una resistenza molto importante. È lì che negli ultimi mesi si sono concentrati i venditori e che il mercato ha ripetutamente arrestato i tentativi di recupero.

Una rottura convincente di quell’area cambierebbe sensibilmente il quadro tecnico. Significherebbe interrompere la sequenza di massimi decrescenti che accompagna il ribasso dai record storici e potrebbe aprire la strada a un recupero inizialmente verso 350-360 euro e successivamente verso area 400 euro (obiettivo intermedio la ricopertura del gap down del 18 novembre scorso a 351,60).

Sotto 270-275, invece le prospettive muterebbero nuovamente in peggio. Nel breve la tenuta di area 300 rappresenterebbe un primo segnale positivo per il titolo, andando ad alimentare le possibilità di un attacco risolutivo ai citati 320-325 euro.

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ENI sotto pressione: il petrolio torna ad abbondare e il mercato presenta il conto

L’accordo con l’Iran cambia gli equilibri del mercato petrolifero. Situazione decisamente pesante per Eni, che ieri ha ceduto il 3,28% chiudendo a 20,795 euro, dopo aver oscillato tra 20,72 e 21,51 euro.

Sul titolo pesa soprattutto il brusco deterioramento dello scenario petrolifero, tanto che Bank of America ha confermato il giudizio Neutral, ma ha ridotto il target price da 24 a 22 euro, riflettendo un contesto meno favorevole per l’intero comparto energetico. Il vero cambiamento è arrivato dal mercato del greggio.

Dopo l’accordo provvisorio di 60 giorni tra Stati Uniti e Iran, che ha allentato temporaneamente le tensioni geopolitiche e alleggerito alcune sanzioni americane, il mercato sta assistendo a un rapido ritorno dell’offerta. I carichi rimasti bloccati nel Golfo stanno tornando sul mercato e l’Iran sta aumentando rapidamente le esportazioni, cercando nuovi acquirenti anche al di fuori della Cina.

A questo si aggiungono le maggiori vendite da parte di Abu Dhabi National Oil Company, Kuwait Petroleum e della compagnia petrolifera irachena SOMO, creando una vera e propria ondata di greggio disponibile. Le raffinerie asiatiche, che normalmente pianificano gli acquisti con largo anticipo, hanno già coperto gran parte del proprio fabbisogno fino ad agosto.

Di conseguenza, la domanda immediata si è notevolmente ridotta proprio mentre l’offerta continua ad aumentare. Il risultato è un mercato fisico estremamente debole, con il petrolio venduto a sconti che in alcuni casi rappresentano i livelli più elevati degli ultimi anni. Il contango conferma che il mercato teme un eccesso di offerta Uno dei segnali più interessanti arriva dalla struttura stessa del mercato petrolifero.

I benchmark mediorientali, come Dubai, Oman e Murban, stanno entrando in contango, una configurazione nella quale il prezzo del petrolio con consegna immediata diventa inferiore rispetto a quello con consegna nei mesi successivi. Normalmente il mercato del petrolio tende a trovarsi in backwardation, cioè con i prezzi a breve superiori a quelli futuri, situazione tipica quando l’offerta è scarsa. Il ritorno del contango racconta invece una storia completamente diversa: gli operatori ritengono che nel breve periodo il petrolio sia abbondante e che non vi sia alcuna necessità di acquistare immediatamente nuovi carichi.

Per aziende integrate come Eni, prezzi del greggio più bassi e margini più compressi rappresentano inevitabilmente un elemento di pressione, soprattutto dopo l’eccezionale performance registrata negli ultimi anni grazie agli elevati prezzi dell’energia.

ENI: l’analisi tecnica, attenzione alla base della fase laterale

Dal punto di vista grafico il quadro tecnico si è deteriorato sensibilmente.

La discesa di ieri ha riportato i prezzi in prossimità della parte bassa dell’ampio canale ribassista costruito negli ultimi mesi. L’area compresa tra 20,70 e 20,50 euro rappresenta ora il primo supporto realmente importante.

Una violazione decisa di questa fascia aprirebbe spazio verso il supporto successivo in area 19,70 euro, 38,2% di ritracciamento del rialzo dai minimi di aprile 2025, con il rischio di assistere a una correzione più ampia. Alla violazione di area 19,70 il target si sposterebbe a 18 euro circa.

Solo un recupero sopra 21,80-22 euro consentirebbe invece di allentare le pressioni ribassiste e riportare il titolo verso la parte alta del canale, a 23,70 circa. Resistenza intermedia a 22,71, lato alto del gap del 15 giugno. Al momento, tuttavia, il grafico di Eni sembra riflettere perfettamente il cambio di scenario che sta interessando il petrolio: il mercato è passato in poche settimane dalla paura di una crisi energetica alla prospettiva di un eccesso di offerta. Finché il greggio continuerà a essere venduto con forti sconti e il contango resterà presente sulla curva dei prezzi, sarà difficile per i titoli petroliferi ritrovare un trend rialzista convincente.


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