TERMOLI. Non un supermercato, non un semplice punto vendita e nemmeno soltanto una nuova insegna commerciale. Quello inaugurato sabato mattina in via Corsica è il punto di arrivo di una storia che attraversa quasi un secolo e il punto di partenza di una sfida che guarda al futuro del Molise. Una sfida che parla di agricoltura biologica, biodiversità, inclusione sociale, filiera corta e cultura del cibo.
Per due giorni, tra il NaturaSì BIOFestival ospitato nel cuore del centro storico e il taglio del nastro del nuovo NaturaSì Di Vaira, Termoli è diventata il luogo in cui questa storia è stata raccontata al grande pubblico. Da una parte la piazza gremita di persone accorse ad ascoltare Giovanni Storti, Fabio Brescacin e Fabio Cordella. Dall’altra centinaia di cittadini, famiglie e curiosi che hanno affollato il nuovo spazio di via Corsica per scoprire un progetto che punta a creare un collegamento diretto tra la città e una delle più importanti aziende agricole del territorio.
La sensazione, ascoltando gli interventi e osservando la partecipazione del pubblico, è che non si sia parlato soltanto di alimentazione o di biologico. Il vero tema è stato il rapporto tra le persone e la terra. Tra ciò che arriva in tavola e il lavoro che lo rende possibile.
Un nuovo punto di riferimento per il biologico
Il nuovo NaturaSì Di Vaira nasce con un’ambizione precisa: portare in città l’esperienza della Fattoria Di Vaira e raccontare ai consumatori cosa c’è dietro ogni prodotto.
I numeri aiutano a comprendere la portata dell’investimento. Oltre 1.500 metri quadrati dedicati non soltanto alla vendita ma anche alla trasformazione e alla valorizzazione delle produzioni agricole. All’interno trovano spazio un caseificio a vista, un laboratorio per la produzione di pasta fresca, un forno dedicato a pane e lievitati, aree per la lavorazione di carni e salumi, una gastronomia e un bio bistrot.
L’idea è quella di superare il tradizionale modello distributivo e costruire un luogo dove il consumatore possa vedere da vicino come nasce il cibo che acquista.
Un progetto che affonda le proprie radici nella Fattoria Di Vaira di Petacciato, una realtà agricola che negli anni è diventata un punto di riferimento nazionale per il biologico e il biodinamico.
La piazza piena e il messaggio del BIOFestival
Il debutto del nuovo store è stato preceduto dal NaturaSì BIOFestival, che venerdì sera ha trasformato piazza Duomo in un grande luogo di confronto sul tema del cibo e dell’agricoltura.
La partecipazione è andata oltre ogni aspettativa. Centinaia di persone hanno riempito la piazza per seguire il talk che ha visto protagonisti Fabio Brescacin, presidente di NaturaSì, Fabio Cordella, direttore della Fattoria Di Vaira, e Giovanni Storti.
Al centro del dibattito il tema del “giusto prezzo del cibo”.
Un concetto che va oltre il semplice costo esposto sullo scaffale e che chiama in causa ambiente, lavoro, salute e responsabilità collettiva.
Secondo i promotori della campagna lanciata da NaturaSì, il prezzo di un prodotto non racconta mai tutta la sua storia. Dietro un alimento ci sono la fertilità del terreno, la qualità dell’acqua, la tutela della biodiversità, il lavoro degli agricoltori e la capacità di preservare il paesaggio.
Elementi che raramente vengono percepiti dal consumatore ma che rappresentano una parte essenziale del valore reale del cibo.
La storia che parte dagli anni Trenta
Per comprendere il senso del progetto Di Vaira bisogna fare un passo indietro nel tempo.
Molto prima che si parlasse di biologico o di sostenibilità, Francesco e Francesca Di Vaira avevano costruito una realtà agricola che guardava già oltre la semplice produzione.
Negli anni Trenta la tenuta disponeva di una scuola per i figli dei contadini. Una maestra insegnava a leggere e scrivere ai bambini delle famiglie che lavoravano nei campi. Nelle abitazioni rurali arrivava l’acqua corrente, una condizione che per l’epoca rappresentava quasi un privilegio.
Alla morte del fondatore, la moglie trasformò quella visione imprenditoriale in una grande opera sociale. Nacque una fondazione benefica con l’obiettivo di sostenere gli orfani di guerra attraverso i redditi generati dall’attività agricola.
Per decenni la tenuta continuò a produrre non soltanto cibo ma anche assistenza e sostegno sociale.
Una vocazione che, in forme diverse, continua ancora oggi.
L’innamoramento di Brescacin
Quando all’inizio degli anni Duemila la crisi dell’agricoltura mise in difficoltà la fondazione, il futuro della tenuta appariva incerto.
Fu allora che Fabio Brescacin conobbe la realtà di Petacciato attraverso l’allora presidente dell’ente benefico, il vescovo Tommaso Valentinetti De Luca.
Il suo racconto è stato uno dei momenti più apprezzati della serata di venerdì.
«Mi sono innamorato non di una donna ma di un’azienda agricola».
Una frase che sintetizza il colpo di fulmine vissuto davanti a un paesaggio che univa mare, colline, vigneti, uliveti, allevamenti e campi coltivati.
«Era un organismo perfetto», ha spiegato.
Un concetto centrale nella filosofia biodinamica, che considera l’azienda agricola come un organismo vivente nel quale ogni elemento contribuisce all’equilibrio complessivo.
Le vacche, i cereali, i vigneti, i foraggi, gli alberi e perfino la biodiversità circostante diventano parti di un unico sistema.
Da quell’incontro nacque il percorso che ha portato la Di Vaira a diventare una delle più importanti realtà biologiche italiane.
L’anno più difficile
Non tutto però è stato semplice.
Fabio Cordella ha ricordato il 2023 come l’anno più duro della storia recente dell’azienda.
Prima l’epidemia che colpì l’intera mandria.
Duecentoventi bovini persi nel giro di pochi giorni.
Poi la peronospora che compromise quaranta ettari di vigneto.
Due colpi devastanti che rischiarono di mettere fine a un progetto costruito in quasi vent’anni di lavoro.
«È stato l’unico momento in cui ho pensato davvero di lasciare tutto».
Una confessione che ha reso evidente quanto fragile possa essere il lavoro agricolo, soprattutto quando si sceglie una strada basata sulla sostenibilità e sul rispetto dei cicli naturali.
Il milione di euro arrivato dal mondo del biologico
Proprio nel momento più difficile è accaduto qualcosa che ancora oggi viene raccontato con emozione.
Una telefonata.
Dall’altra parte del telefono c’era il titolare di un’altra azienda agricola biologica.
Un concorrente sul mercato.
Ma non nella visione.
«Hai perso duecento vacche? Vuoi che nel mondo del biologico non si trovino duecento persone disposte a comprarne una?».
Da quella frase nacque una mobilitazione straordinaria.
Consumatori, imprenditori, aziende agricole e sostenitori provenienti da tutta Italia iniziarono a contribuire spontaneamente alla rinascita della fattoria.
In poco tempo furono raccolti quasi un milione di euro.
Un gesto che, secondo Cordella, diede all’azienda la forza per ricominciare.
Giovanni Storti e il valore del territorio
Tra i protagonisti delle due giornate c’è stato Giovanni Storti.
L’attore ha raccontato il proprio legame con il biologico e la visita alla Fattoria Di Vaira.
Un’esperienza che gli ha permesso di osservare da vicino un ecosistema ancora ricco di biodiversità.
Cardellini, stagni naturali, impronte di cinghiali, rane e paesaggi che in molte altre parti d’Italia sono ormai scomparsi.
«Avete una ricchezza enorme e forse non ve ne rendete conto».
Il suo messaggio ai molisani è stato semplice ma diretto.
Difendere la naturalità del territorio significa difendere anche il proprio futuro.
«La terra ha bisogno delle persone e le persone hanno bisogno della terra».
Il ruolo della cooperativa Sirio
Uno degli aspetti più innovativi del nuovo NaturaSì Di Vaira riguarda la collaborazione con la cooperativa sociale Sirio.
Il nuovo spazio sarà infatti anche un luogo dedicato all’inclusione lavorativa.
Persone con fragilità e disabilità saranno coinvolte in percorsi formativi e professionali all’interno della struttura.
Una scelta che richiama la vocazione sociale che ha accompagnato la storia della Di Vaira fin dalle origini.
«Non sarà soltanto un negozio», è stato spiegato durante l’inaugurazione.
«Sarà anche un luogo capace di creare opportunità».
Una sfida che guarda al futuro
Tra degustazioni, visite guidate, musica, laboratori e momenti di confronto, il NaturaSì BIOFestival e l’apertura del nuovo store hanno lasciato un messaggio preciso.
Il cibo non è soltanto ciò che arriva nel piatto.
È lavoro, ambiente, cultura, salute e comunità.
Ed è proprio su questa idea che si fonda il nuovo NaturaSì Di Vaira: costruire un ponte tra la campagna e la città, tra chi produce e chi consuma, tra tradizione agricola e futuro.
Una sfida che parte da Termoli ma che guarda ben oltre i confini della città, con l’obiettivo di fare del Molise un esempio concreto di come agricoltura, sostenibilità e inclusione possano crescere insieme.
Emanuele Bracone















#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
Redazione
Source link






