I prossimi iPhone costeranno di più. In una mossa senza precedenti, ma indicativa dello stato di salute della filiera tecnologica globale, il CEO uscente di Apple, Tim Cook, ha confermato in un’intervista al The Wall Street Journal che l’aumento dei prezzi per i prodotti Apple è ormai “inevitabile”.
La causa non è legata a una scelta di posizionamento commerciale, bensì a una crisi senza precedenti nel mercato dei semiconduttori: la carenza e il conseguente picco dei costi dei chip di memoria (RAM) e di archiviazione (NAND).
“Purtroppo gli aumenti di prezzo sono inevitabili”, ha dichiarato Cook al WSJ. “Stiamo facendo del nostro meglio per mitigare gli enormi rincari che ci vengono scaricati addosso, e abbiamo cercato di proteggere i nostri clienti, ma la situazione è diventata insostenibile”.
Cosa c’entra l’intelligenza artificiale
Cook, la cui intera carriera è stata costruita sulla leggendaria maestria nella gestione della supply chain (la catena di approvvigionamento), ha descritto l’attuale crisi come “una tempesta perfetta”, aggiungendo di non aver mai visto nulla di simile in oltre 40 anni di lavoro nel settore. L’allarme del Ceo di Apple arriva dopo quello di Carl Pei, fondatore di Nothing, che qualche giorno fa ha anticipato sostanziosi ritocchi verso l’alto del listino, sempre a causa della scarsità di memoria.
Dallo scorso anno, quando Google, Microsoft, Meta e Amazon hanno cominciato ad annunciare forti aumenti nei loro budget per gli investimenti in conto capitale, i prezzi dei chip di memoria e di archiviazione sono quadruplicati. I server dedicati ai modelli linguistici avanzati (LLM) richiedono quantitativi enormi di memorie ad alta larghezza di banda (HBM) e storage ultra-veloce.
I produttori di chip di memoria, da Samsung a SK Hynix fino a Micron, stanno ampliando gli impianti, ma gran parte dei nuovi investimenti sarà destinata ai componenti per server e data center, dove la domanda dell’intelligenza artificiale è più forte e i margini sono più alti. Secondo i dati di TechInsights, i prezzi di DRAM e NAND sono quadruplicati nell’ultimo anno, con previsioni di un aumento superiore al 300% entro il terzo trimestre del 2026.
A cosa serve la memoria
Gli smartphone utilizzano la memoria DRAM per far girare le app in uso in quel momento, mentre usano lo storage NAND per archiviare, ad esempio, foto e video. La crisi non risparmia nessuno. Inevitabile, quindi che giganti come Samsung, Microsoft, Dell, Sony, HP e Nintendo abbiano già aumentato i prezzi di listino di diverse componenti o console negli ultimi mesi. Morgan Stanley stima che nel 2026 si registrerà un incremento medio dei prezzi del 15% su tutti gli smartphone e i PC venduti negli Stati Uniti.
Apple è uno dei maggiori acquirenti di memorie e storage al mondo, e finora ha acquistato in anticipo grandi quantità di memoria contando sulla sua vasta disponibilità economica, ma veromilmente questi accordi sono scaduti o prossimi alla scadenza.
Alla domanda se stia valutando di costruire le proprie fabbriche di memorie per risolvere il problema alla radice, Cook è stato categorico: “Non possiamo fare tutto. Sappiamo in cosa siamo bravi”. L’azienda userà invece la sua massiccia liquidità finanziaria per cercare di bloccare forniture anticipate, ma la competizione con i budget illimitati dei colossi dell’AI renderà i prossimi mesi estremamente caldi per le tasche dei consumatori.
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Quali prodotti aumenteranno e di quanto?
Il problema per Apple è doppio: non solo i chip costano di più, ma i suoi stessi dispositivi hanno bisogno di più RAM rispetto al passato per poter far girare localmente le nuove funzioni di intelligenza artificiale del sistema (i nuovi upgrade di Siri e Apple Intelligence). Se un tempo ad Apple bastavano 8 GB di RAM per i modelli d’ingresso, oggi sui Mac la configurazione minima per tutti i modelli prevede 16 GB di memoria Ram: finora a questo aumento della dotazione non è corrisposto un aumento di prezzo. Anche sullo storage qualcosa è cambiato: il Mac mini da 256 GB, la configurazione più economica, è uscito di scena in diversi mercati, lasciando come punto d’ingresso il modello da 512 GB, con un aumento implicito del prezzo base. Diverse opzioni ad alto livello di memoria per Mac Studio sono state rimosse dal listino.
Sebbene Cook non abbia fornito dettagli specifici sulle cifre esatte o sulle tempistiche per ciascun modello, gli analisti e i movimenti di mercato tracciano un quadro chiaro:
iPhone 18 Pro e Pro Max (Settembre 2026): La linea di smartphone attesa per l’autunno sarà il banco di prova principale. Secondo le stime di TechInsights, se Apple decidesse di scaricare interamente il costo dei componenti sui consumatori per mantenere intatti i suoi storici margini di profitto, il prossimo iPhone 18 Pro potrebbe costare circa 270 dollari in più. Altri analisti stimano un aumento più ridotto, nell’ordine dei 100-150 dollari, o rimodulazioni dei tagli di memoria base.
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C’è anche una lettura più strategica dietro questa intervista e gli annunci di Cook. Molti osservatori interni fanno notare come il Ceo uscente stia facendo da scudo al suo successore designato, John Ternus. Annunciando di persona i rincari, Cook si assume l’impopolarità della notizia, evitando che Ternus debba debuttare nel suo primo grande keynote autunnale ereditando il ruolo del “cattivo” che alza i prezzi.
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Bruno Ruffilli
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