Il Pil cresce dello 0,5%, le guerre spaventano le imprese: il 2025 delle Marche secondo Banca d’Italia


ANCONA – Presentato il rapporto annuale della Banca d’Italia sulla nostra regione. Bene il porto di Ancona con oltre 9,6 milioni di tonnellate di merci (+1,6%). Tiene il mercato delle case con i prezzi in crescita



La presentazione nella sede della Banca d’Italia ad Ancona

di Gino Bove

Un timido risveglio trainato dalle fabbriche e dal dinamismo dei cantieri edili, minacciato però dalle guerre internazionali e dalle storiche debolezze delle aziende locali. È la complessa fotografia scattata dalla Banca d’Italia nel suo rapporto annuale sull’economia delle Marche del 2025, presentato stamattina ad Ancona. La conferenza stampa è stato il prologo della lunga mattinata proseguita poi alla Loggia dei Mercanti, che ha ospitato una tavola rotonda con le istituzioni del territorio.

Dopo un anno di totale blocco, l’economia del territorio è tornata a respirare: secondo gli indicatori, la ricchezza prodotta nelle Marche (il Pil) è cresciuta dello 0,5% in termini reali, marciando esattamente alla stessa velocità della media italiana. Questa crescita ha tenuto bene per quasi tutto l’anno, salvo frenare proprio sul finale. Le stime per i primi mesi del nuovo anno si scontrano infatti con il forte peggioramento della situazione internazionale, causato dall’inasprimento del conflitto in Medio Oriente e dalla chiusura dello Stretto di Hormuz. Fattori che hanno gelato la fiducia degli investitori e frenato gli acquisti da parte degli altri Paesi. A subire il colpo più duro è stata proprio l’apertura internazionale della regione: le esportazioni marchigiane sono crollate del 7,6%, in netta controtendenza rispetto al dato nazionale che è invece cresciuto del 3,3%. A perdere terreno sono stati soprattutto i prodotti farmaceutici e i macchinari agricoli, con un forte calo delle vendite verso i mercati fuori dall’Unione Europea, a partire dagli Stati Uniti.

Alfredo Bardozzetti

Le Marche si confermano una regione a fortissima vocazione industriale: la fetta di ricchezza generata dalle fabbriche (la manifattura) raggiunge il 25% del totale regionale. Si tratta di un livello altissimo, pari a quello del Veneto e superato in Italia solo dall’Emilia-Romagna (27%). La vera sfida resta la dimensione delle aziende, tipicamente molto piccole. Tuttavia, l’analisi a lungo periodo mostra che nell’ultimo decennio (fino al 2023) il sistema produttivo si è irrobustito: il numero di lavoratori impiegati nelle micro-imprese (quelle con meno di 10 dipendenti) è diminuito, a favore di aziende più strutturate (tra i 10 e i 249 dipendenti). Questo processo ha fatto salire la dimensione media delle imprese marchigiane da 7,7 a 8,3 addetti; un passo in avanti che ha toccato quasi tutti i settori, anche se la crescita resta più contenuta rispetto al resto d’Italia. Per quanto riguarda i conti delle aziende, l’indagine rileva che ben il 71% delle imprese marchigiane ha chiuso il bilancio in utile o in pareggio (un dato stabile rispetto all’anno precedente), mantenendo scorte di denaro elevate. Per difendere i propri guadagni e restare competitive, le fabbriche stanno affrontando una vera e propria rivoluzione tecnologica: ben un’impresa su quattro (il 25%) usa stabilmente sistemi di intelligenza artificiale nella produzione o negli uffici. Una svolta digitale sostenuta da massicci investimenti in tecnologie avanzate (che hanno coinvolto il 45% delle ditte) e dall’ampia adesione agli incentivi statali per la digitalizzazione.

Luca Moscadelli, direttore Banca d’Italia sede di Ancona

Se l’industria stringe i denti, il vero motore dell’economia marchigiana è l’edilizia, affiancata dai trasporti. Nel settore dei servizi l’attività è stata generalmente contenuta, ma spiccano i dati dei trasporti: i porti di Ancona e Falconara Marittima hanno movimentato oltre 9,6 milioni di tonnellate di merci, in crescita dell’1,6% rispetto all’anno precedente.

Segnali importanti arrivano anche dal mercato del mattone. Nello specifico, i prezzi delle case nelle Marche sono cresciuti del 3,2% nell’ultimo quinquennio, un aumento concentrato soprattutto nelle aree urbane e nei comuni non turistici. Di riflesso, sono saliti anche gli affitti delle abitazioni (+2,2%). Tiene anche il mercato degli immobili per il lavoro (uffici e capannoni), dove le compravendite sono cresciute del 3,3%, nonostante un leggero calo dei prezzi nei locali commerciali. Il vero e proprio boom del settore edile resta comunque legato a doppio filo all’avanzamento dei lavori pubblici per il Pnrr e ai cantieri per completare la ricostruzione delle aree colpite dal terremoto del 2016. Questa spinta si riflette positivamente anche sulle famiglie: sebbene i consumi domestici restino prudenti a causa del costo della vita, i redditi sono aumentati a un ritmo superiore rispetto alla media italiana e il mercato delle compravendite delle case tiene bene, mettendo a segno un incremento complessivo del 3,9%.

«Quello che abbiamo registrato è che nel primo bimestre vi sono stati chiari segnali di ripresa dell’attività, ma a marzo, anche in concomitanza con lo scoppio del conflitto nel Golfo Persico, questo impulso si è parecchio stemperato- ha spiegato Alfredo Bardozzetti, responsabile divisione analisi Banca d’Italia- abbiamo i dati delle esportazioni del primo trimestre che, a valore facciale, sono molto positivi, ma sono influenzati sostanzialmente dal comparto della nautica; il mercato del lavoro sembra essersi sostanzialmente stabilizzato». Sulle prospettive di ripresa e la solidità delle imprese: «Questa è la più tipica delle fasi di attesa- spiega ancora Bardozzetti- se questa incertezza riuscisse a diradarsi e i prezzi dei beni energetici tornassero a stabilizzarsi su quotazioni simili a quelle prima del conflitto, vi sono delle condizioni positive per una ripresa dell’attività economica. In particolare, nel nostro rapporto noi sottolineiamo come le imprese marchigiane abbiano una situazione economica solida, detengono posizioni di liquidità elevate nel confronto storico. Qualora si prospettassero condizioni per investire, molte delle imprese marchigiane sono nelle migliori condizioni per poterlo fare».

 

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