21.56 – lunedì 25 maggio 2026
(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
///
“La magnifica umanità creata da Dio si trova oggi di fronte ad una scelta decisiva: innalzare una nuova torre di Babele o edificare la città dove Dio e l’umanità abitano insieme”. L’incipit della prima enciclica di Leone XIV – Magnifica humanitas sulla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale – ne riassume le ragioni di fondo e lo scopo. Pubblicata oggi, lunedì 25 maggio, è stata firmata dal Pontefice lo scorso 15 maggio, nel 135° anniversario della promulgazione della Rerum novarum di Leone XIII. E del suo predecessore Papa Prevost ha raccolto l’eredità, scrivendo un’enciclica sociale che affronta una delle principali sfide dell’epoca contemporanea: l’intelligenza artificiale.
Suddivisa in cinque capitoli, più un’introduzione e una conclusione, Magnifica humanitas parte da un assunto: la tecnologia non è una “forza antagonista rispetto alla persona” (4), né “di per sé un male” (9). Tuttavia, essa “non è neutrale, perché assume il volto di chi la pensa, la finanzia, la regola, la usa”. Di qui, il richiamo del Pontefice a “costruire nel bene” e a “rimanere umani”, seguendo la logica della corresponsabilità coraggiosa, della sussidiarietà, della comunione, affinché “il mondo possa riconoscere…nel cuore dell’essere umano il luogo dove Dio desidera abitare” (16).
Il primo capitolo – Un pensiero dinamico fedele al Vangelo – ripercorre la Dottrina sociale della Chiesa (Dsc) nel magistero recente e nel Concilio Vaticano II, mettendone in luce “il carattere dinamico” (17). Lontana dall’essere “un prontuario di principi e norme da applicare”, la Dsc è piuttosto “un cammino di discernimento comunitario”, una “teologia della comunione nella storia” (27) che orienta la lettura degli avvenimenti alla luce del Vangelo. Leone XIV ripercorre il pensiero dei suoi predecessori: da Pio XII – il primo ad impiegare l’espressione “Dottrina sociale della Chiesa” nell’esortazione apostolica Menti nostrae del 1950 – a Papa Francesco, ricordando naturalmente attraverso la Rerum novarum del 1891, definita “pietra miliare nell’evoluzione del magistero sociale” (30). Nelle rispettive epoche, ogni successore di Pietro “ha fatto emergere aspetti diversi di un unico patrimonio: la dignità della persona, il valore del lavoro, la destinazione universale dei beni, la solidarietà e la sussidiarietà, la cura del creato, la centralità della pace e della fraternità” (45).
Nel secondo capitolo Leone XIV enumera Fondamenti e principi della Dottrina sociale della Chiesa: tra i primi, annovera la dignità della persona, creata a immagine e somiglianza di Dio. È necessario ricordarlo poiché “la pressione di nuove ideologie e di determinati interessi molto potenti” può ridurre la persona a “risorsa da usare e sfruttare” o a “ciò che realizza o produce” (51). Al contrario, “la dignità fondamentale di ogni persona non si acquisisce e non si merita, né ha bisogno di essere dimostrata” (53). Un secondo fondamento della Dsc è l’inviolabilità dei diritti umani, tra i quali il primo è quello alla vita “dal concepimento fino alla sua conclusione naturale”: al riguardo, Leone XIV definisce l’aborto provocato, l’uccisione di innocenti e l’eutanasia come “scelte gravemente illecite” (55). Terzo fondamento è il riconoscimento dei diritti delle minoranze, con particolare attenzione alle donne: in loro favore, il Pontefice chiede “scelte concrete” nelle leggi, nel lavoro, nell’istruzione, nelle responsabilità sociali e politiche, affinché esse siano davvero ascoltate e valorizzate (57).
Quanto ai principi della Dsc, Leone XIV ne indica cinque: il primo è il bene comune, “forma sociale della dignità riconosciuta a ciascuno” (59). Su un punto il Papa è particolarmente fermo: “La promozione del bene comune non può mai essere separata dal rispetto del diritto dei popoli ad esistere, a custodire la propria identità e a contribuire con la propria originalità alla famiglia delle nazioni”. Di conseguenza, “qualsiasi tentativo o progetto di eliminare o sottomettere una nazione è gravemente immorale e pertanto inaccettabile” (64).
Il secondo principio riguarda la destinazione universale dei beni: qui e in altri punti dell’enciclica Leone XIV insiste sulla necessità che le conoscenze e le tecnologie non siano concentrate nelle mani di pochi, alimentando il divario tra inclusi ed esclusi dalla rivoluzione digitale (67). Ne conseguono il terzo e il quarto principio, ovvero la sussidiarietà (68) – che richiede il superamento del paternalismo e dell’assistenzialismo in favore della corresponsabilità – e la solidarietà (73), “principio e virtù” che si contrappone all’indifferenza e tiene conto dei popoli e delle generazioni future.
Il quinto principio della Dsc indicato dal Papa è la giustizia sociale: nel tempo digitale, essa deve garantire a tutti un accesso equo alle opportunità, proteggere i più fragili, contrastare l’odio e la disinformazione, sottoporre a controllo pubblico l’uso dei dati e delle tecnologie, “così che il criterio non sia il solo profitto, ma la dignità di ogni persona e il bene dei popoli” (80). Un “banco di prova decisivo” in questo campo Leone XIV lo indica nei migranti, rifugiati, sfollati: il modo in cui la società li tratta dimostra “se l’idea di giustizia è guidata dalla paura o dalla fraternità”. Di qui, il richiamo sia a custodire “il diritto alla speranza” di quanti sono costretti a partire, garantendo loro vie sicure e legali, accoglienza dignitosa e integrazione; sia a promuovere “il diritto a rimanere” ciascuno nella propria terra in pace e sicurezza, affrontando “le cause profonde” delle migrazioni (81).
I suddetti cinque principi il Pontefice li intende rivolti non soltanto alla società, ma anche alla Chiesa, chiamata a “un esame di coscienza”: il Papa esorta a “bonificare le relazioni e le strutture ecclesiali da quelle distorsioni che producono disuguaglianze, opacità e prevaricazioni”. L’invito è ad ascoltare le “vittime di abusi spirituali, economici, istituzionali, sessuali, di potere, di coscienza”, in quanto ciò “è parte integrante di un cammino di giustizia, che comprende il riconoscimento del danno, la giusta riparazione e la prevenzione” (89).
Il terzo capitolo – Tecnica e dominio. La grandezza della persona umana davanti alle promesse dell’IA – entra nel vivo del tema dell’intelligenza artificiale. Leone XIV mette in guardia dal “paradigma tecnocratico” già denunciato da Francesco e a causa del quale ogni scelta viene dettata esclusivamente da parametri di efficienza e profitto (92). Al contrario, la tecnologia più potente non è necessariamente la migliore: l’IA può imitare e simulare l’uomo, ma non possiede coscienza morale, empatia, capacità affettiva, relazionale e spirituale. Occorre dunque approcciarsi all’IA in modo sobrio e vigile, mantenendo chiarezza sulle responsabilità di tutti i suoi passaggi (accountability) e puntando su politiche e quadri giuridici adeguati, vigilanza indipendente, educazione degli…
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
admin
Source link


