Il patrimonio forestale del Piemonte si presenta come una risorsa di straordinaria estensione e valore ecologico, con un territorio regionale che conta 1.180 comuni e una superficie totale di 2.538.672,78 ettari. Di questa vasta area, ben 970.593,92 ettari sono coperti da boschi, determinando un indice di boscosità medio regionale del 38,23%, il che significa che quasi quattro ettari su dieci in Piemonte sono occupati da sistemi forestali. Il dato emerge dall’ultimo “rapporto Foreste in Comune”, l’ultima indagine socioeconomica sul patrimonio forestale dei comuni italiani appena pubblicato da Pefc Italia, con il supperto di Legambiente, Unicem – Unione Nazionale Comuni Comunità Enti Montani, e Sinfor.
La Leadership della “Granda”: Garessio e i comuni con più ettari di bosco
All’interno di questo quadro spicca il ruolo leader della provincia di Cuneo, che si conferma il vero e proprio polmone verde della regione. Nella classifica dei 25 comuni piemontesi con la superficie forestale più estesa in termini assoluti, la “Granda” domina la scena occupando ben nove posizioni. Il primato assoluto spetta a Garessio, che con i suoi 10.809,52 ettari di bosco su 13.128,11 ettari di territorio comunale vanta anche un impressionante indice di boscosità dell’82,34%. Sul podio regionale, accanto a Varallo (Vercelli), si posiziona al terzo posto un altro comune cuneese, Ormea, con 7.412,67 ettari di superficie boschiva. La presenza cuneese in questa top 25 è massiccia e include centri come Demonte (6.594,80 ha), Vinadio (6.079,13 ha), Sampeyre (6.009,86 ha), Chiusa di Pesio (5.921,82 ha), Valdieri (5.496,88 ha), Entracque (5.167,68 ha) e Roccaforte Mondovì (4.550,46 ha).
Dalla vetta alla valle: la densità boschiva e le oasi Integre del Cuneese
Spostando l’attenzione sulla densità forestale percentuale — ovvero l’indice di boscosità — la vetta della classifica regionale è invece guidata dai territori del Verbano-Cusio-Ossola e di Torino, con Quarna Sopra al 95,85%, Caprezzo al 95,24% e Traves al 94,24%. Nonostante la provincia di Cuneo emerga soprattutto nei valori assoluti, essa esprime valli estremamente integre e densamente alberate che trovano spazio nella top 25 dell’indice di boscosità: spiccano in particolare Torre Mondovì, con una copertura del 93,23% (pari a 1.728,16 ettari di bosco su 1.853,76 totali), seguita da Rittana con il 91,42% (1.037,77 ha di bosco) e da Isasca, che registra un indice dell’88,98% su un piccolo territorio di poco più di 507 ettari.
Il paradosso dell’alta quota: perché i ciganti alpini hanno meno alberi
Un’interessante dinamica geografica emerge infine dall’analisi dei tre comuni territorialmente più ampi della regione, dove si assiste a un vero e proprio paradosso strutturale. Se Alessandria, grande comune di pianura, mostra un indice di boscosità quasi nullo pari ad appena il 2,54% a causa della forte antropizzazione e della vocazione agricola, i due giganti territoriali cuneesi, Vinadio (18.316,93 ha totali) ed Entracque (16.073,14 ha totali), registrano indici di boscosità rispettivamente del 33,19% e del 32,15%. Questa percentuale, che si attesta al di sotto della media regionale nonostante la loro natura montana, è legata al limite biologico dell’altitudine: trattandosi di territori situati nel cuore della catena alpina delle Alpi Marittime, una fetta considerevole della loro superficie si sviluppa a quote molto elevate, dove la vegetazione arborea cede il passo a pareti rocciose, pietraie, pascoli d’alta quota e ghiacciai. I dati delineano così una provincia di Cuneo a due velocità forestali, dove coesistono fitti boschi di media valle e vasti spazi incontaminati di alta montagna.
Nel dossier poi, viene mostrato un altro aspetto, diametralmente opposto del patrimonio forestale piemontese: i comuni con la minore superficie forestale e il minor indice di boscosità della regione. Si tratta di un elenco dominato dalla pianura padana risicola, agricola e industriale.
La pianura “senza alberi”: i comuni a deforestazione storica
Se la media regionale piemontese sfiora il 38% di copertura boschiva, alcuni dati estratti dal report fotografano una realtà radicalmente diversa per le zone di pianura, dove il bosco è stato storicamente e quasi totalmente sostituito dall’uomo per fare spazio all’agricoltura intensiva – in particolare le risaie- e all’urbanizzazione. Viene infatti, mostrato la coda della classifica regionale, in cui spiccano decine di comuni con indici di boscosità vicini o pari allo zero assoluto. Il caso più emblematico è rappresentato da Lignana (Vercelli), che a fronte di un’area comunale di ben 2.257,40 ettari possiede appena 7,02 ettari di bosco, registrando un tasso di boscosità irrisorio dello 0,311%. Ancora più drastici sono i casi di ben 23 comuni che chiudono la lista con uno 0,00% assoluto di superficie forestale, tra cui spiccano grandi territori come Livorno Ferraris (5.799,17 ha totali senza un solo ettaro di bosco), Tronzano Vercellese (4.475,09 ha) e Bianzè (4.180,59 ha), tutti situati nella provincia di Vercelli.
L’altra faccia di Cuneo: la pianura agricola della “Granda”
Questo focus sui minimi regionali permette di sfatare il mito di una provincia di Cuneo interamente boscosa, mostrandone l’anima fortemente agricola e pianeggiante. Nella lista dei comuni a boscosità zero o quasi zero compaiono infatti diverse realtà cuneesi di pianura. Tarantasca si colloca nella schiera dello 0,00% assoluto, non registrando alcuna superficie forestale su 1.220,17 ettari di estensione. Poco sopra troviamo comuni come Marene, che ha appena 1,90 ettari di bosco su quasi 2.900 ettari di territorio (indice dello 0,065%), Torre San Giorgio (1,93 ha di bosco, pari allo 0,358%) e la celebre terra di Langa Grinzane Cavour, che pur avendo una forte identità rurale legata alla viticoltura, presenta appena 0,91 ettari di bosco sul suo piccolo territorio, fermandosi a un indice dello 0,24%.
La fascia intermedia: tra i 50 e i 7 ettari di bosco
Per quanto riguarda la fascia di transizione in cui i boschi riappaiono, pur rimanendo una componente marginale del paesaggio (con superfici comunali boscate comprese tra i 50 e i 7 ettari circa), la provincia di Cuneo è ampiamente rappresentata dai suoi comuni di pianura o di collina intensamente coltivati. Tra i comuni cuneesi con circa 30-50 ettari di bosco troviamo realtà come Cavallermaggiore (50,30 ha di bosco su ben 5.159,48 totali, pari a un bassissimo 0,975% di boscosità), Cardè (48,40 ha), Monasterolo di Savigliano (46,38 ha), Villanova Solaro (41,03 ha) e Morozzo (40,58 ha). Scendendo ulteriormente nella tabella di pagina 195, la presenza di bosco si assottiglia nei territori di Murello (15,23 ha), Castagnito (15,04 ha), Moretta (10,32 ha) e Genola (8,80 ha), dove gli indici di boscosità rimangono confinati ben al di sotto del 2%.
Agricoltura e foreste: un equilibrio territoriale negato
Dall’unione di tutte le tabelle emerge chiaramente come la copertura forestale piemontese risponda a una rigida logica di specializzazione del suolo. Laddove la pianura offre le condizioni ideali per le colture estensive e la risicoltura (Vercellese e Novarese) o per la zootecnia e i grandi distretti agricoli (pianura Cuneese), la foresta è stata storicamente azzerata. Questo crea un fortissimo contrasto ambientale all’interno della stessa regione: a poche decine di chilometri di distanza convivono i “comuni-risaia” o i “comuni-campo” a boscosità zero e i “comuni-foresta” delle vallate alpine (come i già citati Garessio o Torre Mondovì) che superano l’80-90% di copertura verde, evidenziando una profonda polarizzazione ecologica del territorio piemontese.
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Angela Panzera
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