Incubo El Niño, ecco perché sarà un’estate torrida e dovremo abituarci a un clima sempre più tropicale


«Si tratta di differenze di temperatura minime. Ma gli oceani scambiano enormi quantità di calore, quindi anche un leggero riscaldamento può indicare cambiamenti molto significativi nel flusso di energia tra l’oceano e l’atmosfera». Lo afferma Craig Donlon, scienziato dell’ESA, l’Agenzia Spaziale Europea, che ci conferma che anche la prossima estate, che partirà il 21 giugno nel giorno del suo solstizio, non sarà certamente tra le più fresche. Anzi, il contrario, con un’estate che dal lato climatico quest’anno è partita ampiamente in anticipo in molte aree del nostro pianeta, Europa compresa.

I potenti effetti di El Niño e La Niña

E nonostante non sarà un caldo record, o situazioni drammatiche stile 2003, le misurazioni satellitari mostrano un netto aumento delle temperature superficiali del mare nel Pacifico tropicale negli ultimi mesi: il segnale più chiaro di quel potente fenomeno climatico che ora ritorna, ed è noto come El Niño, dal nome “Bambino Gesù” dato dai pescatori peruviani, poiché il fenomeno raggiunge il picco nel periodo natalizio. L’Europa, con la sua agenzia spaziale che è da sempre quella più attenta, e con continuità, al monitoraggio ambientale del nostro pianeta,tramite i satelliti della serie Sentinel del Programma Copernicus, ci informano che El Niño, insieme alla sua controparte La Niña, può intensificare notevolmente gli eventi meteorologici a livello globale, amplificando fenomeni estremi come ondate di calore, siccità, piogge torrenziali, inondazioni e deviazioni delle traiettorie delle tempeste invernali, il tutto in aggiunta agli effetti del riscaldamento climatico già in atto. Il sistema accoppiato oceano-atmosfera, secondo i climatologi, è responsabile di significative variazioni di temperatura e precipitazioni a livello globale.

Cause ed effetti

El Niño si verifica fortunatamente ogni pochi anni, quando gli alisei si indeboliscono, permettendo alle calde acque superficiali dell’Oceano Pacifico occidentale di spostarsi verso est. Questo cambiamento nella temperatura oceanica rimodella i modelli dei venti e la circolazione atmosferica, innescando una serie di effetti a cascata che possono influenzare il clima in tutto il mondo. Un evento El Niño spesso inizia in modo subdolo, con lo sviluppo di acque superficiali insolitamente calde nell’Oceano Pacifico tropicale, condizioni che stiamo osservando proprio ora. «Utilizziamo le anomalie, ovvero la differenza tra le condizioni attuali e la media a lungo termine, perché El Niño spesso inizia come un lieve cambiamento rispetto a ciò che è considerato normale, e questi cambiamenti iniziali sono più facili da individuare rispetto a un modello di riferimento – ha aggiunto Donlon –. Quel calore aggiuntivo può intensificare le correnti ascensionali e le precipitazioni sul Pacifico tropicale e alterare la circolazione atmosferica ben oltre i Tropici. Se si verifica una tale perturbazione, i suoi effetti possono talvolta propagarsi verso il basso nell’atmosfera inferiore nelle settimane successive, influenzando la corrente a getto e la probabilità di persistenza di modelli meteorologici su alcune zone del Nord Atlantico e dell’Europa».

I dati di Sentinel 3

Gli scienziati monitorano queste condizioni in evoluzione utilizzando satelliti, palloni sonda e modelli computerizzati. Nessuna singola osservazione può determinare come si svilupperà l’inverno, ma la combinazione di queste fonti aiuta i previsori a valutare se l’atmosfera sta diventando più soggetta a cambiamenti nella circolazione su larga scala.
Le misurazioni della temperatura superficiale del mare effettuate da missioni satellitari come Copernicus Sentinel-3 sono fondamentali per monitorare le variazioni di temperatura della superficie marina. I due Sentinel 3 A e B, operativi da tempo, sono satelliti di ESA e Eumetsat: il primo in orbita dal 2016, il secondo dal 2018, entrambi lanciati con un razzo russo Rockot. Operano in un’orbita eliosincrona terrestre.

Il radiometro di bordo dei Sentinel 3 per la temperatura superficiale del mare e della terraferma, misura quotidianamente la temperatura globale della superficie marina e, di conseguenza, anche quella della superficie terrestre, con grande precisione, fornendo dati cruciali per monitorare l’evoluzione delle condizioni oceaniche. Con l’aumento della temperatura, l’acqua di mare si espande, contribuendo alle variazioni del livello del mare.

Sentinel e MeteoSat

L’influenza di El Niño di quest’anno sulle anomalie del livello del mare nel Pacifico dovrebbe diventare più evidente nei prossimi mesi, e sarà monitorata grazie all’altimetria satellitare. La missione del satellite Sentinel-6, integrata da due altimetri a bordo degli attuali satelliti Sentinel-3, fornisce all’Europa informazioni sul livello del mare e sulle sue anomalie. I due satelliti Sentinel 6, che fanno parte di una missione scientifica di riferimento per l’altimetria satellitare, sono stati lanciati rispettivamente nel 2020 e 2025 con un razzo Falcon 9 di SpaceX. Costruiti dalla Thales Alenia Space (gruppo Thales-Leonardo), recano a bordo con un potente altimetro radar dell’ESA e un radiometro della NASA. Le misurazioni satellitari effettuate dallo strumento interferometrico a infrarossi per il sondaggio atmosferico a bordo dei più recenti satelliti meteorologici MeteoSat, dicono gli scienziati europei, sono utili per studiare l’oscillazione quasi biennale.
E sottolineano che la forza del moderno monitoraggio climatico risiede nella combinazione delle osservazioni satellitari con modelli che integrano molteplici fonti di dati, consentendo una comprensione più completa dell’evoluzione di questi ciclici fenomeni climatici


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 Antonio Lo Campo

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