Gli stipendi sono inferiori del 25,7%, A un anno dalla laurea, il salario netto medio mensile è pari a 1.491 euro per i laureati triennali e 1.495 euro per i magistrali.
Anche in Sardegna avere un titolo di studio più elevato continua a rappresentare una leva decisiva per entrare nel mercato del lavoro e ridurre il rischio di disoccupazione. Ma nell’Isola questo vantaggio non si traduce ancora pienamente in benefici economici a causa di salari bassi, lavoro discontinuo, elevata incidenza del part-time e una limitata presenza di attività produttive ad alto valore aggiunto. È quanto emerge da un’analisi della Cisl Sardegna basata sui dati più recenti diffusi da Istat, Inps, Banca d’Italia e sul Rapporto AlmaLaurea 2026.
Nel 2022 la retribuzione media annua lorda dei lavoratori dipendenti in Sardegna si è fermata a 16.958 euro, contro i 22.808 euro della media nazionale, con un divario del 25,7%. A pesare non è soltanto il livello delle retribuzioni, ma anche la minore continuità lavorativa: nell’Isola le giornate effettivamente retribuite coprono il 72% di quelle potenzialmente lavorabili, contro il 78,3% della media italiana. Gran parte del divario salariale nasce quindi dalla maggiore diffusione di lavori stagionali, contratti brevi e orari ridotti.
Il titolo di studio continua comunque a fare la differenza. Secondo l’Istat, rispetto a chi possiede al massimo la licenza media, un diplomato guadagna in media il 18,5% in più, mentre per chi possiede un titolo terziario il vantaggio sale al 58,8%. La retribuzione oraria media passa da 12,4 euro per i livelli di istruzione più bassi a 15 euro per i diplomati e a 22 euro per i laureati. Il Rapporto AlmaLaurea 2026 conferma il valore occupazionale della laurea: a un anno dal conseguimento del titolo il tasso di occupazione raggiunge l’81,2% tra i laureati triennali e l’80,8% tra i magistrali; a cinque anni sale rispettivamente al 91,7% e al 94,4%. Tuttavia, l’aumento delle opportunità occupazionali non è accompagnato da una crescita adeguata delle retribuzioni. A un anno dalla laurea, il salario netto medio mensile è pari a 1.491 euro per i laureati triennali e 1.495 euro per i magistrali: appena 4 euro di differenza. Solo con il consolidarsi della carriera le differenze diventano più evidenti: a cinque anni dal titolo si raggiungono 1.796 euro per i triennali e 1.903 euro per i magistrali.
“I dati ci dicono che studiare aiuta a trovare lavoro, ma in Sardegna questo vantaggio fatica ancora a tradursi in un salario adeguato”, commenta il segretario regionale della Cisl Sardegna, Mirko Idili. “Non è accettabile che un percorso di studi lungo e impegnativo venga ripagato così poco. Formare competenze non basta: bisogna creare le condizioni perché l’Isola sia in grado di riconoscerle, impiegarle e remunerarle nel modo giusto”. Anche la qualità contrattuale resta un elemento critico. A un anno dalla laurea, il contratto a tempo indeterminato riguarda il 40,2% dei laureati triennali e il 28,7% dei magistrali; i contratti a termine invece interessano rispettivamente il 27,5 e il 24,5%. In Sardegna il part-time interessa il 34,8% dei dipendenti del settore privato non agricolo, contro il 27,5% della media italiana; tra le lavoratrici l’incidenza sale al 53,5%, contro il 44,2% nazionale. Secondo lo studio, permangono inoltre forti divari territoriali e di genere. A parità di condizioni, chi vive nel Nord Italia ha il 34,8% di probabilità in più di essere occupato rispetto a chi vive nel Mezzogiorno; il divario si allarga ulteriormente guardando alla sede degli studi. Infatti, chi si laurea in un Ateneo del Nord ha il 55,9% di probabilità di trovare occupazione rispetto a chi si è laureato al Sud. Un laureato occupato al Nord guadagna mediamente 68 euro netti in più al mese rispetto a chi lavora nel Mezzogiorno, mentre chi lavora all’estero percepisce mediamente 673 euro netti in più al mese, oltre 8 mila euro annui in più. “Chi parte non lo fa soltanto perché trova un lavoro – osserva Idili – ma perché trova occupazioni più coerenti con il proprio percorso di studi, più stabili e meglio retribuite. Se un neolaureato può guadagnare all’estero centinaia di euro in più al mese, rischiamo di sostenere i costi della formazione senza poter poi contare sulle competenze che abbiamo contribuito a creare”.
Resta significativo anche il divario di genere: a parità di condizioni gli uomini hanno il 13,7% di probabilità in più di essere occupati e percepiscono mediamente 67 euro netti al mese in più rispetto alle donne. Tra i titoli di studio, risultano maggiormente premiati quelli dell’area medico-sanitaria e farmaceutica, dell’ingegneria e dell’informatica, con vantaggi retributivi che arrivano rispettivamente a 310, 256 e 222 euro netti mensili rispetto ai laureati dell’area politico-sociale e della comunicazione. Per la Cisl Sardegna è necessaria una programmazione regionale capace di rafforzare il legame tra formazione, sistema produttivo e politiche attive del lavoro, investendo su competenze digitali, orientamento, esperienze internazionali, occupazione femminile e attrazione di imprese ad alta intensità di conoscenza. Secondo il sindacato, gli incentivi pubblici regionali devono essere sempre più legati alla qualità dell’occupazione creata, alla stabilità dei contratti, alla formazione continua, all’esistenza di reali percorsi di crescita professionale e al rispetto della contrattazione collettiva e al contrasto del ricorso ai contratti pirata. Allo stesso tempo, va favorito il rientro dei giovani che hanno maturato esperienze formative e professionali fuori dall’Isola, costruendo condizioni concrete perché possano realizzare in Sardegna il proprio progetto di vita e di lavoro. “La Sardegna non può rassegnarsi a essere una regione in cui il lavoro vale meno – conclude Idili –. La crescita dell’occupazione è importante, ma non basta se il lavoro resta povero, discontinuo o non valorizza le competenze possedute. La vera sfida è creare occupazione stabile, qualificata e adeguatamente retribuita, condizione essenziale per trattenere i giovani, sostenere le famiglie e contrastare lo spopolamento dell’Isola”.
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