Il riscatto di Amdjed: dalla fuga dall’Algeria, da solo, al riscatto grazie alla passione per l’economia


Il ragazzo è arrivato da solo ed è stato preso in carico da una mediatrice culturale che si è battuta perché non finisse in un centro di accoglienza per adulti. Poi è diventata la sua tutrice e lo ha accompagnato verso il riscatto.

“Se non ti avessi incontrato, forse avrei preso una strada sbagliata. Tu mi hai aiutato a restare sulla strada giusta e a continuare a credere nel mio futuro”. Amdjed lo ha detto, colmo di gratitudine, a Marta Piras, la volontaria che lo ha accolto quando è arrivato dall’Algeria a bordo di una barca e lo ha accompagnato in un percorso di riscatto che aiuta a capire che tutti hanno diritto di avere una chance, anche se arrivano con una barca. Basta saperli guardare davvero oltre il colore della pelle, oltre il disagio linguistico, oltre l’apparente diffidenza che possono manifestare quando arrivano in un luogo nuovo dove non hanno nessuno.

Amdjed non aveva ancora 18 anni ed era arrivato da solo. Piras racconta una storia bellissima. “Lavoravo come mediatrice culturale in un progetto del Cpia quando un giorno arrivarono tre nuovi iscritti, erano minori stranieri non accompagnati ospiti di un Centro di accoglienza straordinaria (Cas) per minori. Mi fu chiesto di sottoporli al test di ingresso”, racconta la donna. “Erano arrivati da pochissimo e capivano ancora poco l’italiano. Tuttavia uno di loro mi colpì subito: ascoltava ogni parola con un’attenzione fuori dal comune, cercando di coglierne il senso. Davanti a quel test si concentrò come se fosse la prova più importante della sua vita, e in un certo senso lo era davvero. Mi raccontò che in Algeria frequentava la terza classe di un liceo economico e che il suo sogno era continuare a studiare economia anche in Italia. Quando controllai i documenti per completare l’iscrizione mi accorsi però di un dettaglio decisivo: mancavano soltanto otto giorni al suo diciottesimo compleanno”.

Se non gli fosse stato assegnato un tutore in tempo, sarebbe stato trasferito in un Cas per adulti e avrebbe dovuto iniziare il percorso di richiesta asilo, con il rischio concreto di perdere la possibilità di proseguire gli studi. “Dopo il test di ingresso lo osservai in classe”, racconta ancora la sua tutrice volontaria. “Cercava di capire tutto, si impegnava in ogni esercizio, ascoltava con attenzione la grammatica italiana. Era evidente che fosse un ragazzo brillante e
determinato. Il suo talento e la sua volontà non potevano andare sprecati”.
Così la mediatrice contattò con urgenza il Tribunale per i Minorenni chiedendo la tutela del ragazzo e spiegando la situazione. Nel frattempo iniziai a informarmi per iscriverlo a un istituto tecnico, indirizzo Amministrazione, Finanza e Marketing, il più vicino al suo percorso scolastico precedente. Il tempo però era pochissimo”, prosegue la donna. “Il tribunale non rispondeva e non sapevo se sarei stata nominata tutrice. Alla vigilia del suo diciottesimo compleanno, insieme all’assistente sociale del Comune, decidemmo comunque di presentare l’istanza di prosieguo amministrativo”.

“Il giorno del suo compleanno, il 28 ottobre 2025, arrivò finalmente il decreto di nomina, emesso qualche giorno prima”, aggiunge. “Formalmente la nomina era ormai decaduta, ma era comunque servita a presentare in tempo l’istanza di prosieguo: Amdjed non sarebbe stato trasferito in un Cas per adulti. Il passo successivo fu la scuola. L’istituto tecnico inizialmente non accettò la sua iscrizione al corso diurno: era ormai maggiorenne e non parlava ancora bene l’italiano. Nonostante la mia insistenza nel raccontare le sue capacità e la sua determinazione, la proposta fu quella di iscriverlo al corso serale. Per procedere con l’iscrizione serviva anche la traduzione dei suoi certificati scolastici dall’Algeria. Passai diverse ore a tradurre dall’arabo la sua ultima pagella e il certificato dell’ultimo anno frequentato. Alla fine riuscimmo a presentare tutta la documentazione necessaria. Dalla settimana successiva Amdjed iniziò a frequentare la terza classe del corso serale, mentre nel pomeriggio continuava le lezioni di italiano al Cpia. Le sue giornate sono molto intense. Frequenta il corso di italiano a Cabras nel pomeriggio e poi si sposta verso Oristano, dove iniziano le lezioni serali dell’istituto tecnico. La scuola si trova a circa sei chilometri dalla struttura di accoglienza in cui vive”.

“Il percorso non è semplice: la strada non è illuminata e non esistono mezzi pubblici notturni. Nei primi mesi Amdjed si spostava spesso in bicicletta. Durante l’inverno, invece, riesce a organizzarsi con passaggi di professori, compagni di classe o miei per poter frequentare con continuità. Nonostante queste difficoltà e le criticità presenti nel centro di accoglienza, Amdjed dimostra una grande pazienza e maturità. Non prende parte ai conflitti e preferisce confrontarsi con me quando si trova in situazioni difficili, chiedendo consiglio su come comportarsi. Rimane concentrato sui suoi obiettivi. A scuola si impegna molto e ottiene buoni risultati”, evidenzia ancora la tutrice:adora economia aziendale. Ha costruito relazioni positive con compagni e insegnanti e in pochissimo tempo ha fatto progressi sorprendenti nella lingua italiana. Dopo appena cinque mesi dal suo arrivo riesce a comprendere conversazioni anche complesse e a esprimersi con sicurezza. Spesso aiuta altri ragazzi della sua stessa nazionalità facendo da tramite linguistico”.

“Il suo progetto di vita è chiaro: conseguire il diploma e iscriversi all’università per studiare economia”. Nel frattempo ci siamo attivati anche nella ricerca di un lavoro e abbiamo individuato un’opportunità stagionale nel settore della ristorazione, come cameriere in un hotel sul mare. Oggi Amdjed ha ottenuto il prosieguo amministrativo ed è seguito dai Servizi Sociali del Comune di Cabras fino al compimento dei 21 anni. È in fase di definizione anche il progetto regionale “Prendere il volo”, finalizzato al raggiungimento dell’autonomia personale e abitativa. La sua determinazione dimostra quanto sia importante non fermarsi agli stereotipi e riconoscere il potenziale di ogni ragazzo. Cosa dimostra questa storia sul valore della tutela volontaria? Questa storia dimostra quanto la tutela volontaria possa fare la differenza proprio nel momento più delicato della vita di un ragazzo arrivato solo in Italia: il passaggio alla maggiore età”.

La presenza di una tutrice ha permesso di intervenire rapidamente, orientando le scelte e attivando gli strumenti necessari perché Amdjed non perdesse la possibilità di continuare a studiare ecostruire il proprio futuro. La relazione di fiducia costruita nel tempo gli ha offerto un punto di riferimento stabile, capace di accompagnarlo nelle difficoltà quotidiane e nelle decisioni importanti. La tutela non si limita agli aspetti formali o amministrativi: significa ascolto, orientamento e presenza. Spesso i neomaggiorenni si trovano ancora più in difficoltà dei minori. Per questo è fondamentale poter continuare ad accompagnarli anche dopo i 18 anni, quando il rischio di interrompere i percorsi di inclusione è più alto.


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