Intermonte: “Così si fa un’ipo vincente”


Uno studio in collaborazione con il Politecnico su 363 matricole di Piazza Affari dal 2011 al 2025. Le aziende che hanno ottenuto le migliori performance in Borsa hanno più che raddoppiato il fatturato, aumentato la redditività e creato migliaia di nuovi posti di lavoro. Ecco il decalogo delle buone pratiche per una quotazione di successo.

La Borsa non è soltanto un luogo dove raccogliere capitali. Per molte imprese può diventare un acceleratore di crescita, capace di favorire investimenti, occupazione e sviluppo industriale. A sostenerlo è una ricerca realizzata da Intermonte in collaborazione con il Politecnico di Milano, che ha analizzato il percorso di 363 società sbarcate a Piazza Affari tra il 2011 e il 2025 con una capitalizzazione iniziale inferiore a 1 miliardo di euro.

Lo studio, intitolato “Quotazione in Borsa e creazione di valore: il percorso delle Ipo vincenti a Piazza Affari”, è il nono volume dei Quaderni di Ricerca promossi da Intermonte e si concentra sulle caratteristiche che accomunano le matricole di maggior successo del mercato italiano.

I numeri del campione sono tutt’altro che marginali. Al momento della quotazione, le 363 aziende analizzate generavano complessivamente 25,2 miliardi di euro di ricavi, 3,37 miliardi di Ebitda, 1,18 miliardi di utile netto e occupavano oltre 107mila persone. Si tratta di un universo rappresentativo dell’economia reale italiana: circa il 65% delle imprese appartiene infatti ai comparti consumer, industrial e technology, ossia ai settori che costituiscono l’ossatura del sistema produttivo nazionale.

L’indagine mostra come le migliori performance di mercato siano spesso accompagnate da una crescita industriale altrettanto robusta. Il top 10% delle società quotate ha registrato nei cinque anni successivi all’Ipo un rendimento cumulato del 173,8%, mentre il miglior 25% ha ottenuto un guadagno del 49,7%. In altre parole, più di una società su quattro è riuscita a creare valore significativo e duraturo per gli investitori.

Ma il dato forse più interessante riguarda l’economia reale. Le aziende appartenenti al top 10% del campione hanno più che raddoppiato i ricavi nei cinque anni successivi alla quotazione, con una crescita aggregata del 117%. Nello stesso periodo, l’Ebitda è aumentato del 156% e l’utile netto del 176%. Anche l’occupazione ha beneficiato del percorso di crescita: gli addetti sono passati da 4.987 a 8.277 unità, con un incremento del 66%.

Risultati analoghi emergono osservando il top 25% delle matricole. In questo gruppo i ricavi aggregati sono cresciuti del 102%, mentre Ebitda e utile netto hanno registrato entrambi un incremento del 203%. Sul fronte occupazionale, i dipendenti sono aumentati di oltre 9.800 unità, passando da 13.951 a 23.845 persone (+71%).

Secondo gli autori della ricerca, questi risultati confermano una correlazione positiva tra la capacità di creare valore in Borsa e quella di sviluppare il business nel medio-lungo periodo. La crescita è stata alimentata in molti casi da operazioni di acquisizione realizzate dopo la quotazione, ma anche da processi di espansione organica, favoriti dalla maggiore visibilità e dall’accesso ai capitali garantiti dal mercato.

“L’Italia è da sempre un Paese di imprese”, ha dichiarato Guglielmo Manetti (nella foto), amministratore delegato di Intermonte. “Cinque milioni di realtà imprenditoriali sostengono il tessuto economico dei territori, ma soltanto 373 sono oggi quotate in Borsa. I dati di questa ricerca offrono una risposta concreta a chi si chiede perché valga la pena quotarsi: le migliori aziende hanno aumentato significativamente posti di lavoro e ricavi. La quotazione, fatta bene, è un acceleratore di crescita reale”.

Dallo studio emerge inoltre un vero e proprio decalogo delle buone pratiche che caratterizzano le Ipo di maggior successo. Tra gli elementi premiati dal mercato figurano la presenza di un management snello, la definizione di un piano credibile di acquisizioni e crescita, l’adozione di clausole di lock-up da parte degli azionisti esistenti e un flottante adeguatamente dimensionato, in grado di garantire liquidità al titolo senza compromettere il controllo societario.

Importante anche il tema della governance. Le aziende che presentano consigli di amministrazione più equilibrati sotto il profilo anagrafico e della rappresentanza di genere tendono a ottenere valutazioni migliori. Al contrario, la presenza di amministratori impegnati contemporaneamente in numerosi altri consigli di amministrazione quotati mostra una correlazione negativa con le performance.

Un ruolo centrale è svolto inoltre dall’attività di investor relations e dalla capacità di attrarre la copertura degli analisti finanziari. Secondo la ricerca, la crescita del numero di professionisti che seguono un titolo è positivamente correlata ai rendimenti ottenuti nel tempo.

“L’auspicio”, ha spiegato Giancarlo Giudici, professore ordinario del Politecnico di Milano School of Management e referente scientifico della ricerca, “è che questo lavoro possa orientare le scelte di chi si avvicina al mercato dei capitali, contribuendo a rendere la quotazione un percorso di crescita sostenibile e non soltanto un evento finanziario”.

Il messaggio che emerge dall’analisi è chiaro: quando viene preparata come una scelta strategica di lungo periodo e accompagnata da una governance efficace, la quotazione può trasformarsi in una leva di sviluppo non solo per gli investitori ma per l’intero sistema economico, favorendo innovazione, internazionalizzazione e creazione di nuovi posti di lavoro. In un mercato come quello italiano, ancora caratterizzato da un numero limitato di società quotate rispetto alla dimensione del tessuto imprenditoriale, il potenziale di crescita appare ancora ampiamente inesplorato.

 


#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
 Andrea Telara

Source link

Di