Conflitto di interessi storico: lo scandalo senza precedenti dell’IRS che sta scuotendo il sistema giudiziario statunitense
Lo Stato come preda: come Donald Trump sta smantellando il sistema legale americano
Nel maggio 2026, uno scandalo politico e legale senza precedenti ha scosso gli Stati Uniti: un presidente in carica ha citato in giudizio la propria amministrazione, raggiungendo successivamente un accordo multimiliardario con il Dipartimento di Giustizia, da lui stesso controllato. Il risultato di questa straordinaria manovra non è stato solo un fondo di risarcimento di 1,77 miliardi di dollari, finanziato con denaro pubblico e potenzialmente a beneficio di coloro che hanno preso d’assalto il Campidoglio. Esisteva anche un documento segreto estremamente sensibile, un cosiddetto addendum, che garantiva a Donald Trump e alla sua famiglia l’immunità assoluta e a vita dai controlli fiscali dell’Internal Revenue Service (IRS). I principali economisti e costituzionalisti hanno lanciato l’allarme: questo accordo non solo minava il principio di uguaglianza davanti alla legge, ma minacciava anche di distruggere per sempre la fiducia globale nelle istituzioni americane. Un’analisi di una struttura che mette alla prova i limiti costituzionali degli Stati Uniti in un momento storico.
Il paragone con lo scandalo Watergate si riferisce all’abuso sistematico delle istituzioni statali da parte del presidente degli Stati Uniti, ma presenta differenze cruciali e inquietanti.
Il parallelo: la strumentalizzazione delle autorità
Durante lo scandalo Watergate (1972-1974), il presidente Richard Nixon tentò di strumentalizzare agenzie federali come l’FBI, la CIA e soprattutto l’IRS (l’agenzia delle entrate statunitense) per i propri scopi personali e politici, ad esempio per sottoporre gli oppositori politici a controlli fiscali e per insabbiare crimini. Proprio questa “strumentalizzazione” del Dipartimento di Giustizia e dell’IRS è al centro dell’accordo con Trump.
La differenza cruciale: segretezza contro palcoscenico aperto
Le azioni di Nixon nel caso Watergate furono operazioni segrete illegali. Quando vennero alla luce, tentò di insabbiarle. L’accordo con Trump, al contrario, si sta svolgendo alla luce del sole. Sta usando una facciata quasi legale (un accordo ufficiale e il Fondo di risarcimento) per arricchirsi e garantirsi l’immunità fiscale a vita. La corruzione non è nascosta; è diventata politica ufficiale del governo.
Il fallimento delle istituzioni
Il punto cruciale del paragone sta nell’esito: il Watergate è ora considerato la prova che il sistema americano di controlli ed equilibri funziona. Tribunali, Congresso e stampa costrinsero infine Nixon alle dimissioni. Nello scenario dell’accordo con l’IRS descritto, accade l’opposto: i meccanismi di controllo falliscono, la struttura rimane solida e il presidente si erge con successo al di sopra della legge.
In sintesi: il Watergate è stata un’intrusione occulta nella democrazia, laddove il sistema di allarme ha funzionato. L’accordo con l’IRS descritto rappresenta lo smantellamento palese della democrazia, laddove il sistema di allarme viene ignorato o non funziona.
Come Donald Trump ha trasformato il sistema giudiziario americano in uno scudo personale e perché questa struttura è più fragile di quanto sembri
Gli Stati Uniti hanno visto la loro buona dose di scandali politici nel corso della storia, dal caso Whiskey Ring sotto Ulysses S. Grant allo scandalo Teapot Dome sotto Warren G. Harding. Tuttavia, ciò che è accaduto nella seconda settimana di maggio 2026 nei rapporti tra la Casa Bianca e il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti è di una natura tale da scuotere nel profondo persino i più esperti costituzionalisti ed economisti. Per la prima volta nella storia americana, un presidente in carica ha intentato una causa multimiliardaria contro un’agenzia federale da lui stesso controllata, al fine di stipulare un accordo fiscale che garantisca a lui e alla sua famiglia l’immunità perpetua dal controllo fiscale, finanziata con i soldi dei contribuenti.
In questo contesto, lo Stato americano è contemporaneamente accusatore, imputato e negoziatore, con tutti e tre i ruoli subordinati in ultima analisi a un’unica persona: Donald Trump. Questa assurdità strutturale non è sfuggita all’attenzione del tribunale federale competente in Florida, che ha esplicitamente sollevato la questione se una controversia legale genuina, come definita dall’articolo III della Costituzione degli Stati Uniti, potesse persino esistere quando il querelante è anche il capo dell’imputato. La risposta del Dipartimento di Giustizia non è stata quella di arretrare, ma di passare all’offensiva, con un accordo che ha reso la causa originaria irricevibile prima che il tribunale potesse archiviarla per mancanza di parti effettive.
Il punto di partenza: una causa fiscale come manovra politica
Nel gennaio 2026, Donald Trump, insieme ai figli Donald Jr. ed Eric e alla Trump Organization, intentò una causa presso il tribunale federale del Distretto Meridionale della Florida contro l’Internal Revenue Service (IRS) e il Dipartimento del Tesoro. Chiesero un risarcimento di almeno dieci miliardi di dollari statunitensi perché un ex collaboratore dell’IRS aveva divulgato al New York Times, tra il 2019 e il 2021, le dichiarazioni dei redditi della famiglia Trump. Questo collaboratore, Charles Littlejohn, si dichiarò colpevole nel 2023 e fu condannato a cinque anni di carcere.
La fuga di dati era reale e, di conseguenza, il danno era, in linea di principio, risarcibile. Tuttavia, l’ammontare del risarcimento richiesto – dieci miliardi di dollari – ha destato fin da subito preoccupazione tra gli esperti legali. Esperti indipendenti hanno ritenuto una somma simile difficilmente sostenibile; secondo molti osservatori del processo, la causa era stata fin dall’inizio più uno strumento di coercizione che una legittima azione legale civile. Inoltre, il dilemma fondamentale era evidente: un presidente in carica difficilmente può citare in giudizio in modo credibile un’agenzia che controlla completamente nominandone il capo ed emanando direttive ai suoi organi di controllo. Il giudice Kathleen Williams ha quindi fissato la scadenza del 20 maggio 2026, entro la quale entrambe le parti avrebbero dovuto dimostrare se sussistesse effettivamente un reale conflitto di interessi.
L’accordo: miliardi di entrate fiscali come parametro di riferimento
Pochi giorni prima della scadenza, il Dipartimento di Giustizia ha rivelato il nucleo dell’accordo raggiunto. Lunedì 18 maggio 2026 è stata annunciata l’istituzione del cosiddetto Fondo anti-armamento, dotato di 1,776 miliardi di dollari, una somma che allude simbolicamente all’anno di fondazione della repubblica americana. In cambio, Trump ha ritirato la sua causa, così come altre accuse relative alla perquisizione del 2016 nella sua tenuta di Mar-a-Lago e all’indagine sul Russiagate.
I fondi provengono dal cosiddetto Judgment Fund, un fondo permanente istituito dal Congresso per coprire sentenze e accordi extragiudiziali contro il governo federale. Questo fondo non è volutamente soggetto all’approvazione annuale del Congresso, il che lo rende particolarmente attraente per il potere esecutivo: quest’ultimo può effettuare pagamenti senza il consenso del Congresso. Un comitato di cinque membri, quattro dei quali nominati dal Procuratore Generale ad interim Todd Blanche e il quinto scelto in consultazione con i…
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Konrad Wolfenstein
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