Diritto degli investimenti e limiti dell’accesso al mercato
Oltre agli obblighi di conformità operativa, le aziende europee devono rispettare le normative sugli investimenti. La lista negativa cinese per gli investimenti esteri è stata ridotta l’ultima volta nel novembre 2024 a 29 voci in undici settori. Un aspetto positivo è che tutte le restrizioni nel settore manifatturiero sono state eliminate, il che facilita notevolmente l’accesso al mercato per le aziende industriali europee.
Tuttavia, nel settore dell’intelligenza artificiale permangono significative restrizioni. Gli investimenti esteri sono esplicitamente vietati nelle applicazioni di IA relative a tecnologie militari, strumenti critici per la sicurezza informatica e algoritmi per l’elaborazione di informazioni sensibili. Nei settori dell’IA per le infrastrutture critiche, la robotica avanzata e l’elaborazione di big data, la partecipazione straniera è limitata a una quota azionaria massima del 50% e richiede la costituzione di joint venture con partner cinesi, oltre a ulteriori autorizzazioni. In pratica, ciò significa che le aziende europee che desiderano implementare tecnologie di IA in settori sensibili non possono farlo tramite filiali completamente indipendenti, ma devono affidarsi a partner locali, con tutte le implicazioni strategiche e operative che le joint venture in Cina comportano.
A ciò si aggiunge il crescente controllo delle esportazioni da parte della Cina, che può avere ripercussioni anche sugli algoritmi. Questo è degno di nota perché tradizionalmente sono soprattutto i paesi occidentali ad avere meccanismi di controllo delle esportazioni per limitare il trasferimento di tecnologie sensibili. La Cina sta sviluppando strumenti speculari, invertendo la direzione della protezione dei flussi in uscita e puntando a proteggere la tecnologia cinese di intelligenza artificiale da trasferimenti incontrollati all’estero.
L’intelligenza artificiale occidentale in Cina: opportunità o illusione?
Nonostante il contesto normativo restrittivo, esistono opportunità per le aziende europee di avere successo nel mercato cinese con soluzioni di intelligenza artificiale occidentali, sebbene in condizioni spesso sottovalutate. Le ragioni a favore dell’intelligenza artificiale occidentale in Cina derivano da due fattori: la continua solidità dei prodotti industriali europei e la fiducia specifica che alcuni clienti cinesi ancora ripongono nelle tecnologie occidentali.
I prodotti e i servizi occidentali continuano a essere molto richiesti in Cina in numerosi segmenti, in particolare nel settore industriale di fascia alta. La combinazione della comprovata esperienza europea in ambito produttivo e ingegneristico con le moderne capacità di intelligenza artificiale, ad esempio nella manutenzione predittiva, nel controllo qualità o nell’ottimizzazione della produzione, offre un reale potenziale di differenziazione. Allo stesso tempo, Karlheinz Zuerl, CEO di GTEC e rinomato esperto di Cina, mette in guardia da un errore comune: gli algoritmi di intelligenza artificiale sviluppati negli Stati Uniti e utilizzati in Europa non si stanno dimostrando efficaci in Cina. Egli ravvisa rischi significativi, sia normativi che pratici, per le aziende che intendono entrare nel mercato cinese con ChatGPT o modelli linguistici occidentali di grandi dimensioni simili.
La realtà è sconcertante: da luglio 2024, OpenAI ha bloccato l’accesso ai suoi servizi in Cina, comprese le sue interfacce API. Gli sviluppatori e le aziende cinesi che in precedenza accedevano a queste interfacce tramite VPN hanno dovuto trovare soluzioni alternative. Questo chiarisce un punto: chiunque voglia utilizzare l’IA occidentale in Cina non può evitare adattamenti locali o alternative locali. La conseguenza pratica per le aziende B2B europee è una strategia a due livelli: competenze e architetture di IA occidentali per i processi interni e lo sviluppo dei prodotti, ma servizi di IA cinesi (Baidu ERNIE, Alibaba Qwen, DeepSeek, ecc.) per tutte le applicazioni accessibili al pubblico o rivolte ai clienti in Cina.
La competizione cinese sull’intelligenza artificiale: una panoramica realistica
La pressione competitiva esercitata sulle aziende europee dalle società cinesi di intelligenza artificiale è oggi molto più tangibile rispetto a pochi anni fa. La cosiddetta “Guerra dei Cento Modelli” in Cina – una massiccia proliferazione di modelli di IA provenienti da un’ampia varietà di produttori – ha portato alla replicazione, da parte di concorrenti cinesi più economici, di algoritmi che prima erano offerti in esclusiva da aziende statunitensi. La serie Qwen di Alibaba, il chatbot Doubao di ByteDance con 78,6 milioni di utenti attivi mensili e la famiglia ERNIE di Baidu sono tutti in forte competizione. DeepSeek ha dimostrato con R1 che l’IA orientata alle frontiere è possibile anche senza i chip Nvidia più costosi e con costi di addestramento significativamente inferiori.
Questo ha conseguenze immediate per le aziende europee in Cina: i concorrenti cinesi possono sviluppare e scalare applicazioni di intelligenza artificiale a costi da 20 a 40 volte inferiori. I cicli di innovazione si stanno accorciando drasticamente, la velocità di adattamento alle esigenze dei clienti sta aumentando e la pressione sui prezzi delle soluzioni europee si sta intensificando. Ciò sta costringendo gli operatori europei a concentrarsi su aree in cui i loro punti di forza specifici – affidabilità, interpretabilità, protezione dei dati e precisione nelle applicazioni industriali – offrono una reale differenziazione rispetto alle alternative cinesi più economiche.
La Cina ha formulato un’ambizione strategica che va oltre il suo mercato interno: entro il 2027, il tasso di penetrazione dei dispositivi intelligenti e degli agenti di intelligenza artificiale nei settori chiave supererà il 70%, per poi arrivare a oltre il 90% entro il 2030. Questa tabella di marcia dimostra che l’IA cinese non va intesa come un fenomeno regionale, bensì come un fattore competitivo globale che sarà presente anche nei mercati europei.
Opzioni strategiche per le imprese europee
La sfida per le aziende europee nel contesto cinese dell’IA è fondamentalmente strategica: non si tratta di aggirare la regolamentazione cinese in materia di IA, bensì di accettarla come condizione operativa e di prendere decisioni oculate in merito a strategie di mercato, architetture di prodotto e modelli di cooperazione.
Una raccomandazione fondamentale è: prima l’interno, poi l’esterno. Le applicazioni di intelligenza artificiale utilizzate esclusivamente per l’ottimizzazione dei processi interni e non accessibili al pubblico sono soggette a requisiti normativi significativamente inferiori. Le aziende europee che utilizzano l’IA per il controllo della produzione, l’ottimizzazione della logistica, la garanzia della qualità o il supporto alle decisioni interne possono implementare architetture di IA occidentali in Cina senza essere soggette all’intero regime normativo delle misure provvisorie, a condizione che tali sistemi non siano accessibili al pubblico.
Una seconda raccomandazione riguarda la scelta dei partner giusti. Per le applicazioni destinate al pubblico cinese, si consiglia di integrare come base servizi di intelligenza artificiale cinesi approvati, arricchendoli poi con l’esperienza e le competenze europee in materia di dati e industria. Questo approccio ibrido sfrutta la conformità normativa dei modelli cinesi e la combina con la conoscenza del settore dei fornitori europei. La questione di quali modelli di base cinesi possano essere rilevanti per la specifica azienda dovrebbe essere affrontata fin dalle prime fasi della strategia di intelligenza artificiale per la Cina.
Una terza raccomandazione riguarda lo sviluppo di un’infrastruttura di conformità. I requisiti di registrazione presso la CAC, la localizzazione dei dati, il controllo dei contenuti e la responsabilità locale rendono indispensabile una struttura di conformità locale. Le aziende che costruiscono questa infrastruttura in modo reattivo e a breve termine incorrono in costi significativamente più elevati rispetto a quelle che la progettano in modo proattivo e scalabile. Integrare la sicurezza dei dati, il test degli algoritmi e i sistemi di monitoraggio dei contenuti nello sviluppo del prodotto – ciò che le autorità di regolamentazione cinesi considerano “conformità fin dalla progettazione” – è la soluzione più conveniente nel medio termine.
Asimmetria normativa e realtà geopolitica
La conformità all’IA in Cina non è solo una questione tecnica e legale, ma anche strategica e geopolitica. Europa e Cina perseguono filosofie normative fondamentalmente diverse: l’UE si basa su un quadro normativo globale fondato sui diritti fondamentali, con l’AI Act come strumento centrale. La Cina, d’altro canto, combina un approccio orientato alla sicurezza e allo Stato con l’obiettivo di utilizzare l’IA come strumento di trasformazione nazionale e di proiezione dell’influenza globale. La Commissione cinese per l’IA (CAC) possiede ampi poteri per bloccare i fornitori stranieri non conformi attraverso misure tecniche, come dimostrato dal blocco di ChatGPT e di altri servizi occidentali.
La lista negativa per gli investimenti esteri rivela la tensione intrinseca: da un lato, la Cina ha recentemente revocato le restrizioni nel settore manifatturiero, segnalando un’apertura ai capitali stranieri. Dall’altro, i settori sensibili dell’intelligenza artificiale rimangono chiusi alle società interamente controllate da investitori stranieri o sono soggetti a rigide regolamentazioni. Questa apertura selettiva è calcolata strategicamente: la Cina mira ad attrarre competenze e capitali stranieri in settori meno sensibili dal punto di vista della sicurezza, mantenendo al contempo il controllo nazionale sulle sue tecnologie e infrastrutture chiave in materia di intelligenza artificiale.
Le aziende europee non dovrebbero ignorare questa realtà geopolitica. Chi desidera mantenere una presenza a lungo termine nel mercato cinese ha bisogno non solo di una strategia sull’IA e di una struttura di conformità, ma anche di una posizione chiara su quali modelli di business e architetture dati siano compatibili con i propri valori aziendali e con i requisiti della legislazione europea, in particolare per quanto riguarda la protezione dei dati e i diritti umani. Talvolta si verificano conflitti diretti tra la legge europea sull’IA, il GDPR e i requisiti cinesi in materia di IA, che richiedono non una semplice soluzione tecnica, ma una strategica.
Il mutamento degli equilibri di potere e le sue conseguenze per il futuro
Il panorama globale dell’intelligenza artificiale è in continua evoluzione e i cambiamenti dei prossimi anni influenzeranno significativamente la posizione strategica delle aziende europee in Cina. Con la sua iniziativa AI Plus, lanciata nell’agosto 2025, la Cina punta a una profonda integrazione dell’IA in tutti i settori chiave della società e dell’economia. Il 15° Piano quinquennale (2026-2030) affermerà l’IA come tecnologia trasversale per l’industria, la logistica, la sanità e la pubblica amministrazione. Entro il 2028, si prevede che il mercato dell’IA generativa nella sola Cina raggiungerà i 284,2 miliardi di dollari.
L’Europa sta rispondendo a questa crescita con una combinazione di assetto normativo e iniziative di investimento. Il Piano d’azione continentale dell’UE per l’IA prevede di triplicare la capacità dei data center europei e di attrarre 20 miliardi di euro di investimenti privati per cinque centri europei di sviluppo dell’IA. L’ambizione è chiara, ma il divario con Cina e Stati Uniti è reale e continuerà ad ampliarsi senza un’azione decisa.
Per le aziende europee che operano in Cina, ciò crea una situazione paradossale ma strategicamente risolvibile: mentre i concorrenti cinesi operano nel loro mercato interno con soluzioni di intelligenza artificiale economiche e sovvenzionate dallo Stato, le aziende europee possono sfruttare i propri punti di forza nell’IA industriale, nei sistemi interpretabili e nelle architetture conformi alla protezione dei dati, in settori in cui la regolamentazione europea non rappresenta un ostacolo, bensì un segno distintivo di qualità. La questione cruciale non è se le aziende europee possano competere con l’IA in Cina, ma se siano disposte ad accettare i requisiti di conformità come prerequisito strutturale per questa competizione e a investire strategicamente in essi.
Le aziende che compiono questo passo tempestivamente – intendendo la conformità non come un costo ma come un investimento per l’accesso al mercato – otterranno un vantaggio significativo rispetto a quelle che reagiscono solo in un secondo momento. In un mercato in cui i cicli di innovazione si misurano in mesi, non in anni, questo vantaggio può essere cruciale.
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Konrad Wolfenstein
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