Per i dipendenti dei ministeri, delle agenzie fiscali, degli enti previdenziali, gli statali propriamente detti insomma, sta per arrivare un nuovo aumento contrattuale. Il terzo in poco più di tre anni. E questa volta, a firmare potrebbe essere anche la Cgil, che era stata fiera oppositrice del precedente rinnovo. Paolo Zangrillo, ministro per la Pubblica amministrazione si dice, ovviamente, «soddisfatto». La firma, spiega al Messaggero, «effettivamente potrebbe arrivare domani. E che il fronte sindacale si possa ricompattare lo giudico», dice, «un risultato assolutamente positivo».
Attendiamo che accada ministro. Ma cos’ha portato la Cgil a un cambio di atteggiamento?
«Credo che l’analisi del contratto precedente, quello 2022-2024, non sottoscritto dalla Cgil, abbia fornito indicazioni interessanti sulle dinamiche retributive».
Che tipo di indicazioni?
«L’aumento del valore “tabellare” delle retribuzioni è stato del 6%. Ma considerando gli interventi sulle altre voci, dalle indennità specifiche fino ai premi di produzione, l’aumento reale delle buste paga è stato del 13%. Una risposta che ha permesso di recuperare il potere di acquisto eroso dall’inflazione».
A proposito di inflazione, gli aumenti del contratto che potrebbe essere firmato domani, sono stati decisi prima dello scoppio della guerra del Golfo e della nuova fiammata dei prezzi. Potrebbe essere un problema?
«Il caro prezzi è un problema per tutti i cittadini. Ma diciamo che il nuovo contratto copre il triennio 2025-2027. Lo scorso anno l’inflazione è stata dell’1,5%, mentre l’aumento che sarà riconosciuto è superiore. C’è l’aspettativa che la fiammata di questi mesi, superata la crisi energetica, si riassorba. E comunque sono anche convinto che, quando si tireranno le somme, gli incrementi delle buste paga risulteranno superiori all’aumento tabellare, così come è avvenuto per lo scorso triennio».
Sanità ed Enti locali quanto dovranno attendere per il rinnovo?
«Vorrei chiudere la tornata prima della fine dell’estate. È mia intenzione mantenere l’impegno a rinnovare gli accordi nel loro periodo di vigenza, e non anni dopo come accaduto costantemente in passato».
C’è chi sostiene che i salari in Italia non sono adeguati, soprattutto quelli di chi si affaccia al mondo del lavoro. La presidente dei giovani industriali. Maria Anghileri, ha detto che la Pubblica amministrazione paga poco?
«Concordo con la Presidente Anghileri sul fatto che le dinamiche salariali italiane, nel confronto con l’Europa hanno ampi margini di recupero. Evidentemente non sono d’accordo invece sulle affermazioni relative ai salari della pubblica amministrazione. Le retribuzioni d’ingresso sono assolutamente allineate a quelle del privato. La pubblica amministrazione semmai deve essere capace di migliorare significativamente il trend salariale nel corso della vita lavorativa dei suoi dipendenti. Ma se vogliamo fare un ragionamento sui giovani, vorrei aggiungere qualcosa».
Dica pure.
«Penso che una delle grandi sfide che deve affrontare il nostro Paese è di tipo culturale. Dobbiamo lavorare per dare più fiducia ai nostri giovani».
Cosa intende esattamente?
«Intendo dire, e questo l’ho osservato anche nella pubblica amministrazione, che normalmente in Italia a un giovane vengono assegnate delle responsabilità dopo una lunga permanenza in azienda o nelle organizzazioni. Lo vedo nella pubblica amministrazione. Se non hai la laurea, due o tre master, non hai partecipato a tre o quattro concorsi, sei ancora figlio di un dio minore. Io invece penso che dobbiamo assumere i nostri giovani non per dare loro degli ordini, ma per farci dire da loro dove dobbiamo andare. Le faccio un esempio calcistico. La nostra nazionale che ha privilegiato i giocatori più senior ha perso, la volta che abbiamo fatto giocare i giovani abbiamo vinto. Serve dare fiducia»
Senta, restano 500 giorni a questa legislatura e adesso si va verso una campagna elettorale. La affronterete soltanto raccontando quello che si è fatto, o metterete sul tavolo nuove idee?
«Ci sono delle priorità che sono impellenti. La prima in un’epoca difficile come quella che stiamo affrontando è quella di aiutare le fasce deboli della popolazione, quindi dobbiamo cercare di avere delle politiche fiscali, delle politiche verso la famiglia che siano di supporto a quella fascia di popolazione che oggi fa fatica. Ma questa è una risposta di emergenza. Guardando invece ai piani più a lungo termine dobbiamo sicuramente investire nell’impresa e investire nell’impresa significa da un lato avere delle politiche fiscali che consentono alle aziende di avere un accesso al credito più facilitato. Sui salari servono politiche che siano intese a defiscalizzare le retribuzioni nei primi anni di lavoro dei giovani. Questo va a vantaggio sia dei giovani, che hanno una busta paga più pesante, sia delle imprese che hanno un costo del lavoro più leggero».
Alle prossime elezioni il centrodestra dovrà confrontarsi anche con Vannacci. Ha appena portato via due parlamentari anche a Forza Italia. Siete preoccupati?
«Non ho avuto tempo di conoscere questi due signori che hanno lasciato, pochi mesi dopo esservi entrati, il mio partito per andare con Vannacci. Guardi, io non ho dubbi ,chi usa i partiti come taxi per cercare la cadrega più facile non dà alcun valore aggiunto. Auguri a loro, ne facciamo a meno senza patemi.».
Il generale è un pericolo per il centrodestra?
«Vannacci è uno che in questo momento sta proponendo una sua visione della società che per certi versi può essere condivisibile, per altri assolutamente no».
Ma lo vedrebbe come alleato?
«Il valore del centrodestra sta nella capacità, dovuta a una intuizione di Silvio Berlusconi, di stare insieme perché condivide un sistema di valori. Quindi chi vuol far parte del centro-destra deve sapere che la carta di accesso, il passepartout per accedere alla nostra coalizione, è l’autentica condivisione di un sistema di valori che non deve essere messa in discussione. Vannacci questo lo sa perfettamente e quindi se vuol far parte del centro-destra sa qual è la chiave di accesso».
Facciamo un gioco della Torre al contrario. Chi tirerebbe dentro Forza Italia, se potesse scegliere, tra Zaia e Calenda?
«Zaia è un politico che a me piace, lo stimo molto, l’ho conosciuto ed è una persona effettivamente di grande valore. Leggo che diventerà vice segretario della Lega. Credo sarà un ottimo alleato».
E Calenda?
«Calenda è il capo di un partito, effettivamente in maniera molto realistica penso che sia difficile che sciolga il suo partito per venire in Forza Italia. Però è sicuramente una persona con la quale si può dialogare, io lo stimo molto. Francamente trovo più facile per Calenda aderire al centro-destra che non al campo largo di oggi».
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