#Finsubito news dalla rete – Roberta Bertacchi, salma riesumata dopo due anni: nuovi dubbi sulla morte


Due anni e nove mesi dopo la morte di Roberta Bertacchi, il caso della giovane salentina trovata impiccata con una sciarpa sul balconcino della propria abitazione torna al centro di nuovi accertamenti giudiziari. La salma della ragazza, che aveva 26 anni, è stata riesumata il 20 ottobre 2026 nel cimitero di Ruffano, su disposizione dell’autorità giudiziaria. L’obiettivo è verificare alcuni elementi rimasti irrisolti nella ricostruzione della tragedia, avvenuta all’alba del 6 gennaio 2024 a Casarano, in provincia di Lecce.

L’ipotesi iniziale del suicidio, sulla quale si era orientata l’inchiesta, è stata contestata dalla famiglia. I nuovi accertamenti dovranno chiarire se le tracce raccolte nell’abitazione siano compatibili con la dinamica ipotizzata e se vi siano elementi utili a ricostruire con maggiore precisione le ultime ore di vita della giovane.

Nell’indagine, coordinata dalla pubblico ministero Rosaria Petrolo, risulta indagato per istigazione al suicidio Davide Falcone, all’epoca fidanzato di Roberta. L’uomo è inoltre imputato in un distinto procedimento per presunti maltrattamenti nei confronti della ragazza. Le accuse devono ancora essere accertate nelle rispettive sedi giudiziarie.

La riesumazione e gli stivali da confrontare con le impronte

L’attenzione degli investigatori si concentra in particolare su un paio di stivali neri che Roberta Bertacchi indossava quando venne ritrovata senza vita. Gli esperti del Ris di Roma, il Reparto investigazioni scientifiche dei carabinieri, dovranno confrontare le caratteristiche delle suole con le impronte rilevate all’interno dell’abitazione.

Il confronto potrebbe aiutare a ricostruire i movimenti compiuti dalla giovane prima della morte. Gli investigatori avevano infatti individuato soltanto due impronte, nessuna delle quali nelle immediate vicinanze del balconcino dove fu trovato il corpo.

Un altro elemento da approfondire riguarda la sciarpa del Casarano Calcio stretta intorno al collo della 26enne. Si trattava di un oggetto che, secondo quanto ricostruito, le era stato regalato dal fidanzato, tifoso della squadra locale.

Le perplessità sollevate dai consulenti della famiglia riguardano anche le caratteristiche del nodo e la compatibilità complessiva della scena con l’ipotesi suicidaria. Non sono elementi che dimostrino una diversa causa della morte, ma questioni sulle quali il giudice ha ritenuto necessario disporre ulteriori verifiche.

La madre: «Tanti dubbi su quella morte»

Per Marina Bonomo, madre di Roberta, la riesumazione significa affrontare nuovamente il dolore della perdita, ma anche vedere proseguire la ricerca di risposte.

La donna ha raccontato la sofferenza della famiglia, spiegando che il lutto continua a essere accompagnato da interrogativi ai quali non è stata ancora data una risposta definitiva.

La famiglia ritiene particolarmente importante approfondire il rapporto sentimentale tra Roberta e Davide Falcone. Secondo i legali dei familiari, Luciano De Francesco e Silvia Romano, le conversazioni telefoniche acquisite dagli investigatori descriverebbero una relazione caratterizzata da forti tensioni.

L’avvocato De Francesco ha parlato di una ragazza precipitata in una «relazione tossica», richiamando il contenuto dei messaggi scambiati dalla coppia prima della tragedia.

Per i familiari, quelle conversazioni rappresentano un elemento importante da valutare insieme ai risultati degli accertamenti scientifici. Il loro obiettivo è verificare se la morte possa essere spiegata interamente come un gesto volontario oppure se emergano responsabilità ulteriori.

Il giudice ha disposto nuovi accertamenti dopo la richiesta di archiviazione

La svolta nelle indagini è arrivata dopo l’opposizione presentata dalla famiglia alla richiesta di archiviazione formulata dalla Procura di Lecce.

Il giudice per le indagini preliminari Francesco Valente ha accolto la richiesta di ulteriori verifiche, disponendo un incidente probatorio per acquisire elementi scientifici utili alla ricostruzione dei fatti.

La decisione ha consentito di riaprire gli accertamenti sulla scena della morte, affidando agli specialisti del Ris verifiche che potrebbero chiarire alcuni aspetti rimasti controversi.

Il caso presenta anche un altro elemento sul quale la difesa della famiglia ha chiesto attenzione. Secondo quanto riferito dai legali, prima del ritrovamento del corpo qualcuno avrebbe notato una figura colpire con un calcio la porta dell’abitazione. La circostanza, tuttavia, non avrebbe finora prodotto elementi investigativi significativi.

Il compito degli inquirenti è distinguere le ipotesi dai riscontri oggettivi, senza escludere alcuna ricostruzione compatibile con le prove raccolte.

Il Ris ricostruisce l’appartamento in tre dimensioni

I carabinieri del Ris di Roma sono tornati nell’abitazione di Casarano dove Roberta viveva prima della morte.

Il sopralluogo, durato poco più di due ore, è stato condotto con un laser scanner capace di realizzare una ricostruzione tridimensionale degli ambienti. I tecnici utilizzeranno anche le fotografie scattate nel gennaio 2024 per riprodurre le condizioni originarie dell’appartamento, oggi occupato da altre persone.

L’obiettivo è verificare la successione dei movimenti che avrebbero preceduto la morte, tenendo conto della posizione delle impronte, della struttura del balconcino e degli altri elementi documentati durante il primo intervento.

Gli investigatori hanno inoltre prelevato un campione di saliva da Davide Falcone per ricavarne il profilo genetico, nell’ambito degli approfondimenti scientifici disposti dal giudice.

Soltanto l’esito degli esami permetterà di stabilire se le incongruenze segnalate dai consulenti della famiglia abbiano una spiegazione compatibile con la ricostruzione iniziale oppure richiedano ulteriori sviluppi investigativi.

La famiglia aspetta una risposta dopo quasi tre anni

Per i familiari di Roberta Bertacchi, la nuova fase dell’inchiesta rappresenta la possibilità di ottenere risposte a domande rimaste aperte dal gennaio 2024.

La riesumazione ha imposto alla madre di affrontare nuovamente un momento doloroso. Ma è proprio la necessità di comprendere le circostanze della morte della figlia a sostenere la richiesta di ulteriori accertamenti.

Al momento non esiste una conclusione giudiziaria che smentisca definitivamente l’ipotesi del suicidio. Allo stesso tempo, la decisione di disporre nuovi esami conferma che alcuni aspetti della vicenda necessitano ancora di chiarimenti.

Saranno le analisi sugli stivali, il confronto con le impronte e la ricostruzione scientifica della scena a fornire nuovi elementi alla magistratura.

Per Marina Bonomo e per gli altri familiari, l’attesa continua. Al centro rimane una domanda che accompagna la famiglia da quasi tre anni: che cosa accadde realmente a Roberta nelle ultime ore della sua vita?


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