Come cambia il mantenimento con la riforma Cartabia


  • La riforma Cartabia ha introdotto importanti novità in tema di assegno di mantenimento, come le garanzie a tutela del credito.
  • Lo scopo è rafforzare la posizione del coniuge (creditore) che ha diritto alle somme, riducendo i tempi necessari.
  • La nuova disciplina riguarda anche la separazione e la convivenza more uxorio.

La riforma Cartabia (D.Lgs. n. 149/2022) ha modificato significativamente anche il diritto di famiglia, introducendo strumenti più rapidi ed efficaci per tutelare chi ha diritto a ricevere l’assegno di mantenimento dopo una separazione, un divorzio o la cessazione di una convivenza.

Non sono rari i casi in cui il soggetto obbligato non versa regolarmente le somme stabilite dal giudice. Le ragioni possono essere molteplici, come difficoltà economiche reali, perdita del lavoro oppure comportamenti volontariamente elusivi.

L’obiettivo del legislatore è stato quello di rafforzare la posizione del creditore, cioè del coniuge o del genitore che beneficia del contributo economico, riducendo i tempi necessari per ottenere il pagamento delle somme dovute e contrastando le situazioni di inadempimento.

Nelle righe che seguono ti analizzo in maniera chiara e dettagliata gli strumenti di tutela introdotti dalla riforma in tema di assegno di mantenimento. Qualora avessi bisogno di una consulenza legale più approfondita sull’argomento, ti ricordo che può contattare uno degli avvocati esperti in diritto di famiglia presenti su deQuo.

Assegno di mantenimento e riforma Cartabia: quali sono le novità

Una delle più importanti novità apportate dalla riforma Cartabia è rappresentata dall’art. 473-bis.36 c.p.c. Secondo tale norma, i provvedimenti che impongono il pagamento di somme a titolo di mantenimento, anche quando hanno carattere provvisorio, sono immediatamente esecutivi. Ciò significa che possono essere utilizzati fin da subito per attivare strumenti di garanzia a tutela del creditore.

Il giudice può inoltre:

  • ordinare al debitore di prestare adeguate garanzie personali o reali;
  • autorizzare il sequestro di beni o crediti del soggetto obbligato;
  • consentire l’iscrizione di ipoteca giudiziale sui beni del debitore.

Si tratta di strumenti volti a prevenire il rischio che il creditore rimanga privo di tutela e che l’obbligato sottragga il proprio patrimonio alle pretese di chi ha diritto al mantenimento.

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Il pagamento diretto da parte del terzo

Un’altra novità è contenuta nell’art. 473-bis.37 c.p.c., che introduce un meccanismo di pagamento diretto da parte del terzo. In pratica, se il debitore non versa l’assegno per almeno 30 giorni dopo essere stato formalmente messo in mora, il creditore può notificare il provvedimento giudiziale o l’accordo che stabilisce il mantenimento alla persona che deve corrispondere periodicamente somme di denaro al debitore (per esempio, il datore di lavoro).

Dal mese successivo alla notifica, il terzo dovrà versare direttamente al creditore gli importi dovuti a titolo di mantenimento. In caso di ulteriore inadempimento del terzo, il beneficiario potrà procedere direttamente nei suoi confronti con gli strumenti dell’esecuzione forzata.

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Quali sono i vantaggi della nuova disciplina?

L’introduzione del pagamento diretto rappresenta una significativa semplificazione rispetto al passato. Prima della riforma, il recupero delle somme non versate richiedeva spesso procedure esecutive lunghe e costose. Adesso, invece, il creditore dispone di uno strumento più rapido che può essere attivato anche senza avviare immediatamente un nuovo giudizio.

La disciplina, inoltre, è stata estesa non soltanto ai casi di divorzio, ma anche alle separazioni e alle situazioni derivanti dalla cessazione di una convivenza di fatto con figli.

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Assegno di mantenimento e riforma Cartabia – Domande frequenti

Cosa succede se l’ex coniuge è totalmente inadempiente?

Il mancato pagamento dell’assegno di mantenimento, quando fa mancare i mezzi di sussistenza ai figli o al coniuge, integra il reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare (art. 570 c.p.), punibile con la reclusione e la multa.

Come funziona il pagamento diretto del datore di lavoro?

Se l’ex coniuge non paga, puoi richiedere il pagamento diretto da parte del terzo debitore (per esempio, datore di lavoro o ente pensionistico dell’obbligato). Il giudice può disporlo direttamente notificando il provvedimento al datore di lavoro, che tratterrà la somma mensile.

È necessario avviare un nuovo processo per ottenere il pagamento diretto?

No, la nuova disciplina permette di attivare il meccanismo del pagamento diretto senza dover necessariamente promuovere una nuova procedura giudiziaria, a condizione che sussistano i requisiti contemplati dalla legge.

L’obbligato può opporsi alle misure adottate nei suoi confronti?

Sì, la persona obbligata conserva il diritto di contestare i provvedimenti che ritiene illegittimi o non più giustificati, secondo le modalità previste dal Codice di procedura civile.

Le nuove regole si applicano solo al divorzio?

No, le disposizioni trovano applicazione anche nei procedimenti di separazione personale e nelle controversie relative ai figli nati fuori dal matrimonio o nell’ambito di convivenze di fatto cessate.

FONTI: Assegno di mantenimento e riforma Cartabia: le novità per la tutela del creditore

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 Avv. Giuseppina Sgrò

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