Chapeau. Tanto di cappello. Complimenti. Le parole rischiano quasi di non bastare per raccontare il Catanzaro visto a Monza, una squadra capace di arrivare a un passo dall’impresa più difficile, accarezzata, inseguita, quasi raggiunta, ma sfumata soltanto per un dettaglio regolamentare e per un gol mancato. All’U-Power Stadium finisce 0-2 per il Catanzaro, lo stesso risultato con cui il Monza aveva vinto all’andata al “Ceravolo”. Ma nei playoff non basta pareggiare il conto complessivo, perché la migliore posizione in classifica premia i lombardi. Ai giallorossi serviva vincere 0-3, segnare un altro gol, completare un capolavoro che avrebbe avuto il sapore della leggenda.
Non ci sono riusciti per pochissimo. E proprio per questo il rammarico è enorme. Ma accanto alle lacrime, quelle del tecnico e dei calciatori, resta l’orgoglio di una prestazione monumentale, di una stagione straordinaria e di un gruppo che ha portato il nome del Catanzaro fino alle soglie della Serie A. Il Catanzaro era chiamato a una partita quasi impossibile. Dopo lo 0-2 dell’andata, serviva una vittoria con tre gol di scarto per eliminare il Monza e ottenere la promozione. La squadra di Aquilani ha fatto tutto ciò che poteva fare, interpretando la gara con coraggio, lucidità, intensità e personalità.
I giallorossi hanno vinto 0-2 a Monza, hanno pareggiato i conti nel doppio confronto, hanno fatto tremare l’U-Power Stadium e hanno costretto i padroni di casa a vivere un finale di sofferenza pura. Ma il regolamento ha premiato il Monza, forte della migliore posizione in classifica al termine della stagione regolare. È questo il punto più doloroso della serata: il Catanzaro non è uscito sconfitto dal campo. Anzi, ha vinto, ha dominato per larghi tratti, ha imposto il proprio calcio e ha dimostrato di poter competere alla pari con una squadra costruita per la promozione. Eppure, nel calcio dei playoff, anche una vittoria può non bastare.
La rete di Fellipe Jack e la speranza Frosinini
La partita del Catanzaro è stata costruita con pazienza e coraggio. Nel primo tempo i giallorossi hanno tenuto il campo con ordine, senza perdere equilibrio e senza farsi schiacciare dal peso del risultato. Serviva segnare, ma serviva anche non concedere spazi al Monza, perché un gol dei lombardi avrebbe reso l’impresa ancora più complicata. A ridosso dell’intervallo è arrivato il gol che ha cambiato la temperatura emotiva della serata: la rete di Fellipe Jack ha portato il Catanzaro avanti e ha riaperto concretamente il discorso qualificazione. Un gol pesantissimo, arrivato nel momento migliore possibile, capace di dare energia alla squadra e di accendere definitivamente il settore ospiti.
Da quel momento la partita è diventata un’altra cosa. Il Catanzaro ha capito che l’impresa non era più soltanto una suggestione. Il Monza ha iniziato a sentire il peso della pressione. E i giallorossi sono rientrati in campo nella ripresa con la convinzione di chi sa di poter davvero spingere la storia un passo più in là.
Nel secondo tempo il Catanzaro ha alzato ulteriormente il ritmo. La ripresa è stata un assedio, fatto di occasioni, capovolgimenti di fronte, seconde palle aggredite, duelli vinti e una pressione continua sulla difesa del Monza. La squadra di Aquilani ha dato la sensazione di avere più fame, più energia, più coraggio. A dieci minuti dalla fine è arrivato lo 0-2 di Frosinini, un colpo di testa che ha trasformato il finale in una corrida sportiva. A quel punto al Catanzaro mancava un solo gol per completare una rimonta clamorosa, una di quelle notti che cambiano la percezione di una stagione e restano incise nella memoria collettiva di una tifoseria.
I giallorossi ci hanno provato fino all’ultimo. Hanno raddoppiato su ogni pallone, hanno spinto con tutto ciò che avevano, hanno cercato l’ultimo varco, l’ultima giocata, l’ultimo cross, l’ultimo assalto. Iemmello e compagni hanno svuotato il serbatoio, lasciando sul terreno ogni energia disponibile.
Aquilani e i calciatori in lacrime: una Serie A sfiorata e meritata
Al triplice fischio, la fotografia più forte è stata quella delle lacrime del Catanzaro. Lacrime del tecnico, lacrime dei calciatori, lacrime di chi ha visto l’impresa passare a pochi centimetri e non ha potuto afferrarla. È il volto più crudele del calcio: vincere una partita del genere e dover comunque salutare il sogno.
La squadra di Aquilani, per la stagione disputata e ancora di più per questo finale, avrebbe meritato la Serie A. Non per retorica, non per consolazione, ma per la qualità del percorso, per la forza del gioco espresso, per la personalità mostrata nei momenti più difficili e per la capacità di arrivare fino in fondo senza mai snaturarsi.
Il Catanzaro esce dai playoff a testa altissima. Esce con il dolore di chi sa di aver sfiorato qualcosa di enorme, ma anche con la certezza di aver consegnato alla propria gente una prova di valore assoluto. A Monza non è mancato il coraggio. Non è mancata la qualità. Non è mancato l’orgoglio. È mancato soltanto un gol.
Una stagione già nella storia del Catanzaro
Lo avevamo scritto prima della partita e questa serata lo ha certificato ancora di più: questo Catanzaro è già nella storia. Lo era già per aver centrato i playoff per il terzo anno consecutivo. Lo era per aver raggiunto la finale promozione. Lo è ancora di più dopo aver fatto spaventare il Monza in casa sua, costringendolo a difendere con fatica una qualificazione che sembrava molto più solida dopo l’andata.
La continuità di risultati ottenuta dal club giallorosso non può essere considerata casuale. Arrivare per tre stagioni consecutive dentro la zona più alta della competizione significa aver costruito qualcosa di serio, stabile, riconoscibile. Significa aver dato identità a una squadra e credibilità a un progetto.
Questa annata resterà nella memoria non soltanto per l’epilogo amaro, ma per tutto ciò che l’ha preceduto. Il Catanzaro ha vissuto un campionato da protagonista, ha superato ostacoli difficili, ha mostrato un calcio organizzato e coraggioso, ha saputo accendere l’entusiasmo di una città intera. La partita di Monza è stata il manifesto finale di questo percorso.
I 5 mila tifosi del Catanzaro all’U-Power Stadium
Dentro questa serata c’è anche un’altra immagine destinata a restare: i 5 mila tifosi del Catanzaro presenti all’U-Power Stadium. Una marea giallorossa arrivata in Lombardia per sostenere la squadra in una partita complicatissima, forse proibitiva, ma mai vissuta con rassegnazione.
La loro spinta si è sentita dall’inizio alla fine. Hanno accompagnato la squadra, l’hanno sostenuta nei momenti di fatica, l’hanno spinta durante l’assedio finale e, alla fine, hanno potuto soltanto applaudire. Perché ci sono sconfitte che non cancellano nulla e ci sono eliminazioni che somigliano a un tributo collettivo.
I tifosi giallorossi possono andare fieri dei propri beniamini. Non soltanto per la vittoria di Monza, ma per il modo in cui è arrivata. Per l’atteggiamento, per la fame, per il coraggio, per la dignità sportiva di una squadra che non ha mai smesso di crederci, nemmeno quando tutto sembrava quasi impossibile.
Monza in festa, ma il Catanzaro esce tra gli applausi
Alla fine festeggia il Monza, forte della qualificazione ottenuta grazie alla migliore posizione in classifica. I lombardi passano il turno, ma lo fanno dopo una serata di grande sofferenza, contro un Catanzaro capace di metterli realmente paura e di portarli sull’orlo del baratro sportivo.
Il risultato complessivo racconta equilibrio, ma la partita di ritorno racconta soprattutto la grandezza della prestazione giallorossa. Il Catanzaro ha vinto fuori casa, in uno stadio difficile, contro un avversario forte e con tutto il peso dell’impresa sulle spalle. Lo ha fatto con una prova ai limiti della perfezione, senza mai perdere lucidità e senza mai rinunciare al proprio calcio.
È per questo che, accanto all’amarezza, deve esserci anche un’enorme dose di orgoglio. Il Catanzaro ha salutato il sogno Serie A, ma lo ha fatto nel modo più nobile possibile: vincendo, lottando, dominando per larghi tratti e uscendo tra gli applausi della propria gente.
Catanzaro, l’impresa sfumata non cancella un capolavoro
Resterà il rimpianto, inevitabile. Resterà la domanda su quel gol che non è arrivato, su quell’ultimo assalto, su quella palla che avrebbe potuto trasformare una serata straordinaria in leggenda. Ma resterà anche la consapevolezza di aver visto un Catanzaro monumentale, capace di andare oltre i propri limiti e di sfiorare una delle imprese più difficili della sua storia recente.
Questa eliminazione fa male perché il sogno era diventato reale. Perché dopo lo 0-2 di Frosinini il Monza ha davvero tremato. Perché i giallorossi hanno dimostrato che l’impresa non era impossibile, ma soltanto durissima. E quando arrivi così vicino, il dolore è ancora più forte.
Ma il calcio, a volte, sa essere crudele proprio con chi meriterebbe il premio più grande. Il Catanzaro di Aquilani non trova la Serie A, ma trova qualcosa che resta: il rispetto, l’ammirazione, l’orgoglio di una città e la certezza di aver scritto un’altra pagina importante.
Chapeau, dunque. Tanto di cappello a questo Catanzaro. Una squadra che ha perso il pass per la Serie A, ma non la grandezza del proprio cammino. Una squadra che esce dai playoff con le lacrime agli occhi e la testa altissima. Una squadra che, anche senza promozione, ha dimostrato di appartenere alla storia più bella del calcio giallorosso.
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Consolato Cicciù
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