Il Global Annual to Decadal Climate Update pubblicato il 28 maggio 2026 dalla World Meteorological Organization delinea uno scenario in cui le temperature medie globali si manterranno a livelli record per i prossimi cinque anni, con una probabilità del 91% di superare almeno una volta la soglia di 1,5°C fissata dall’Accordo di Parigi. L’Artico registrerà anomalie termiche 3,5 volte superiori alla media globale. I dati impongono una riflessione urgente sull’adattamento climatico dei sistemi energetici e del patrimonio edilizio.
Un quinquennio ai limiti dell’Accordo di Parigi
Il Global Annual to Decadal Climate Update 2026–2035, prodotto dal Met Office del Regno Unito per conto della WMO e basato sulla sintesi di 250 ensemble members provenienti da 13 centri di ricerca internazionali fotografa con precisione la traiettoria climatica del prossimo decennio.
Le previsioni per il periodo 2026–2030 indicano che la temperatura media annua globale near-surface si collocherà in un intervallo compreso tra +1,3°C e +1,9°C rispetto alla baseline pre-industriale 1850–1900, con una fascia di incertezza al 90%. La probabilità che almeno uno dei prossimi cinque anni superi il 2024 come anno più caldo mai registrato — l’attuale record, con +1,55°C — è stimata all’86%. È invece considerato eccezionalmente improbabile (meno dell’1%) che un singolo anno superi la soglia di +2°C nel medesimo arco temporale.
Il dato più rilevante riguarda il superamento temporaneo del target di +1,5°C: la probabilità che ciò avvenga per almeno un anno tra il 2026 e il 2030 è del 91%, classificata come “very likely” secondo la scala probabilistica WMO. La media quinquennale 2026–2030 ha a sua volta una probabilità del 75% di eccedere quella soglia in modo continuativo. Il report precisa con rigore metodologico che la soglia di 1,5°C prevista dall’Accordo di Parigi si riferisce a un riscaldamento di lungo periodo, tipicamente valutato su un orizzonte di 20 anni: i superamenti temporanei di singoli anni non equivalgono al definitivo superamento dell’obiettivo climatico, ma la loro crescente frequenza è un indicatore inequivocabile dell’avvicinamento al limite strutturale.
Gli undici anni più caldi mai registrati ricadono tutti nell’ultimo decennio. Il 2025, secondo i dati WMO, è stato uno dei tre anni più caldi di sempre, con una temperatura media globale di +1,43°C ± 0,13°C rispetto al baseline 1850–1900. L’incremento continuo della concentrazione atmosferica di CO₂ è identificato come fattore primario di questa tendenza.
| Indicatore | Valore previsto | Probabilità |
|---|---|---|
| Range temperatura annua 2026–2030 | +1,3°C / +1,9°C sopra baseline 1850–1900 | Fascia di incertezza al 90% |
| Superamento +1,5°C per almeno un anno | Almeno un anno nel periodo 2026–2030 | 91% (very likely) |
| Media quinquennale 2026–2030 sopra +1,5°C | Periodo 2026–2030 | 75% (likely) |
| Nuovo record annuale di temperatura | Almeno un anno nel periodo 2026–2030 | 86% (likely) |
| Superamento +2°C in un singolo anno | Qualsiasi anno 2026–2030 | <1% (exceptionally unlikely) |
| Anomalia termica artica (nov–mar) | +2,8°C sopra media 1991–2020 | Alto livello di confidenza |
| El Niño | Dicembre 2026 – febbraio 2027 | Medio livello di confidenza |
Artico, El Niño e precipitazioni: il dettaglio delle previsioni regionali
«C’è un El Niño previsto verso la fine del 2026, che aumenta le probabilità che il 2027 diventi il prossimo anno da record», ha dichiarato il Dr. Leon Hermanson, lead author del report.
Sul fronte della variabilità climatica interna, il 2026 ha preso avvio con condizioni La Niña nel Pacifico tropicale orientale — la fase fredda dell’oscillazione ENSO, che tende a mitigare temporaneamente le temperature globali. Le previsioni indicano un’inversione verso condizioni El Niño entro la fine del 2026, con effetti che si potrebbero estendere al 2027 e al 2028, sebbene con un grado di affidabilità previsionale decrescente all’aumentare dell’orizzonte temporale. È proprio questa transizione verso El Niño a rendere il 2027 il candidato più probabile per un nuovo record annuale di temperatura globale. Nel complesso, la tendenza alla dominanza El Niño nel quinquennio è considerata moderata, con una probabilità calibrata del 64%.
Particolarmente significative sono le proiezioni per l’Artico. Le temperature nelle cinque stagioni invernali estese (novembre–marzo) del periodo 2026/27–2030/31 sono previste a +2,8°C rispetto alla media 1991–2020, un’anomalia che supera di 3,5 volte quella della media globale nello stesso arco temporale. Si tratta di un dato coerente con il fenomeno dell’amplificazione artica, già documentato negli anni recenti. Le previsioni di concentrazione del ghiaccio marino per il decennio 2026–2035 indicano ulteriori riduzioni nel Mar di Barents, nel Mare di Bering e nel Mare di Ochotsk; a settembre — il mese di minima estensione — riduzioni superiori al 10% di concentrazione di sea ice sono attese in tutte le aree normalmente coperte da ghiaccio.
Sul fronte delle precipitazioni, le previsioni per maggio–settembre 2026–2030 segnalano anomalie positive nel Sahel africano, nell’Europa settentrionale, in Alaska e in Siberia, e anomalie negative sull’Amazzonia. Per la stagione novembre–marzo, le previsioni favoriscono condizioni mediamente più umide alle alte latitudini dell’emisfero nord, con riduzione delle precipitazioni nelle zone subtropicali dell’emisfero sud. Questo schema è coerente con le proiezioni climatiche di lungo periodo legate al riscaldamento globale. Per il Sud-Est Europa (regione SEECOF), dopo un ciclo anomalo di siccità invernale successivo a molti anni di precipitazioni elevate, le previsioni indicano un ritorno a condizioni di surplus pluviometrico nel quinquennio 2026–2030, con una probabilità calibrata del 77%, benché la skill previsionale per quest’area rimanga bassa.
Le implicazioni per il settore energetico e del costruito
I dati del report WMO non si esauriscono nella dimensione meteorologica: il quadro delineato ha ricadute dirette e concrete sul settore energetico, edilizio e delle infrastrutture. Temperature sempre più elevate e concentrate nei periodi estivi intensificano il fenomeno del fabbisogno di raffrescamento, aumentando i carichi sulle reti elettriche e sui sistemi HVAC degli edifici, con implicazioni dirette sulla gestione dell’energy performance e sul dimensionamento degli impianti.
L’anomalia artica protratta, combinata con la riduzione del ghiaccio marino, accelera i processi di scioglimento del permafrost con effetti a cascata sulla stabilità delle infrastrutture nelle regioni nordiche.
In Italia, gli scenari di precipitazione per il Sud-Est europeo — area di cui il Paese fa parte dal punto di vista climatologico per le regioni adriatiche e balcaniche — suggeriscono un quinquennio con variabilità pluviometrica elevata, con possibili fenomeni intensi sia in termini di surplus che di deficit idrico.
Questo contesto rende ancora più urgente l’accelerazione verso l’adattamento climatico del parco edilizio esistente: progettazione bioclimatica, sistemi di green infrastructure urbana, involucri edilizi ad alte prestazioni termiche, e strategie di raccolta e recupero delle acque meteoriche diventano componenti non opzionali della pianificazione energetica territoriale.
FAQ – Cinque domande per capire il rapporto WMO sul clima
Cosa significa che la temperatura globale supererà temporaneamente 1,5°C?
L’obiettivo di +1,5°C fissato dall’Accordo di Parigi si riferisce a un riscaldamento medio sostenuto nel lungo periodo, convenzionalmente valutato su un arco di vent’anni. Il superamento di questa soglia in un singolo anno — come previsto dal report WMO con una probabilità del 91% per il periodo 2026–2030 — non equivale quindi al fallimento dell’obiettivo climatico globale, ma segnala che la temperatura media del pianeta si sta avvicinando in modo strutturale a quel limite. La crescente frequenza di questi superamenti temporanei è considerata dalla comunità scientifica internazionale un indicatore di allerta che richiede un’accelerazione immediata delle politiche di mitigazione e adattamento.
Cos’è l’ensemble previsionale e perché le sue proiezioni sono affidabili?
L’ensemble previsionale è un sistema di previsione climatica basato non su un singolo modello, ma su un insieme di simulazioni parallele — nel caso del report WMO 2026–2035 si tratta di 250 simulazioni prodotte da 13 centri di ricerca internazionali — che partono da condizioni iniziali leggermente diverse. Questo approccio consente di stimare non solo il risultato più probabile, ma anche l’incertezza associata alla previsione. L’affidabilità del sistema è verificata attraverso gli hindcast, ovvero simulazioni retrospettive del clima passato: quando le previsioni ricostruiscono accuratamente il clima osservato nel periodo 1960–2018, la skill previsionale è considerata alta, come nel caso delle temperature medie globali di questo report.
Cosa sono El Niño e La Niña e come influenzano il clima globale?
El Niño e La Niña sono le due fasi opposte dell’ENSO (El Niño-Southern Oscillation), un fenomeno di variabilità climatica naturale che si manifesta attraverso anomalie periodiche della temperatura superficiale del Pacifico tropicale orientale. Durante El Niño le acque del Pacifico si riscaldano al di sopra della media, favorendo un aumento delle temperature globali e alterando i regimi di precipitazione in ampie aree del pianeta. La Niña produce l’effetto opposto, con acque più fredde e una tendenza alla riduzione delle temperature medie globali. Il 2026 ha preso avvio con condizioni La Niña; la transizione prevista verso El Niño entro fine anno è uno dei fattori che aumentano la probabilità di un nuovo record di temperatura nel 2027.
Perché l’Artico si scalda molto più velocemente del resto del pianeta?
Il fenomeno è noto come amplificazione artica e dipende da una serie di meccanismi che si rafforzano reciprocamente. La riduzione del ghiaccio marino e della neve superficiale diminuisce l’albedo — la capacità della superficie di riflettere la radiazione solare — esponendo acque e suoli scuri che assorbono molto più calore. A questo si aggiungono modifiche nella circolazione atmosferica e oceanica e la retroazione del vapore acqueo. Il risultato è che l’Artico si scalda a una velocità da due a quattro volte superiore alla media globale: il report WMO prevede per le prossime cinque stagioni invernali un’anomalia di +2,8°C rispetto alla media 1991–2020, un valore 3,5 volte superiore all’anomalia media globale nello stesso periodo.
Quali conseguenze hanno questi scenari climatici per il settore edilizio ed energetico italiano?
Le previsioni WMO per il periodo 2026–2030 hanno implicazioni dirette e concrete per il patrimonio edilizio e i sistemi energetici italiani. L’aumento delle temperature estive incrementa il fabbisogno di raffrescamento degli edifici, con maggiori carichi sui sistemi HVAC e sulle reti di distribuzione elettrica, rendendo più urgente l’adeguamento dell’energy performance del parco edilizio esistente secondo i criteri della direttiva EPBD. Le anomalie nelle precipitazioni — con possibili alternanze tra surplus e deficit idrico nelle regioni del Sud-Est europeo — impongono una maggiore attenzione alla resilienza idrica delle infrastrutture. In questo contesto, strategie di adattamento climatico come la progettazione bioclimatica, il retrofit energetico degli involucri edilizi e la gestione attiva del fabbisogno energetico stagionale non rappresentano più opzioni progettuali accessorie, ma requisiti strutturali di una pianificazione territoriale ed energetica orientata al lungo periodo.
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Raffaella Capritti
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