Sull’isola di Cuba sono presenti, da tempo, installazioni di spionaggio dei segnali e delle comunicazioni operate dalla Cina. A luglio 2024, il Center for Strategic and International Studies (Csis) aveva pubblicato un rapporto che identificava quattro strutture Sigint (Signal Intelligence) collegate alla Repubblica Popolare Cinese situate a Bejucal, Wajay, Calabazar ed El Salao. Un successivo rapporto del Csis del dicembre 2024 ha fornito immagini e analisi migliorate di questi siti evidenziandone la struttura, inequivocabilmente collegata allo spionaggio dei segnali.
Il punto perfetto per spiare i segnali Usa
La posizione geografica di Cuba, a sole 90 miglia dalle coste della Florida, rende l’isola un perfetto avamposto per lo spionaggio delle attività nella parte meridionale degli Stati Uniti: oltre alla base navale di Guantanamo, in territorio cubano, il Kennedy Space Center, la base sottomarina di Kings Bay e la stazione spaziale di Cape Canaveral, sono tutte infrastrutture critiche che rientrano nella portata delle stazioni Sigint, pertanto la loro presenza potrebbe consentire alla Repubblica Popolare Cinese di monitorare le capacità di rilevamento e risposta statunitensi, mappare i profili elettronici degli assetti Usa e preparare l’ambiente elettromagnetico per un potenziale sfruttamento futuro.
Oggi, nuove immagini satellitari analizzate dal Csis rivelano che l’attività nei siti di El Salao e Bejucal è continuata, sebbene il ritmo e la portata dello sviluppo differiscano considerevolmente.
Lavori a Bejucal ma non a El Salao
Presso il grande sito di Bejucal, vicino all’Avana, le immagini mostrano il completamento dei lavori di costruzione di una nuova grande schiera di antenne disposte circolarmente. Negli ultimi due anni, un campo di antenne all’estremità nord-orientale della struttura è stato convertito da una griglia lineare a una fila di antenne e già ad aprile del 2025, sempre grazie a riprese satellitari, si potevano osservare i lavori di posa dei cavi tra le antenne e la centrale di controllo. La costruzione sembra ora essere stata completata e la struttura ha molto probabilmente iniziato le operazioni. Questa installazione conta 32 antenne (19 esterne e 13 interne) ed è probabilmente la più grande e la più efficiente di qualsiasi altra di questo tipo precedentemente osservata a Cuba. Questa tipologia di antenne, disposte in quel modo (array) viene utilizzata principalmente per la localizzazione direzionale ad alta frequenza, che prevede l’intercettazione e la geolocalizzazione di trasmissioni radio in arrivo su un’ampia gamma di frequenze.
Da Bejucal, l’installazione di spionaggio potrebbe migliorare la capacità delle autorità cubane – o dei loro partner stranieri – di monitorare le attività sensibili degli Stati Uniti nei Caraibi e lungo la costa sud-orientale, soprattutto in un momento storico in cui gli Stati Uniti hanno rinvigorito l’affermazione della Dottrina Monroe, che prevede sostanzialmente il controllo statunitense sull’emisfero occidentale: la cattura del presidente venezuelano Nicolas Maduro è stata effettuata proprio in forza di questo principio, e le recenti minacce di Washington al regime dell’Avana rientrano nella medesima casistica.
L’impianto di Bejucal è da tempo associato alla Cina, come riferiscono diverse fonti pubbliche, documenti del Congresso Usa e dichiarazioni di funzionari statunitensi. Non esistono comunque prove inequivocabili e pubblicamente disponibili che dimostrino il coinvolgimento della Cina, ma Bejucal è probabilmente uno dei tre siti cubani che sono gestiti da Pechino.
Presso il sito di El Salao, scoperto per la prima volta dal Csis nel 2024, i lavori sono invece stati sospesi. Le immagini satellitari risalenti a maggio 2026 non mostrano ulteriori costruzioni rispetto all’anno precedente. La costruzione di questa installazione è cominciata nel 2021, e gran parte delle opere principali sono state realizzate entro il 2024, tra cui l’edificio di controllo centrale e le fondamenta per un anello interno di 16 antenne. Un’analisi aggiornata di El Salao, effettuata nel 2025, ha rivelato che la costruzione si era in gran parte interrotta, senza antenne erette intorno all’edificio di controllo centrale e con l’erba che aveva ripopolato l’area all’interno degli anelli delle piazzole per le antenne. Le immagini di maggio 2026 mostrano che la situazione è rimasta pressoché invariata.
Tuttavia, sembra che i lavori possano ricominciare: il Csis evidenzia che una strada di accesso che in precedenza conduceva a un’area decentrata del sito è stata riposizionata verso il centro dell’array di antenne e asfaltata. Il significato della nuova strada non è chiaro, ma sarebbe insolito costruire una strada asfaltata attraverso il centro di un array di antenne attivo. Ciò suggerisce che il sito non sia stato completamente abbandonato, ma resta da vedere se verrà completato come originariamente previsto o se verrà riutilizzato per un altro scopo.
Se venisse infine completato, El Salao potrebbe offrire un valido complemento all’array di Bejucal, estendendo la copertura geografica sul sud-est dei Caraibi. Lavorando in sinergia, le due strutture rafforzerebbero ulteriormente la capacità di Cuba di triangolare i segnali provenienti dall’America Centrale e dalla regione dell’Atlantico occidentale.
La pressione Usa su Cuba non cessa
Molto probabilmente, la costruzione di questi siti è tra le cause principali della decisione della presidenza Trump di “occuparsi di Cuba”, aumentando la pressione militare sull’isola e minacciando un qualche tipo di operazione per cercare di rovesciarne il regime. Infatti, risulta che in un ordine esecutivo di maggio 2026 che imponeva nuove sanzioni al governo cubano, la Casa Bianca avesse citato l’ospitalità da parte di Cuba di “strutture di avversari stranieri” che prendono di mira informazioni sensibili sulla sicurezza nazionale Usa.
Non è chiaro se questi siti siano stati, o siano ancora, al centro dei negoziati tra Washington e l’Avana, ma la pressione statunitense sull’isola non è diminuita in queste settimane: la portaerei Uss “Nimitz” è arrivata in Giamaica a inizio giugno, per poi proseguire verso la Repubblica Dominicana, e sebbene il gruppo da assalto anfibio dei Marines imbarcato sulla Lhd (Landing Helicopter Dock) “Iwo Jima” sia rientrato a Norfolk, in Virginia, nella zona incrocia ancora la Uss “Fort Lauderdale”, una nave da assalto anfibio a bacino allagabile.
Secondo Usni News, il 24esimo Marine Expeditionary Unit sostituirà il 22esimo della “Iwo Jima” come forza di risposta immediata alle crisi e sarà dislocato nella regione caraibica anziché essere schierato con un gruppo anfibio tenuto in prontezza operativa.
Anche la Littoral Combat Ship Uss “Billings” in questo momento opera nel Mar dei Caraibi, mentre l’incrociatore lanciamissili “Lake Erie” ha attraversato il canale di Panama diretto probabilmente verso il suo porto di base a San Diego.
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redazione@ilgiornale-web.it (Paolo Mauri)
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