Governance Conerobus: maggioranza privata in CdA, minoranze critiche Il sindaco difende il controllo pubblico


ANCONA — Stamattina in III Commissione Daniele Silvetti ha spiegato tutti i passaggi della transizione verso il nuovo assetto societario di Conerobus, dalla trasformazione da società controllata a partecipata, dal Consiglio di Amministrazione all’amministratore delegato a trazione privata con un aumento di capitale e apertura al mercato fino al 49% stimato intorno ai 5 milioni di euro per proteggere il patrimonio comune dalle perdite in vista della gara europea 2027. «L’assemblea dei soci resterà a maggioranza pubblica e le tariffe dei biglietti le decidono Regione e Comune» ha rassicurato



Un mezzo della Conerobus

 

Trasformare Conerobus da società controllata a partecipata, con una rappresentanza nel CdA più aperta al privato, che potrebbe detenere fino al 49% del capitale sociale, è un passaggio fondamentale per superare l’attuale crisi economico-finanziaria e garantire all’azienda che gestisce il Tp1 di Ancona la stabilità necessaria per partecipare al bando europeo 2027. Aprire le porte ad un mercato privato più robusto, con un aumento di capitale sociale, è ritenuto dall’Amministrazione comunale di Ancona un passo cruciale per il futuro del trasporto pubblico locale e questa mattina la III Commissione consiliare di Ancona ha analizzato e poi licenziato con un voto a maggioranza le due proposte di delibere che riscriveranno la storia di Conerobus dopo il vaglio del Consiglio comunale. E’ stato il sindaco Daniele Silvetti ad illustrare il nuovo modello di governance pensata per rendere l’azienda «più competitiva e appetibile sul mercato». Il piano cambia anche i numeri e prevede che il nuovo Consiglio di amministrazione della società sia composto da cinque membri, tre consiglieri saranno di espressione privata e due di pubblico. Spetterà sempre al privato anche l’amministratore delegato.

 

I lavori della III Commissione consiliare stamattina, presieduta da Arnaldo Ippoliti

 

Nonostante l’ingresso più sostanzioso di risorse private, con un aumento di capitale stimato intorno ai 5 milioni di euro per proteggere il patrimonio comune dalle perdite, il sindaco ha voluto rassicurare tutti che la quota pubblica dei soci Comune di Ancona e Provincia di Ancona rimarrà superiore al 51% scendendo dall’attuale quasi 70%. In quest’ottica il contrappeso dei poteri del CdA sarà rappresentato proprio dall’assemblea dei soci che resterà a maggioranza pubblica. L’intento, secondo Daniele Silvetti, non è cedere il controllo, ma dotare l’azienda di nuove competenze. «Non vogliamo vendere, vogliamo mantenere il controllo dell’azienda, ma non vogliamo farla restare in una situazione di stallo» ha puntualizzato il primo cittadino di Ancona ricordando che per individuare i nuovi partner privati sarà bandita una gara ad evidenza pubblica in uno step successivo a questo. Le perplessità sono emerse con forza da parte dei consiglieri di minoranza del Pd (la capogruppo Dini ed i colleghi Petrelli, Fiordelmondo e Tomassetti) ma anche del capogruppo di Aic, Francesco Rubini e di Carlo Pesaresi (Diamoci del Noi), che hanno espresso dubbi sulla reale capacità dell’amministrazione di influenzare le scelte strategiche con questa nuova governance, a partire dal  potenziale aumento dei costi dei biglietti.

 

 

La preoccupazione principale riguarda il rischio che una gestione prevalentemente privata possa scollarsi dalle esigenze del trasporto pubblico locale. Alcuni esponenti hanno definito l’operazione come un potenziale «salto nel buio» o una «capitolazione» ai privati, temendo che la direzione operativa in questo potenziale contesto possa fuggire di fatto alle mani della politica, a partire magari dal costo dei titoli di viaggio. Silvetti ha però rammentato insieme ad altri consiglieri di maggioranza come Jacopo Toccaceli (FdI)  che «le tariffe dei biglietti del Tpl vengono fissate da Regione e Comune». Altro punto di ‘scontro’ si è concentrato sul servizio. I consiglieri di minoranza hanno contestato le recenti razionalizzazioni che hanno portato a tagli di chilometraggio e disagi che hanno penalizzato soprattutto studenti e anziani. Il sindaco ha fatto osservare come la gestione attuale stia gravando sulle tasche dei cittadini per coprire le perdite aziendali. E’ tornato a ribadire che oggi i buchi di bilancio «di 480mila euro di Jesi e di 280mila euro di Osimo pesano su Ancona». Ha quindi chiesto di procedere con un voto immediato piuttosto che rinviarlo domani ai lavori della Commissione come chiesto dal Pd per approfondire il contenuto degli atti, invocando l’urgenza dettata dalle procedure giudiziarie in corso (la procedura negoziata) e dalla necessità di fornire risposte chiare ai commissari del tribunale entro domani. «Vi chiedo un atto di responsabilità come maggioranza e minoranza» ha evidenziato il sindaco Silvetti per non lasciare la società in una condizione di incertezza finanziaria mentre si attende la chiusura dei bilanci.

 

 

Alla fine le due delibere sono state approvate in III Commissione, segnando l’inizio ufficiale della transizione verso il nuovo assetto societario di Conerobus in attesa che giovedì, in Consiglio comunale si ratifichi questo primo round, per poi stabilire quali saranno i criteri di gara. Prima del voto, il vice sindaco Giovanni Zinni, presente alla seduta, è intervenuto per chiarire la questione dei tagli di alcune corse nella fascia morbida, precisando che si è trattato di una riconfigurazione necessaria per correggere squilibri contrattuali e per garantire la sostenibilità economica. Zinni ha respinto le accuse ideologiche, spiegando che l’obiettivo è professionalizzare la gestione di Conerobus. «Dobbiamo rendere l’azienda in grado di rispondere ai bisogni reali del contesto attuale», ha sottolineato, tornando a ribadire che si tratta di una necessità tecnica piuttosto che di una scelta politica arbitraria.

(m.p.c.)

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 Maria Paola Cancellieri

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